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Sulla mia pelle. La morte di Stefano Cucchi

di Federica De Paolis

È la storia nota – ma di cui molti forse non conoscono i dettagli – dell’inquietante morte di Stefano Cucchi. L’arco narrativo è quello di una settimana. Dal giorno dell’arresto al giorno del decesso. Sette giorni, in cui il ragazzo viene portato in carcere con venti grammi di Hashish e due di cocaina: è un ex tossicodipendente uscito dalla comunità di San Patrignano.

Alla caserma dei carabinieri Cucchi, non è preoccupato mentre il maresciallo lo interroga, reagisce solo quando gli dicono che andranno a casa, per una perquisizione.

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La letteratura americana dopo David Foster Wallace

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Negli anni Duemila per un paio di generazioni di lettori Wallace rappresentò un ideale: mente onnivora, cultura alta e bassa a braccetto, virtuosismi formali e lessicali e una morale solida ai limiti della pedagogia. DFW è ancora molto letto, ma dopo la sua scomparsa dove è andata la letteratura dei suoi coetanei e della generazione successiva?

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Ego Fuffaro: una conversazione

Alessio Spataro non è certo uno che le manda a dire.
Nella sua ormai più che ventennale attività satirica ha collezionato una serie di medaglie per oltraggio, vilipendio e offesa alle istituzioni da farlo apparire come il Roger Federer dell’insulto politico. Lo scriviamo con una certa ammirazione. Dalla storica serie di fine anni ‘90 della Ministronza, che rappresentava Giorgia Meloni intenta in pratiche scato-masochistiche, alla tristemente profetica denuncia sulle fascinazioni neofasciste all’interno del movimento grillino di Heil Beppe !1! (con Carlo Gubitosa), Spataro ha sostanzialmente violato ogni tabù del politicamente corretto, rimanendo però sempre graniticamente fedele alla sua identità ideologica di estrema sinistra.
Non è da tutti, di questi tempi.

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Sfacciatamente famoso. Un documentario su Jean-Michel Basquiat

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Dentro un appartamento di downtown a New York si legge la scritta “Boom for Real”, in nero su una parete grigia, riconoscibile dai caratteri come uno dei famosi pezzi a firma SAMO con cui dal 1978 al 198o gli artisti Jean-Michel Basquiat e Al Diaz ridisegnarono pareti e mura di downtown a New York (SAMO stava per same old shit). Basquiat è in piedi davanti alla scritta, sorride. “‘Boom for real’ significa diventare sfacciatamente famosi”, spiega al telefono la regista Sara Driver, che ha scelto Boom for Real: The Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat come titolo del documentario con cui racconta gli anni adolescenti dello sfacciatamente famoso artista americano.

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Jonathan Franzen, l’universo puro e incontaminato delle storie

Quando per la prima volta iniziai a leggere Purity era il settembre del 2015. Io mi ero appena trasferito a Stoccarda e il libro era uscito in inglese proprio in quei giorni. Lo scaricai sul Kobo per una cifra che a me sembrò folle e cominciai a leggerlo sulla U-Bahn, nel tragitto di quarantacinque minuti da casa verso il lavoro e dall’ufficio verso casa.

Avevo divorato avidamente Le correzioni e Libertà, e mi aspettavo grandi cose da questo nuovo romanzo di Jonathan Franzen.

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Guardare e non giocare: fenomenologia del Game Video

di Stefano Felici

Let’s play, speedrun, playthrough e walkthrough, live streaming, machinima: sono alcune fra le parole-chiave di un fenomeno relativamente nuovo e, per molti, del tutto inaspettato – posto in relazione, almeno superficialmente e con ironia, al mettersi in contemplazione di una passata di vernice fresca che si asciuga sulla parete: star seduti a veder giocare gli altri. Assistere in diretta, o in differita, a partite di un qualsiasi videogioco (sportivo, d’avventura, di ruolo: non ha importanza): una pratica in cui il proprio livello di interazione è spesso limitato a scegliere se continuare a guardare, cambiare canale (in questo caso, Twitch o YouTube) o spegnere tutto.

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Sulle tracce di Ulisse

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Non soffia il meltemi, quest’estate, nell’Egeo. Strano, strano, molto strano – ripetono i vecchi seduti lungo le mura ombrose delle taverne, alzando le sopracciglia a ostentare un senso di ignoranza e impotenza. Pochi giorni fa a Naxos addirittura pioveva. Una pioggia fugace ma del tutto fuori dall’ordinario. I turisti che si dicono fortunati ignorano un fatto dalla duplice conseguenza. Il meltemi è un vento di bel tempo, non alza il mare, favorisce la navigazione e fu grazie a esso secondo molti studiosi che si svilupparono i commerci e gli scambi culturali su cui ebbe origine la civiltà greca.

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Chiedono a Dio di venire

Photo by Anqi Lu on Unsplash

di Hilary Tiscione

Sollevano la polvere, corrono. Hanno i piedi dentro sandali di cuoio con le suole deformate scucite dalla pelle. Sembra che vogliano suicidarsi, le suole.

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Ceronetti “Fedele d’Amore”. La presenza della Tradizione Occidentale nelle sue opere

Ricordiamo Guido Ceronetti con un intervento di Daniele Capuano, uno dei più assidui frequentatori dell’opera ceronettiana, tenuto durante una conferenza celebrativa dei 90 anni dell’autore, organizzata dal cenacolo culturale PerìArχôn. L’intervento si sofferma sul suo ruolo di “maestro del ‘900” e sulla sua profonda connessione con la spiritualità del movimento eretico dei Catari, confermata dalla richiesta dello scrittore di ricevere in punto di morte il loro sacramento.

di Daniele Capuano

È fin troppo facile dire che Ceronetti è l’unico vero cataro della letteratura italiana contemporanea. Ma è bene intenderlo come una affiliazione religiosa in senso proprio, non come una timida e insostanziale simpatia o una generica congenialità.

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La felicità è un maiale morto sul Müggelsee

di Marco Mantello   “Vagano per decenni sulle distese di ghiaccio della noia e dell’abitudine e intanto si odiano, si odiano perché uno dei due è più distinto dell’altro, perché ha ricevuto un’educazione più raffinata e tiene il coltello e la forchetta in maniera più elegante, o perché ha conservato lo spirito di casa inculcatogli […]