No.1000, Gallipoli, March 2012

L’ultima generazione a permetterselo

Come forse sapete, l’edizione italiana di Rolling Stone ha sospeso le pubblicazioni, per riprenderle pare a settembre dopo un cambio di editore. Qui c’è il comunicato sindacale della redazione. Christian Raimo e Marco Mancassola scrivono da tre anni circa una rubrica intitolata Italia, amore. Questo qui sotto è quella del numero di aprile, ora in [...]

 
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Addio Uragano

Riprendiamo, per salutare Rubin “Hurricane” Carter, morto a 76 dopo una lunga battaglia contro un tumore, questo pezzo già uscito su minima&moralia e pubblicato originariamente su Rolling Stone. di Tiziana Lo Porto “Lo so che siete venuti tutti a vedere me. Bob Dylan non è così famoso”. Sul palco del Madison Square Garden il campione [...]

 
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Scrittori arabi contemporanei, quinta puntata

La rubrica di Mario Valentini è dedicata alla letteratura araba contemporanea. Qui le puntate precedenti.

Perché io, che sono di Bolzano, dovrei leggere la letteratura libanese?

Mi sa che è venuto il tempo di saldare qualche debito. Il primo è verso Elisabetta Bartuli la quale, quando un po’ di tempo fa mi ha dato da leggere un lungo racconto del grande scrittore egiziano Yusuf Idris avviandomi così alla lettura di autrici e autori arabi, non immaginava che mi sarei messo a scrivere una rubrica come questa saccheggiando a man bassa, e sicuramente travisando, molti dei suoi testi. Come è inevitabile che faccia anche ora, utilizzando proprio un’intervista da lei realizzata con la scrittrice libanese Hoda Barakat e pubblicata in Libano. Frammenti di storia, società e cultura, a cura di Elena Chiti (Mesogea, 2012). (E proprio verso la redazione della casa editrice Mesogea, senza la quale non mi sarebbe mai nemmeno balenata l’idea di avvicinarmi a questo genere di libri, è il secondo debito).

 
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La Sardegna di Alessandro De Roma

di Cristò Chiapparino

Diffido sempre dei romanzi ambientati in alcune regioni italiane; questo è uno dei miei tanti pregiudizi da lettore. Non si tratta di pregiudizi sulle regioni, ma sulla possibilità di utilizzarle come sfondo di una storia senza che le regioni stesse prendano il sopravvento. Una di queste regioni è la Puglia in cui vivo da sempre e che non sono mai riuscito a utilizzare come scenografia di un racconto o di una novella. O meglio, probabilmente tutto quello che scrivo è segretamente ambientato in Puglia e spesso inconsciamente nascondo indizi, particolari, che possano in qualche modo mettere l’indice del lettore sul giusto punto della cartina geografica, ma ho sempre il timore che rendere esplicito questo sfondo possa spostare l’attenzione dalla vicenda al luogo; trasformare la storia di un personaggio che immagino mosso da sentimenti universali, archetipici, nella storia di un luogo che genera sentimenti locali, tipici. Del resto se persino la narrativa di genere (penso al giallo o al noir) ambientata in regioni come la Puglia, la Sicilia o la Calabria non riesce a fare a meno di massicce dosi di folklore, non vedo come la narrativa letteraria (uso l’aggettivo per contrapposizione e non con un’accezione qualitativa) possa sfuggire a questa trappola.

 
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Pompei-Roma, sola andata

Questo articolo è stato pubblicato sul n. 18 di “Artribune”.

di Fabrizio Federici

Non hanno soltanto riportato alla luce incredibili tesori e fornito un determinante contributo alla conoscenza dell’Antichità, gli scavi di Pompei ed Ercolano; hanno avuto anche qualche conseguenza negativa. Innanzitutto, è ovvio, per la salute dei resti stessi delle due città, che dal grembo di ceneri e lapilli che li preservava si sono visti trascinare all’aria aperta, gremita di minacce. Danni non meno gravi, tuttavia, gli scavi li hanno prodotti altrove. Man mano che riemergevano le strade, i templi, le domus, infatti, si materializzava l’immagine di una città antica cristallizzata nel suo aspetto originario, intatta da trasformazioni e aggiunte di epoca post-classica.

 
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Il Berlinguer di Veltroni. Ovvero come l’ossessione della memoria ci rende prigionieri del passato.

Questo articolo è uscito su Europa.

Credo di essere, senza tema di smentita, la persona che più conosce e più si è occupata della produzione di Veltroni come intellettuale e artista. Lo seguo da quando faceva il direttore dell’Unità e scriveva recensioni cinematografiche per il Venerdì. Ho letto quasi tutti i suoi libri di narrativa e di poesia, ne ho parlato in modo molto diffuso e molto critico – l’ho fatto l’ultima volta qui e prima qui, e qui, e ancora qui, e ne ho fatto anche un bilancio, di questo rapporto critico.

 
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Intervista a Manolis Glezos

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Atene. Ha passato dodici anni in carcere e quattro in esilio. È stato condannato a morte tre volte. Ha subito ventotto condanne politiche. Numeri non se ne possono dare sulle sedute di tortura a partire dalla notte fra il 30 e il 31 maggio del 1941 quando diciannovenne si inerpicò sulle pendici dell’Acropoli assieme al suo compagno Apostolos Santos, eluse il controllo delle guardie naziste e strappò la bandiera uncinata dal Partenone sostituendola con la bandiera greca. Perseguitato dai nazisti, dai fascisti italiani, dai fascisti greci e dal regime dei colonnelli, autore di innumerevoli azioni, proteste e progetti politici, Manolis Glezos è un eroe nazionale quasi novantaduenne che rifiuta qualsiasi retorica e continua a seguire la legge che si diede da ragazzo assieme ai compagni davanti al pericolo estremo: “Se io muoio e tu mi sopravvivi, non dimenticarmi e coltiva i miei sogni”.

 
Luigi Ghirri Lido di Spina (1973)

Narrazioni interdette

Questo articolo è stato pubblicato sul n. 18 di Artribune.

Le zone interdette che caratterizzano e costellano il posto in cui abitiamo viviamo lavoriamo non sono solo e semplicemente fisiche (L’Aquila, Taranto, i CIE, la Val di Susa), ma più integralmente psichiche: a essere interdette, proibite, negate sono intere narrazioni, racconti storici, versioni di come sono andate le cose davvero: di come siamo arrivati a questo punto.

(E d’altra parte, il sequestro è il concetto-guida che ci accompagna regolarmente e che ci ossessiona segretamente da più di un trentennio: questo periodo inaugura se stesso con i due fantasmi rimossi che continuano a ritornare, Aldo Moro e Alfredo Rampi, le due figure della costrizione in spazi claustrofobici: una cella che è un interstizio e un pozzo profondo che è un cunicolo percettivo, le due capsule spaziotemporali in cui siamo rinchiusi ancora oggi, da cui stiamo tentando con fatica di uscire.)

 
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L’impossibile equazione dell’amore

Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Immagine: Robert Doisneau)

«Non lo sapevo, l’ho sempre saputo» potrebbe dire Alessio Medrano, protagonista di Almanacco del giorno prima, il nuovo romanzo di Chiara Valerio appena pubblicato da Einaudi. Il motto appartiene a Merleau-Ponty, che lo riferiva a Hyppolite, l’applicava all’inconscio freudiano, ma doveva infine addebitarlo a Platone. Platone: è nota la sua teoria secondo cui ogni conoscenza sarebbe solo un ricordo. «Non lo sapevo, l’ho sempre saputo», cioè: io non ti conosco, ti riconosco.

 
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Il colonnello Aureliano Buendía

Ieri è morto Gabriel García Márquez. Lo ricordiamo con un ritratto del colonnello Aureliano Buendía tratto da Holden, Lolita, Živago e gli altri. Piccola enciclopedia dei personaggi letterari (1946-1999) di Fabio Stassi.

Nacqui con gli occhi aperti e per il resto della vita conservai uno sguardo di brace accesa e il portamento altero e solivago di chi veste sempre di nero e calza stivaletti di vernice.

Sin da piccolo fui interdetto all’amore e visitato da presagi. Prima di cominciare la mia guerriglia, scrissi versi per una bambina e per uomini perduti nella pioggia e quando Macondo fu colpita dalla peste della smemoratezza inventai il metodo di segnare il nome delle cose su di un foglio per non perderle per sempre.