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Storia e Ucronia nei libri di Davide Orecchio

Prosegue la rubrica a cura di Luca Romano in cui l’autore recupera e approfondisce libri che abbiano almeno tre mesi di vita. Stavolta è il turno di “Mio padre la rivoluzione” (minimum fax) di Davide Orecchio.

Frosini-Timpani - Gli Sposi - Inequilibrio XXI Armunia - foto di Daniele Laorenza 14

Al festival di Castiglioncello / 2: Ascesa e caduta di Ceaușescu e signora

Uno degli spettacoli di punta della sezione teatrale del Festival di Castiglioncello – curata dal direttore Fabio Masi – è stato sicuramente quello della compagnia Frosini/Timpano, nato nell’ambito del progetto premio ubu Fabulamundi. «Gli sposi» del drammaturgo francese David Lescot – sottotitolo “una tragedia rumena” – è un testo intelligente e ben calibrato incentrato sulla figura del dittatore rumeno Nicolae Ceaușescu e della moglie Elena Petrescu. Una scrittura che “usa il teatro per amplificare la marginalità e rimpicciolire l’enfasi della storia monumentale”, dice il traduttore italiano Attilio Scarpellini, ed è proprio l’effetto che si crea nel vedere queste due figure – “lui” e “lei” – nella nudità della scena, snocciolare tra momenti comici e commenti feroci le pagine principali della storia della Romania comunista.

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Sulità, la materia oscura nella poesia di Nino De Vita

Come nell’epica antica, la poesia di Nino De Vita racconta principalmente delle storie. Non si tratta però di imprese leggendarie compiute dagli eroi o dalle divinità, ma delle vicende minuscole della gente comune, episodi tratti dalla quotidianità dei poveri e dei dimenticati: un’epopea degli ultimi che descrive la normalità degli individui, la loro debolezza, il loro disagio nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni. De Vita si accosta a questa materia per approssimazioni successive, tramite una poesia centripeta e avvolgente,che gira intorno alle cose e le evoca senza rivelarle, le suggerisce senza mostrarle per intero.

Habille’ D’eau EUFORIA - Armunia Inequilibrio XXI - foto di Antonio Ficai-3

Al festival di Castiglioncello. Danze al castello

Se permettete parliamo di danzatrici, potremmo dire parafrasando le lezioni spettacolo di Luca Scarlini che al Festival di Castiglioncello ha intrattenuto e fatto pensare il pubblico con una serie di storie di donne “mitologiche”, pioniere della scena italiana e spesso stregate da Tersicore. Ed esordiamo così, in questo racconto del festival, perché la programmazione di danza dell’edizione numero XXI di Inequilibrio (curata dalla direttrice Angela Fumarola) ha presentato una serie di spettacoli davvero notevoli dove – almeno dal punto di vista della danza nostrana – il femminile gioca un ruolo di primo piano. Il pezzo forte della programmazione del Castello Pasquini è stato certamente «Euforia» di Habillè d’Eau, uno spettacolo affilato e preciso come pochi, in grado di costruire un paesaggio coreografico non solo esteticamente rilevante, ma dove ogni peso – ogni corpo nello spazio, ogni gesto nel tempo – apre squarci di riflessione sull’essere e sulle vibrazioni che lo attraversano.

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Minivip & Supervip tornano 50 anni dopo il ’68

di Valerio Renzi

Era il 1968 quando dal genio di Bruno Bozzetto nasceva il lungometraggio animato ‘Vip: Mio Fratello Superuomo’. Oggi, cinquant’anni dopo tornano Minivip & Supervip con una nuova avventura, questa volta a fumetti, firmata da Bozzetto con i disegni del francese Grégory Panaccione. Il film riusciva a intrecciare il linguaggio proprio dell’intrattenimento dei cartoni animati, con lo spirito di contestazione dell’epoca, prendendosela con la corsa agli armamenti, lo sfruttamento degli operai, ma soprattutto con una lucidissima critica alla società dei consumi di massa e dei bisogni indotti dalle pubblicità. Ma soprattutto ‘Vip’ anticipava quello che sarebbe diventato, decenni dopo un vero e proprio topos dei comics: la crisi, la vulnerabilità e la critica al modello del supereroe invincibile.

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1988-1990, Keith & Paz (2017-2018)

di Teresa Capello Un parallelo – dal punto di vista, diciamo, di un fruitore attento – fra due importanti mostre Personali: Keith Haring a Milano, Palazzo Reale, nel 2017 – “About art” – e la recente “Andrea Pazienza. Trent’anni senza”, attualmente in corso al MACRO di Roma fino a metà luglio – pare necessario. Tra […]

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Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

napoli teatro festival 2018
di Lucia Calamarocon Silvio Orlandoe con (in ordine alfabetico) Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondaniniscene Roberto Creacostumi Ornella e Marina Campanaleluci Umile Vainieriregia Lucia Calamaroproduzione Cardellino srlin coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbriain collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Estraneità della famiglia. Il debutto di Lucia Calamaro e Silvio Orlando

(Questo spettacolo sarà al Festival di Spoleto il 12 luglio.)

di Giuseppina Borghese

Esiste una sorta di riconoscimento morale nei confronti di chi se ne va: andarsene, al di là delle contingenze, è sempre considerato un atto eroico, un fatto narrativamente interessante.

A rifletterci, però, c’è qualcosa di molto coraggioso anche in chi resta, per scelta o per necessità. Alla rinuncia di chi parte, corrisponde sempre il sacrificio di chi rimane e, per capirlo, basterebbe ritornare nel paese dell’infanzia dove si trascorrevano le vacanze estive e affrontare una chiacchierata con chi da lì non è mai andato via. C’è una identità mobile, fatta di strade, negozi e ricordi da risemantizzare, in una disposizione d’animo di perenne confronto con quello che è stato e non è più.

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Ricordando Luca Rastello: Lettera alle pulci

Il 6 luglio 2015 ci lasciava Luca Rastello. A qualche giorno
dalla ricorrenza lo ricordiamo con un pezzo di Giorgio Vasta, apparso su Robinson, e soprattutto con un suo brano, La lettera alle pulci, un estratto dal libro postumo Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), che vi invitiamo a leggere.

di Giorgio Vasta

Quando ci si trovava in compagnia di Luca Rastello, a un certo punto arrivava il momento del «racconto islandese»: un episodio collocato in un tempo più mitico che storico, una narrazione – seria nei toni, bugiarda nella drammaturgia, dunque dichiaratamente letteraria – in cui Rastello evocava un rocambolesco incidente stradale lungo la Ring Road, qualcosa che gli era davvero accaduto, una storia in cui troll e folletti erano a tutti gli effetti personaggi reali.

Ascoltandolo ci si veniva a trovare su un crinale sottile tra verità e finzione, tra chiarezza e oscurità, tra comicità folle e tragedia: vale a dire in quel luogo estremo, inaffidabile e rivelatore, dove è esistito ed esiste ancora il pensiero di Luca Rastello.

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La guerra civile degli italiani on line che la politica sfrutta senza pietà

Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo di Nicola Lagioia Una guerra civile incruenta per tutto ciò che non riguarda i nervi, il tempo perso e l’avvelenamento del clima emotivo sta incendiando l’Italia. È la rissa che i sostenitori delle opposte fazioni politiche ingaggiano ogni giorno sui social network. Non mi riferisco a […]