John Cheever

Credo che i miei lettori portino scarpe da ginnastica. Le lettere John Cheever

di Valentina Della Seta

Scrive Benjamin Cheever: «Mio padre era di un candore estremo, quasi compulsivo, con noi figli. Capivo quando aveva bevuto troppo gin. Capivo quando era in imbarazzo, capivo quando commetteva adulterio. Capivo perfino che tonalità di rossetto lei portasse. Ho spesso udito più di quanto volessi. Ma sono ancora sconvolto da alcune cose che ho scoperto». È un passo della prefazione alla raccolta delle Lettere del padre, John Cheever, pubblicate negli Stati Uniti nel 1988. Il libro esce ora per la prima volta in Italia (Feltrinelli Comete, traduzione di Tommaso Pincio, pp. 488, euro 35,00).
Lo scrittore definito il Čechov dei sobborghi e lOvidio di Ossining, autore di più di cento racconti e di cinque romanzi brevi, era morto nel 1982 a settant’anni.

 
internet-freedom (1)

Noi, macchine delle macchine. La grande trappola del sistema dell’informazione

Questo pezzo è uscito su il Reportage.

di Giancarlo Liviano d’Arcangelo

Liberato da qualsiasi caricatura retorica, e ridotto all’essenzialità fattuale nuda e cruda, è indiscutibile che l’attentato di Parigi, dal momento del suo concepimento fino all’azione finale vera e propria, non sia altro che un “caso unico”, ovvero una successione di eventi ed energie peculiari e irripetibile, conoscibile nel profondo solo ed esclusivamente da chi ne era implicato.

Ciò vale per tutto ciò che riguarda l’intricato dettaglio di cause scatenanti, per i rapporti tra mandanti ed interpreti, per le motivazioni psicologiche reali o strumentali che l’hanno prodotto, per l’influenza vera o presunta dello scenario sociale, per l’importanza del fattore mistico e irrazionale nella psiche degli esecutori, o, al contrario, per l’influsso dei fattori razionali o ideologici sulla successione delle azioni, e infine, per l’effettiva valutazione delle difficoltà concrete che in tempo reale tali azioni le hanno concretamente partorite

 
Apollo-e-Dafne-1

La Libertà di Bernini

Da tre settimane, ogni mercoledì sera, va in onda su Rai Cinque la serie in otto puntate La libertà di Bernini di Tomaso Montanari, al quale abbiamo chiesto una riflessione sul progetto, che di seguito pubblichiamo. (Nell’immagine, particolare da “Apollo e Dafne”)

Quando si dice che una mostra come Tuhankamon Caravaggio Van Gogh è una specie di lobotomia a pagamento, che gli Uffizi non possono collassare sotto un flusso turistico mostruosamente sovradimensionato o che il portale verybello.it è una intollerabile porcata, si viene invariabilmente tacciati di snobismo ed elitismo. Gli storici dell’arte – si controbatte – vogliono il patrimonio artistico solo per se stessi. L’obiezione non è perminente ed è mossa quasi sempre in malafede: ma il tema è importante, e il problema reale.

 
cosechenonesistono_2

Cose che non esistono

Questo racconto di Marco Prato fa parte del secondo volume di effe – Periodico di Altre Narratività, ideato da Flanerí in collaborazione con il service editoriale 42Linee, con l’intento di creare una zona franca per scrittori emergenti e giovani illustratori, nonché un passaggio collaudato per autori già noti. Racconti di Vincenzo Cappella, Marco Prato, Gianni Agostinelli, Mario Sammarone, Marco Vaccher, Francesco Vannutelli, Riccardo Gazzaniga, illustrati dal collettivo di Studio Pilar.

di Marco Prato

Illustrazione di Patrizio Anastasi

Mio nonno cominciò a vedere cose che non esistevano verso i novant’anni. Fino al giorno prima era sempre stato lucido: memoria di ferro e tutto quanto. Poi una mattina andai da lui per mettergli a posto l’antenna della televisione e lo trovai arrampicato sulla scala mentre stava smontando le tapparelle.

 
alan-pauls1

Discorsi sul metodo – 10: Alan Pauls

Alan Pauls è nato a Buenos Aires nel 1959. Il suo ultimo romanzo edito in Italia è Storia del denaro (SUR 2014)

* * *

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non ho un numero fisso di ore o battute, anche se ci sono delle regole: anzitutto cerco sempre di lavorare tutti i giorni, di mettermi a sedere e aver fatto qualcosa alla fine del giorno. In un giorno faccio due o tre pagine, sulle cinquemila battute. In un buon giorno faccio due o tre pagine buone. Ci sono anche giorni in cui ci metto molte ore per farle, a volte quando si scrive è importante anche perdere tempo, sono momenti in cui si tira il fiato e sono funzionali a quelli più produttivi. In ogni caso, nei giorni in cui le due o tre pagine faticano a venire, mi costringo a sedere, cerco di orbitare in qualche altro modo attorno a quello a cui sto lavorando: faccio schemi, prendo appunti, leggo cose collegate al libro a cui sto lavorando oppure nel peggiore dei casi mi mento a revisionare parti fatte in precedenza. La cosa cruciale è stare sul pezzo ogni giorno.

 
FRANCE-CULTURE-LITERATURE-FOENKINOS

La vita di Charlotte Salomon e l’orrore del nazismo: intervista a David Foenkinos

di Francesco Musolino

Si può essere giovani, si può vivere un amore mentre gli animi bruciano abbagliati dalla follia nazista?

A soli 26 anni la pittrice Charlotte Salomon venne uccisa nel campo di sterminio di Auschwitz il 10 ottobre del 1943. Era incinta di cinque mesi. Tedesca ma d’origini ebraiche, Charlotte non gode della fama che meriterebbe poiché il suo talento venne spezzato negli anni della Germania nazista, trovando la morte per mano di una denuncia anonima sul suolo francese: un gratuito, inspiegabile, atto di crudeltà. La vita di Charlotte venne funestata dalle crisi depressive e dai numerosi suicidi delle donne di famiglia, educandola al dolore sin da piccola. Non ancora ventenne nel pieno vigore del partito nazionalsocialista in patria, Charlotte venne umiliata con l’allontanamento dall’accademia di belle arti di Berlino mentre il padre, esperto virologo, veniva interdetto dalla propria professione e internato nel campo di Sachsenhausen.

 
LoScuru

Lo Scuru

Pubblichiamo un estratto da Lo Scuru di Orazio Labbate (Tunué) e vi segnaliamo che domani, mercoledì 28 gennaio, Orazio Labbate presenta il romanzo alla libreria minimum fax di Roma. Interviene Nicola Lagioia.

di Orazio Labbate

Piazza Dante.
 Poggio le mani sui lastricati in ardesia, i miei sedili artigianali, voglio fottermi la frescura ficcatasi nelle fessure buie della pietra. Il caldo s’alza dai capannoni bruciati e le nuvole diventano nere. Io sono nato sotto quelle nuvole nere; ci mangio come i cani quando divorano le carcasse dei buoi nei rettilinei verso Gela, ci mangio pane e uovo, uovo e ciliegini spaccati in due, azzanno anche le ossa del pollo e manco mi scanto, non mi caco nei calzoni. Questo caldo fuori stagione. Le scarpe, rovinate, me le sento avvampare, sembrano zone carsiche erose dal fuoco, nei buchi entrano lucertole minuscole, alzo il piede solo per calpestarle.

 
10HEIGHTON-articleLarge

Sopravvivere nel sogno: l’autoritratto di Manea

di Giacomo Giossi 

Norman Manea è uno dei pochi autori in grado di riconoscere il corpo frammentato del Novecento – trasformandolo in densa letteratura – e di portarlo in viaggio fino nel nuovo secolo. Non è la nostalgia e non è la malinconia la cifra di un autore da sempre straniero in primis alla propria stessa terra. In viaggio (e non in fuga) da un secolo che ha rimosso nell’ideologia ogni origine, che ha schiacciato la cultura e ridotto a ridicola estetica la politica, Manea ha la consapevolezza del reduce che non si limita a sopravvivere nel ricordo di chi è caduto o è stato schiacciato, ma alimenta nella scoperta un ricordo che è una confessione di curiosità per le anime perse.

 
Caspar_David_Friedrich_029

Il verme annidato nel ventre

Il terzo romanzo di Elena Ferrante, La figlia oscura, è un percorso di comprensione e insieme di liberazione; una ricerca del senso dell’esistenza e allo stesso tempo una riconciliazione con essa. La comprensione è frutto dell’analisi, e l’analisi è un atto di coraggio. Per guardare in fondo a se stessi occorre puntare l’attenzione esattamente al centro della propria paura, esaminarne il nucleo più interno e la consistenza indecisa, prenderne consapevolezza, accettarla per quello che è. Soltanto allora è possibile riconciliarsi con la propria vicenda biografica, comprendere le motivazioni delle scelte sbagliate, perdonarsi. La catarsi è un’operazione ecdotica dell’esistenza, una discesa nei recessi viscerali del sé alla ricerca di un significato, una spedizione ardimentosa per scardinare le proprie stesse difese,una missione impossibile volta al recupero del senso.

 
houellebecq

Michel Houellebecq: romanziere islamofobo o genio del marketing?

di Federico Iarlori

Teresa Cremisi, l’editor di Michel Houellebecq presso la casa editrice francese Flammarion, ci aveva messo in guardia: “Non ho mai visto un’uscita editoriale così movimentata in 50 anni di carriera! Tutti se ne occupano, ne parlano, è elettrizzante”, si leggeva sul quotidiano Le Figaro alla vigilia della pubblicazione di Sottomissione. Oggi quelle premesse ci sembrano ben poca cosa alla luce di ciò che è accaduto. Lo scorso 7 gennaio 2015, giorno dell’uscita del controverso romanzo “islamofobo” dell’autore delle Particelle elementari, i fratelli Kouachi, vicini alla cellula jihadista parigina detta delle Buttes Chaumont, sono penetrati nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo armati di Kalashnikov e hanno ucciso 12 persone, tra cui la quasi totalità dei vignettisti del giornale. È stata una semplice coincidenza che il dramma sia avvenuto in concomitanza con l’uscita del libro? Può darsi. Tutti sapevano che il mercoledì è il giorno della riunione di redazione a Charlie Hebdo; se i terroristi ne avessero scelto un altro avrebbero trovato gli uffici vuoti, o quasi. Ma perché proprio quel mercoledì? E che dire della caricatura di Houellebecq sulla prima pagina dell’ultimo numero del settimanale, pubblicato quello stesso giorno? Anche quella è stata una coincidenza? Difficile affermare il contrario. Fatto sta che lo scrittore francese non si è fatto pregare: ha lasciato Parigi il giorno stesso e ha sospeso la promozione del libro. Visto il personaggio, meglio non correre rischi.