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“5 è il Numero Perfetto”: il debutto di Igort alla regia

di Chiara Babuin

Igor Tuveri, in arte Igort, è presente nella scena artistica italiana da più di quarant’anni. Con la leggiadra mutevolezza propria di ogni ricercatore che si rispetti, Igort fa del mondo la sua casa, alternando un lavoro sedentario, come quello del fumettista, a cambiamenti di dimora e continui viaggi dal sapore documentaristico. Il binomio arte-vita è un fatto consolidato.

Interessato a ogni aspetto dell’Arte, Igort si è mosso tra musica, sceneggiatura e saggistica, anche se la sua nascita e consacrazione è avvenuta nel campo delle arti figurative come fumettista e illustratore. E adesso, dopo quasi 15 anni di meditazione sul da farsi, è da annoverare anche tra i registi italiani. Il 29 Agosto 2019, in concorso alla 76^ edizione del Festival del Cinema di Venezia e contemporaneamente in tutte le sale dello stivale, è stata infatti presentata la prima fatica cinematografica dell’artista cagliaritano.

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Il destino di animali e uomini nel Vecchio e il mare di Hemingway

Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di Confronti, dedicato agli animali e al rapporto tra uomo e animale.

Pochi giorni fa, un’amica mi ha chiesto di accompagnarla in una pasticceria per cani. Lì per lì sono rimasto spaesato, quasi afono, e ho finito per seguirla. Ma, mentre i clienti giravano per il locale con i rispettivi cagnolini in braccio per evitare che si sporcassero le zampette offrendo loro scintillanti gelati, le ho detto con chiarezza che mi pareva il sintomo di un mondo malato. “E quale sarebbe un rapporto sano con gli animali?” ha domandato lei “forse quello che piace tanto a te? il torero che uccide il toro?”. Esatto. Nel momento in cui il torero si confronta con il toro per l’ultima volta, prima di dargli la morte, ossia in quello che è chiamato “momento della verità”, risiede oggi ancora uno spiraglio per guardare a una relazione alta dell’essere umano con gli animali e con se stesso.

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A proposito di Mao e della rivoluzione

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Nel 1981 il partito comunista cinese giudicò l’eredità di Mao Zedong. Fu stabilito che il Grande Timoniere per il 70 percento avesse fatto cose buone e per il restante 30 percento cose meno buone. Pesarono sul giudizio il grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, il fatto che a capo del partito ci fosse Deng Xiaoping e che fossero appena cominciate le riforme e le aperture che avrebbero cambiato per sempre il paese.

Nonostante il peso di un 30 percento negativo, il pensiero di Mao Zedong rimase tra i principi fondamentali del partito comunista e della Costituzione cinese. Ancora oggi è così, così come il volto di Mao è ancora sulla facciata della Città Proibita a vegliare sulla Tiananmen.

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“Papaya Salad”, l’epopea orientale di Elisa Macellari

Se la letteratura vive d’immagini, il fumetto vive di suoni. Ed è per questo che i fumetti più belli sono quelli che riescono a generare una musica attraverso il segno, a rendere tattili le parole e vibranti i rumori – come in quelle stanze insonorizzate in cui anche l’andamento di un respiro può essere in grado di comporre una melodia.

Questa specie di magia è una delle peculiarità più lampanti di Papaya salad, la graphic novel di Elisa Macellari che BAO Publishing ha pubblicato a settembre 2018, e che in nei giorni scorsi è stata ospite del Festivaletteratura di Mantova (sintomo che le cose preziose hanno di solito vita lunga).

La papaya salad – un piatto tipico della Thailandia a base di lime, peperoncini, zucchero di palma, arachidi, pomodorini, gamberetti e papaya acerba – è il fulcro da cui si snoda la colorata epopea del giovane Sompong, che negli anni Trenta decide di abbandonare la facoltà di medicina per arruolarsi nell’esercito, imparare le lingue e scoprire il mondo.

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Dove un’ombra sconsolata mi cerca. Intervista a Andrea Molesini

Photo by davide ragusa on Unsplash

di Valentina Barengo

Dove un’ombra sconsolata mi cerca (Sellerio, 2019), il quinto romanzo per adulti di Andrea Molesini (molti ricorderanno anche i suoi titoli per ragazzi, tra cui il celeberrimo Quando ai veneziani crebbe la coda), è ancora una volta ambientato in laguna, e alla laguna è dedicato. Scrive infatti l’autore veneziano, nella pagina cui di solito si è usi leggere “a qualcuno”: “[…] Queste pagine vengono dall’ascolto della mia città-arcipelago, un impasto di eros e fango, di pietra e d’argilla che in tempi lontani uomini braccati dal destino avverso edificarono nella speranza – vana e ricorrente – d’imbrogliare la morte, e al mistero del tempo e della felicità sono dedicate”.

In un andare e venire della narrazione che ha l’incedere del ricordo, viene raccontato il passaggio cruciale dall’infanzia all’adolescenza di Guido, figlio di una donna lieve e fatta di poesia e di un ufficiale della Regia Marina, concreto, razionale ma appassionato di mappamondi,che dipinge.

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Effetto Domino di Alessandro Rossetto, storia di una catastrofe

di Luca Illetterati

Lunedì 2 settembre è stato presentato alla 76. Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia Effetto domino, il nuovo film di Alessandro Rossetto, tratto dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro, pubblicato da Einaudi nel 2015 e ora di nuovo in libreria nei tascabili Marsilio/Feltrinelli.

Il film è per molti versi una prosecuzione del viaggio dentro il Nord-Est  che Rossetto aveva inaugurato con Piccola Patria, film del 2013, anch’esso presentato, allora nella sezione Orizzonti, alla Mostra del Cinema. A dare l’impressione della prosecuzione del viaggio è innanzitutto la scelta del cast, che è sostanzialmente lo stesso di Piccola Patria: Diego Ribon e Mirko Artuso nei due ruoli maschili principali, Roberta da Soller, Maria Roveran, Nicoletta Maragno e Lucia Mascino in quelli femminili.

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Memorie dall’esilio. “Impalcature” di Mario Benedetti

Le dittature non finiscono con la destituzione dei dittatori, lasciano strascichi, ferite insanabili, dolori che non se ne andranno. Rimangono nelle memorie, di chi ne è stato vittima, gli atti, le torture, le fughe, le distruzioni, i morti, i cari morti, i figli, gli amici, le persone amate perdute. Le dittature prima o poi finiscono ma non se ne vanno, perché hanno intaccato un nucleo, perché hanno cucito del filo spinato sul cuore dei sopravvissuti, perché il cuore lo hanno strappato dal petto dei morti, anche prima di ammazzarli.

Le dittature non se ne vanno mai del tutto, perché il segno rimane anche sotto la pelle degli esiliati, di chi è riuscito a scappare in tempo. Il segno rimane, che torni o meno, che torni una volta sola o che torni molte volte. Anche i ritorni, come le dittature, tendono a non finire. Le dittature in Sudamerica sono state diverse, alcune di queste sono molto vicine a noi nel tempo. Sono appena accadute e mettono ancora i brividi. La dittatura di Videla in Argentina, quella di Pinochet in Cile, e i dodici anni di dittatura in Uruguay. Di quest’ultima, di un ritorno a casa dopo la sua fine, parla il bellissimo Impalcature di Mario Benedetti (nottetempo 2019, trad. di Maria Niola).

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Scrivere di cinema: Midsommar

di Giuseppe Fadda

Ogni regista si auspica che la sua opera sia ben accolta, sia dalla critica che dal grande pubblico. Ma il successo può essere tanto una benedizione quanto una maledizione: quanti autori sono stati definiti “visionari” in virtù di un’opera prima brillante per poi deludere le aspettative con film successivi? Quanti autori, confortati dal plauso ricevuto, hanno finito per diventare la parodia di loro stessi, nel tentativo spesso esasperato di riproporre quelle qualità che li avevano resi celebri in primo luogo?

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L’America vent’anni dopo Columbine

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

A vent’anni di distanza dall’eccidio commesso nella Columbine High School, la crescita delle stragi di massa negli Stati Uniti è esponenziale: nel solo mese di agosto sono state assassinate 53 persone e nel 2019 il numero degli assalti armati con almeno tre vittime è salito a 38, toccando l’apice tragico del massacro nel centro commerciale Walmart a El Paso.

Il 20 aprile del 1999, due teenager, poi suicidatisi, uccisero dodici studenti e un insegnante della Columbine, ferendo altre 24 persone. Si trattava del quinto attentato più sanguinoso negli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi è fuori dai primi dieci della triste classifica. Dopo la Columbine, sono andati in scena 165 attacchi, che hanno provocato 959 morti e 1053 feriti.

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Julian Sands: da John Keats a Percy Bysshe Shelley

Julian Sands è un attore in grado di convivere con il doppio ruolo di icona della controcultura e volto noto in popolari serie tv e film per il grande schermo. La massa lo conosce per i suoi ruoli in Camera con Vista, Stargate: L’Arca della Verità e le apparizioni in Ocean’s Thirteen, le serie Smallville e I Medici; per il pubblico più colto e “alternativo”, Sands è legato a film dal fascino disturbante come Gothic di Ken Russell, Il Pasto Nudo di David Cronenberg, Boxing Helena di Jennifer Lynch (figlia di David), Il fantasma dell’Opera di Dario Argento.

Il 6 e 7 settembre, Julian Sands sarà protagonista di un reading poetico, con letture tratte da John Keats and Percy Bysshe Shelley: Essential Poems, edito dalla Keats-Shelley Memorial Association.

Un’esperienza memorabile per tutti gli amanti della poesia romantica inglese.