I Cito, la faccia oscura di Taranto

17 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

In attesa del ballottaggio a Taranto, pubblichiamo un articolo di Alessandro Leogrande uscito il 10 maggio sul «Corriere del Mezzogiorno». Qui un assaggio di «L’eterno ritorno di Giancarlo Cito» di Alessandro Leogrande contenuto in «Il corpo e il sangue d’Italia. Otto inchieste da un paese sconosciuto».

di Alessandro Leogrande

In un futuro lontano, gli ultimi vent’anni di politica tarantina verranno ricordati come gli anni del citismo sempre risorgente ogni qual volta è stato dato per morto e sepolto. Questo singolare impasto di leghismo meridionale, xenofobia triviale, recupero casereccio del neofascismo, populismo di periferia, sermoni antipolitici condotti dagli schermi di un emittente televisiva famigliare, è difficile da discernere al fuori dei confini della città jonica. Eppure continua a riprodursi. Oggi la saga dei Cito batte l’ennesimo colpo: Mario Cito, candidato sindaco in sostituzione dell’intramontabile padre Giancarlo (vero candidato “ombra”, benché in carcere per scontare un cumulo di condanne definitive per tangenti e concussione) è approdato al ballottaggio con il 18,9% dei voti.

Alle spalle c’è il precedente delle amministrative del 2007. Allora Giancarlo Cito, ex picchiatore fascista e sindaco sfascista della Taranto plumbea di metà anni novanta, dopo aver scontato una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, decise di candidarsi nuovamente alla poltrona di sindaco. Quando il Tar gli impedì di correre, ebbe il colpo di genio. Candidare il figlio in sua vece, e condurre in prima persona la campagna elettorale, mantenendo inalterati i manifesti con la propria foto con su scritto “Vota Cito”, “che tanto è lo stesso”. Contro ogni previsione, traendo vantaggio dal tracollo del centrodestra locale, responsabile del crack finanziario del Comune nel 2006, sfiorò il ballottaggio. In questi cinque anni il citismo è rimasto in letargo, con qualche fiammata elettorale qua e là. Poi è tornato in forza alle nuove elezioni amministrative. Leggi il resto di questo articolo »

Che cos’è letteratura per il Festival delle Letterature?

17 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Ieri si è inaugurato il Festival internazionale delle letterature a Massenzio, a Roma. A un certo punto della serata Ambra Angiolini ha letto dei testi di Calvino. A un certo punto il tweet del festival chiedeva: “Avete qualche domanda per #AmbraAngiolini?”. A un certo punto della serata Silvia Avallone ha letto il testo che segue. Fate voi. Christian Raimo

L’amore e il test (di gravidanza)

Sì, diceva il test. Un trattino azzurro, elementare, come una virgola tra due parole. C’era un prima, adesso, e un dopo. Lei stava nel mezzo, barricata in bagno da più di un’ora. Il paese contava 450 anime a malapena.
Se se ne fosse aggiunta una, se ne sarebbero accorti tutti. Rosa si lasciò cadere sul bordo della vasca, ci scivolò dentro. Continuava a stringere il responso tra le mani, il risultato della sua disubbidienza. Il rumore della legna spaccata dai suoi fratelli cadeva a intervalli regolari fuori dalla finestra.
Sentiva le loro voci tra un ceppo e l’altro, che imprecavano contro qualcosa o qualcuno, con la rabbia incisa nelle corde vocali.
Non si decideva a uscire. L’accetta calava come una ghigliottina nell’aria fredda dell’inverno; e qui, nella vasca da bagno, Rosa teneva le mani giunte come se pregasse. Il suono delle cose reali era questo tonfo cieco, e sordo come le botte di suo padre.
Ma lei non voleva farla, quella fine.
E poi c’era lui. Bello come Brad Pitt, alla sagra di Camandona. Appoggiato come un cowboy alla ringhiera, con la birra in mano. Era il principio dell’estate quando lo aveva conosciuto. Prima di allora, non aveva mai visto un uomo nudo. Leggi il resto di questo articolo »

Il dizionario di Mark Simpson, padre del “metrosexual”

16 maggio 2012 • pubblicato da francesco pacifico

Pubblichiamo un articolo di Francesco Pacifico, uscito su «Repubblica», sull’origine del termine “metrosexual” e sui fenomeni ad esso collegati.

di Francesco Pacifico

Il termine “metrosexual” è diventato maggiorenne: il primo articolo che lo citava sull’inglese the Indipendent, è del 1994. Mark Simpson, autore dell’articolo, ha pubblicato Metrosexy: A 21st Century Self-Love Story: una raccolta di tutti i suoi pezzi sul tema del Narciso contemporaneo, che si veste bene e usa prodotti di bellezza. Il libro è disponibile solo in digitale, su Amazon, a 2,68 euro. Ecco di seguito un glossario dei termini usati da Simpson per capire il maschio contemporaneo e il suo rapporto con la bellezza, l’identità, il desiderio, lo shopping.

Metrosexual. Il desiderio maschile di essere desiderati: da tutti, soprattutto dagli altri uomini metrosexual. A ispirare il fenomeno c’è lo stile italiano, in particolare Dolce & Gabbana. Il primo articolo sul tema, “Here Come the Mirror Men”, “Arrivano gli uomini specchio”, parla di una mostra di moda e prodotti per la bellezza maschile a Londra, sponsorizzata da GQ. Il metrosexual “è forse il mercato più promettente del decennio”, “una creazione dell’appetito vorace del capitalismo per i nuovi mercati”.

L’icona è David Beckham, che posa nel 2002 per una rivista patinata gay. Nell’intervista abbinata, il calciatore “ha confermato di essere etero, ma ammette di esser felice del suo status di icona gay; gli piace essere ammirato, dice, e non gli importa se ad ammirarlo sono le donne o gli uomini”. Leggi il resto di questo articolo »

Dominguín e il rosa di Picasso

16 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», a proposito del libro «Per Pablo», scritto da Dominguìn, il torero marito di Lucia Bosè, per Pablo Picasso.

di Matteo Nucci

“Pablo è un uomo assai complesso, come tutto ciò che è semplice, come tutto ciò che è reale”. Si apre così un libriccino meraviglioso dedicato a Pablo Picasso fin dal titolo, Per Pablo (0 barra 0 edizioni, pp. 53, euro 6). A scrivere è un uomo che non sa scrivere e non sa cosa deve scrivere e non sa perché deve scrivere. E che finisce per scrivere pagine superbe. Forse perché l’unica cosa che sa è che l’arte a cui lui stesso si dedica “è il risultato di una difficile facilità, l’effetto di una tecnica che ci dona l’aria di essere naturali, addirittura di improvvisare”. Dunque qualcosa di molto simile all’artista a cui dedica le sue righe. Luis Miguel Dominguín ha trentasei anni nel 1960, quando Picasso gli chiede di inviare con urgenza qualcosa di scritto da pubblicare in apertura del suo album Toros y toreros. È sposato con Lucia Bosè da cinque anni e sta per diventare padre per la terza volta. È uno dei matador de toros più importanti di Spagna e certo fra i toreri è quello su cui circolano le storie più mirabolanti, relative soprattutto alle sue conquiste: Ava Gardner, Lana Turner, Rita Hayworth, Lauren Bacall, su tutte. Ma nel momento in cui scrive per Picasso c’è ben altro in ballo. Qualcosa che ha a che fare con l’amicizia, l’arte e l’immortalità.

Il pittore più famoso di Spagna, infatti, in Spagna non vive da molti anni. Quello che Dominguín chiama “il nostro ultimo Don Chisciotte”, è fedele al suo credo antifranchista e passa la maggior parte dell’anno in Francia, rimpiange la patria, e quando i toreri spagnoli si esibiscono nelle arene francesi, il più delle volte è sugli spalti. Tuttavia, a lui Dominguín non dedica i tori che uccide. Una volta, addirittura, manca l’appuntamento con il Maestro che gli ha chiesto di posare per lui. Del resto, a sua volta, ogni matador viene chiamato Maestro. Eppoi a Dominguín, a dispetto dell’età che li separa, ciò che più interessa di Picasso è l’amicizia. “Ho l’impressione che se io combattessi per lui e lui dipingesse per me, verrebbe meno la nostra relazione personale e ci lasceremmo trascinare sul piano professionale” scrive. Per poi aggiungere che quando Picasso gli mostra le sue opere nota nell’artista “un curioso pudore”, mentre, negli incontri dopo una corrida, lui stesso arriva a sentire “qualcosa che va oltre il pudore: la vergogna”. Sembra di leggere il Simposio platonico, quando Alcibiade descrive ciò che prova di fronte a Socrate. E invece si tratta del torero che sostiene di non saper tenere una penna in mano e di ignorare completamente il senso di quello che si trova a fare, lì al tavolino della sua tenuta andalusa. Ebbene, come Alcibiade riesce a dipingere “per immagini” la figura di Socrate, così al torero riesce quel che a pochi altri è riuscito: raccontare Picasso con immagini piene di una difficile facilità. Leggi il resto di questo articolo »

#DirettaSalone – Lunedì 14 maggio

15 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Aspettando Alex – sala gialla – ore 18
di Daniele Manusia

La Sala Gialla (Padiglione 3) dove fuori programma è stato deciso di presentare il nuovo libro dell’ormai ex-capitano bianconero Del Piero (dal paradossale titolo: Giochiamo ancora, Mondadori), era piena già un’ora prima dell’inizio dell’evento. Quando arrivo io la porta è chiusa, ma intorno a me c’è ancora la speranza che lascino entrare qualcuno. Così la gente in fila tiene il libro sulla testa, o in mano sporgendosi sulle spalle di quelli davanti, con l’illusione che aver acquistato il libro possa influire su un eventuale criterio di selezione all’ingresso. È impossibile quantificare il numero di persone presenti. Una dozzina di metri quadri densissimi di adolescenti sudati e preadolescenti con le scarpe con le rotelle, adulti paonazzi e donne con la maglia della Juve firmata, cappellini rosa e marsupi in diagonale. Accenti piemontesi che, almeno a me, sembrano sardi.
Il malinteso dipende da un cartello affisso sulla porta gialla: “SOLO FIRMA LIBRO”. Un tipo magro e rosso di capelli, con le bretelle nere e la camicia bianca sposta prima le transenne (“Mia mamma voleva facessi l’avvocato”) e poi comunica che la sala è piena e molto probabilmente non potrà far entrare nessuno neanche dopo la presentazione. Neanche solo per farsi firmare il libro. Resta lì un po’, prova a a fare il simpatico : “Se volete restare per il piacere di restare bene, sennò l’evento sarà trasmesso in diretta su Sky e Mediaset e sui televisori lungo il corridoio”. Quindi accende un televisore di fianco a lui, l’inquadratura del palco vuoto e una gigantografia della copertina del libro. L’immagine di Del Piero sembra sottrarsi anche lì, arretrando nell’oscurità, piuttosto che uscendone fuori.

Dei carabinieri in assetto anti-sommossa (oggi è stato presentato un libro sul Tav, credo) appiccicano col nastro da pacchi un nuovo cartello: “SALA ESAURITA”. Ci sono due buttafuori davanti alla porta, un torinese col naso schiacciato e la sommità della testa piatta come un tavolino, e un romano con le Hogan e i capelli bianchi. Il tipo con le bretelle prova a spiegare alle persone che non ci può fare niente, che se la sala è piena significa che ci sono persone venute prima di loro (“E io cosa gli dico a quelle sei/settecento persone che si sono messe in fila all’una?”), poi si innervosisce, capisce che non c’è dialogo e se ne va col buttafuori torinese, lasciando solo il romano con le Hogan. Leggi il resto di questo articolo »

Il nuovo fumetto indipendente USA, parte sesta: Brian Chippendale – If’n’Oof / Paper Rad/Ben Jones – B.J. and da Dogs

15 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Pubblichiamo la sesta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti. 

di Valerio Mattioli

Due nomi fondamentali anzichenò. Cominciamo dal primo:

Prima di suonare come ospite d’onore assieme a Bjork e ai Flaming Lips e di esporre le sue cose al MACRO di Roma, Brian Chippendale fu uno dei fondatori del Fort Thunder ed è quindi una delle personalità di spicco dell’originaria famiglia di Providence, anche in virtù del suo ruolo di batterista nei Lightning Bolt, uno dei gruppi più amati e riveriti della scena noise di inizi 2000 (il loro Ride the Skies del 2001 fu una vera e propria ancora di salvezza per chi non ne poteva più di cerebralità post-rock e intimismi elettronici da cameretta – o almeno, fu una salvezza per me).

Naturalmente, essendo uno dei padrini della scena di Providence, Chippendale non è solo un batterista: è anche (qualcuno direbbe soprattutto) fumettista. A cui però è sempre mancata l’opera-manifesto: Maggots era più un esperimento grafico che altro; Ninja fece molto scalpore e in qualche modo decretò l’unicità di uno stile, ma a mio parere mancava del respiro di un Multiforce. If’n’Oof, 800 pagine in formato quadrato pubblicate da Picturebox nel 2010, è la sua opera più leggibile: graficamente meno tortuoso se paragonato alle precedenti prove, è un altro fantasy psichico puntellato da mai chiarite cospirazioni (l’operazione Dreamworld), panorami alieni, creature bizzarre e dottori pazzi. Leggi il resto di questo articolo »

Berlin calling

14 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Francesco Longo recensisce «Berlino Zoo Station» di Massimo Palma (Cooper editore).

di Francesco Longo

Berlino chiama. Filosofi, rockstar, turisti e giraffe rispondono. Si possono sempre leggere le città come testi, e ognuno può interpretarle semplicemente percorrendole a piedi o scegliendo una panchina da cui ammirarle. Se ogni guida di un luogo offre un’interpretazione nuova, una metropoli come Berlino, città contraddittoria, sdoppiata e ricucita, ha bisogno di tante letture e moltissime versioni per essere sviscerata e vissuta pienamente. L’ultimo libro che scandaglia il senso profondo di questa equivoca capitale è stato scritto da Massimo Palma e si intitola, in modo emblematico, Berlino Zoo Station (Cooper editore, pp. 224, 13 euro).

Bisogna dire subito che questo testo provoca vertigini ed è una guida fedele della città proprio perché di continuo fa smarrire il lettore. Per inseguire le curve a gomito della storia di Berlino, e per restituire i conflitti lancinanti che l’hanno ferita – e da cui è risorta mille volte – si deve, per forza, stordire e disorientare chi legge. Massimo Palma ammette subito che il filo d’Arianna che offre per affrontare questo groviglio di emozioni e di strade è un filo danneggiato. Ecco la tesi spericolata da cui tutto ha origine: «Un filo rosso, spezzato, conduce dal 1991 degli U2 al 1806 di Hegel attraverso eventi apparentemente distanti e protagonisti disparati». Questo sottofondo captato dall’autore sarebbe precisamente uno spirito animale che ciclicamente si fa sentire in città.

Tutto torna in questo vorticoso racconto di Berlino, ricchissimo di aneddoti e pieno di voci. Personaggi mitici, idee e stili di vita si reincarnano in ogni epoca, i quartieri si popolano e vengono bombardati, i berlinesi cambiano divise e umore, la pianta della città si deforma e viene riscritta, un giorno Kennedy pronuncia la storica frase Ich bin ein Berliner!, un giorno il Muro che l’aveva umiliata si sfarina, e un giorno ancora gli U2 sbarcano qui per inspirare la febbre di novità che la rese, negli anni Novanta, una città di culto. Cantieri, ristrutturazioni, transizioni e demolizioni. Eisenman traccia una linea, Libeskind scolpisce il tempo. Nel cielo sopra Berlino, appena fuggono i nemici accorrono schiere d’angeli. Leggi il resto di questo articolo »

#DirettaSalone – Domenica 13 maggio

13 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Stili di Gioco Speciale #DirettaSalone – Editoria in crisi e senza idee?

Nazionale Italiana Scrittori – Nazionale Italiana Editori : 0-0

di Daniele Manusia

Per Gianni Brera il calcio, come tutti gli sport di squadra, è una sublimazione delle energie sessuali. “La porta è il sesso della madre, d’una sorella o di una sposa: la difendiamo accanitamente se è nostra; la insidiamo per profanarla se è degli antagonisti”. Nel tempo e a seconda del contesto, però, le metafore possono cambiare di significato. Lascio all’intelligenza del lettore la riflessione sul “significato emblematico” (sempre Brera) della partita che vado brevemente a riassumere.

(Io ho giocato con gli Editori – mi hanno chiamato loro e ho un piccolo ruolo in una casa editrice di libri per ragazzi – parte del primo e del secondo tempo. Mi scuso quindi per la parzialità della cronaca e i pochi nomi che sarò in grado di citare. Il prossimo anno voglio la lista completa delle squadre.)

Al campo Cenisia di via Revello (il giorno in cui la Juventus festeggia il ventottesimo scudetto il Cenisia, in Promozione, si va a giocare la salvezza fuori casa), circondato da palazzine color pastello di sei, sette piani, editori e scrittori hanno dato vita a una partita maschia (più di quel che ci si sarebbe aspettati) e magra di emozioni, resa ancora più ruvida dalla pioggia cominciata a scendere dal momento del fischio iniziale. Squadre schierate entrambe con il classico 4-4-2. Fin troppo classico, dietro, quello degli Editori in maglia giallo limone: terzini contenitivi, libero staccato e marcatore a uomo sull’unica punta avversaria; ma anche gli Scrittori – che chissà perché hanno ribattezzato la loro squadra Osvaldo Soriano Football Club, in completo blu con tanto di nomi sulle maglie – seguendo l’italico istinto del non perdere innanzitutto, hanno impostato una partita prettamente difensiva: centrocampo muscolare e le due punte servite quasi esclusivamente da lanci lunghi.

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Il Centro per il libro e la lettura: se ne cominciassero a parlare gli scrittori e i lettori?

12 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Ieri al Salone di Torino, ci sono stati un paio di incontri con Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, che per l’ennesima volta ha completamente e si direbbe colpevolmente glissato sulle sue responsabilità pubbliche, incarnando la figura dell’intellettuale o dell’esperto di editoria e di marketing. In questi ultimi giorni, rispettivamente sul Venerdì, su Alfabeta2 e su Lettera43.it questi tre pezzi.

Crisi dell’editoria? Forse il punto è un altro

di Nicola Lagioia

Nel 2011 in Italia è andata in crisi l’editoria libraria: secondo l’ISTAT si sarebbero volatilizzati 700mila lettori. Molti sarebbero tra l’altro lettori forti, quelli che acquistano più di dieci libri l’anno.
La recessione spiega molte cose ma può essere una scusa. Di più: le grandi crisi hanno di buono che impedisono ai modelli al capolinea di fingersi in salute. Che il sistema della diffusione del libro avesse imboccato un binario morto era chiaro da tempo. Ma solo il crollo dei fatturati trasforma le Cassandre in persone di buonsenso e causa incidenti lunguistici ai signori del vapore. Riccardo Cavallero, dg Mondadori, ha dichiarato che gli editori sono vicini al panico, non sono più in grado di controllare il mercato perché tra crisi e digitale oggi “il lettore se ne frega di quel che dici, è lui che decide. Non puoi più menarlo per il naso”. Leggi il resto di questo articolo »

#DirettaSalone – Sabato 12 maggio

12 maggio 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

Pubblicare il proprio libro ai tempi degli ebook – Book to the future
Relatori: Sergio Covelli, Mauro Sandrini (Self publishing lab)

di Marta Traverso – Ledita

Libri di carta, libri digitali. Libri pubblicati con un editore, libri messi in rete attraverso il self-publishing. Possiamo dibattere quanto vogliamo sui pro e i contro della questione, ma sempre di libri si tratta. Libri che qualcuno ha scritto perché un giorno gli è venuta in mente una storia e ha avuto voglia di provare a viverla, a renderla una narrazione, a svilupparla, a perderci le notti e sperare che un giorno diventasse qualcosa.

Lo scrittore è una persona, e come tale è dotato di quel meraviglioso dono che è il libero arbitrio, il diritto a scegliere. Ecco, il self-publishing è una scelta. Rivolgersi a un editore è una scelta. Pubblicare il proprio libro solo su carta, solo in digitale o in entrambe le forme è una scelta. Oggi la rete fornisce a tutti gli scrittori gli strumenti per imparare a vivere in modo più consapevole la loro scelta, qualunque essa sia.

Il self-publishing non è editoria, perché l’autore non è vincolato da alcun contratto. Il suo unico vincolo è se stesso. Se un autore sceglie il self-publishing sa che dovrà prendersi a carico l’intera filiera editoriale, tutte quelle attività che di norma svolge l’editore. Sa che la responsabilità della qualità, dei risultati di vendita e della promozione del libro è sua. Sa che sta costruendo il suo brand da zero senza associarlo a un brand già consolidato (quello dell’editore). Sa che se scrive un romanzo, un racconto o una poesia e lo carica su Amazon, Narcissus o una qualsiasi altra piattaforma senza curare troppo la qualità del testo e del prodotto, poi non può lamentarsi se nessuno lo compra.

Il self-publishing non è sinonimo di anarchia letteraria: anche perché gli ebook sul mercato possono essere tantissimi, ma i criteri di scelta e l’intelligenza dei lettori non cambia. Se un testo è ben scritto, sarà premiato a prescindere da come e sotto quale forma è stato pubblicato. Paradossalmente, per uno scrittore il self-publishing è molto più difficile della ricerca di un editore. È una scelta difficile, ma sempre di scelta si tratta. Leggi il resto di questo articolo »