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Chi ha paura di Quentin Tarantino?

L’ottavo film esce con un numero nel titolo a contrassegnarne l’evidenza: The HatefulEight. Sono 888 i posti a sedere messi a disposizione nello studio 5 di Cinecittà a Roma, dove il film è stato presentato in anteprima e resterà in programmazione per tutto il mese di febbraio, nella durata e nel formato (Ultra Panavision 70) voluti dal regista, Quentin Tarantino, l’unico a Hollywood a cui ogni vezzo – se solo di un vezzo si trattasse – è concesso. Solo al regista di Pulp Fiction è permessa la credibilità e accordato l’arrischio di un western di oltre tre ore, che senza avere il baricentro dritto e l’incedere epico di Django Unchained, riesce a imporsi in tutta la sua consapevolezza e magniloquenza cinematografica.

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Libri e design: il caso Assouline

Questo pezzo è uscito sul blog dell’autore.

di Pierfrancesco Matarazzo

Nel 1994 Prosper e Martine Assouline decisero di creare un libro dedicato al loro albergo preferito: La Colombe d’Or, piccolo rifugio appena fuori il paesino di Saint-Paul de Vence. Siamo in Provenza, a un passo da Nizza e dal confine con l’Italia, uno dei molti Saint-Paul presenti sul territorio francese, tanto da dover essere distinto dagli altri da quel «de Vence» che ne indica la collocazione geografica. Eppure non è un luogo che passa inosservato. Qui, si fermarono e vissero artisti, innovatori e scrittori come Picasso, Prévert, Chagall, Matisse, Braque, Léger, Calder, César e Jean Nouvel.

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La Barcellona dimenticata di Vázquez Montalbán

Questo articolo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo (fonte immagine).

di Giuliano Malatesta

“Vengo da parte di Pepe Carvalho, póngame lo que ustedes quieran”, era il suggerimento che Manolo aveva elargito ad amici e ammiratori che facevano la fila per accaparrarsi un tavolo a casa Leopoldo, in Carrer de Sant Rafael, cuore pulsante della vecchia Barcellona, un barrio dove prima dell’arrivo “dei missili intelligenti lanciati dagli urbanisti” comandavano puttane, gitani e marinai, una sorta di girone dei dannati composto in prevalenza da immigrati locali e represaliados, le vittime del franchismo.

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La più faticosa delle scienze: “Il cacciatore di piante” di Whittle

Questa recensione è uscita sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

«Quale lavoro è più arduo, quale scienza più faticosa della botanica?», si domandava Carlo Linneo ragionando su una disciplina che già a metà ’700 avvertiva come poco o per nulla riconosciuta in tutta la sua importanza. Ciò che il grande naturalista svedese evidenziava era proprio la difficoltà a rendere percepibile e condiviso il nesso tra l’audacia e l’attrazione nei confronti del mondo arboreo. Un legame, va detto, non proprio immediato, tant’è che, nella maggior parte dei casi, dell’evoluzione della botanica si sa ben poco.

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Dalla provincia al punk. Anubi, l’intervista bidimensionale

di Andrea Provinciali

Pubblicato sul finire del 2015, Anubi (Grrrz Comic Art Book, disponibile da lunedì in una nuova edizione con 14 tavole in più) è finito in cima a quasi tutte le classifiche di fine anno, in molte delle quali si è aggiudicato addirittura il primo posto. Con merito, sì. Tanto che possiamo già considerare questo libro — sceneggiato da Marco Taddei e disegnato da Simone Angelini — un classico dell’arte sequenziale italiana. Un romanzo a fumetti che è come una canzone punk da un minuto e mezzo: veloce, sporca, assordante, asciutta, sincera e ruvida che sputa in faccia alla gente tutto il marcio e il disagio della vita con una melodia che non si toglie più dalle orecchie.

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L’identità liquida di Paul Auster

di Enrico Giammarco

Pensi a Paul Auster e ti viene subito in mente New York. È un riflesso condiviso, comune a tanti appassionati delle opere dello scrittore statunitense, non il solo della sua generazione ad avere raccontato la Grande Mela con appassionata continuità, forse l’unico ad averla rappresentata come un non-luogo, una città di vetro raccoglitrice di un’anonima umanità. Privata di caratterizzazione e di molti riferimenti toponomastici, potrebbe essere una metropoli qualsiasi, che si sottopone alle medesime regole di convivenza e reciproca ignoranza.

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La notte dei Giardini. In margine al libro “Dalla parte di Alice”

Pubblichiamo una recensione del libro di Paolo Pecere Dalla parte di Alice. La coscienza e l’immaginario (Mimesis), realizzato a partire dalla rubrica ospitata su minima&moralia.

di Niccolò Argentieri*

1. Dalla parte di Alice è insieme un libro filosofico sull’immaginario e un percorso di saggi critici su film e romanzi, collegati da un filo conduttore tematico, che l’autore individua nella storia di Alice di Lewis Carroll. L’intero volume insegue la formulazione, e la soluzione, di un enigma etico/psicologico che impegna sia i capitoli di natura più teoretica e concettuale (l’introduzione e le due appendici storiche e lessicali), sia la parte centrale del libro, più ampia, dedicata all’analisi delle opere che, in modo più esplicito o significativo, si connettono al motivo dominante del lavoro – e che, in quanto variazioni sul tema dell’Alice di Lewis Carroll, costituiscono il percorso fenomenologico costruito da Pecere.

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Buongiorno, sono un difensore della c.d. famiglia tradizionale

Riprendiamo una riflessione di Giulio Mozzi uscita su Vibrisse, ringraziando l’autore.

di Giulio Mozzi

Buongiorno, sono un difensore della c.d. famiglia tradizionale. Metto quel “c.d.” (cosiddetta) perché quello che non mi va giù, nell’uso del concetto di “famiglia tradizionale” che sento fare in giro, è che la parola “tradizionale”, anziché essere usata nel senso descrittivo, è usata in senso qualitativo: secondo l’idea che ciò che è “tradizionale” è buono ed è meglio.

Tanti anni fa, in una trattoria, la cuoca ci propose un piatto affermando: “È fatto come lo faceva la mi’ nonna!”. Io domandai: “Ma sua nonna lo faceva bene?”; e la cuoca non seppe cosa rispondere. Ancora più anni fa, mi ricordo mia nonna, che avendo assunta una nuova signora per i servizi di casa, a ogni domanda di costei su come cucinare la tale o la talaltra cosa (perché, per l’appunto, ogni casa ci ha la sua tradizione), rispondeva: “Nel solito modo, cara”.

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The Pills, non si esce vivi dagli anni ’90

di Mario Luongo

Prologo

“Io so tutto sull’occupazione giovanile, tutto! Bisogna inquadrare il problema da un punto di vista genealogico. Esempio: mamma e papà si sono spaccati il culo tutta la vita per mettere da parte un gruzzoletto, tu che fai? Approfittane, fatti mantenere, diamogli soddisfazione a questi genitori una volta tanto!”

Ad esporre questa teoria generazionale è Enzo, disoccupato orgoglioso e godereccio interpretato da un grande Valerio Mastandrea nel film del ’96 “Cresceranno i carciofi a Mimongo” diretto, sceneggiato e montato da Fulvio Ottaviano. Attraverso un bianco e nero che omaggia il primo “Clerks” di Kevin Smith, racconta le (dis)avventure di Sergio, laureato in agraria, tra colloqui surreali, guide pratiche per trovare lavoro e sbronze colossali. Mentre Sergio è determinato a trovare un impiego, il suo amico Enzo continua a godersi la vita da mantenuto, dando vita a siparietti e dialoghi esilaranti.

Helen Macdonald, pictured in Elveden Forest, Norfolk.

Storie per imparare a vivere. Intervista a Helen Macdonald

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Nel 2007 la ricercatrice, naturalista e scrittrice inglese Helen Macdonald perde il padre, il fotografo londinese Alisdair Macdonald (suo il celebre scatto di Carlo e Diana sposi che si baciano sul balcone di Buckingham Palace). La reazione nel breve periodo è vivere il lutto in solitudine. Appassionata di uccelli rapaci fin da bambina e con una lunga esperienza da falconiera alle spalle, dopo qualche mese Macdonald decide di comprare un astore (della stessa famiglia dei falchi, l’astore è un po’ più grande e soprattutto più feroce e imprevedibile) e di allevarlo.