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Nessuno vuole più essere Charlie

di Manuele Fior

Ho letto qualche giorno fa su Liberation che Luz, il più mediatizzato tra i “sopravvissuti” di Charlie, non continuerà la collaborazione con il giornale.

Avete presente chi è Luz? Quello simpatico con gli occhialoni e baffetti, diventato il simbolo di tutto e di niente in questa vicenda. Quello che ha abbracciato il presidente Hollande, la cantante Madonna e che si fa ritrarre in pose da rock star sulla copertina di Les Inrockutibles. Ce ne sarebbe abbastanza per mandarlo a quel paese, se non fosse lo stesso che ha firmato la copertina “verde” di Charlie dopo l’attentato. Strano come quel “Tout est pardonné”, che campeggia sul piccolo Maometto con la lacrima e il cartello tra le mani “Je suis Charlie”, acquisisca col tempo uno spessore e una stratificazione di significati sempre maggiore. Ogni volta che quella copertina mi ripassa sotto gli occhi mi appare in un certo senso nuova rispetto a tutto quello che si dice in merito a questa storia. Magia del fumetto.

 
Tonnara

Gli occhi dei tonni. In margine a una polemica ambientalista

In uno scatto degli anni Sessanta, sono in piedi al centro di una barca di tonni. Mostro un equilibrio precario. Ho una gamba su un asse di legno e il corpo piegato. Cerco di toccare con la punta delle dita la pinna di un animale. Mio zio mi sorregge e mi invita ad avere coraggio.
Ancora adesso che la guardo questa foto mi dà il mal di mare. Tutto vi è scivoloso: il dorso lucido dei tonni, il tempo che è trascorso, la barca che dondola sull’acqua. Fa uno strano effetto ritrovarmi là in mezzo. Un bambino tra occhi che non si chiudono. I pesci sono come le marionette, non hanno palpebre: ti fissano anche dalla morte.

 
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Sorrentino sorrentineggia

(spoiler, pochi)

Tutti i film di Paolo Sorrentino sono metafilmici, citazionisti, omaggi talmente manifesti a un immaginario cinematografico, musicale, pittorico, da essere pieni di sosia e di cloni; e anche questo non fa eccezione. Anzi potremmo dire che comincia a citare se stesso.
Tutti i film di Sorrentino sono delle rimodulazioni di un’idea di cinema in cui l’immagine sullo schermo è sempre il tentativo di ritrovare un’immagine primaria – come se tutti i personaggi andassero in ricerca della loro personale Rosebud (del resto i protagonisti per certi versi non assomigliano tutti a Charles Kane di Quarto potere?) – e anche questo non fa eccezione.
Tutti i film di Sorrentino hanno al centro degli uomini solitari e disincantati: cinici come Titta Di Girolamo delle Conseguenze dell’amore, impenetrabili come Il Divo Andreotti, caustici come Jep Gambardella della Grande bellezza, o apatici, come si dichiara di essere Fred Ballinger in Youth; e a un certo punto, in tutti i suoi film, e anche questo non fa eccezione, questi uomini raggelati, anedonici, vicini a spegnersi, riscoprono la vita, la capacità di emozionarsi attraverso un incontro, un’epifania, il confronto con la morte.
Forti (o deboli) di questa concezione elementare fatta di contrasti netti (freddo/caldo, luce/buio, giovinezza/vecchiaia, vita/morte), tutti i film di Sorrentino non hanno una sceneggiatura che si muove intorno a una storia, ma si dipanano come una serie di quadri che si sovrappongono per stratificazione e accumulo: non c’è mai un vero mordente, quello che tiene il filo della tensione è una sorta di ricerca nostalgica, inesausta, di una felicità perduta (prendete le immagini sognanti del mare nell’Uomo in più o della Grande bellezza)

 
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Dance me to the end of love

Questo racconto è uscito su Vicolo Cannery. (L’immagine è un fotogramma del film “Non si uccidono così anche i cavalli?”)

di Flavia Gasperetti

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

-01.00

Davvero la festa degli innamorati quest’anno la passeremo qui nel centro commerciale Porte di Roma della Bufalotta insieme ad altre – quante saranno? – cinquanta, sessanta coppie?

L’idea è stata tua, d’accordo, ma io ho accettato. Io ho accettato.

Sarà divertente, hai detto.

Sarà una cosa che racconteremo per anni, hai detto.

Soprattutto è una cosa che mi hai presentato come fosse un regalo, un regalo di San Valentino per me. Ho aperto una busta di cartoncino rosso credendo di trovarci un biglietto della Hallmark pieno di cuoricini e invece dentro c’era l’attestato di iscrizione, con tanto di logo del Guinness Book of World Records e i nostri nomi stampigliati sopra.

Ci saranno un sacco di sponsor, hai detto tu

Alle brutte ci stufiamo e ce ne torniamo a casa pieni di roba gratis.

La roba gratis, la vediamo ora che siamo tutti in attesa di cominciare e ciondoliamo tra i vari stand tanto per passare il tempo, è soprattutto cioccolata, cioccolata a perdita d’occhio. E ovviamente fiori, bigiotteria, tariffe promozionali you&me reclamizzate da compagnie telefoniche. Strana incongruità: c’è anche un’agenzia di speed-dating, che regala preservativi e bottiglie mignon di spumante.

 
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I greci contro l’economia dell’espulsione: intervista a Saskia Sassen

Questa intervista è uscita prima sull’Espresso online e poi, nella versione integrale, sul numero 177 della rivista Lo Straniero. (Fonte immagine) Una “salutare ribellione” alle politiche di austerity e al capitalismo predatorio. Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, il successo elettorale di Syriza in Grecia è un risultato estremamente positivo. E [...]

 
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Youth, la giovinezza di Paolo Sorrentino

Questa mattina è stato presentato al Festival del cinema di Cannes “Youth – la giovinezza“, il nuovo film di Paolo Sorrentino. Pubblichiamo l’intervista al regista di Paola Zanuttini, uscita per il Venerdì di Repubblica, ringraziando l’autrice e la testata. Nella foto, una scena del film (fonte immagine). Roma. Quando Harvey Keitel ha finito le riprese di La giovinezza [...]

 
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Il ritorno dei Blur: intervista a Graham Coxon

Questo pezzo è uscito sul Mucchio.

di Chiara Colli

La popular music, o almeno una sua parte, è diventata come un orologio. Un calendario da sfogliare, uno strumento con cui misurare il tempo che passa: i 20 anni di Nevermind, i 30 di Psychocandy, il tour di reunion per il 50° anniversario dalla nascita dei 13th Floor Elevators. E magari pure il ventennale di Parklife – celebrato insieme a qualche altro “sopravvissuto al brit pop” proprio 12 mesi fa.

È una mattina dello scorso febbraio e un pensiero simile mi sfiora mentre aspetto che si carichi lo streaming via Facebook della conferenza stampa dei Blur, evento annunciato solo poche ore prima. Più banalmente, nell’attesa penso anche che sono già passati sei anni da quel memorabile concerto ad Hyde Park – il primo della serie “al parco” a marchio Blur. Il collegamento con il ristorante cinese di Soho nel quale si materializzeranno Damon Albarn, Graham Coxon, Alex James e Dave Rowntree insieme al dj (ora ex) di BBC Radio 1 Zane Lowe si fa attendere e ho qualche minuto per rimuginare ancora.

 
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I lavoratori di #OccupayIsbn rispondono a Massimo Coppola

Ieri ho provato a fare una sintesi della questione che riguarda traduttori e i lavoratori che protestano per non essere stati pagati da Isbn: è qui. Il pezzo cercava anche di analizzare la lunga lettera che il direttore editoriale Massimo Coppola aveva scritto per scusarsi e spiegare la situazione (non buona) della casa editrice e [...]

 
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Scrittori fedeli alla realtà: Antonio Moresco

di Lorenza Ronzano

Molti autori operano una recisione quasi chirurgica tra vita e scrittura: sono capaci di scrivere le storie più assurde e totalmente svincolate dal loro vissuto, dalle loro esperienze e dalle loro competenze, persino dalle loro paure e desideri – viene da chiedersi, ma allora perché le scrivono? – mentre dall’altra portano avanti la loro vita scandita da lavoro, famiglia, tempo libero, ecc. Sono come quelli che la domenica si occupano di bricolage, trattano la letteratura come un hobby, e la sviliscono a mero strumento per completare e corredare le loro ambizioni personali con un tocco di estetismo in più. Per esempio, l’accademico che pubblica un romanzo noir aumenta il fascino della sua posizione di certo rispettabilissima, ma forse un po’ sterile. Insignirsi del titolo di scrittore integra una carriera troppo scarna, la rende più “fica”: essere avvocato e scrittore; cabarettista e romanziere horror; medico e poeta ecc. è spesso il connubio ideale di un’ambizione nella più bieca delle sue manifestazioni. Letteratura come gioco di ruolo – a volte anche molto raffinato; ma non più che gioco di ruolo con storie di ruolo e scenari di ruolo e sentimenti di ruolo.

 
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Lavorare nell’editoria ai tempi di quando non ti pagavano

di Christian Raimo C’è una vicenda da addetti ai lavori che in questi giorni, per la sua ampiezza e la sua esemplarità, è diventata una vicenda anche da non addetti ai lavori. Una serie di traduttori, redattori, e collaboratori a vario titolo stanno protestando in modo compatto e diretto contro le case editrici che hanno [...]