Alessandro Bulgini Decoro urbano su relitto in Mar Piccolo (Taranto Opera Viva 2015)

L’arte e la città: nuove pratiche ed esperimenti di futuro

Questo pezzo è uscito su “Scenari”, settimanale di approfondimento culturale di Mimesis. (Immagine: Alessandro Bulgini, Decoro urbano su relitto in Mar Piccolo – Taranto Opera Viva 2015) I. Quella che è una precondizione sostanziale di ogni discorso incentrato sulla cultura e sulla creatività viene in generale sorvolata, e va dunque continuamente precisata e definita. Non solo la [...]

 
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Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel

È in libreria Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel di Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto (66thand2nd). Ne pubblichiamo un estratto ringraziando gli autori e l’editore. (Fonte immagine)

di Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto

La Grand Place è un grande stadio, con una foresta di case alle spalle. Tutte ammassate, fanno ressa e impediscono di capire dove ti trovi, impediscono di vedere che cosa c’è oltre. Sembra che si azzuffino o festeggino. Non puoi credere che a pochi metri si apra una radura. E invece all’improvviso appare. E prima di rendertene conto, sei dentro.

 
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Buon 25 aprile

Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita, ma pleased and pleasing reputazione d’impraticità, di testa fra le nubi, di letteratura in vita… Johnny invece era irrotto in casa di primissima mattina, passando come una lurida ventata fra lo svenimento di sua madre e la scultorea stupefazione del padre. S’era vertiginosamente spogliato e rivestito del suo migliore abito borghese (quell’antica vigogna), passeggiando su e giù in quella ritrovata attillatezza, comodità e pulizia, mentre i suoi l’inseguivano pazzamente nel breve circuito.

 
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Richard Yates e il secolo del lavoro stupido

(Nella foto: Leonardo Di Caprio in una scena del film Revolutionary Road di Sam Mendes)

di Enrico Giammarco

“È una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità.”

Frank Wheeler è un giovane promettente e talentuoso nell’America postbellica, cui la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale non ha tolto o aggiunto nulla. Egli non ha alcuna idea di cosa fare nella vita, l’unica certezza è che dovrà essere qualcosa di grande. Tutte le persone attorno a lui ne sono convinte, ammaliate dalla brillantezza di spirito che questo figlio della middle class emana.

 
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Come parlare di immigrazione a scuola

Questo articolo è apparso su Internazionaleche ringraziamo. (Fonte immagine)

È complicato, a scuola, in questi giorni parlare di immigrazione. È complicato innanzitutto perché la morte di 800 persone non è entrata nel discorso pubblico con quella forza dirompente che ci si sarebbe aspettati. Nessun giornale è andato a cercare di capire chi erano i migranti morti, a dargli un nome, a ricostruire le loro vicende familiari. Spesso quando accadono stragi del genere, per settimane i mezzi d’informazione sono pieni di testimonianze dei parenti e dei superstiti; in questo caso la voce delle vittime è stata praticamente spenta insieme a quella dei morti.

 
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C’era una volta la storia dell’arte

«Un impegno mantenuto e una scelta di civiltà: il ritorno della storia dell’arte e della musica nelle scuole», ha annunciato il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Ma in questi giorni un vasto movimento di insegnanti di storia dell’arte si chiede se le cose stiano davvero così: e a leggere il disegno di legge sulla cosiddetta Buona Scuola lo scetticismo appare del tutto fondato.
Nel testo, infatti, non si parla mai di un insegnamento curricolare di ‘storia dell’arte’, ma genericamente di «potenziamento delle competenze nella musica e nell’arte» e di «alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini». Cioè: non si studieranno Giotto e Caravaggio come si studiano Dante e Galileo, ma ci sarà una infarinatura di «immagini», fossero pure quelle dei cartelloni pubblicitari.

 
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Freelance story project

Riceviamo dagli amici di Doppiozero, e volentieri condividiamo con i lettori di minima&moralia. Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così il National Story Project, presto composto da alcune migliaia di lettere tra cui Auster scelse quelle lette alla radio [...]

 
Steinbeck al cinema con James Franco In Dubious Battle

Tiziana Lo Porto intervista James Franco

Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Tiziana Lo Porto a James Franco apparsa sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

Questa intervista (parzialmente pubblicata sul Venerdì) avviene in due tempi. Il primo a Venezia, alla scorsa Biennale del Cinema, James Franco presenta L’urlo e il furore che ha diretto, io sono lì per intervistarlo. Il secondo tra Roma e Atlanta lo scorso marzo. Io a Roma, James Franco ad Atlanta a dirigere La battaglia di Steinbeck. Tra i due tempi traduco il suo ultimo romanzo, Il manifesto degli attori anonimi (esce oggi per Bompiani) e leggo una trentina di libri che mi consiglia lui negli scambi di email. Molto Nabokov, molta poesia. L’anno scorso a Broadway gli ho regalato Camera da letto di Attilio Bertolucci e una raccolta di poesie di Patrizia Cavalli. Amiamo i libri di poesia.

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Primo tempo, settembre 2014 

Grazie per Faulkner. Se non dovevo fare quest’intervista forse lo non avrei mai letto. Ho letto Mentre morivo e L’urlo e il furore, e dopo che li ho letti ho anche capito perché in In stato di ebbrezza hai usato così tante voci. 

Esatto, hai assolutamente ragione. Quando ho scritto In stato di ebbrezza una delle maggiori influenze è stata Mentre morivo, e la struttura iniziale del libro prevedeva che ogni personaggio facesse riferimento a una morte che accadeva al centro del libro. Uno degli studenti moriva. Pensavo di costruirlo esattamente com’è costruito Mentre morivo, in modo che ognuno avesse la sua prospettiva di quella morte, di cosa significasse per lui.

 
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Gallant, Roth, Purdy e gli altri

Questo articolo è uscito sul Corriere della Sera. (Nella foto: Livia Manera Sambuy con Philip Roth)

Comincia come un romanzo, Non scrivere di me di Livia Manera Sambuy: un soggiorno in Africa, un flashback innescato dalla lettura di un racconto di Hemingway, lo scoprirsi diversa dalla ragazzina di un tempo; il realizzare di esserlo perché in mezzo c’è stata una vita – una vita di letture. Comincia come un romanzo, questo libro appena uscito per Feltrinelli con una copertina di Adrian Tomine perfetta sia per l’atmosfera che per il suo evocare il New Yorker, rivista che ricorre spesso nel testo e di cui Tomine è stato più volte copertinista, e del romanzo ha il respiro nonostante sia un libro di non-fiction, la raccolta degli incontri dell’autrice con alcuni grandi scrittori nordamericani. Diciamo “autrice” ma potremmo dire protagonista, perché è forte, ancorché delicata, la presenza nel libro dello sguardo e della voce di Livia Manera, a cominciare dalle scelte fatte.

 
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“Grazie ai fumetti sono diventato uno scrittore”: intervista a Joe R. Lansdale

Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Alberto Sebastiani a Joe R. Lansdale apparsa sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

«Negli anni Cinquanta per molte persone il fumetto era il male. Per fortuna i miei genitori non la pensavano così, se no non sarei mai diventato Joe R. Lansdale». Quindi meglio dire grazie a mamma e papà Lansdale, perché altrimenti non avremmo mai letto la trilogia di Drive-in, o le storie di Hap e Leonard, insomma alcuni dei testi più famosi nel mondo dello scrittore texano. Ma bisogna dire grazie anche ai fumetti, che per Lansdale non sono solo una passione da lettore, ma anche uno degli ambiti narrativi in cui si muove spesso (e a suo agio) da sceneggiatore o seguendo adattamenti di suoi testi, come avviene ora con I Tell You It’s Love, tratto dal racconto omonimo (uscito in Italia per Einaudi nel 2006 col titolo È amore, ve lo dico io nel volume In un tempo freddo e oscuro). È un fumetto di 94 pagine a colori appena pubblicato in Inghilterra dall’editore SST Publications, ed è disegnato da Daniele Serra, cagliaritano, già coautore di Carne con Marcello Fois (Guanda graphic). Lansdale ne è entusiasta, perché di grande qualità, tanto che per la sua pubblicazione in Italia si stanno già muovendo diversi editori.