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La deriva del Continente, un progetto poetico collettivo

Qualche mese fa Transeuropa ha pubblicato un interessante esperimento poetico, a cura di Marco Mantello, La deriva del continente. Sette poeti, Viola Amarelli, Simone Consorti, Elisa Davoglio, Gabriel Del Sarto, Francesca Genti, Marco Mantello e Albert Samson, hanno raccontato una biografia di un personaggio, Paterson, che attraversa gli Stati Uniti e l’Europa, dalla crisi della Lehman [...]

 
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Una miopia che guarda lontano

di Bianca Maria Sacchetti Potrà mai un occhio miope progettare dei velivoli che solcano l’azzurro lontano dei cieli? Ecco il quesito che Jirō Horikoshi rivolge, in sogno, al celebre progettista d’aerei Caproni. La risposta è sì. Sì, perché l’importante non sarà rincorrere nel dettaglio le distanti traiettorie ma disegnare, progettare e soprattutto osservare il preciso [...]

 
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Di Alzheimer non si parla (soprattutto in Italia)

Quando ero ragazzino andava di moda dire: spastico, mongoloide, un modo a sfregio per non usare più semplicemente la parola idiota. Erano gli anni in cui nelle scuole entrava il termine handicappati, non più bollati come figli infelici. Oggi nelle conversazioni, nelle chat, persino negli sms, se non si riesce a ricordare qualcosa, o si è saltato un appuntamento, o si è perduto un oggetto, scatta subito la battuta: «Scusa, ho l’Alzheimer». C’è pure un thread aperto sul forum di Spinoza.it, ultrapremiato blog satirico, dove la gente si spreme per trovare guizzi di genialità intorno alla perdita di memoria.

 
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Quando uno scrittore si impegna in politica…

Questo brano è un estratto (anzi, uno strappo, come lo definisce l’autore) del saggio Vomitando il Novecento, disponibile su e-book. Ringraziamo l’autore. di Edoardo Pisani Ho sprecato la mia vita e basta. Louis Aragon, La Valse des adieux   Se ti trovi su una nave che affonda, i tuoi pensieri riguarderanno navi che affondano. Così scriveva [...]

 
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Argonauti dell’Adriatico Occidentale. Rivista di letteratura italiana: proposta per un’antologia

di Lorenzo Alunni Gentile Direttore editoriale, Le scrivo per proporre alla sua Casa editrice un’antologia della rivista trimestrale che dirigo, Argonauti dell’Adriatico Occidentale. La rivista si appresta a celebrare trent’anni dalla sua nascita, e io sessanta dalla mia. Ricordo ancora il momento in cui parlai per la prima volta ai miei amici dell’idea di fondare [...]

 
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Il grand tour di Sicilia, terza parte

Pubblichiamo l’ultima parte di un reportage di Matteo Nucci apparso sul Venerdì di Repubblica. Qui le puntate precedenti.

Siracusa. Era l’autunno del 415 a.C. quando, a migliaia, gli ateniesi sbarcarono qui. Potevano vedere alte in cielo le colonne del tempio di Zeus Olimpio e forse si sentirono come a casa. Mesi prima, partendo dal Pireo in una mattina di primavera, l’immensità della spedizione sembrava aprire scenari di trionfo. La guerra con Sparta era ferma, ma il bellissimo Alcibiade aveva convinto tutti con l’abilità della sua oratoria che, conquistando Siracusa, sconfiggere definitivamente Sparta sarebbe stato inevitabile. Adesso, però, Alcibiade era lontano, i comandanti greci non avevano le idee chiare e i siracusani si riorganizzavano. La guerra durò due anni e si concluse con una disfatta senza precedenti: i pochi superstiti ateniesi furono chiusi nelle cave di marmo a morire di stenti.

 
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Marx 2.0? “Il Capitale del XXI secolo” – Incontro con Thomas Piketty

Pubblichiamo l’intervista che Marco Cicala ha fatto all’economista francese Thomas Piketty per il Venerdì di Repubblica, in occasione dell’uscita italiana del suo libro Il capitale nel XXI secolo (edito da Bompiani, traduzione di Sergio Arecco). Ringraziamo l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Marco Cicala

Parigi. L’hanno definito il Marx 2.0. Sul suo libro hanno oscillato il turibolo benedicente guru della stazza di Paul Krugman o Joseph Stiglitz. I consiglieri economici di Barack Obama lo hanno convocato a palazzo per farsi spiegare le sue ricette in materia di lotta alle disparità sociali. Per gli accusatori, il francese Thomas Piketty non sarebbe invece che l’ennesimo gauchista plutofobo, magari tendenza Occupy Wall Street, dispensatore di soluzioni retrò, interventiste, vetero-stataliste – tipo una tassazione progressiva sui grandi capitali. Insomma, l’ultimo coniglietto spuntato dal cilindro di un keynesismo fuori tempo massimo. Per confutare le sue idee, la cosiddetta stampa neoliberista – Financial Times in testa – ha sguinzagliato tutta una muta di esperti, giornalisti da punta e da riporto. Ma il risultato della demolizione è stato piuttosto deludente. Si è cercato di cogliere in castagna Piketty aggrappandosi a minutaglie, errori marginali stanati nelle 950 pagine del suo Il capitale nel XXI secolo, che adesso esce in Italia da Bompiani. In Francia ne sono andati via 150 mila esemplari. Però, con mezzo milione di copie vendute, è stata la versione in inglese a farne un caso editoriale e un titolo à la page.

 
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Saluti da Cinisello

Questo pezzo è uscito in forma ridotta su la Repubblica. (Fonte immagine)

Piazza Affari a Zingonia, via Traversi a Quarto Oggiaro, viale della Stazione a Gattinara, via Roma a Ciriè e ancora la centrale termoelettrica di San Giovanni Valdarno, un camping di Lido Cavallino, gli hotel di via Padova a Jesolo e una casa di riposo a Mombaruzzo: se si volesse descrivere un’identità nazionale attraverso i luoghi si opporrebbe una certa resistenza all’ipotesi di individuare nei centri appena citati, e nella tipologia di costruzioni prese in considerazione, qualcosa di utile. Perché – ce lo chiarisce qualsiasi espositore di cartoline – l’immagine nazionale si compone connettendo il Colosseo alla Torre di Pisa, Rialto al Duomo di Milano, il Maschio Angioino alla Mole. Eppure c’è stato un tempo – tra la fine degli anni ’50 e i ’70 – in cui tutt’intorno al Monumento che unifica (e semplifica) la Memoria c’era una corolla di luoghi ulteriori, minimi e in teoria irrilevanti, periferie che desiderando almeno per una volta percepirsi come centro presero a comparire esattamente in quei rettangoli di cartoncino in cui fino ad allora figuravano soltanto gli emblemi dell’Arte e della Storia.

 
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End Zone, la summa delle ossessioni di DeLillo

Questo pezzo è uscito su Europa.

Il football americano e la minaccia della guerra nucleare raccontati da Don DeLillo in End Zone (Einaudi, pp. 256, euro 19.50) convoleranno a nozze molti anni dopo, sotto le miracolose sembianze di baseball e guerra fredda, narrati in Underworld. Dato però che End Zone (1972) – pur essendo il secondo romanzo di DeLillo – è arrivato in Italia solo ora, è molto probabile che i lettori percepiranno un paradossale effetto di déjà lu nel ritrovare alternati in queste pagine ancora uno sport di squadra e la paranoia di matrice politica.

Leggere End Zone dopo aver conosciuto gli altri grandi romanzi di DeLillo ha però il vantaggio di rivelare come i suoi assili attuali circolassero sin dall’origine della sua letteratura.

 
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Geoff Dyer e l’orrore snervante dello svago infinito

Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Se c’è una cosa che detesta Geoff Dyer – uno dei migliori scrittori inglesi della sua generazione – sono le etichette e il marketing editoriale. Non perché lo abbia mai dichiarato, almeno che io sappia, ma basta osservare la sua produzione: Dyer ha esordito con un libro di critica letteraria su John Berger, poi scritto un romanzo che era anche un saggio sul jazz, “Natura morta con custodia di sax”. A seguire, saggi autobiografici, romanzi simili a travelogue, libri di critica simili a memoir. Sembra aver fatto di tutto per confonderci le idee.