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Arf, il Festival del fumetto a Roma

di Federico Vergari

Questo pezzo l’ho scritto l’altro giorno. Il 23 maggio, il giorno in cui Andrea Pazienza avrebbe compiuto 62 anni ed è un pezzo che al suo interno parla (anche) di un mostra su di lui. Anzi, della mostra sui Trent’anni senza Pazienza che si inaugurerà al Mattatoio di Testaccio con l’inizio della quarta edizione dell’Arf di Roma il 25 maggio.

Senza. Una preposizione privativa che ci delinea subito il terreno dell’evento. La mancanza. Senza ancora averla vista, la certezza è che esclameremo uscendo dall’Arf: Chissà se ci fosse ancora oggi, Pazienza. Sono già trent’anni che non c’è più. Io all’epoca avevo sette anni e ho soltanto un vago ricordo della sua morte. Credo di ricordarmela solo perché colpì mia sorella, già allora grande appassionata e alla quale devo il mio amore per il fumetto.

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Quello che ci lascia Philip Roth

Pubblichiamo un pezzo apparso su Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

«Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando».

È a questo punto di Pastorale americana, uno dei migliori romanzi del secondo Novecento, che Philip Roth, se non il più grande in assoluto (come lui nati nei Trenta: Thomas Pynchon, Toni Morrison, Cormac McCarthy) probabilmente il più robusto, il più tenace, il più influente, il più completo scrittore americano della sua generazione e di quelle a seguire, portava il suo alter ego Nathan Zuckerman a nutrire i primi dubbi sulla propria ricerca e noi lettori a morire di piacere tra le pieghe di una storia in cui nulla è come sembra.

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I due Capote: “Incontro d’estate” e “Altre voci, altre stanze”

Pubblichiamo un estratto da “Holden & company – Peripezie di letteratura americana da JD Salinger a Kent Haruf” di Luca Pantarotto, uscito il 22 maggio per Aguaplano Libri, ringraziando autore e editore.

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Pagare o non pagare: intervista a Walter Siti

Pubblichiamo un articolo apparso sul Messaggero, che ringraziamo. (fonte immagine).

Nel saggio denso Pagare o non pagare (Nottetempo, 135 pagine, 12 euro), Walter Siti, critico letterario, già insegnante universitario, scrittore, insignito del Premio Strega con il libro Resistere non serve a niente, fa quel che si attende da un intellettuale: svolge un’attività critica e creativa, proponendo una lettura sociale dei movimenti del mercato, del lavoro e del denaro che in parte determinano desideri e costumi.

Siti, senza improvvisarsi economista e senza lasciarsi sedurre da profezie con pretese assolutistiche, analizza lo scioglimento di quella che definisce la catena socialmente consapevole che cinquant’anni fa appariva infrangibile: «Lavorare, essere pagati, pagare, comprare; che è evaporata in una nebbia di delusioni e speranze in cui sembra che il denaro abbia perso la propria funzione di perno, in quanto collegato al lavoro». Lui, nato in una famiglia operaia, racconta il blocco della mobilità sociale.

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Cercavo di ammazzare il tempo come potevo

Un estratto dal romanzo di Giulia Seri, Sotto il suo occhio, in uscita per Transeuropa.

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Philip Roth, 1933-2018

Questa mattina ci siamo svegliati – in Italia – con la notizia della morte di un grande scrittore, Philip Roth, in un ospedale di Manhattan. “È morto circondato dai suoi amici di una vita che lo hanno profondamente amato”, ha scritto il suo biografo. Qui il pezzo del New York Times che annuncia la sua morte. Qui un’intervista alla Paris Review, autunno 1984.

Di seguito un ricordo di Luca Alvino, lettore attentissimo dell’opera di Philip Roth, di cui molto ha scritto anche su queste pagine.

di Luca Alvino

Di te ho letto tutto e scritto moltissimo, con te ho dialogato come se mi fossi vicino, ho meditato i tuoi libri come se fossero stati scritti per me, ne parlavo in casa come se fossi uno di famiglia. Possiedo tutti i tuoi romanzi, qualcuno in duplice copia, qualcuno anche in inglese.

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Dogman, il western eretico di Matteo Garrone

In congedo temporaneo dalla laboriosa costruzione del suo Pinocchio, Matteo Garrone si è concesso una magnifica geminazione laterale.

Il Dogman incarnato da Marcello Fonte sembra infatti una curiosa variante del burattino collodiano.

Fragile, ossuto, dal mansueto cuore di cane che traspare nel languore degli occhi enormi, smarriti nell’osservazione di un consesso umano piccolo e feroce.

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Tutto male finché dura: intervista a Paolo Zardi

di Federica De Paolis Paolo Zardi, classe 1970, padovano, ingegnere, ha esordito nel 2010 con la raccolta di racconti “Antropometria” per Neo Edizioni: con questa coraggiosa casa editrice ha pubblicato la seconda raccolta di racconti, “Il giorno che diventammo umani” (2013) e con il romanzo “XXI Secolo” (2015), è entrato nella dozzina dello Strega. Del […]

AllaaKhalik

Incroci di strade. I ritratti fotografici di Khalik Allah

Harlem, 125th Street con Lexington Avenue, esterno notte. L’ambientazione è sempre la stessa: il marciapiede buio illuminato dalla luce che arriva dalle vetrine e dalle insegne dei negozi, le automobili e gli autobus che passano, ogni tanto qualche sirena e lampeggiante di ambulanze o polizia. Anche le facce sono sempre quelle: tossici, senzatetto, uomini e donne ai margini di un quartiere di New York dove la gentrificazione ha esasperato in maniera esponenziale la distanza tra integrati e outsider.

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La solitudine è una città con le luci accese

È uscito in Italia, per Il Saggiatore, Città sola di Olivia Laing, nella traduzione di Francesca Mastruzzo. Pubblichiamo un pezzo apparso originariamente su The Towner, che ringraziamo.

C’è Arthur Rimbaud in mezzo al marciapiede della 7th Avenue: sullo sfondo si riescono ancora a leggere i titoli dei film usciti quell’anno al cinema; James Bond al New Amsterdam e Amytiville Horror all’Harris, sono Rated X quelli del Victoria. È il 1979, è New York e la foto è una delle tante scattate da David Wojnarowicz prima di morire di Aids, giovane, infelice. Il giorno del suo funerale, il 29 luglio del 1992, un mercoledì, centinaia di persone si radunano nell’East Village, bloccando il traffico; un cartellone annuncia: DAVID WOJNAROWICZ 1954-1992 DIED OF AIDS DUE TO GOVERNMENT NEGLECT.

Di tutte le storie che racconta, la sua è quella a cui continuo a tornare quando finisco Città sola; il saggio di Olivia Laing parla di solitudine, di città e di arte contemporanea e di come questi elementi si combinino; di cosa significa essere soli in una metropoli e di come sia difficile dire davvero qualcosa di questa condizione.