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Seneca a Parigi. Il Brady e alcune affinità tra il cinema degenerato e la tragedia

Le mappe urbane durano la vita di una falena. Le metropoli si sfaldano, le correnti umane che le attraversano esondano, deviando dai corsi sedimentati nel tempo. Quartieri senza nome si ossidano all’aria del quotidiano. Strati secolari vengono polverizzati, oppure sopravvivono in forma di residuato, templi sacri al dio della Immobilità in cui ripararsi da un perpetuo mutare.

Accade così che nel X arrondissement di Parigi, al 39 di boulevard de Strasbourg, nel mezzo della bestiale metamorfosi che ha interessato la metropoli nel secondo Dopoguerra, abbia resistito a lungo uno di questi edifici di culto. Un ‘cinema di quartiere’, uno di quei luoghi in cui rivedere film condannati dalla dittatura del decoro, ritrovando – magari solo un po’ consunti – i simulacri di un’industria cinematografica che fu. Un varco sull’altrove, un alibi, alius et ibi, continente dell’immaginario dove si trovano i colpevoli che non vogliono o non sanno di esserlo. Tutta la materia urbana rinchiusa dalla diga di quel boulevard era – ed è ancora oggi – all’insegna dell’alibi.

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Facedeath

Esiste un modo di raccontare la morte, il trauma più perforante e la cosiddetta “elaborazione del lutto” su Facebook? E se esiste, in quali momenti si articola questa narrazione che si svolge sotto lo sguardo di tutti? Lo Sgargabonzi, autore di satira e scrittore comico celebrato da Claudio Giunta su Internazionale, ha provato a rispondere a questa domanda con una breve storia a fumetti disegnata da Selena Garaum. La storia si chiama Facedeath ed è stata pubblicata sul numero di novembre di Linus, che ringraziamo. (Cliccando sulle tavole la visualizzazione è migliore).

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Alcune riflessioni su fantastico e mainstream

Questo articolo è apparso originariamente sul Fatto Quotidiano*, che ringraziamo.

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Quando, cinque anni fa, con diversi romanzi realistici alle spalle, decisi di affiancare alla mia produzione “regolare” la scrittura di un fantasy, in diversi, tra amici e colleghi, mi sconsigliarono di farlo. Il fatto stesso che un autore con una reputazione e un riscontro critico (peraltro di recente acquisizione) volesse giocare con draghi e incantesimi era inconcepibile per i più. A poco valeva il mio spiegare che sarebbe stato un lavoro anzitutto intertestuale; a nulla il mio evocare Ariosto o Tasso.

la terza guerra mondiale

La terza guerra mondiale

Aveva lasciato la festa prima che finisse. Era salito in macchina. Si era risparmiato il dovere sociale di stiracchiare qualche battuta in coda a un racconto affiorato per l’ennesima volta sulle labbra di un amico.

Fu felice di farlo, e ancora più felice di filare tra i viali deserti. L’oscurità affusolava gli angoli e sfumava il profilo dei palazzi. Qualche finestra illuminata, sebbene fosse notte fonda, testimoniava una vita che non era la sua, ancora più lontana e inaccessibile.

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Viviamo nel mondo cantato dagli arcade fire

Lo scandalo degli Arcade Fire ha fine nell’estate del 2017, con l’uscita di Everything Now. Non un disco, ma un evento: poco più di tre quarti d’ora di musica con attorno tutto l’universo extradiegetico di una band divenuta ormai un marchio, un brand globale.

Ma al di là dei giochetti di parole, delle trollate à la Everything New Corporation, e al di là pure del passaggio dei canadesi dalla indie Merge alla major Columbia… Che scandalo era, quello degli Arcade Fire?

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Che senso ha l’alternanza scuola lavoro?

di Marco Magni Il molitore di lenti Baruch Spinoza poté mantenersi dopo la sua espulsione dalla Sinagoga di Amsterdam grazie al fatto che era richiesto a tutti i membri della comunità di avere un mestiere manuale per le mani. Lui – che frequentava la scuola rabbinica, riservata ad un’élite – era anche divenuto “molitore di […]

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Come raccontare il terrorismo e ciò che viene dopo: su “I soldati delle parole” di Frank Wasterman

di Christian Raimo La prima scena di Mindhunter, la bellissima serie di David Fincher in onda su Netflix si apre con un pazzo che si barrica in casa con degli ostaggi e minaccia una strage. Sulla scena arriva Holden Ford, giovane poliziotto dell’Fbi: è lì per negoziare, per prendere tempo. Cerca di convincere l’uomo a […]

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Genova antifascista, Genova Bolzaneto, Genova Macaia

Riportiamo, per gentile concessione dell’autore, un brano di Genova Macaia, uscito per Laterza Contromano. di Simone Pieranni Quei giorni del 1960 hanno lasciato anche un ricordo nitido, pulito: tutti ricordano quei fatti e tutti ne sono, in fondo, orgogliosi. Tanto che ogni tanto si riparla dello «spirito del 1960» o qualcuno invoca «i ragazzi con […]

joan didion the center will not hold

Joan Didion: corpo e letteratura

Grazie a Netflix è stato finalmente diffuso il documentario su Joan Didion, ideato e diretto da suo nipote Griffin Dunne. Si chiama Joan Didion: The Center Will Not Hold, il centro non reggerà.

Il film ripercorre in modo abbastanza pedissequo ottant’anni di vita di una grande della letteratura americana del novecento, seguendo quello che la Didion ha fatto nella sua scrittura: biografia privata e storia americana si fondono, ai romanzi si alternano i saggi brevi che ha scritto nel corso degli anni: gli hippy, Charles Manson, il Vietnam, il regime in Salvador fino a Dick Chaney.

una questione privata

Scrivere di cinema: Una questione privata

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.

Milton deve morire?

di Marco Castelli

Il “nebbione” sale, coprendo le colline più basse ed i tetti dei casolari, nascondendo tanto le strade quanto le ragioni e le follie dei personaggi in uno stesso candido “mare di latte”. I colori risaltano come le gocce di rugiada sugli steli montani in questo film dalle parole centellinate, dai silenzi che si perdono tra un colpo di tosse ed una raffica di mitra, dai visi che scompaiono tra il basso bosco od il fumo di sigaretta.