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Materialuceradiante. Una rilettura di Lincoln nel Bardo

Uno slogan piuttosto consumato sostiene che si legga “per legittima difesa”. Non so se è vero, ma certamente la rilettura può rappresentare una forma di difesa contro l’affollarsi di titoli nelle nostre wishlist. Spesso ho la sensazione che il mercato editoriale sia il più grande nemico del libro stesso. Che banalità. A volte però la rilettura rappresenta davvero l’unico modo per frenare, per fermarsi un attimo e dire: ecco, per me questo libro è stato rilevante, mi ha davvero rifoderato cuore e cervello per qualche ora.

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Dentro “La favola di New York” di Victor LaValle

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.

Mondi sotterranei, e leggende antiche o moderne, sono destinati a intrecciarsi in una metropoli inesplorata, ai confini tra una storia di H.P. Lovecraft e le visioni da incubo di Shutter Island. Tutto questo accade dentro un libro d’avventura postmoderno e traboccante, Favola di New York, il quarto romanzo di Victor LaValle, uscito per Fazi nella traduzione di Sabina Terziani.

Siamo dunque a New York. L’antefatto ci porta nell’inverno del 1968, nei giorni dello sciopero dei netturbini che inondò la città di rifiuti ammassati lungo strade e marciapiedi, con «i ratti che facevano jogging insieme alla gente»; la favola, tuttavia – una favola nera, gotica come potrebbe essere una storia dei fratelli Grimm riscritta da Stephen King – si svolge nella sua pienezza ai giorni nostri, seppure in una dimensione oscura, o meglio, praticamente invisibile.

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Il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività

Otto racconti selezionati da otto riviste indipendenti: è nato così il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività, l’antologia periodica curata da Flanerí e dallo studio editoriale 42Linee. Questa uscita speciale, ricca di suggestioni e talenti letterari ancora inediti, è stata ideata in collaborazione con Cadillac, CrapulaClub, Colla, L’inquieto, retabloid, Verde e ’tina, […]

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“Cheese”, il bellissimo esordio di Zuzu

di Simone Tribuzio

Prima tavola: due ragazze in ginocchio sul letto si scambiano un po’ di effusioni, per ritrovarsi poco dopo sdraiate nel pieno del loro atto sessuale. “Uh Zuzu guarda! Che disagio… solo ora capisco cosa fanno a letto le lesbiche”.

Chissà che film si era fatto in testa il suo amico Dario, prima di sedersi su una delle poltrone polverose del cinema di provincia (nella seconda tavola) per vedere La vita di Adele, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2013. Ma l’attenzione – così come l’occhio – di Zuzu è rivolta ad un ragazzo che sta per uscire dalla sala: un giovane affascinante (a suo dire) di nome Rocco.

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Abitare nel futuro – una conversazione con Marianna Martino

di Merende Selvagge (Domitilla Pirro, Francesco Gallo)

È notizia delle ultime ore: il Salone dell’Auto lascia Torino per Milano. La chiave di lettura privilegiata? Un nuovo fallimento da parte della giunta Appendino. La percezione interna? Questa è simile e al tempo stesso un po’ più complicata — anche per chi è tra i primi ad aver messo like a questa pagina.

La prima volta che incontriamo Marianna Martino non è la prima volta che incontriamo Marianna Martino. L’abbiamo già incrociata mentre se ne stava immersa in un bicchiere di Spritz. In un’altra occasione ci è parso di vederla annidata in una casetta per gli uccelli, quelle da giardino. Ci è capitato di intercettarla mentre era agganciata a una corda per stendere il bucato, o aggrappata alla lancetta dei minuti di un orologio, o ancora a bordo di una barca fatta di carta di giornale. Una volta, addirittura, l’abbiamo vista seduta su una delle poltrone della Loggia Nera di Twin Peaks.

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Matteo Pertini

Sul finire degli anni ´90 a Roma avevo scritto una poesia sul tema dei Risvegli, insieme a altri componimenti più brevi a sfondo memorie universitarie di uno stanziale. Coi soliti vent´anni di ritardo, è poi arrivato Matteo Pertini.

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Unknown Pleasures, quarant’anni dopo

Per celebrare i quarant’anni di Unkown Pleasure, pubblichiamo un capitolo del libro Joy Division. BrokenHeart Romance, uscito per Arcana.

di Marco Di Marco

“Quelle ore inaccessibili e torturanti durante le quali
lei avrebbe gustato piaceri sconosciuti, ecco che,
per una breccia insperata, anche noi vi penetriamo”
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Quando i Joy Division entrano negli Strawberry Studios di Stockport, nell’aprile del ’79, le premesse ci sono tutte: una gavetta veloce ma intensa, l’attesa della critica, il favore della nicchia di pubblico conquistata nei concerti in quasi due anni di attività, un manage riperattivo come Rob Gretton.

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Riflettendo sull’identità: “Un matrimonio americano” di Tayari Jones

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Un matrimonio americano (Neri Pozza, 368 pagine, 18 euro, traduzione di Ada Arduini), finalista al National Book Award e appena insignito del Women’s prize for fiction, è un romanzo coraggioso già dal titolo.

L’autrice Tayari Jones, protagonista a Roma del Festival Letterature nella Basilica di Massenzio, affronta il disfacimento di un universo famigliare ancora nella fase embrionale, toccando le contraddizioni irrisolte della società americana. È un racconto dal profondo sud degli Stati Uniti distante però dagli stereotipi della miseria nera, capace di parlare a tutto il paese. Il corpo e la vita degli afroamericani sembrano non potersi mai sottrarre alle circostanze politiche e sociali.

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L’Italia razzista. La persecuzione contro gli ebrei

“Roma di travertino rifatta di cartone aspetta l’imbianchino, suo prossimo padrone”, scriveva Trilussa a proposito della visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938, e non si dica che i poeti a Roma siano soltanto avatar della cartolina della Città Eterna. L’ex vedutista di cose viennesi riconvertito in Führer  e “primo soldato del Reich” (le tre allucinazioni, come le ha chiamate lo storico militare inglese John Keegan ne “La maschera del comando” pubblicato dal Saggiatore) arrivò in treno a Roma alle 20,30 del 3 maggio.

L’imponente rappresentanza sbarcò a stazione Ostiense, all’epoca una stazione fantasma, a mala pena uno scalo di binari, e quindi inventata per l’occasione: la logistica della propaganda trovò utile l’ubicazione di quel binario perché da lì, appena al di fuori delle millenarie mura aureliane, si poteva risalire in parata trionfale fino al Quirinale passando per i gioielli classici di Roma.

asino, Marco Rocchi

Memorie di una letteratura futura. Conversazione tra Matteo Meschiari e Giulia Caminito

(Illustrazione: Marco Rocchi) Certe presentazioni di libri non si esauriscono nell’incontro coi lettori, proseguono anche dopo, in forma privata, così che può capitare di continuare a sviscerare gli argomenti affrontati e le tematiche emerse fuori dalla libreria, intanto che incombe l’ora della cena e si decide di proseguire la discussione a tavola. È stato così […]