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Case vuote di Brenda Navarro

Questo è l’incipit di Case vuote di Brenda Navarro, appena uscito per Giulio Perrone, che ringraziamo. Daniel è scomparso tre mesi, due giorni e otto ore dopo il suo compleanno. Aveva tre anni. Era mio figlio. L’ultima volta che l’ho visto era fermo tra l’altalena e lo scivolo, nel parco in cui stavamo trascorrendo il […]

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Viaggi alla fine del mondo. Una conversazione tra Joanna Pocock e Alberto Giuliani

Dopo aver ospitato il confronto Albinati-Cusk, pubblichiamo un altro contenuto nato all’ultimo FILL di Londra: un dialogo tra Joanna Pocok e Alberto Giuliani, autori rispettivamente di Surrender, uscito per Fitzcarraldo, e Gli Immortali (Il Saggiatore). I due libri affrontano tematiche ambientali e di nuova sociologia, guardando al futuro prossimo.

Il testo è a cura di Maddalena Vatti, che ha moderato l’evento e curato il testo che segue.

Photo by Science in HD on Unsplash

Maddalena Vatti: Questo è, per entrambi, il primo esperimento letterario in forma lunga. Ci sono molte somiglianze formali, prima fra tutte la scelta di un genere ibrido, all’intersezione fra memoir, saggio, reportage e diario di viaggio. Effettivamente vi siete entrambi imbarcati in lunghi viaggi che vi hanno portato alla scoperta di luoghi lontani, il West americano per Joanna, l’Asia, l’Oceania e perfino il Polo Nord per Alberto.

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Bitches Brew cinquant’anni dopo: intervista a Dave Holland

C’è un aneddoto famoso nella storia del jazz: Miles Davis è ospite ad una cena di gala alla Casa Bianca. La premessa già fa ridere (e prefigurare il peggio) così. Aggiungiamo che è il 1987, dunque il presidente degli Stati Uniti è Ronald Reagan, e quella che potrebbe sembrare una battuta inventata in un circolo delle Black Panther assume i caratteri di una gag epocale. L’inevitabile accade: una ricca signora bianca ingioiellata, moglie di un influente politico repubblicano, si ritrova al tavolo con Miles Davis. Non esattamente una persona dall’apparenza sobria.

Sorpresa per avere accanto una figura così strana e apparentemente fuori contesto, la naturale nemica antropologica del più polemico e fiero musicista nero di tutti i tempi ardisce chiedere quali meriti egli abbia per essere invitato alla Casa Bianca. Ed ecco la risposta destinata agli annali: “Beh, ho semplicemente cambiato la storia della musica cinque o sei volte. E lei quale merito ha, oltre al fatto di essere bianca?”.

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Intervista a Rodrigo Fresán, l’ultimo romantico tra Roberto Bolaño e Nicola Di Bari

Pubblichiamo un’intervista uscita originariamente su Altri Animali, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Marco De Laurentis

Per parlare di Rodrigo Fresán è quasi inevitabile chiamare in causa lo spirito di Roberto Bolaño. Uno dei meriti collaterali dello scrittore cileno è stato quello di aver recuperato o addirittura introdotto alle nostre latitudini alcuni grandi scrittori latinoamericani poco o nulla conosciuti in buona parte del cosiddetto Occidente (si vedano Parra, Saccomanno, Lemebel, Pron, Alan Pauls, solo per citarne alcuni). Rodrigo Fresán fa parte a pieno titolo di questo gruppo. I due, come è noto, erano legati da una profonda amicizia.

Argentino, classe 1963, Fresán ha avuto successo in patria nel 1991 grazie alla sua raccolta di racconti Historia argentina. Al contrario del suo amico cileno però, Fresán ha un carattere mite e sornione, non è stravagante né usa iperboli ma è sempre schietto, ogni sua risposta finisce con una battuta ironica ma mai amara. A differenza di Bolaño ama la letteratura nordamericana, ma come lui è un bibliomane incallito, sembra DAVVERO che abbia letto di tutto. Un lettore prima che uno scrittore.

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Mistero americano: The Irishman

Questo pomeriggio (ore 17.45, Sala La nuvola) Charles Brandt interverrà Più Libri Più Liberi. Di seguito pubblichiamo un’intervista all’autore di The Irishman uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Senza il corpo, senza nessuna prova. Dal 30 luglio 1975 l’America s’interroga sulla sparizione di Jimmy Hoffa, che il 14 ottobre 1957 dopo un’ascesa prepotente era stato eletto capo dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato più influente della nazione.

Qual è stata la fine di Hoffa, spregiudicato protagonista per vent’anni della vita economica, politica e criminale degli Stati Uniti? La domanda è tuttora irrisolta, nonostante i decenni d’indagini dell’FBI e le miriadi d’ipotesi. In questo vuoto, che è un’ossessione nell’immaginario della società nordamericana, si è inserito con forza il lavoro del newyorchese Charles Brandt, avvocato ed ex Procuratore generale dello Stato del Delaware. Il suo libro I heard you paint the houses, pubblicato per la prima volta nel 2004, è uscito in una nuova edizione e oltreoceano è in vetta alle classifiche di vendita. La storia e la scrittura di Brandt hanno conquistato Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui l’autore ha collaborato per la trasposizione cinematografica.

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Il Volontario di Salvatore Scibona, dal Vietnam alla ricerca di un’identità impossibile

Photo by Marco López on Unsplash

Sabato pomeriggio Salvatore Scibona sarà a Più Libri Più Liberi (ore 18,30, sala Antares), per raccontare il suo ultimo romanzo Il Volontario, uscito in Italia per 66thand2nd nella traduzione di Michele Martino.

Vollie Frade è un uomo da metamorfosi interiori, da molte vite nella stessa vita. Cresciuto nell’America rurale, di punto in bianco decide di arruolarsi nel corpo dei marines, ancora minorenne. C’è il Vietnam che infuria dall’altra parte dell’Oceano, e all’inquieto Vollie sembra l’occasione giusta per imboccare la sua strada.

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Storie di fragilità da un mondo estinto: “Materia” di Jacopo La Forgia

di Marco Renzi

Negli ultimi anni siamo stati sommersi dalle distopie: forse perché il pessimismo e il senso della fine non sono mai stati diffusi come adesso, o perché siamo giunti a un punto di totale saturazione per quanto riguarda le tecnologie, delle quali la fantascienza ha sempre posto in evidenza i risvolti più catastrofici.

Insomma, dando una scorsa veloce a libri, fumetti, film e serie tv, notiamo quanto questo tipo di narrazione abbia oggi attecchito e proliferato, e vien da pensare che un eccesso di distopia nel nostro presente possa alla lunga inflazionarsi agli occhi del lettore (o spettatore, negli altri casi).

Dopo mezzanotte: un estratto

Pubblichiamo un estratto dal romanzo di Irmgard Keun Dopo Mezzanotte, in libreria per L’Orma con la traduzione di Eleonora Tomassini.

di Irmgard Keun

A volte apri una busta e ne salta fuori qualcosa che ti morde o ti punge, anche se non è un animaletto. Oggi è arrivata una lettera del genere da Franz. «Cara Sanna,» mi scrive «vorrei rivederti, perciò magari ti vengo a trovare. Per molto tempo non ho potuto scriverti, ma ho pensato spesso a te, di sicuro lo sai, devi averlo sentito. Spero che tu stia bene. Ti abbraccio, mia dolce Sanna. Il tuo Franz.»

Cos’è successo a Franz? È malato? Forse sarei dovuta salire subito su un treno e andare da lui a Colonia. Non l’ho fatto. Ho ripiegato il foglio e me lo sono nascosto nella scollatura, e adesso è lì che mi graffia il petto.

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Essere genitori e figli: “Lontano dagli occhi” di Paolo di Paolo

Sei personaggi. Tre donne incinta agli sgoccioli di una gravidanza. Luciana, che lavora nella redazione di un giornale è innamorata dell’irlandese, sparito, forse a Dublino – subito dopo aver saputo che diventerà padre. Valentina, adolescente, inchiodata ad un banco di scuola rifiuta Ermes che l’ha messa incinta; Ermes giovanissimo che non sa dove mettere le mani, e le famiglie dietro, come un muro di ostinata negazione.

E infine Cecilia, che vive tra la strada e una casa occupata, che gironzala con il suo cane Giobbe: testimone silenzioso, ombra, compagno di vita, alla quale la ragazza si affida come fosse lui, un padre. Lei aspetta il figlio di Gaetano, il più “disponibile” dei padri di questa storia, con il quale però manca l’affinità. L’amore non è una faccenda scontata.

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La rider di organi

di Giada Ceri E allora finalmente ho capito. Mi piacerebbe poter iniziare o finire così, ma il fatto è che da capire non c’era nulla, non alla fine e nemmeno al principio, nulla da scomporre, analizzare, ricomporre ed elaborare. C’era soltanto da fare, parecchio e tutto insieme, mentre noi eravamo pochi, pochissimi, un manipolo insufficiente […]