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Dentro “Casa di foglie” di Danielewski: seconda parte

Pubblichiamo la seconda e ultima parte di uno speciale sul libro di Mark D. Zanielewski Casa di foglie, a cura di Leonardo G. Luccone. In questa sezione sono presenti due interviste: la prima con Edoardo Brugnatelli, curatore della prima edizione Mondadori, e la seconda con Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, traduttori dell’ultima versione del libro uscita per 66thand2nd. Qui la prima parte dell’approfondimento.

di Leonardo G. Luccone

Intervista a Edoardo Brugnatelli

Ti ricordi come e quando ti sei imbattuto in «Casa di foglie»? Fu grazie a un agente?

Me lo ricordo per un motivo assurdo: noi ai tempi già avevamo un vantaggio su molte case editrici perché eravamo in contatto (e lo siamo tuttora) con l’agenzia di scouting di Maria Campbell, che è stata la prima agenzia di scouting letterario al mondo. Ci segnalavano le cose molto prima che venissero pubblicate, e quindi avevamo la possibilità di chiedere dattiloscritti o altri materiali con un certo anticipo. In quel periodo io abitavo in fondo a viale Monza a Milano, in una zona abbastanza spopolata, e di solito leggevo la sera, passeggiando, quando tornavo a casa e portavo fuori il cane. Mi ricordo che mi arrivarono due manoscritti quella settimana.

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Paulo Freire: «Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme».

di Alessandro Tolomelli L’emergenza coronavirus che stiamo tutti vivendo o lo “stato di eccezione”, direbbe qualcuno, determinato dalla pandemia globale oltre a cambiare radicalmente le nostre abitudini sta mettendo plasticamente in evidenza l’inadeguatezza del nostro apparato decisionale e le ingiustizie latenti della nostra società. Ad esempio, abbiamo concretamente sperimentato come il dialogo tra scienza e politica […]

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Tra Virginia Woolf e Walt Withman: un’intervista di Claudia Durastanti a Michael Cunningham

Le ore, il capolavoro di Michael Cunningham, è uscito da pochi giorni in una nuova edizione per La Nave di Teseo, disponibile anche in ebook. Vi proponiamo un’intervista di qualche anno fa a cura di Claudia Durastanti, uscita sul Mucchio.

Quando Michael Cunningham fa il suo ingresso nel mondo della letteratura che conta con Una casa alla fine del mondo, ha già in mente il tema che lo assillerà per il resto della carriera: l’impossibilità di ricondurre l’innamoramento a una scelta univoca. Che si tratti di ragazzi coinvolti in uno struggente triangolo sentimentale, di madri incapaci di suicidarsi o di scrittrici ossessionate dal mancato capolavoro, i suoi protagonisti sembrano sempre sul punto di confessare: «Non posso scegliere, sceglierò». Quello che non dicono mai è: «Non potevo scegliere altrimenti».

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La società a cassetti vista da un sagrestano. “L’apprendista” di Villalta

“Insegnaci a aver cura e a non curare/ Insegnaci a starcene quieti”, scrive T.S. Eliot nel Mercoledì delle ceneri (1933). Si interroga sulla propria evoluzione religiosa nell’urgenza di rintracciare qualcosa in grado di generare un consenso assoluto, consapevole della necessità di dover passare attraverso la ragione.

Il feroce desiderio di capire legato all’assenza di fede è oggetto dell’esplorazione narrativa compiuta da Gian Mario Villalta nel suo ultimo romanzo, L’apprendista, edito da Sem, in cui gli interrogativi di chi cerca di interpretare le Scritture per comprenderne il senso ultimo si connettono al significato profondo dell’aver cura.
Tilio ha superato i settant’anni, è vedovo e vive un rapporto conflittuale con suo figlio. È diventato un apprendista sacrista per cercare di imparare dall’anziano sagrestano Fredi i ritmi e la vita di una chiesa, mosso non da ragioni spirituali ma da una sola consapevolezza: “Non si può vivere senza servire a niente”. Ex operaio, non si è mai spostato dal paese, sente la necessità di diventare un apprendista nònsol per capire di non essere ancora arrivato, convinto che solo così possa rendersi conto di saper stare al proprio posto, non assegnato da sempre.

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Malattia

di Marco Mantello Gli esperti hanno scoperto una malattia che non causa problemi al cuore si manifesta in condizioni stabili di benessere fisico e sanità mentale il solo sintomo conosciuto è la felicità ma sovente è associata con la bellezza e un feroce desiderio di libertà Non esiste ancora un farmaco per curarla profilassi testate […]

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Cosa ricordiamo di Roberto Baggio

Cos’è stato, dunque, Roberto Baggio? Cosa continua a essere, a sedici anni dalla sua ultima partita, ventisei dopo il rigore nella finale di Pasadena contro il Brasile, trenta dalle notti magiche dell’Olimpico, quando sedusse una nazione intera dopo averlo fatto con Firenze?

Giacché Robi, Roberto, il Divin Codino, Baggio, è stato il calciatore più popolare della sua generazione, come minimo, ognuno avrà una risposta, la sua; e se molte sono destinate a coincidere, la diffrazione della memoria baggesca è già di per sé un elemento prezioso.

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La medicina di territorio contro il coronavirus e non solo

di Christian Raimo Seguo come assessore a Roma (sono assessore alla cultura al 3o municipio, ma in questi giorni i ruoli si stanno un po’ allargando, e tutti diamo una mano a occuparci un po’ di tutto), e come giornalista la gestione dell’epidemia da gennaio. E ho notato man mano che anche noi a Roma, […]

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Ikebana

Di seguito pubblichiamo il racconto Ikebana, contenuto nella nuova edizione de L’amore e altre forme d’odio pubblicata da La nave di Teseo. Il volume è tornato in libreria dopo quattordici anni dalla sua prima versione einaudiana. Ringraziamo editore e autore.

di Luca Ricci

1.

La bambina lancia la palla sul muro, poi batte le mani. Riesce a batterle due volte. Al terzo battito la palla le arriva addosso, non fa in tempo. Ci riprova e ancora fallisce. Ma sembra quasi che la diverta più sbagliare.

“Mamma è in casa?” chiedo, mentre il rumore della palla e delle mani si alterna.

“Sì.”

“Posso?”

La bambina blocca la palla. Se la mette sottobraccio, poggiata all’anca. Ha la magliettina imbrattata di polvere e i pantaloni lisi sulle ginocchia.

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Miss Rosselli – conversazione con Renzo Paris

L’assillo è Rima è l’anagramma del nome della poetessa Amelia Rosselli, come nel titolo del documentario di Stella Savino a lei dedicato nel 2006, a 10 anni dalla scomparsa. Una significativa sintesi della sua ossessione poetica, sospesa a metà tra la possessione orfica e il delirio paranoide.

Il corpus poetico di Amelia Rosselli rappresenta un unicum nella letteratura mondiale, specchio della sua vicenda esistenziale tragicamente straordinaria: figlia del grande pensatore politico Carlo Rosselli (il cui testo sul Socialismo liberale è quanto mai di attualità in questa fase storica), ucciso nel 1937 a Parigi dalle milizie fasciste dei cagoulards, su esplicito ordine di Mussolini e Ciano, la poetessa passerà la prima giovinezza da esule, tra Francia, Svizzera, Stati Uniti, Inghilterra e Italia.

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L’amore. Un capitolo inedito di “Instagram al tramonto” di Paolo Landi

Pubblichiamo un capitolo inedito di “Instagram al tramonto” (La Nave di Teseo) di Paolo Landi. Qui l’intervista di Marco Montanaro all’autore. * Esiste anche l’amore su Instagram, nel senso che su questo social ci si può innamorare. Si comincia con l’essere attratti da una foto di qualcuno, la si “apre”, la si studia. Dalla foto […]