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Piccola città. Una storia comune di eroina

«Voglio che, mentre mi leggete,
sappiate esattamente chi sono e dove sono
e che cosa ho in mente».
Joan Didion, The White Album, 1979.

 

Quando ero bambina, su un muro in casa di mio padre c’era un disegno. Raffigurava degli struzzi di profilo, al tramonto. Le loro sagome emergevano da una scritta che io imparavo a memoria pur non comprendendola: «La piccola città non aveva mai scherzato con i suoi abitanti, così come non scherzerà mai. E le ore racchiudevano il magico contenuto della noia, della incapacità».

La piccola città era Grosseto e gli struzzi i suoi abitanti.

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Le Clézio, sotto il cielo di Seul

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

«Senza carta, penna e inchiostro, ho disegnato e scritto le mie prime parole sulle tessere del razionamento del cibo, usando la matita rossa e blu di un falegname. E mi è rimasto un certo gusto per i supporti ruvidi e per le matite semplici», racconta Jean-Marie-Gustave Le Clézio, classe 1940, insignito nel 2008 del Premio Nobel per la letteratura, che non ha perso il senso del viaggio e della scrittura.

Il suo romanzo più recente, appena tradotto e pubblicato in Italia da La nave di Teseo, porta il lettore in Corea del Sud, alla scoperta di Seul, posando sulla città icona della mondializzazione lo sguardo straniero di una donna giovane e tenace, che approda dalla campagna. Bitna, sotto il cielo di Seul (traduzione di Anna Maria Lorusso, 155 pagine, 18 euro) è la storia della ricerca della libertà di una studentessa povera, che però conosce il potere della parola e intravede quello della letteratura.

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Non spargere lacrime. Conversazione con Patricio Pron

Patricio Pron, scrittore argentino che da anni vive a Madrid, si è imposto da tempo come una delle penne più acute e intriganti della letteratura sudamericana.

Tradotto in dodici lingue, pluripremiato (ricordiamo il Premio Cálamo Extraordinario 2016), viene riproprosto in italia dalla casa editrice Gran Via col romanzo Non spargere lacrime.

Un libro che (dobbiamo dire, purtroppo) è di impressionante attualità: ambientato in Italia, in un arco temporale che va dal 1945 ai giorni nostri, passando per l’epoca incendiaria degli anni di piombo, è strutturato con particolare acume e affronta le contraddizioni dilanianti e mai risolte del tessuto ideologico del Dopoguerra.

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I sogni di un digiunatore. Le visioni instabili di Paolo Albani

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Un ragazzo e una ragazza sorpresi a fare l’amore dentro una casella postale – e la scoperta che «la piaga delle coppie abusive che trovano rifugio nelle caselle postali»si diffonde per tutto il Paese; oppure le vicissitudini dell’uomo che, abbandonato dalla compagna, commissiona a un pittore decine di trompe-l’œil della donna amata per disseminarli nella casa in cui viveva col suo amore; o ancora lo strano caso di Calogero S., grande mangiatore di olive, che ritrovandosi un giorno con un alberello nello stomaco finisce per esibirsi come Uomo-Ulivo sotto il tendone del Circo Castellani; e poi il racconto dell’esistenza quaresimale di Giovanni Succi, a fine ’800 tra i più celebri artisti del digiuno: interrogato sulla sua attività onirica, Succi dichiarò che mai una volta aveva sognato qualcosa da mangiare (perché in realtà ciò che il digiunatore desidera non è il nutrimento ma la sua stessa fame).

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Stan Lee: parabola

Un breve ritratto di Stan Lee, ideatore e celebre volto dell’universo Marvel morto il 12 novembre 2018 all’età di 95 anni.

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Il mio cane si chiama Schiller

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L’eredità della legge Basaglia, 40 anni dopo

Pubblichiamo la versione estesa di un pezzo uscito su Le Monde diplomatique, che ringraziamo. L’articolo è basato sul libro di Pietro Cipriano Basaglia e le metamorfosi della psichiatria, uscito per Elèuthera. (fonte immagine)

di John Foot

Nel 1961 un giovane psichiatra di nome Franco Basaglia ricevette un’offerta di lavoro. Il direttore del manicomio di Gorizia era morto in un incidente stradale, e la carica era rimasta vacante. Gorizia, all’estremo confine orientale del paese, era una cittadina di appena 40.000 abitanti, piena di soldati, caserme e posti di blocco. La cortina di ferro era dietro l’angolo. La città era anche una roccaforte delle destre, con una maggioranza storica della Democrazia cristiana, una forte presenza di neofascisti e una sinistra minuscola. Forse non proprio il posto ideale per cominciare una rivoluzione.

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Mark Fisher e l’inquietante neoliberista

Pubblichiamo un pezzo uscito su DinamoPress, che ringraziamo.

di Valerio Renzi

In uno scritto datato 25 aprile e intitolato Il lampo, Italo Calvino racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi un piano nuovo di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia e l’insensatezza del mondo e della vita propria e delle persone che gli stanno attorno. Una vertigine di coscienza che presto scompare, facendo spazio al ritorno alla normale percezione delle cose. In Blast, lungo romanzo a fumetti di Manu Larcenet, il protagonista vive qualcosa di simile: momenti in cui tutto si illumina e in cui lui diventa a un tratto consapevole di tutto ciò che lo circonda, lo comprende. Momenti che chiama per l’appunto blast. Precipizi di coscienza che lo porteranno a una vita erratica, lontano dalla società, dove il vuoto del ritorno alla normale percezione è colmato da dolore, solitudine, droghe e alcol, morte.

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A casa di Lucio Battisti

Pubblichiamo un pezzo apparso in versione su il Foglio, che ringraziamo. (fonte immagine)

C’è sempre un legame fra un artista e la sua casa. Il difficile è individuare quale casa, fra tutte quelle in cui ha vissuto, lo rappresenta fedelmente. Poi bisogna capire la ragione di quel legame, scorgere l’intima corrispondenza tra il luogo e la persona, e anche questa non si rivela immediatamente, perché si devono conoscere a fondo entrambi. A volte il motivo può essere evidente, per esempio l’indirizzo, il nome della via, come la rue Linneo a Parigi per il tassonomista Georges Perec. Altre volte il vincolo si nasconde in una circostanza storica apparentemente trascurabile, come il fatto che rue de l’Odeon fu la prima strada della Ville Lumiere a essere dotata di marciapiedi, e infatti in una di quelle mansarde, al civico 21, finì i suoi giorni il peripatetico Emil Cioran. Altre volte ancora è una peculiarità evidente che suscita interrogativi senza risposta, o con troppe risposte, come le case d’angolo di tutta Europa in cui visse Dostoevskij.

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Still recording è un piccolo capolavoro

di Chiara Nano Non è stato facile guardare “Still recording” di Saeed Al Bataal e Ghiath Ayoub, premio Fipresci alla Mostra del Cinema di Venezia, esempio imperdibile di cinema neosperimentale. Il film è in questi giorni nelle sale italiane grazie al coraggio imprenditoriale di Reading Bloom e Kama Productions. Non è facile scriverne ora, temendo […]