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Camilleri ricorda Eduardo

Il 31 ottobre 1984 moriva Eduardo De Filippo. Pubblichiamo un ricordo di Andrea Camilleri apparso sul sito dell’università Sapienza

di Andrea Camilleri

Il mio rapporto con Eduardo è nato con una serie per la televisione. Questa serie veniva dal proposito del secondo canale televisivo, nel ‘60, di distinguersi come programmazione, dal primo canale, per la qualità delle commedie (inaugurammo addirittura con un lavoro di uno scrittore come Giuseppe Dessì “La trincea”). C’erano dei grossi propositi e fu incaricato un importante funzionario del secondo che era Maurizio Ferrara, straordinario organizzatore, di vedere, di portare Eduardo De Filippo a fare le sue commedie in Rai. Credo che Maurizio abbia trattato a lungo con De Filippo ma c’era un problema di fondo; allora c’era una diffusa ostilità verso la Rai da parte della sinistra e quindi portare Eduardo in televisione sarebbe stato l’equivalente della breccia di Porta Pia, praticamente era questa l’operazione alla quale Bernabei per esempio teneva moltissimo. A un certo punto Maurizio Ferrara ci disse che le trattative erano concluse e che quindi si poteva ipotizzare seriamente la partecipazione di Eduardo a una serie televisiva, per quel periodo quanto più esaustiva possibile, (credo che fossero otto titoli all’epoca). Allora venne in mente alla direzione del secondo canale di chiamare me a produrre, ovvero delegato alla produzione di questa prima serie di Eduardo, a causa di vari problemi.

 
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Intervista a Tullio Avoledo

Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera.

La domanda è: (r)esisterebbe una fede religiosa dopo una catastrofe nucleare mondiale? Se l’è chiesto Tullio Avoledo, e per colpa di un videogame. Di solito scrive racconti avventurosi tra fantastoria e fantascienza, e basterebbe citare il suo esordio intriso di profezie egizie L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi 2003), o la storia d’amore nel Veneto postapocalittico La ragazza di Vajont (Einaudi 2008), o L’anno dei dodici inverni (Einaudi 2009) coi viaggi nel tempo. Ma quando nel 2010 vede suo figlio quattordicenne alle prese con un videogame claustrofobico, difficile, basato su una storia affascinante, si appassiona e scopre un universo narrativo che a partire dalla Russia ha coinvolto scrittori e fan in tutto il mondo, creato racconti, romanzi e video, fumetti e videogame. È Metro 2033 Universe, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare, nata per “colpa” del romanzo Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky, apparso on line nel 2003 e ambientato nella metropolitana di Mosca, dove si rifugiano i superstiti alla guerra nucleare, e uno di loro, Artyom, poco più che ventenne, con un viaggio avventuroso affronta una minaccia che potrebbe far estinguere l’uomo. Il successo è strabiliante, e Avoledo si è fatto coinvolgere per raccontare, con Le radici del cielo (Multiplayer 2011) e ora La crociata dei bambini (Multiplayer), quel che succede in un’Italia devastata e invasa perfino da Mostri a cavallo tra demoni e alieni. E in cui la domanda sulla fede religiosa è fondamentale.

 
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Arriva qualcuno a raccontarci tutta la storia di un immenso mare, l’Atlantico

Questo articolo è uscito su il Venerdì di Repubblica

Sfogliamo un atlante. O ancora meglio: prendiamo un mappamondo, osserviamolo, facciamolo girare. Quel che vediamo sono i continenti, le lingue di terra di cui non ci eravamo mai accorti, le catene montuose, le isole, grandi e piccole, i poli, i ghiacci con i loro contorni bianchi, grigiastri, immacolati e misteriosi. Il resto è mare. Mare immenso che è come un buco attorno alla vita. Il mappamondo, in genere, lo dipinge di azzurro. Sfumature ridotte al minimo. Ombre bianche attorno alle terre e nient’altro. Un azzurro nulla senza vita. D’altronde, cosa importa? Tutta quell’acqua è ciò che divide i continenti, ciò che impedisce le comunicazioni. Un ostacolo, insomma. Non dobbiamo saperne poi troppo. Sappiamo i nomi degli oceani, certo, e di alcuni mari, ma sono nomi che contengono il vuoto nulla di quell’azzurro indistinto. Finché non arriva qualcuno a raccontarci tutta la storia di un immenso mare, la storia dell’oceano per eccellenza, l’Atlantico.

 
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“Chi spezza er pane dell’istruzione”. Intervista a Eraldo Affinati

La scuola d’italiano per migranti Penny Wirton, che ha trovato la nuova sede romana presso l’Acrobax, è il luogo ideale dove incontrare Eraldo Affinati. I figli dell’emigrazione arrivano lì da tutta la città per prendere in mano libri e penna. Lo scrittore e i tanti volontari, che animano la struttura, riescono ad attirare l’attenzione di fanciulli esuberanti, fiori di campo sradicati dalla propria terra, e la lezione può cominciare. Il vulcano interiore di questi adolescenti feriti costituisce il corpus della letteratura di Affinati. Nel romanzo Vita di Vita (Mondadori, 168 pagine, 16 euro) si spinge fino in Gambia per non tradire la necessità del proprio studente Khaliq, che intende ritrovare la relazione primigenia con la madre. «A professo’, che cce vai a ffà! Lì so’ tutti negri e so’ pure poveracci!», incalza Kenan, alunno congolese di Acilia.

 
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Una carne sola

Una Caro è in mostra a Roma fino al 31 ottobre presso il Laboratorio Fotografico Corsetti, in via dei Piceni 5/7, con il patrocinio del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Orari: lunedì – venerdì 9 – 12 / 15 – 19. Ingresso libero. di Benedetto Guadagno In Una Caro, personale fotografica di Vito Frangione [...]

 
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Renzi vs Camusso: due brutte narrazioni che hanno bisogno l’una dell’altra

Questo articolo è uscito su Internazionale.

di Christian Raimo

Guardate questi due video di qualche giorno fa. Il primo è l’intervento finale di Matteo Renzi alla Leopolda, il secondo è l’intervento finale di Susanna Camusso alla manifestazione della Cgil. Fatti a distanza di nemmeno venti ore l’uno dall’altro, dovrebbero presentarsi, in sintesi, per forma e sostanza, come i due discorsi di una sinistra di fatto spaccata tra due idee (due identità? due narrazioni?) molto lontane se non incommensurabili.

Partiamo dalla Leopolda. Il discorso di Renzi dura 53 minuti. È svolto a braccio, Renzi indossa la consueta camicia bianca e una cravatta blu, e parla da un podio. Il discorso conclusivo della Leopolda 2013 durava lo stesso più o meno (56 minuti), Renzi indossava anche lì la camicia bianca d’ordinanza ma senza cravatta, e parlando da un microfono vintage cominciava: “Stamattina si è consumato uno psicodramma. Parliamo con il microfono o mettiamo il podio? Perché se parliamo con il microfono, facciamo le conclusioni della Leopolda; se invece parliamo con il podio, facciamo un discorso pomposo, serio.”

 
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Il potere della tecnica nei mondi immaginari di David Cronenberg e Jennifer Egan

di Francesco Musolino 

C’è un filo rosso che lega David Cronenberg e Jennifer Egan. Ancora meglio, non si tratta del gomitolo di fibra vegetale che Teseo usò per venire fuori dal labirinto, ma di una forte connessione fra il regista canadese (La mosca, Il pasto nudo e Crash) e la scrittrice statunitense, già Premio Pulitzer nel 2011 con Il tempo è un bastardo (edito da minimum fax). È un legame fatto di fibra ottica, brividi corporei e campi elettromagnetici.

I due autori sono recentemente sbarcati in libreria con Divorati (edito da Bompiani, pp.352 €18.50 trad. it. di Carlo Prosperi) e La fortezza (minimum fax, pp.32 €18 trad. it. di Martina Testa) e se per la Egan si tratta di un gradito e atteso ritorno, per Cronenberg la qualifica di romanziere si aggiunge ad un lunghissimo elenco di skill professionali.

 
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La logica teatrale del processo sulla trattativa stato-mafia

Questo articolo è uscito sul Foglio.

di Massimo Bordin

Giovanni Pellegrino, avvocato ed ex presidente della “commissione stragi”, dunque persona che si intende di queste cose, ha parlato di una “logica teatrale” a proposito della scelta della corte palermitana, impegnata nel processo sulla cosiddetta trattativa, di voler sentire come teste il presidente della Repubblica. Pellegrino, da avvocato, ricorda come l’argomento della testimonianza sia una lettera personale di Loris D’Ambrosio che fu il presidente a rendere pubblica dopo la morte del suo consigliere giuridico. Ne discende che l’atteggiamento di Giorgio Napolitano sia stato l’opposto della riservatezza. Non fosse stato per quella sua scelta, mancherebbe l’oggetto della testimonianza.

 
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Intervista a Dubrakva Ugresic

Questo pezzo è apparso sul numero di settembre di Flair. (Fonte immagine)

«Prostituta, nemica pubblica, strega», con queste parole il regime nazionalista di Tuđman definì Dubrakva Ugresic. Era il 1993, da allora la scrittrice croata vive tra l’Olanda e gli Stati Uniti, dove è uscito di recente “Europe in Sepia” (Open Letter Books), una raccolta di short stories saggistiche.

Classe 1949, Ugresic ha scritto numerosi romanzi e saggi (in Italia pubblicati da Nottetempo) ed è oggi senza dubbio una delle voci più libere originali e sovversive dell’Occidente. “Non voglio predicare o insegnare a nessuno, ma soltanto provocare una reazione: fare in modo che il lettore cambi modo di pensare”.

 
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Il revival della masseria tra jet set e capolarato

Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Guarda le masserie, e capirai la grande trasformazione della Puglia negli ultimi decenni. Perché se è vero, come diceva Cesare Brandi, che la vera Puglia è quella rurale, quella delle pianure di terra rossa solcate dagli ulivi, dalla vite, dal grano, quella delle carrarecce, dei muretti a secco e della pietra addomesticata, è proprio là che un intero mondo è mutato. Anzi, sì è letteralmente capovolto, molto più che nelle città che sorgono lungo la costa. Di quel mondo rurale, plurale e diversificato, la masseria era il cardine architettonico, economico, antropologico, una sorta di ecosistema capace di resistere al passaggio del tempo.