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Bestie

di Federica De Paolis

Nessuna infanzia è priva di terrori.
Philip Roth

Nell’estate del 1978, quando al nostro rientro ci saremmo dovuti trasferire in Via del Pellegrino, mio padre disse a mia madre che non se la sentiva, voleva prendersi una pausa. Non ebbe il coraggio di ammettere, che dopo otto anni di matrimonio, si era innamorato di un’altra donna. Disse solo che era infelice, che aveva bisogno di pensare, starsene per conto suo, ridisegnare i confini di un’esistenza che gli stava sfuggendo di mano. Nel corso dell’ultimo anno aveva lottato contro violenti attacchi d’ansia, era diventato vulnerabile e fragile. Passava notti insonni a fumare Gauloises senza filtro guardando la punta della sigaretta brillare nel buio. Era accecato dalla paura di morire.

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Il duecentocinquantasettesimo tagliando per Roma-Liverpool

di Stefano Felici

«Al mondo ci saranno almeno sei-sette squadre capaci di battere tre a zero il Barça in casa», ripeto per l’ennesima volta. Questo giro tocca a un gruppo di ragazzini di sedici anni – beati loro, la metà dei miei –, «ma una soltanto», continuo, come se davvero stessi rivelando una verità ultima e lucente e inaudita «è in grado di compiere l’impresa dopo aver perso quattro-a-uno all’andata, e poi due a zero, sempre in casa, pochi giorni prima, contro… contro, oh, dai, la Fiorentina: e questa squadra siamo noi: La Roma» – tutti zitti. Qualcuno annuisce; ma tempo tre secondi e se ne vanno per fatti loro, senza dir nulla. Mi lasciano da solo.

È buio, ma non completo: l’insegna del Roma Store fa una luce bianca elettrica.

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Percorsi esistenziali sullo sfondo di Marghera: Francesco Targhetta

Questo articolo è uscito, in forma abbreviata, su Alias, l’inserto culturale del Manifesto.

Nel suo Viaggio in Italia Guido Ceronetti descrive la zona industriale di Marghera come un «inferno gassoso e metallico», eppure ammette di averne ricavato un’impressione «non cattiva del tutto», «come di un’altra faccia ugualmente necessaria» di Venezia.

Ceronetti scriveva questo giudizio negli anni Ottanta; oggi gran parte delle fabbriche di Marghera sono state smantellate a causa dell’inquinamento che producevano, e chi si aggira da quelle parti si trova a attraversare uno scenario quasi post-apocalittico tra aree dismesse e reperti archeologici industriali.

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Free Will For Free

Pubblichiamo, ringraziando autore e testata, un racconto apparso sul numero tre di The Flr – The Florentine Literary Review. L’argomento del numero è il sacro.

Dio è Donna.
(Sintesi di una chiacchierata tra Albino Luciani e Patti Smith)

p.s. We sincerely apologize to all Platypus enthusiasts out there who are offended by that thoughtless comment about the Platypi.

We at View Askew respect the noble Platypus, and it is not our intention to slight these stupid creatures in any way.
Thank you again and enjoy the show.
(Kevin, Smith)

Quello che voleva, era sentirsi dire da Lei che non aveva amato mai nessuno come lui. Soprattutto, pensava ora, voleva sentirsi dire da Lei che lui era, in assoluto, l’uomo della sua vita; almeno in questa prospettiva: in quest’incarnazione vaga che le parole cercavano per potersi definire esattamente.

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10/11: un progetto letterario tra Beirut e Berlino

di Francesca Faccini

Ho incontrato Sandra Hetzl, la fondatrice di 10/11 (ten/eleven), un giorno di settembre a Berlino. Quella stessa mattina avevo letto un’intervista a Arundhati Roy. La scrittrice denunciava la trasformazione degli scrittori in giocattoli in balia dei festival e invitava ad abbandonare la letteratura innocua a favore di una scrittura coraggiosa. Con sicurezza e disincanto dichiarava il bisogno di romanzi politici partendo dalla convinzione che ogni cosa è politica.

Con ancora queste parole in testa, dopo poche ore bevevo un caffè in compagnia di Sandra, che mi raccontava come avesse deciso di creare una cornice entro la quale la sua professione di traduttrice letteraria dall’arabo al tedesco, la sua curiosità di conoscere nuove autrici e autori e il suo desiderio di curare dei libri potessero trovare forma e comunicare tra di loro.

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Nel fondo della bottiglia, gli opposti destini dei fratelli Simenon

di Tiziano Rugi

Arizona, 1948. Georges Simenon si è appena trasferito con la famiglia a Tumacacori, un pugno di case sparse intorno a un negozio lungo la strada da Tucson a Nogales, a meno di mezz’ora in auto dal Messico.

È affascinato dal deserto: galoppare nella sabbia in mezzo ai cactus e a pochi arbusti contorti e rinsecchiti, accompagnare i cow boy che trasferiscono le mandrie da un posto all’altro, bere mint julep in veranda. “I weekend sono trascorsi andando a trovare i vicini.

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Donne, madri, dee: la mostra al museo archeologico di Udine

Fino al 22 Aprile al Mueo Archeologico di Udine, situato nel Castello di gaddiana memoria, c’è una mostra straordinaria (purtroppo non pubblicizzata a dovere): Donne, Madri, Dee, esposizione di grande rilevanza scientifica e antropologica sul culto paleolitico della Grande Madre.

Una galleria di immagini e suggestioni che segue l’evoluzione del culto del Sacro Femminino nell’arco di 40.000 anni, dalla Venere di Savignano all’Arte Contemporanea.

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A Miden, nel romanzo di Veronica Raimo

«Io e il professore abbiamo avuto una storia.»

In un pomeriggio qualunque, in una casa qualunque, si accende uno dei più antichi, archetipici antagonismi: quello tra due donne che hanno condiviso un uomo. La compagna attuale, ufficiale, ha un pancione di sei mesi. L’altra, che appartiene al passato e alla clandestinità, ha un trauma per violenza finalmente denunciato e una lettera che annuncia una procedura disciplinare nei confronti dell’ex amante. Se verrà riconosciuto colpevole, il professore dovrà lasciare Miden.

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Quello che so di Bernardo Bertolucci

La Cineteca Nazionale e la Cineteca di Bologna omaggiano Bernardo Bertolucci con le proiezioni nelle sale italiane di Novecento (a partire dal 16 aprile) e Ultimo tango a Parigi (più avanti, a maggio), in versione restaurata. Pubblichiamo la postfazione di Tiziana Lo Porto al libro Cinema la prima volta, una raccolta di interviste a Bertolucci uscita per minimum fax: ringraziamo autrice e editore.

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Nuova letteratura fantastica. “Il grido” di Luciano Funetta

È più facile confezionare un’utopia che un’apocalisse? Emil Cioran se lo chiedeva nel 1960, dalle pagine di un testo, Storia e utopia, in cui faceva a pezzi un immaginario (e un modo di pensare) già in pensione, di fatto, da mezzo secolo. «Le sole utopie leggibili», scriveva, «sono quelle false, quelle che, scritte per gioco, divertimento o misantropia, prefigurano o evocano i Viaggi di Gulliver, bibbia dell’uomo disingannato, quintessenza di visioni non chimeriche, utopia senza speranza. Con i suoi sarcasmi, Swift ha smaliziato un genere fino al punto di distruggerlo». Dalle macerie sorgono Metropolis, lo Stato Unico di Zamjatin, l’Oceania di Orwell, la Galaad di Atwood. Città, Stati, continenti, non-luoghi del futuro che esasperano i connotati di skyline già scricchiolanti, panorami avvolti dalla nebbia.