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Una (piccola) pausa

Photo by Jan Kahánek on Unsplash

Per qualche giorno i post di minima&moralia non saranno caricati quotidianamente.

Ci rileggiamo verso la fine del mese; grazie come sempre a tutti i nostri lettori!

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Morte in miniera. La tragedia dimenticata di Monongah

Nella storia degli Stati Uniti d’America gli incidenti minerari hanno scavato un solco di lutti. Dal 1839 alla fine del Ventesimo secolo in 716 incidenti secondo le rilevazioni ufficiali sono scomparsi oltre 15 mila lavoratori. I dati ricostruiti su fonti giornalistiche ne stimano almeno diecimila in più.

Migliaia di vittime avevano varcato la porta stretta dell’isolotto di Ellis Island alla ricerca di un’occupazione. Nella baia di New York si registrò il picco degli ingressi nel 1907 con 1,004,756 persone accolte, fra le quali 292mila italiani.

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L’anima e le sue parole in due libri

Che cos’è l’anima non è certo l’interrogativo, ineludibile, a cui vuole rispondere Adin Steinsaltz nel suo libro edito da Giuntina ed intitolato semplicemente L’anima. Il libro del rabbino tra i maggiori conoscitori e studiosi del Talmud, che ha tradotto in ebraico moderno, si propone comunque un compito importante, quello di tentare di smuovere nel lettore riflessioni su uno dei più grandi misteri dell’essere umano e altresì di provare a consegnare alcuni strumenti che possano essere utili nella sua percezione durante il cammino dell’esistenza. Perché seppur almeno dall’avvento della psicologia o della psicoanalisi si è portato a parlare di Io o di Soggetto, la questione dell’anima, forse meno nominata che un tempo, resta centrale nella vita dell’uomo, almeno dall’antica filosofia greca che la riteneva un’essenza separata dal corpo e immortale.

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Questo pomodoro ti spiegherà come funziona il capitalismo 

di Dario De Marco

Ci voleva una strage, dodici braccianti africani morti in un incidente stradale in Puglia, per richiamare l’attenzione su condizioni di lavoro, e vita, che non sono tanto differenti dalla schiavitù: mancano solo le catene di ferro in senso materiale (e non sempre).

Ci vuole sempre una strage, e uno è persino tentato di dire ben venga, il sacrificio di vite umane (basta che si tratti di vite che non sono la mia), se serve a far capire qualcosa, a cambiare qualcosa. Addirittura il ministro dell’ordine pubblico, che se i negretti non stanno dietro al grilletto di solito tacet, ha fatto la voce grossa, ha detto caporali ha detto sfruttamento ha detto mafia. Allora uno dice vedi, menomale, anche lui farà qualcosa di buono come quell’altro, sgomineremo il caporalato. Perché la colpa è dei caporali, no? No.

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L’ultima casa di Giorgio Manganelli

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Ho visitato l’ultima casa di Giorgio Manganelli, in via Chinotto 8 interno 8. Era da tempo che volevo farlo. Non so cosa mi attrae tanto di questi posti. In genere, gli appassionati di letteratura amano i pellegrinaggi alle tombe dei loro beniamini, e vi depongono fiori e poesie, ma a me le tombe non dicono niente. Lì quegli scrittori ci sono stati portati quando erano solo un mucchio di ossa, mentre nelle case che hanno abitato non possono non aleggiare ancora i segni della loro presenza.

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Il desiderio di tempi interessanti. Verso la prossima Biennale d’arte

di Leonardo Merlini

Pioveva quando sono salito, parecchi anni fa, sull’eliporto della Pirelli alla periferia di Milano per intervistare Tomas Saraceno, l’artista argentino che di lì a qualche mese avrebbe portato in HangarBicocca una delle sue più celebri installazioni, quella Schiuma spazio temporale dentro la quale il pubblico si sarebbe potuto addentrare come in un fantastico gonfiabile iper contemporaneo e giocosamente straniante. Abbiamo parlato di scienza e arte, di innovazione tecnologica e visioni, mentre in fondo alle nuvole spuntava lo skyline di una città in corsa verso la sua nuova vita.

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Scrivere di cinema: Unsane

di Elvira del Guercio

Nell’aridità delle sale cinematografiche, vuote e abbandonate come solo sanno esserlo durante i mesi estivi, c’è un titolo ad essere sulla bocca di tutti: Unsane, girato da Steven Soderbergh interamente con un iPhone 7, la cui camera integrata è stata potenziata da una app in grado di gestire fuoco, esposizione e temperatura. Il mezzo espressivo è unico, ma il risultato è elettrizzante, diramandone le potenzialità e gli esiti ovunque.

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Histoire d’Elle – Un quiz di mezza estate (seconda parte)

di Dario Borso

(qui la prima parte)

“L’onestà!” – è come dire:
la foglia è causa delle foglie.
F.N.

Ecco qui l’ELLE d’allora; con lei il LUI di cui ora (la risata vale il biglietto).

Nell’anno 2000 il laboratorio di sintesi finale al Poli risentì forse anche troppo della vague decostruzionista: titolo [S]MONTAGGI[O]; focus imaginarius residenze mobili x migranti.

L’ultima session cadeva il 16 giugno, Bloomsday che organizzammo così: al centro del patio brutalista la mattina stessa in 4 trascinammo il motore di una vecchia 1100 comprato da un demolitore a 50.00 £ (le recuperammo vendendo sangria in mastello a 500 £ al bicchiere).

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini partecipa alla presentazione della Festa della Lega Romagna a Milano Marittima, nel Ravennate, 1 agosto 2018. ANSA/PASQUALE BOVE

Simbionti contro Capristi

di Valerio Cuccaroni

La destra di Matteo Salvini vince le elezioni politiche 2018. Fine del Fascismo. Inizio del Caprismo.

Prima che Salvini arrivasse al Governo, come Ministro dell’Interno, era ancora possibile servirsi della vecchia metafora del Fascismo. Salvini stesso è il referente di blocchi neofascisti, come Forza Nuova, Casa Pound, Blocco studentesco, ma egli rappresenta una fase nuova della politica.

Gao Xingjian Exhibition - Nouvelles Encres

Per un nuovo Rinascimento. La visione di Gao Xingjian

Questo pezzo è uscito sul Messaggero, che ringraziamo. (fonte immagine)

Gao Xingjian, il primo cinese insignito nel 2000 del Premio Nobel per la letteratura, è tante cose insieme: teorico della letteratura, traduttore, romanziere, poeta, pittore e cineasta; ma soprattutto è un uomo libero. Nato a Ganzhou nel 1940, laureatosi nel 1962 all’Istituto di lingue straniere di Pechino, durante la “Grande rivoluzione culturale” fu spedito per cinque anni in un campo di rieducazione. Scriveva in assoluta solitudine, per non mettere in pericolo testimoni con i suoi “reati” intellettuali, e spesso bruciava i manoscritti, affinché non finissero fra le maglie della censura, che non risparmiò le sue opere teatrali considerate sovversive.