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Sulle tracce degli scrittori selvaggi: Andrés Neuman racconta Roberto Bolaño

di Marco Gigliotti

Roberto Bolaño non ha mai vissuto a Madrid, ma è proprio qui che è atterrato nel 1977, a ventiquattro anni, proveniente dal Messico. C’è una foto che lo ritrae mentre scende la scaletta dell’aereo, con una valigia in mano, i capelli lunghi e lo sguardo smarrito di chi si ritrova per la prima volta in un altro continente. La capitale sarà per Bolaño solo un luogo di passaggio, sceso dall’aereo si dirigerà a Barcellona per raggiungere la madre.

Bolaño non ha scritto quasi nulla sulla capitale spagnola: un numero irrisorio di pagine ne I detective selvaggi e in 2666 e un articolo intitolato «Come arrivare a Madrid», inserito poi in Tra Parentesi. Nell’articolo, oltre a dire che Madrid non esiste o che forse è una città immaginaria, racconta che i suoi alberghi preferiti sono quelli tra la piazza di Santa Ana e Lavapíes, gli alberghi dove andava all’epoca in cui faceva l’autostop e riusciva a resistere diversi giorni senza mangiare  né dormire. Ho prenotato un ostello in questa zona perché nonostante sia in pieno centro, adiacente a Puerta del Sol, è molto economica. Avrei dovuto condividere il bagno con gli altri ospiti del piano, ma per una serie di imprevisti, dice la ragazza della reception, mi è toccata una stanza col bagno interno. Per raggiungerla devo andare in un altro edificio e fare a piedi sei rampe di scale. La stanza è minuscola, riesco a malapena a infilare il mio trolley nello spazio tra il letto e la parete. Dalla finestra vedo l’entrata di una discoteca che promette decibel e schiamazzi fino all’alba.

 
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Vecchia guardia, nuovi merletti

di Giacomo Giossi 

Per vecchia guardia fino a poco tempo fa s’identificava un gruppo solido e spesso vincente di una squadra. Vecchia guardia era quella del Milan degli anni Novanta (il grande Milan di Berlusconi), vecchia guardia erano Maldini, Tassotti, Donadoni per non parlare capitan Baresi (Baresi Franco, Giuseppe suo fratello, giocava nell’Inter, ma non era la stessa cosa). La vecchia guardia era insomma quella che aveva ottenuto successi stellari e poi negli anni aveva tenuto duro a fronte anche di un cambio generazionale spesso non all’altezza.

 
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Mario Luzi, cento anni di poesia. E di prosa

Questo articolo è uscito in forma abbreviata e rimaneggiata su Europa

Mario Luzi nasceva esattamente cento anni fa, il 20 ottobre 1914, a Castello, nei dintorni di Firenze, la città dove trascorse buona parte della sua vita e morì, novantenne, nel febbraio 2005. Molti sono gli eventi che stanno celebrando la ricorrenza, a testimonianza di una fortuna letteraria e critica in continua crescita: il 27 settembre, a Pienza, è stata inaugurata un’interessante mostra bio-bliografica a lui dedicata, Mario Luzi 1914 2014. Le campagne, le parole, la luce (la stessa mostra, il cui catalogo è in corso di pubblicazione, era già stata ospitata a Mendrisio, in Svizzera); si svolgeranno vari incontri di studi, tra cui uno a Roma, il 22 ottobre, sotto l’egida del Senato della Repubblica, con interventi, tra gli altri, di Giulio Ferroni e Giuseppe Langella; sono già usciti due ricchi numeri monografici della rivista «Istmi», con scritti e interventi di e su Luzi, mentre altre riviste letterarie, come «Poesia» e «Nuovi Argomenti» (versione on-line), gli stanno dedicando degli speciali approfondimenti.

 
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Ritratto di Andrea Pazienza da cucciolo – Gabriella De Fazio intervista Giuliana Di Cretico

In questi mesi sto girando per l’Italia visitando molte librerie. E capita, in modo meno infrequente di quanto si possa già sperare, che molti di questi posti custodiscano grandi e piccoli tesori. Ad esempio l’Orsa Minore di San Severo. Che qualche anno fa mise su una piccola rivista, “I Quaderni dell’Orsa”, un cui numero speciale [...]

 
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Philippe Van Parijs: un Euro-dividendo per un’Europa più giusta e inclusiva

Si chiude oggi a Roma la sesta edizione del Salone dell’Editoria Sociale. Ieri è intervenuto il filosofo ed economista Philippe Van Parijs: pubblichiamo l’intervista di Giuliano Battiston apparsa su Reset.

Filosofo ed economista, docente a Oxford e a Lovanio, dove dirige la Hoover Chair di Etica economica e sociale, Philippe Van Parijs ha costruito la sua originalissima fisionomia intellettuale studiando etica e filosofia politica, filosofia della scienza ed economica politica. Negli anni Settanta ha partecipato alla creazione del “September group”, il gruppo di ricerca a cui si deve l’affermazione del “marxismo analitico”, mentre dagli anni Ottanta si è dedicato a alla questione del reddito minimo garantito, di cui è uno dei più convinti sostenitori. Fondatore del Basic Income European Network (nel frattempo ampliato su scala mondiale), non ha mai smesso di credere che non ci sia questione economica o sociale di una qualche rilevanza che non implichi anche una riflessione specificamente etica (come scrive in Cos’è una società giusta? e in Quanta disuguaglianza possiamo accettare?). Oggi vede nell’introduzione di un Euro-dividendo uno degli strumenti necessari per dare vita a una società più giusta e scongiurare la fine del welfare state europeo. O, in altri termini, una via per avvicinarsi al regno della libertà di cui parlava Marx: “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Lo abbiamo incontrato a Roma, dove sabato 18 ottobre ha partecipato al Salone dell’editoria sociale.

 
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Discorsi sul metodo – 7: Dave Eggers

Riprendono con Dave Eggers i Discorsi sul metodo con le interviste agli ospiti del Premio Von Rezzori.

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Dave Eggers è nato a Boston nel 1970. Il suo ultimo libro è Il cerchio, in uscita per Mondadori a novembre.

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Nei giorni in cui scrivo – dico, in cui scrivo seriamente, in cui lavoro a un romanzo – lavoro esattamente otto ore e devo trascorrerle ininterrottamente nello stesso posto. Negli anni più recenti questo posto è una stanza a casa mia, e non la lascio per nessun motivo per otto ore esatte dal momento in cui mi metto al lavoro.
Una sessione quotidiana di scrittura deve portare a non meno di 800 parole, ovvero, per la lingua inglese, 4000 battute. Meno è inaccettabile.

 
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L’uomo che si finse calciatore per vent’anni

Quest’articolo è stato pubblicato su I campioni dello sport. di Dario Intorella È possibile fare carriera nel mondo del calcio senza essere un calciatore, senza giocare nessuna partita e guadagnando anche dei soldi? Per quanto possa sembrare impossibile, sì. Questa è la surreale e quasi comica storia di un giovane brasiliano che, con la sua [...]

 
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Matera 2019. Da Carlo Levi a Twitter: il «futuro aperto» nasce tra i Sassi

Questo pezzo è uscito su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Oscar Iarussi Era ora. Una volta tanto vince il Sud e sarà Matera la capitale europea della cultura nel 2019, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. L’annuncio poco dopo le 17 di ieri, a las cinco de la tarde sul meridiano della poesia [...]

 
Maturità: Milano, Liceo Classico Tito Livio, Prima prova scritta

Togliere i commissari esterni alla maturità è una decisione demente

di Christian Raimo Qualche mese fa, al momento dell’insediamento, Matteo Renzi ha detto che la priorità del suo governo sarebbe stata la scuola. Al netto della retorica di prammatica, sembrava almeno un bel cambio di segno. Per Berlusconi sarebbe stato impensabile usare una retorica simile, ma anche Monti e Letta non erano stati capaci di [...]

 
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L’Italia a fumetti: intervista a Alfred

Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera.

Una storia nata da una depressione, con un lieto fine per uscirne. Alfred, pseudonimo di Lionel Papagalli, lo confessa raccontando la genesi di Come prima (edito in Italia da Bao publishing), vincitore del premio “Fauve d’or per il Migliore album” all’ultimo festival di Angouleme. Trentottenne, francese di origine italiana, dagli anni 90 nel mondo del fumetto, Come prima l’ha coinvolto molto profondamente. Una storia ambientata nel 1958, all’alba del boom economico, in un’Italia raccontata in un road novel dove Fabio e Giovanni, due fratelli emigrati, da tempo lontani tra loro, in conflitto, dalla Francia devono riportare le ceneri del padre nella sua città d’origine, al Sud. E ovviamente il passato ritorna, e chiede il conto di un conflitto nato molti anni prima, forse perché le cose tornino “come prima”, appunto. Anche se è impossibile.