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A Cover Story. Walter Benjamin e la ripetizione

di Massimo Palma

«Sul palco Like a Rolling Stone poteva sembrare più lunga ogni volta che l’ascoltavi, come se la lotta non consistesse più nel raggiungere la canzone, ma nel fuggirla». O ancora: è emozionante «vedere la canzone che canta se stessa, anche se, mentre lo fa, allude soltanto a quello che Dylan ne fece una volta». Sono alcuni frammenti del discorso amoroso di Greil Marcus su Bob Dylan e il suo pezzo-simbolo. Quando si tratta di mettere a punto la storia postuma del brano leggendario del 1965, Marcus parte dall’incapacità di Dylan di farne una versione simile all’originale. Dal suo fuggire il Rolling Stone. Dal fatto che sia proprio la canzone a sfuggirgli, a scappare. Decenni dopo, dopo averla lasciata agli interpreti, dopo averla eseguita centinaia di volte nel Neverending Tour, allo spettatore capita di vedere Dylan cantare«la canzone come se non appartenesse più a nessuno».

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Roma attraverso i fulmini

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ROMA. “A Roma tutto quello che c’è di vero sta sottoterra”. La frase lapidaria arriva alla metà perfetta di un libro che sfugge a ogni definizione, esordio di un non romano alle prese con enigmi e incubi che a Roma valgono oggi come duemila anni fa. Romanzo esoterico, misterico, di formazione, per nulla di genere, Il libro dei fulmini (Atlantide, pp. 171, euro 20) racconta una città molto lontana da quella delle cronache, dei reportage, delle guide turistiche. Attraverso di essa, vuole in effetti raccontare una discesa agli inferi esistenziale e un incontro con la morte, tipico di culti arcaici apparentemente sepolti. E tuttavia, forse proprio per questo, il libro illumina certi aspetti della città eterna generalmente negletti.

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Senza cultura non resta che l’eleganza del vizio

L’alto e il basso non esistono più, e questo lo sappiamo da circa cinquant’anni. Il basso è così divenuto un vero e proprio serbatoio di senso capace di rivelare infiniti spazi e pertugi, mentre l’alto è divenuto lo strumento per leggerlo, per rivelarne appunto i molteplici sensi. Tuttavia come spesso accadeva anche tra Ciccio e […]

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Pink Floyd: la grande esibizione

Ieri mattina sono andato in via Nizza, una strada ben asfaltata tra viale Regina Margherita e piazza Fiume, a Roma. Al civico 138 c’è il Macro, il Museo di Arte Contemporanea, e si dà il caso che era in programma la conferenza stampa di The Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains, la mostra sulla più interstellare tra le band inglesi. A Londra, dove ha esordito, è stata un successone. A officiare l’evento sono annunciati Roger Waters e Nick Mason, che non hanno bisogno di presentazioni.

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Nuove dal giallo scandinavo: “Anime senza nome”

Inizio d’inverno: niente di meglio di un buon thriller svedese, no? Prima, è stata Marsilio a puntare forte a Nord, a creare l’apposito brand “Giallo Svezia”, a permettere la discesa nelle librerie italiane di decine di autori del Paese che, oggi, sembra essere la culla della fiction più sanguinolenta: poi, prevedibilmente, a fronte del successo di quei titoli e di ricavi assicurati da una domanda in continua espansione, tanti altri editori hanno seguito quello veneziano, ed Einaudi non ha fatto eccezione.

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Trent’anni fa, il nuovo Roberto Bolaño

Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo. (fonte immagine).

Benché sia morto nel 2003, Roberto Bolaño è fino ad ora il più grande innovatore del XXI secolo nel campo della letteratura d’invenzione. Romanzi come I detective selvaggi e 2666 hanno riaperto tutti i giochi che il postmoderno aveva portato a saturazione.

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Eternal life. La riscoperta di William Blake

Desta senza alcun dubbio sorpresa, e anche una certa fierezza, notare come a guidare il rinato interesse internazionale per l’opera di William Blake ci siano artisti e intellettuali italiani.

Dopo l’evento Blake in Rome del 2016 (di cui abbiamo parlato qui), l’associazione Inner Peace in occasione dell’anniversario della scomparsa del poeta, ha organizzato il 28 Novembre scorso una giornata dedicata alla meditazione sull’opera del poeta che ha coinvolto più di 18.000 studenti in tutti i quartieri di Londra.

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Gli hippie adorano Baal, un racconto di Danilo Soscia

Il 25 gennaio Danilo Soscia pubblicherà per minimum fax Atlante delle meraviglie. Sessanta piccoli racconti mondo. Vi proponiamo qui un racconto inedito che fa da contenuto extra, ringraziando l’autore e l’editore.
Sognai i miei incisivi. Addentavano l’ancia come per strapparla, e restavano lì, piantati nell’alveo, alberi secolari di una boscaglia putrefatta. Alla fine del giro il batterista fece saltare la ceralacca da una bottiglia, e io allungai il braccio, un lunghissimo braccio verso il suo sorriso di uomo, ma lui mi disse, No Chet, tu non devi bere dal collo, eccoti un bicchiere. Dalla gran cassa tirò fuori una tazza lesionata, trasparente, e mi versò una generosa porzione. Batti il tempo, gli dissi. E lui attaccò, senza guardarmi. Nel sogno mi perdevo tra gli sgorbi del pentagramma, così gli altri furono costretti più volte a fermarsi. Mi ritrovai a dire a bassa voce nel microfono, davanti a una sala stracolma, Mamma, se sei in sala fatti vedere.

1 Apertura

L’uomo senza talento

Pubblichiamo un dialogo tra Paul Gravett, Berliac e Vincenzo Filosa sull’opera di Yoshiharu Tsuge, uno dei più grandi autori di fumetto giapponesi. L’incontro, a cura di Canicola, si è svolto all’Accademia di Belle Arti di Bologna, in occasione di Bilbulbul, il Festival internazionale del fumetto. Di seguito la prima parte.

Edo Chieregato: Yoshiharu Tsuge è tra i maggiori autori di fumetto di tutti i tempi, indubbiamente è il maestro del manga alternativo giapponese.

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Il cuore di Kobe Bryant

È il gennaio del 2000. L’alba di una nuova èra. In una saletta riservata dello Staples Center, il tempio del basket di Los Angeles, ha luogo il primo rendez-vous (in abiti civili) tra Michael Jordan e Kobe Bryant. L’incontro è propiziato da Phil Jackson, convinto che il vecchio campione possa insegnare al giovane come rimanere nel «flusso», lasciando che sia «il gioco ad andare da lui», senza incaponirsi a voler fare sempre tutto da solo. Così, dopo una partita contro Denver, Kobe si siede su un divanetto ad aspettare l’arrivo del suo idolo. Poi, vedendo entrare Michael accompagnato dal coach, si presenta così: «Lo sai che uno contro uno posso farti il culo in qualsiasi momento».