le otto montagne

Stregati: “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

Gli incipit: questione talmente spinosa che Salman Rushdie, per non risparmiare cartucce, fa cominciare il suo I figli della mezzanotte con una goffa serie di false partenze. Lo stile, l’innesto coloniale, la modernità anteposte alla chiarezza: Saleem Sinai entra in scena senza gloria, investito dall’abbondanza torrentizia di dei dettagli.

Divertente, sì, una scuola ottima per le penne isteriche e gli autori di epopee postmoderne, ma lontanissimo dall’incipit perfetto, il lascito di Jane Austen: un giro di frase relativamente breve e due o tre parole generiche sul cuore della storia (quando ancora, da lettori, non sappiamo né quale sia, la storia, né dove sia il suo cuore).

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Scrivere di cinema: La tenerezza

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Marco Castelli

I film  sulle relazioni umane sono come una matassa di storie, che viene fatta srotolare da un gatto su un tappeto. Ne “La tenerezza” il giocoliere è il regista Gianni Amelio, il tappeto sono i vicoli di Napoli ed il colore della matassa è un rosso tra lo stinto di una rosa sfiorita, il cupo del sangue rappreso, ed il colore acceso della giacca a vento del protagonista, Lorenzo, avvocato in pensione.

paco ignacio taibo II

“Sono un sindacalista di cuore”. Intervista a Paco Ignacio Taibo II

(l’autore ringrazia Maria Pina Iannuzzi per la traduzione)

«Il nemico non sarà chi è nato dall’altra parte della frontiera, né chi parla una lingua diversa dalla nostra, bensì colui che non ha la ragione, colui che vuole violare la libertà e l’indipendenza degli altri». Paco Ignacio Taibo II ha costruito a immagine e somiglianza di queste sue parole i quattro protagonisti della novela negra y policiaca L’ombra dell’ombra (la Nuova frontiera, 235 pagine, 16.50 euro), ambientata a Città del Messico all’alba degli anni Venti del secolo scorso, quando al potere c’era il generale Álvaro Obregón che promise agli statunitensi di non espropriare gli interessi delle compagnie petrolifere.

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Stregati: “La stanza profonda” di Vanni Santoni

Per la nuova puntata di Stregati, Gianluca Didino ha intevistato Vanni Santoni, in dozzina con il suo La stanza profonda, pubblicato da Laterza.

Ciao Vanni. Vorrei cominciare questa intervista parlando di un tema che credo stia a cuore a entrambi, quello dei mondi chiusi. Nella Stanza profonda racconti l’universo dei giochi di ruolo, partendo dalla diffusione di D&D negli anni ’70 per arrivare fino ai giochi online. Gli universi finzionali, le mappe, l’immedesimazione nel personaggio sono tutti esempi di mondi chiusi. Poi tu sei anche uno scrittore di fantasy, il genere che forse si è dedicato più di tutti alla produzione di universi alternativi. Uno dei tuoi scrittori contemporanei preferiti, Mircea Cărtărescu, nella sua trilogia Abbacinante non fa altro che parlare di mondi chiusi, mondi all’interno di altri mondi, mondi che generano altri mondi. Che significato ha questa idea per te?

Sicuramente, come dici, negli ultimi mesi ho preso una bella sbandata per Cărtărescu, molto banalmente perché il suo Abbacinante è la cosa più significativa che mi sono trovato a leggere da molto tempo – direi da 2666 di Roberto Bolaño o Austerlitz di W.G. Sebald –, peraltro come capofila di un gruppo di libri saliti alla ribalta negli ultimi tempi e tutti notevolissimi, che sembrano aver riportato in modo deciso il pallino del romanzo in Europa dopo decenni di egemonia americana. Penso a Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, a Terminus radioso di Antoine Volodine, a Satantango di László Krasznahorkai (che recente non è, essendo dell’85, ma è tornato in scena, mostrandosi ancora attualissimo, in seguito alla vittoria dell’International Booker Prize due anni fa), e anche, in modo meno diretto, al lavoro dell’inglese Tom McCarthy.

giovanni trapattoni

Non dire gatto. Vita di Giovanni Trapattoni

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo. È meno scontata di quanto ci si possa aspettare, l’autobiografia del Trap (Non dire gatto. La mia vita sempre in campo, tra calci e fischi, Rizzoli, 297 pagg., 18 euro). Sì, certo, di primo acchito sembra la solita lunga carrellata di partite e risultati raccontati a volte […]

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I cuori degli uomini

Questo articolo è uscito in forma ridotta su Pagina 99, che ringraziamo.

di Marco Di Marco

«Vede signor senatore, anch’io ho una mia storia, un po’ più semplice della sua. Molti anni fa avevo un amico, un caro amico. Lo denunciai per salvargli la vita; invece fu ucciso. Volle farsi uccidere… Era una grande amicizia. Andò male a lui, e andò male anche a me. Buonanotte signor Bailey. Io spero che quella sua inchiesta si risolva in nulla, sarebbe un peccato se il lavoro della sua vita andasse sprecato…»

Houellebecq

Houellebecq e Schopenhauer: cronaca di un colpo di fulmine

(fonte immagine)

In attesa del suo prossimo romanzo “sull’amore” – chissà cosa dobbiamo aspettarci –, Michel Houellebecq ritorna ad una sua vecchia passione: il saggio. Dopo averne dedicato uno a H.P. Lovecraft (Contro il mondo, contro la vita, Bompiani), con cui inaugurò la sua fortunata bibliografia nel lontano 1991, l’autore di Sottomissione ha deciso di rendere omaggio ad un pensatore fondamentale della sua formazione intellettuale: il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer.

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Prima di Capaci. Falcone e gli Stati Uniti

Alle 17.56 del 23 maggio 1992, su una curva dell’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi corre verso Palermo, la potentissima deflagrazione di oltre cinquecento chili di tritolo, scavando un cratere, uccise Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sopravvissero all’attentato i poliziotti Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, che viaggiavano sulla terza auto blindata di scorta. Con loro è sopravvissuto Giuseppe Costanza, autista di Falcone, che sedeva nel sedile posteriore della vettura guidata dal giudice.

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Estremamente Zelda

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

“Zelda è estremamente Zelda. Una di quelle ragazze che non devono mai fare il minimo sforzo per fare innamorare gli uomini. Sono due i tipi di uomini che solo di rado si innamorano di lei: gli stupidi, che di solito hanno paura della sua intelligenza, e gli intellettuali, che di solito hanno paura della sua bellezza. Tutti gli altri le appartengono per diritto naturale”.

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Sorpresi dalla Gioia. Leggere e incontrare C. S. Lewis

Pubblichiamo, ringraziando BE edizioni, un pezzo  di Edoardo Rialti introduttivo al libro La vita di C.S. Lewis.

di Edoardo Rialti

Chi è C. S. Lewis? si domanda McGrath all’inizio di questa sua biografia. In un certo senso, come per ogni essere umano, tale domanda è destinata a restare ultimamente irrisolta. Come notava Oscar Wilde (irlandese a sua volta), “il mistero finale è sé stessi”, e, di conseguenza, anche chiunque altro. La ricchezza stessa dei dettagli, qualora non sia accompagnata da una profonda empatia  capacità d’immedesimazione, rischia, paradossalmente, di farci smarrire la persona oggetto del nostro interesse.