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“La leggenda dei giocolieri di lacrime”: reale e fantastico nel romanzo di László Darvasi

di Angelo Murtas

I magiari fecero la loro comparsa nella storia occidentale nel corso dell’Alto Medioevo. Furono tra i protagonisti dei feroci saccheggi che all’epoca misero in ginocchio l’Europa: i monasteri abbandonati nel Nord Italia e in Germania testimoniavano la paura che quelle popolazioni provenienti dalle steppe dell’Asia centrale generavano nelle loro continue scorrerie. Prediligevano i piccoli villaggi di campagna alle città e il loro nemico più grande era la terra sotto i piedi: una terra arida che rendeva complicati gli spostamenti con i carri colmi della merce saccheggiata e non dava da mangiare ai cavalli lungo la strada.

Qualche secolo dopo, “addomesticati”, come ce li ha consegnati la storiografia occidentale, si convertirono al cristianesimo e da nomadi diventarono sedentari.

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“Lei”, un estratto

Pubblichiamo un estratto dal libro di Nicolò Targhetta Lei, uscito per Becco Giallo: ringraziamo editore e autore.

di Nicolò Targhetta

In ordine sparso, cose che secondo lei fanno di un adulto un adulto:

Una carta di credito
• Un materasso proprio
• Mangiare fibre
• Bere vino
• Pagarsi le vacanze
• Un contratto con la banca
• Un punto di vista sul mondo
Un lavoro

Quando le chiedono che lavoro fa, lei risponde leggo. Poi, arrendendosi a un certo senso di colpa, aggiunge maldestra: cioè, per lo più leggo.

Leggo. Le piace dirlo. Le piace come suona. Perché suona proprio come se li avesse realizzati ’sti benedetti sogni.

Alessandro Bulgini, Opera Viva - Foresta casalinga (2020)

Fase Due

Questi testi sono apparsi su “Artribune”, in forma diversa, all’interno della rubrica inpratica tra il 25 maggio e il 15 giugno. In copertina: Alessandro Bulgini, “Opera Viva – Foresta casalinga” (2020). * Fase Due: tutto sembra tornato come prima – ma tutto è cambiato, in realtà. Le disposizioni, il modo in cui la gente si muove, […]

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Uccellini

Colla, una rivista letteraria che ciclicamente propone nuove voci e nuovi racconti, è da poco online con il numero 28. Ringraziando la rivista, pubblichiamo qui uno dei racconti. Il dipinto è di Albrecht Dürer.

Ho come un battito d’ali nel petto.
Victor Hugo

Eravamo così poveri che, ogni sera, invece di restare seduto guardando i piatti vuoti, mio padre batteva un pugno sulla tavola, e urlava che ero stata cattiva, ed elencava la lista interminabile delle cattiverie commesse a casa e a scuola, e concludeva che se avevo il male dentro, non c’era altra soluzione, e mi spediva a letto senza cena.

Io mi alzavo dalla sedia, e fissavo la faccia rossastra di mio padre, cosa infinitamente migliore che fissare il biancore dei piatti vuoti, e dicevo scusa, dicevo non lo farò mai più, anche se non avevo fatto nulla di cui farmi perdonare, e a capo chino infilavo la via del corridoio.
E una volta in camera mia, chiudevo subito la porta, e cercavo di non sentire le urla di mio padre e di mia madre, i piatti che si schiantavano contro le pareti, e prendevo i libri dallo zaino, e legavo i capelli in una coda, e continuavo a studiare scienze naturali, almeno fino a quando la stanchezza non faceva di me una piccola alga fluttuante nella piccola luce della lampada.
Ma non c’era modo, poi restavo tutta la notte con gli occhi aperti, e mi giravo nel letto, e non riuscivo a prendere sonno, e tutto questo per via del mio stomaco, che a volte emetteva oscuri brontolii, altre volte veri e propri discorsi con una voce che non sapevo che sesso avesse.

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Su “Configurazione tundra” di Elena Giorgiana Mirabelli

Nella raccolta di saggi Estetica e romanzo, Michail Bachtin definisce il cronotopo, mutuando il termine dalla fisica della gravitazione, letteralmente “tempo-spazio”, come «l’interconnessione sostanziale dei rapporti temporali e spaziali dei quali la letteratura si è impadronita artisticamente». A un’analisi cronotipica più ravvicinata, l’Altrove in Configurazione Tundra si situa nello spettro della categoria del tempo intesa come quarta dimensione dello spazio, un cronotopo topografico.

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Come una storia d’amore, i racconti romani di Nadia Terranova

Ho letto per la prima volta il racconto Via della Devozione di Nadia Terranova qualche anno fa. Mi colpì moltissimo per la capacità dell’autrice di mettere dentro poche pagine tutto quello che deve stare tra le impalcature di un racconto. Ritrovo, rileggendolo oggi, in questa raccolta uscita per Giulio Perrone, Come una storia d’amore, tutti i fili, il tessuto narrativo compatto e ricco di sfumature, la bellezza dei personaggi, il modo in cui incrociano, si sfiorano e poi finalmente si toccano le due storie principali. L’evocazione che arriva dai brevi dialoghi, il suono che fanno le parole per strada e al silenzio che fanno dentro casa. Il silenzio che viene prima e dopo una tragedia. Il silenzio che viene da frasi come “se l’è cercata, del resto con quel mestiere”.

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Sull’editoria di poesia contemporanea #12: Patrizio Peterlini/Fondazione Bonotto

Pubblichiamo una nuova intervista di Francesca Sante nella sua serie sulla poesia italiana contemporanea: l’archivio è disponibile a questo indirizzo.

C’è un pezzo di poesia del Novecento che è diventato dominio dell’arte e non della letteratura e dal quale derivano, consapevolmente o meno, le forme di poesia digitale, slam, installava, di strada, ecc. presenti oggi nel panorama contemporaneo. Esoeditoria è un termine ombrello che raccoglie le pubblicazioni che per scelta o necessità si sono poste fuori dal mercato del libro e che uniscono la parola poetica con altre discipline artistiche. Per queste opere Dick Higgins ha coniugato la parola ‘intermedia’, che descrive “tutte quelle esperienze artistiche che hanno eliminato le barriere tra le varie discipline con l’intenzione di fonderle in una sola pratica artistica totale”.

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“Essere senza casa”, un estratto

Pubblichiamo un estratto da “Essere senza casa. Sulla condizione di vivere in tempi strani” di Gianluca Didino, uscito a giugno 2020 per Minimum Fax. * Quando facevo l’università a Torino c’era una canzone che veniva suonata spesso dalle casse attaccate al computer del mio appartamento condiviso con altri universitari. Era il brano di una band […]

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Su Almarina di Valeria Parrella

di Germana Urbani   Valeria Parrella con Almarina, conquista il terzo posto allo Strega, va detto però che questa autrice poteva davvero vincere, ma, lasciando il podio a Veronesi, sicuramente le spettava di posizionarsi prima di Carofiglio e la sua saga da ombrellone. È la seconda volta che Parrella conquista la cinquina, dopo esserci arrivata […]

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Il muro e la distopia di John Lanchester

di Stefano Friani Nel momento in cui la distopia è a tal punto mainstream da essersi tramutata nel nostro presente, John Lanchester arriva un po’ col fiato corto, avendo rimasticato le paturnie collettive di ieri – il Muro (stavolta non lo pagherà il Messico), il Cambiamento (climatico, s’intende), gli Altri (disambiguazione: i migranti) – in […]