colson

L’America di Colson Whitehead

Sarebbe bello inventare una parola per la tensione che si crea durante la lettura di alcuni libri d’avventura, quelli – nello specifico – come I viaggi di Gulliver, o La macchina del tempo, in cui a ogni approdo segue una fuga o uno smarrimento, e poi una nuova scoperta spesso peggiore della precedente. La parola dovrebbe descrivere l’angoscia che anticipa il nuovo scenario: Brobdingnag dopo Lilliput, il futuro dei lepidotteri dopo l’anno dei morlocchi. Non è proprio suspense, perché ha in sé qualcosa di esasperante, un misto discorde tra curiosità e misericordia. Cosa succederà a questo epigono di Ulisse? Dove finirà? E soprattutto: in quante terribili vie nuove possiamo comparire, una volta lasciata la via vecchia?

l'inganno

Ingannato sia l’uomo, ingannate siano le donne dell’ultimo film di Sofia Coppola

Quanto può essere difficile avvicinarsi all’Altro quando ci si è costruititi la nostra corazza di certezze e rassicurazioni? Quando il consueto non lascia spazio alla sorpresa, al rischio? Cosa accade quando la cornice protettiva che la società vuole per noi, la corazza che ci teniamo stretta poiché è la sola che conosciamo e ci porta conforto, viene incrinata, sbalestrata, e, nell’infrangersi, minaccia di far crollare tutto? E prima di tutto il terreno sui cui, con la dovuta noncuranza, abbiamo da sempre appoggiato i nostri piedi?

L’arrivo del caporale John McBurney (Colin Farrell) nella vita delle sette donne dell’ultimo film di Sofia Coppola ha la portata dello sbarco di un extra-terrestre, eppure John McBurney viene dalla terra.

Urban Nation, Museum of Urban and October 01, 2017.   
#UrbanNation #UrbanNationBerlin #MuseumofUrbanAndContemporaryArt #streetart #urbanart #Bülowstrasse @urbannationberlin @pixelpancho       
photo by Nika Kramer

Urban Nation di Berlino, Il museo impossibile

di Maria Vittoria Baravelli

Lo scorso 16 settembre è stato inaugurato a Berlino Urban Nation, il primo museo al mondo interamente dedicato alla Street Art.

Il museo, sorto nel quartiere di Schöneberg in Bülowstraße 7, rappresenta un punto di riferimento per artisti, appassionati d’arte, berlinesi e turisti e mostra uno spaccato della scena artistica internazionale. E anche se l’idea di racchiudere all’interno di un enorme spazio espositivo opere tendenzialmente pensate en plein air, potrebbe sembrare alquanto ossimorica, in realtà non lo è affatto. Perché la street art ha un evidente bisogno di stabilizzarsi dato il suo carattere estremamente impermanente. Lo dimostrano i tantissimi murales ed opere cancellate nel tempo, da Keith Haring a Banksy, da Jean-Michel Basquiat fino ad arrivare ad Eduardo Kobra.

1200x768_ecrivain-canadien-ne-haiti-dany-laferriere-elu-jeudi-a-academie-francaise-photographie-3-octobre-2009-a-paris

Discorsi sul metodo – 23: Dany Laferrière

Dany Laferrière, secondo autore nero della storia a far parte dell’Académie française dopo Léopold Sédar Senghor, e secondo autore privo di nazionalità francese dopo Julien Green, è nato a Port-au-Prince nel 1953. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è L’ arte ormai perduta del dolce far niente (66and2nd, 2016), mentre il 9 novembre esce sempre per 66thand2nd Diario di uno scrittore in pigiama.

* * *

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Da giovane ero molto severo con me stesso, mi imponevo di scrivere tutti i giorni e di fare un minimo di pagine; ora non ho più delle quantità fisse, ormai lavoro per piacere. Scrivo le cose che mi passano per la mente, prendo appunti, quando sento che è il momento li metto assieme e realizzo che sto lavorando su un nuovo libro ma davvero in tutta la prima fase dei lavori lo sviluppo come viene, sono io a seguire il libro non viceversa.

angela davis

Angela Davis e la maturità di una rivoluzionaria

di Sara Zucchini (la foto è di Giuliano Del Gatto)

Sono le 20:15 e la fila per entrare in teatro conta già qualche centinaio di persone. Dopo due giorni di incontri sulla politica internazionale, l’economia, i migranti, il global warming, il Venezuela, le graphic novel che sono anche reportage di guerra, la Siria, la Libia, la Brexit, la stanchezza comincia a farsi sentire. Mi fanno male gli occhi, mi fa male la schiena, sento che sto perdendo lucidità, ma se sono qui al Festival di Internazionale, dove da giovanissima ho lavoravo per mettere da parte un po’ di soldi extra e intanto sgattaiolavo dentro i teatri per ascoltare Chomsky o Randall, è per incontrare una donna da foto sul muro, come diceva De Gregori, che oggi è scesa dal muro, è uscita dai libri e dai poster, è diventata tridimensionale e parlerà qui, nella mia cittadina umida.

bestie di scena emma dante

Bestie di scena di Emma Dante: il discorso dello sguardo

Quando siamo entrati in sala – più o meno qualche minuto fa – Bestie di scena era già lì.

Nel senso che abbiamo raggiunto il teatro, abbiamo pagato il biglietto, abbiamo lasciato giacche e cappotti al guardaroba e siamo entrati nella sala che poco a poco si va riempiendo; alla ricerca del nostro posto, abbiamo visto che attori e attrici in maglietta e pantaloni percorrevano il palco da una parte all’altra. Il training che precede lo spettacolo, ci siamo detti, un allenamento che però di solito avviene dietro le quinte (dunque, abbiamo pensato, siamo entrati in qualcosa dove le soglie che di solito distinguono il prima dal durante e dal dopo sono rarefatte se non del tutto cancellate).

dimenticare

“Dimenticare”, il nuovo romanzo di Peppe Fiore

di Marco Di Marco

Daniele, ha gestito per anni con il suo più scapestrato fratello Franco – promessa infranta del calcio regionale – un lido sulle spiagge di Fiumicino, e ha rimediato più volte ai casini in cui Franco si è cacciato (quasi sempre questioni di soldi, e a volte venendo a contatto con la criminalità di provincia), ma all’improvviso decide di tagliare i ponti. Dicendo di andare in Messico si ritira sulle montagne laziali, nel paesino di Tricase, a rimettere in funzione il bar di una stazione sciistica chiusa. Resta lì tredici anni, ai margini del bosco in cui dicono si aggiri un orso che sarebbe responsabile della misteriosa morte di una ragazza.

foto_2

La scrittura dell’altrove. Sul post-esotismo di Antoine Volodine

Affossato nella poltrona di vimini, Lenin è un animale calvo, sazio. Bogdanov tende in avanti l’addome, e per un attimo pare sovrastare l’avversario. Pettinato, vestito con gusto, assorto nella primavera dell’isola che esotica e totale galleggia sull’acqua. Lenin riprende a respirare. La sicumera del più forte. Osservati di lato, i capelli residui alle tempie appaiono gonfi, satellitari. Bogdanov scolla la mano dal vimini e fa la sua mossa. La scimmia cappuccino sulla spalla di Gor’kij, guardiano muto della contesa, caccia una specie di grido. A tutti è chiaro chi abbatterà il Re.

000-Le_ragazze_nello_studio_di_Munari_Baronciani_Tavola1

Alessandro Baronciani, ostinatamente “fuori tema”

Era il 2010 e un trentatrenne autore pesarese pubblicava la sua terza opera a fumetti con Black Velvet, la casa editrice che fin da subito aveva puntato su di lui. Non che avesse bisogno di ulteriori conferme, dato che già l’esordio Una storia a fumetti (raccolta di storie autoprodotte negli anni precedenti, che lui stesso stampava e spediva per posta ai lettori – i quali grazie al passaparola si abbonavano sempre più numerosi) e il successivo Quanto tutto diventò blu avevano già consolidato successo di pubblico e critica, definendone uno stile ben riconoscibile e peculiare. 

Ma è con Le ragazze nello studio di Munari che per Baronciani avviene il vero salto di qualità, quello che ne caratterizza l’avvenuta maturità artistica.

taranto

Dalla costruzione dell’Italsider al disastro dell’Ilva: storia di Taranto

Questo pezzo è apparso su Pagina 99 nel gennaio 2016. (Fonte immagine)

«Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari.» Così, nel luglio del 1959, la descrive Pier Paolo Pasolini. È in viaggio da settimane a bordo di una Fiat Millecento per ultimare uno dei long form più geniali che siano mai stati concepiti sulla stampa nostrana: raccontare l’estate degli italiani percorrendo l’intera litoranea da Ventimiglia a Trieste, senza mai tagliare verso l’entroterra. Tutto il Tirreno verso sud, e tutto l’Adriatico verso Nord: in mezzo lo Jonio, per Pasolini un mare «non nostro», spaventoso. Al centro di quella «lunga striscia di sabbia» sorgeva Taranto, l’indecifrabile Taranto, che vista in un pomeriggio di luglio poteva benissimo apparire come «un gigantesco diamante in frantumi».