I libri dell’anno di minima&moralia: settima parte

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Come una grande festa, ognuno con un tris di libri. Per la prima volta minima&moralia e i suoi collaboratori raccontano le letture predilette dell’anno, libri amati ma non necessariamente pubblicati nel 2016. Per l’occasione, segnaliamo che dal prossimo anno partirà una newsletter nuova di zecca, a cui ci si può iscrivere qui. Di seguito pubblichiamo […]

Zidane allenatore. Il paradosso di un mister che non potrà mai dire “fate come facevo io”

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Questo pezzo è uscito originariamente su Ultimo Uomo. Ringraziamo autore e testata. di Daniele Manusia Dallo scorso 26 giugno Zinedine Zidane è ufficialmente il tecnico della squadra B del Real Madrid, retrocessa al termine della scorsa stagione in terza divisione. Dopo un anno da vice di Ancelotti si era parlato di Zidane come possibile allenatore […]

Valle for dummies

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È incredibile come, nel momento in cui comincio a scrivere questo post, ossia alle quattro del due agosto, e al Teatro Valle si sta svolgendo un’assemblea con circa trecento persone e il livello del dibattito è alto, qualificato, dialettico, capace di analizzare le contraddizioni reali, sul piano politico, quello artistico, etc…, sui giornali il racconto dell’esperienza del Valle sia ancora ridotto a un’infantilismo da macchiettizzazione, liquidatorio, sprezzante, nel migliore dei casi ingenuo, poco informato, aggiornato al 2011.

Facciamo degli esempi:

Il Tempo cuce quest’intervista a Glauco Mauri e Mauro Sturno, che dire scorretta è poco, con domande che sono insinuazioni e ammiccamenti. L’ha realizzata Matteo Vincenzioni, la trovate qui. La conoscenza che Mauri e Sturno hanno di quello che è stato realizzato dal punto di vista artistico, laboratoriale, in questi tre anni al Valle si riduce a un “si dice che”, “ho capito che”, “le voci sono che”; la loro conoscenza dell’aspetto politico e giuridico è ancora più risibile. Ma la loro insofferenza blasé passa per voce autorevole, e il loro opininionismo snoblistico per competenza.

La partita perfetta

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È in edicola il nuovo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore. Pubblichiamo un estratto dell’articolo di Daniele Manusia.

All’inizio il calcio era un gioco in cui si correva disordinatamente in gruppo dietro a una palla, caricando a testa bassa il blocco di avversari. Non esistevano quasi i passaggi e l’unico gesto tecnico concepibile era il dribbling. Era uno sport violento in cui si esprimevano coraggio e virilità: Jonathan Wilson, nella storia tattica La piramide rovesciata, racconta che nel mettersi d’accordo sulle regole di base, in età vittoriana, nel Regno Unito si discuteva soprattutto se vietare i calci sugli stinchi.

Meno di duecento anni dopo, con un’accelerazione negli ultimi venti, il calcio si è evoluto fino a diventare uno sport complesso, forse addirittura intelligente. Da quando ogni azione viene scomposta in categorie misurabili possiamo renderci conto di quante cose in effetti succedano in campo. Secondo Stefano Faccendini, manager per l’Italia di Opta (una delle principali società che raccolgono e vendono dati sportivi), una partita di novanta minuti genera in media tra i 1.600 e i 2.000 eventi. Si riferiscono ai tocchi di palla, quindi dipende dalle squadre: «Con il Barcellona saranno senz’altro intorno ai 2.000». Ogni tocco finisce in più di una statistica.

Raccontare il calcio inglese

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Riferendosi a Il mio amico Eric di Ken Loach, Daniele Manusia ha scritto una volta che nei momenti di difficoltà in Italia vediamo la Madonna, a Manchester vedono Cantona: è vero, oltre che divertente, e rende l’idea di quanto nel Regno Unito questione sociale e calcio vadano di pari passo. La storia ha le sue origini alla metà degli anni Ottanta, quando il fenomeno degli hooligans era ancora fuori controllo e i due disastri di Heysel (1985) e Hillsborough (1989) stavano conducendo alla grande riforma degli anni 90. Negli stessi anni Margaret Tatcher imperversava facendo a pezzi il welfare state con ricadute violentissime soprattutto in quelle Midlands che ospitavano il grande Liverpool degli anni 80 e il Manchester United che sarebbe diventato la squadra più forte al mondo nella decade successiva.

Go big or go home

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Tim Small, editore di The Milan Review, ha appena aperto L’Ultimo Uomo. È aiutato da Daniele Manusia, quello della rubrica di calcio “Stili di Gioco” nata qui e proseguita su Vice (ha anche appena pubblicato un’agiografia scoppiata di Eric Cantona per add editore), e da Serena Pezzato, ex Vice Italia e America. Ci scriveranno persone che avete letto qui, come Fabio Severo e il sottoscritto. Speriamo diventi un posto dove leggere di sport con calma e strutture sintattiche emozionanti. Io mi sono stufato di andare su gazzetta.it la mattina, L’Ultimo Uomo prova, gratis et amore Dei, a dare un’alternativa. (Foto: Arturo Stanig.)

Vengo a New York una volta l’anno, per un mese, in primavera o estate, per lavoro. Sto a Hell’s Kitchen, che è un quartiere trashone di Midtown, Manhattan. Rimane a ovest di Times Square, il che gli garantisce un flusso emozionante di turisti grassi con l’aria di aver appena detto «These heroes» o «America» con la bocca piena, e della zona dei teatri, bacino di eccentrici non belli né vestiti bene. Si diceva da qualche anno che Hell’s Kitchen intendesse gentrificarsi, ma non ci si vede un hipster per lo meno fino a Chelsea, trenta streets più a sud.

È invece pieno di sportsbar per i bros. Non è in uno sportsbar che ho seguito i playoff più esaltanti degli ultimi anni: quelli di due anni fa, culminati con la sconfitta degli Heat contro Dirk e i Mavs quando, sull’uno a zero e in vantaggio nella seconda partita, si erano sgonfiati così, per il nostro sollazzo, li ho seguiti in un bar d’angolo che si chiama Coffee Pot. Si chiamava. L’anno scorso sono tornato e aveva chiuso. Al suo posto c’era un risto-sportsbar tutto noir con scritte a lampadina, di nome Mickey Spillane’s. «Hell’s Kitchen Finest.» Un newyorkese l’altro giorno mi ha introdotto al concetto di Go Big or Go Home: a New York o ci si allarga o si molla. E in effetti il Duane Reade dell’isolato ha appena abbattuto una parete e si stanno allargando. L’ufficio di n+1, la rivista letteraria, stessa cosa: hanno abbattuto una parete e si sono allargati. Gli altri chiudono.

Mario Balotelli, è arrivato l’uomo nero

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Questo pezzo è uscito su Linkiesta.

Come mi sarei dovuto sentire io, tifoso romanista, durante i due minuti di sospensione di Milan-Roma? Ero in un pub in centro con il wi-fi e ho twittato d’istinto

Che vergogna

— Daniele Manusia (@DManusia) 12 maggio 2013

appena Rocchi ha preso la palla in mano e chiamato a sé i capitani. Al tavolo di uomini sulla cinquantina dietro di me qualcuno ha detto: «Ma Balotelli deve capì che lo fischiano perché è stronzo, non perché è nero». La mia ragazza era di spalle al televisore e si annoiava: «Perché, che ha fatto?», mi ha chiesto.

Stili di Gioco: Zinedine Zidane /2

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Pubblichiamo la seconda parte del pezzo di Daniele Manusia, uscito su Vice, su Zinedine Zidane. Qui la prima parte.

La delusione della Francia di fronte alla capocciata di Zidane a Materazzi (ne ho parlato nella prima parte) dipendeva dalle grandi speranze riposte in Zizou, o semplicemente ZZ, il campione carismatico, l’algerino, il francese, ma parlandone un po’ in giro ho notato che è difficile, anche oggi, a distanza di tempo, trovare qualcuno col giusto distacco.

Dai calciatori, chissà perché, ci si aspetta molto. È come se il peso di un sistema che quasi tutti giudicano ingiusto (gente pagata molto per tirare calci a un pallone, perché il resto della gente spende molto “intorno a” quelli che tirano calci a un pallone, perché tutti vorrebbero essere pagati molto per tirare calci a un pallone), ricada poi sulle spalle di quei calciatori che, in fondo, sono pagati per tirare calci a un pallone. Il tifoso benpensante si aspetta che i calciatori assumano quel ruolo sociale di cui lui stesso non li ritiene all’altezza, solo perché è incapace di accettare le cifre scandalose che guadagnano, perché la trova una cosa immorale.

Stili di Gioco: Zinedine Zidane /1

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Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Daniele Manusia, uscito su «Vice», su Zinedine Zidane.

Nell’intervista apparsa sul supplemento del sabato di Le Monde, in occasione dei suoi quarant’anni (compiuti lo scorso 23 giugno), Zidane dice cose tipo: “Lo so, la gente si chiede: ma Zidane dov’è? Che fa? Sono una persona libera. Voglio fare quello che mi piace, quello che mi interessa. Non mi agito. Mi prendo tutto il tempo che mi serve (…) Devo ancora capire quello che farò nel prossimo futuro. Ma il pensiero si sta muovendo nella mia testa”. O, ancora: “Non si può piacere a tutti. Il panorama cambia. Probabilmente sono meno amato di prima. È normale”. Il pezzo si intitola L’età della ragione e Zidane sintetizza: “Se mi chiedete: sei felice nella tua nuova vita come lo eri in quella precedente? La risposta è no”.

Alex Schwazer: un elogio al fallimento

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Pubblichiamo un articolo di Daniele Manusia su Alex Schwazer.

Positivo a un controllo anti-doping pochi giorni prima della sua partenza per le Olimpiadi di Londra, Alex Schwazer non ha dato spiegazioni convincenti sulle modalità con le quali è finito in quel pasticcio. Si può davvero comprare l’EPO in una farmacia turca, portarla in Italia e tenerla in frigo? Si è dopato sul serio grazie a dei tutorial di Youtube o qualcuno lo ha aiutato?

Nonostante questi dubbi legittimi, la conferenza stampa strappalacrime con cui ha reso pubblica la propria colpevolezza, ha persuaso il pubblico delle difficoltà e della pressione che lo hanno spinto a commettere quell’errore fatale per la sua carriera. Anche Carolina Kostner, sua fidanzata, si è detta arrabbiata per l’errore sportivo e colpita al tempo stesso dal coraggio con cui Alex ha affrontato le telecamere per raccontare il “suo dramma”.