Stili di Gioco: Gianluigi Lentini

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Questo pezzo è uscito su Vice. (Immagine: © Foto di Daniele Buffa/Image Sport.)

“Prima o poi il pallone si sgonfia e tu torni a essere un comune mortale  come ce ne sono tanti”

1. Italia ’90

Lentini si esprimeva così l’anno della sua definitiva consacrazione calcistica: “Credo di essere rimasto il ragazzo di prima, anche se adesso posso concedermi privilegi che neppure sognavo. Non ho abbandonato gli amici d’infanzia e per il resto faccio cose normalissime per un ragazzo poco più che ventenne. Per sopravvivere in questo mondo è importante non perdere di vista la realtà. Prima regola è essere sempre un professionista serio. Nel calcio ci vogliono continue conferme, quando credi di essere arrivato sei fregato. Io invece vado avanti a piccoli passi, senza strafare, senza pensare che qualcuno mi aveva valutato come un Picasso o un Van Gogh” (La Stampa, 3 novembre del 1991).

Stili di Gioco: Zinedine Zidane /2

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Pubblichiamo la seconda parte del pezzo di Daniele Manusia, uscito su Vice, su Zinedine Zidane. Qui la prima parte.

La delusione della Francia di fronte alla capocciata di Zidane a Materazzi (ne ho parlato nella prima parte) dipendeva dalle grandi speranze riposte in Zizou, o semplicemente ZZ, il campione carismatico, l’algerino, il francese, ma parlandone un po’ in giro ho notato che è difficile, anche oggi, a distanza di tempo, trovare qualcuno col giusto distacco.

Dai calciatori, chissà perché, ci si aspetta molto. È come se il peso di un sistema che quasi tutti giudicano ingiusto (gente pagata molto per tirare calci a un pallone, perché il resto della gente spende molto “intorno a” quelli che tirano calci a un pallone, perché tutti vorrebbero essere pagati molto per tirare calci a un pallone), ricada poi sulle spalle di quei calciatori che, in fondo, sono pagati per tirare calci a un pallone. Il tifoso benpensante si aspetta che i calciatori assumano quel ruolo sociale di cui lui stesso non li ritiene all’altezza, solo perché è incapace di accettare le cifre scandalose che guadagnano, perché la trova una cosa immorale.

Stili di Gioco: Zinedine Zidane /1

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Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Daniele Manusia, uscito su «Vice», su Zinedine Zidane.

Nell’intervista apparsa sul supplemento del sabato di Le Monde, in occasione dei suoi quarant’anni (compiuti lo scorso 23 giugno), Zidane dice cose tipo: “Lo so, la gente si chiede: ma Zidane dov’è? Che fa? Sono una persona libera. Voglio fare quello che mi piace, quello che mi interessa. Non mi agito. Mi prendo tutto il tempo che mi serve (…) Devo ancora capire quello che farò nel prossimo futuro. Ma il pensiero si sta muovendo nella mia testa”. O, ancora: “Non si può piacere a tutti. Il panorama cambia. Probabilmente sono meno amato di prima. È normale”. Il pezzo si intitola L’età della ragione e Zidane sintetizza: “Se mi chiedete: sei felice nella tua nuova vita come lo eri in quella precedente? La risposta è no”.

Stili di gioco: Brera spiegato al popolo

Gianni_Brera

Con questo articolo su Gianni Brera si conclude su minima & moralia la rubrica «Stili di gioco» di Daniele Manusia. I lettori potranno ritrovarla prossimamente su Vice

Anche se si parla di Brera solo per i neologismi e i nomignoli che affibbiava a calciatori e allenatori, e per l’uso del dialetto in pezzi di cronaca sportiva, ancora oggi, a quasi vent’anni esatti dalla sua morte, è ai suoi articoli che torno quando mi chiedo come è giusto scrivere di calcio.

Tra sessant’anni qualcuno avrà interesse a farsi la tessera della biblioteca e leggersi, in sala emeroteca, la prima pagina della Gazzetta dello Sport il giorno dopo la finale di Champions League, con quel titolo senza senso Drogba d’Europa? Mettiamo anche che ci sarà un’applicazione per questo, qualcuno scaricherà il pezzo di Paolo Condò sulla finale? Eppure, se leggo la cronaca di Brera di un derby Inter-Milan del lontano ’49 (mio padre aveva 8 anni) finito 6-5 (ripubblicato nella raccolta Il più bel gioco del mondo, come gli altri pezzi che citerò), non solo riesco a capire cosa è successo, arrivando a farmi un’idea di giocatori che non ho mai visto in azione, ma la trovo una lettura interessante. D’altra parte le tematiche di fondo sono le stesse di adesso, gioco orizzontale vs. verticale, sistemi difensivi vs. offensivi e l’analisi di quell’Inter-Milan potrebbe andar bene anche per Chelsea-Barcellona.

Stili di gioco: solo un capitano

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La rubrica del lunedì di Daniele Manusia ci racconta la figura di Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma diventato un vero e proprio simbolo dopo la morte, contrapponendola a Francesco TottiQui trovate tutti gli articoli di «Stili di gioco».

A Roma, città-famiglia, ci si riferisce ad Agostino Di Bartolomei, capitano del secondo scudetto e della finale  di Coppa dei Campioni persa all’Olimpico contro il Liverpool, chiamandolo con affetto e tenerezza “Ago” o “Diba” e quando si parla di lui, suicida esattamente dieci anni dopo quella finale, l’emozione è quella che si avrebbe per un fratello maggiore, o un figlio, scomparso troppo presto. La mitizzazione avvenuta dopo la sua morte lo ha trasformato nell’emblema del capitano silenzioso, simbolo di riservatezza contrapposto alla più comune spavalderia romana. Di Bartolomei rappresenta per alcuni, in sostanza,  l’anti-Totti.

Stili di gioco: G-Foot

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Nella sua consueta rubrica del lunedì dedicata agli stili di gioco nel calcio, Daniele Manusia ci presenta il terzino sinistro del Tottenham, Benoit Assou-Ekotto, un raro esemplare di giocatore con i piedi per terra. Qui trovate tutti gli articoli della rubrica

Terzino sinistro del Tottenham da sei stagioni ormai, Benoit Assou-Ekotto non ha nulla che lo possa rendere il giocatore preferito di nessuno.
Arrivato dal Lens nel 2006 pareva dovesse diventare uno dei più forti giocatori di fascia in assoluto, invece ha faticato a imporsi e praticamente solo da quando l’allenatore degli Spurs è Redknapp è sicuro del posto da titolare. Quasi esclusivamente difensivo, non particolarmente tecnico e tutto mancino (con il destro, come si dice a Roma, non ci scende neanche le scale), si allontana raramente dall’angolo formato dalla linea di metà campo con quella laterale, dove la maggior parte delle volte il suo compito si limita a controllare la palla di suola e alzare la testa in cerca di Bale. Se non può verticalizzare (a volte scaglia la palla in avanti un po’ a caso sui piedi di Adebayor), ruota leggermente verso il centro del campo dove Modric tra le linee e Parker in orizzontale gli vanno incontro, e se anche loro sono marcati scarica all’indietro su Kaboul o la passa direttamente al portiere, Friedl, con retropassaggi rasoterra di trenta metri. Nelle partite in cui il Tottenham domina gli avversari nella loro metà campo (sto vedendo il secondo tempo della partita giocata in casa contro lo Swansea) gli può capitare di accentrarsi, ma senza mai avvicinarsi a più di trenta metri dalla porta.

Stili di gioco: il potere nel calcio

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Partendo dall’analisi del libro di Gianfrancesco Turano, «Fuori gioco», oggi la rubrica di Daniele Manusia affronta la questione del potere nel calcio, che segue altre regole rispetto a quelle che valgono in campo.
Qui trovate le puntate precedenti. 

Fuori gioco parla esattamente degli aspetti del calcio che a me non interessano. In effetti, non parla di calcio. Gianfrancesco Turano (giornalista de L’Espresso, romanziere e autore di testi di teatro) ritrae uno dopo l’altro i dieci più importanti presidenti di altrettante società di Serie A, attento ai bilanci, alle strutture societarie e al modo in cui, da Berlusconi a Della Valle, la politica ha usato il calcio come palcoscenico. I presidenti in questione sono Di Benedetto, Lotito, De Laurentis, Pozzo, Agnelli, Moratti, Zamparini, Preziosi e, appunto, Della Valle e Berlusconi (Turano lo tiene per ultimo, come il bouquet nei fuochi d’artificio).

Stili di gioco: AVB o Quando ti viene voglia di criticare qualcuno ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu

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La rubrica di Daniele Manusia dedicata agli stili di gioco nel calcio affronta oggi la parabola professionale e umana dell’allenatore alla guida del Chelsea, André Villas-Boas. Qui le prima e la seconda puntata dedicate a Zlatan Ibrahimović.

Arrivato al Chelsea per sostituire Carlo Ancelotti dopo una stagione semi-anonima conclusasi con un secondo posto in campionato e il record negativo di 71 punti (record che si riferisce al periodo di gestione Abramovich, dal 2003 ad oggi), Villas-Boas è stato accolto dalla stampa e dai tifosi come il naturale erede di Mourinho. Portoghese anche lui e suo assistente per sette anni, lo hanno subito ribattezzato lo Special Two.
Qualche tempo prima, nell’ottobre del 2010, Gabriele Marcotti sulle pagine del Wall Street Journal scriveva di quell’allenatore appena trentatrenne che, nel solco di Mourinho al Porto, aveva vinto undici partite su undici considerando tutte le competizioni. Ai paragoni che lo volevano il Luke Skywalker di un Mourinho-Yoda, o il Mini-Me del Dottor Male in Austin Powers, Marcotti preferiva quello con Theo Epstein.

Stili di gioco: Zlatan vs Barça /2

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La seconda parte di Zlatan vs Barça, per la rubrica del lunedì curata da Daniele Manusia, Stili di Gioco. Qui la prima parte.

Illuminato in modo diverso dalla lettura del libro di Sandro Modeo: Il Barça e dall’autobiografia di Zlatan Ibrahimović: Io, Ibra, nella puntata precedente ho cercato di descrivere come l’allontanamento dello svedese dalla squadra più forte del mondo fosse dovuto a una reciproca incompatibilità.

Stili di gioco: Zlatan vs Il Barça /1

Inizia oggi una rubrica sul gioco del calcio curata da Daniele Manusia, che ci accompagnerà per qualche tempo e che cercherà di mantenere una cadenza bisettimanale. L’idea della redazione di minima è di creare un contenitore per articoli/analisi sportive che vadano ad aggiungere alla nuda cronaca calcistica, che svelino lo stile dietro ogni giocata e, […]