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Ho paura dell’uomo nero

di Francesca Faccini

Lavoro in un’azienda in Alto Adige e ogni volta che arrivo in ufficio devo lasciare le mie impronte digitali: la serratura della porta d’ingresso scatta solo dopo aver appoggiato il polpastrello su un dispositivo di lettura. Inizialmente pensavo che fosse un semplice traguardo inquietante della tecnologia, ma poi ho capito che l’arrivato futuro distopico è un passato che si continua a reiterare.

Per il primo mese di servizio non sono riuscita a far funzionare l’apertura.

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Storie dal 1929: “La versione della cameriera” di Daniel Woodrell

Siamo nel Missouri a West Table, un ragazzino va a passare l’estate con sua nonna. La nonna è Alma DeGeer Dunahew. L’estate che passano insieme è un periodo che concorre alla ricostruzione del rapporto tra Alma e uno dei suoi tre figli. Ti mando Alek, ti tengo io Alek, mettiamo a posto le cose.

Nel 1929 a West Table ci fu un’esplosione nella sala da ballo, molti morti, feriti, mutilati. Tra i morti Ruby, la bellissima sorella di Alma.

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Ancora a proposito di Letteratura pazzesca

di Stefano Felici

S’era parlato di Letteratura Pazzesca in Italia. Se n’è continuato a parlare. Si è continuato a scrivere, a mettere carne e raccontielli sul fuoco. S’è alzato del fumo nero. Poi grigio, poi bianco. È rimasto un filetto diafano. Ora tutti gli occhi sono puntati sulle fiamme ancora ardenti.

C’è qualcosa che brucia, in città. A Roma. Nel quartiere Centocelle. Per essere ancora più precisi, in un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con tanti, troppi libri alle pareti che quasi strabordano, alcol a poppa e microfoni e leggii a prua: La Pecora Elettrica, si chiama il posto. È una nave che va a fuoco, ma proprio questo è l’intento. Abbasso le fredde navi fantasma.

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Oltre la frontiera d’Australia: “La grande occasione di Martin Sparrow”

Photo by Joey Csunyo on Unsplash

di Tiziano Rugi

Parafrasando Henry James, lo storico vuole più documenti di quanti ne possa utilizzare, mentre il romanziere vuole più libertà di quanta se ne possa permettere. Perché allo storico non è richiesta fantasia, ma anzi la ricerca della verità, mentre per lo scrittore le priorità si ribaltano. Non è semplice per uno storico cimentarsi nella forma romanzo: lo storico è interessato a parlare con i fatti, a ricostruire precisamente gli eventi; il romanziere parla con i personaggi e con le storie.

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Sull’editoria di poesia contemporanea – #5: Guido Mazzoni

Quinta puntata dell’inchiesta a cura di Francesca Sante sulla poesia contemporanea in Italia. Qui le puntate precedenti: Benway Edizioni, Alessandro Burbank, Franco Arminio, Franco Buffoni. (fonte immagine)

In Libri, editori e pubblico nell’Europa moderna (1977), Armando Petruccis crive a proposito di Gabriele Giolito, editore del Cinquecento, all’interno dei cui cataloghi troviamo molti successi editoriali del tempo: “Giolito comprese il processo di ampliamento del campo sociale della scrittura, e in particolare comprese che tra pubblico della poesia e poeti non c’è più la separazione profonda di una volta, ma che i due campi finivano sempre più per sovrapporsi: la folla crescente (e che chiedeva spazio tipografico per realizzarsi) dei petrarchisti tendeva ad assumere il volto e le proporzioni della folla degli alfabeti”.

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Il Salone del Libro, più del dettaglio

di Nicola Lagioia È stata presentata ieri la XXXII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il gioco del mondo. Vi aspettiamo a Torino dal 9 al 13 maggio. Il programma ufficiale è on line. Io qui in via non ufficiale e incompleta (mantenere uno spazio di non ufficialità è per me importante) provo […]

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La poltrona

Pubblichiamo un racconto uscito originariamente sulla rivista letteraria Effe Periodico di Altre Narratività.

di Luca Ricci

“Il libero mercato prima che sul capitale si basa su un concetto infinitamente più sottile: l’anaffettività”.
Anonimo

“I can’t get no satisfaction
I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no”.
The Rolling Stones

Dopo che la mia famiglia si fu dissolta in un’acquerugiola d’odio, oltrepassai la soglia di un negozio di articoli per ufficio e dissi soltanto: – Vorrei cambiare la sedia del mio studio.

Subito mi comparve d’innanzi il venditore, un uomo di mezza età con dei grandi occhi azzurri e dei ricciolini biondo cenere. Dico di questi due particolari perché sono gli elementi del venditore che, se sommati, riescono a restituirne l’idea più precisa: senza sembrare un bambino, tuttavia aveva un’aria infantile.

– Su che cifra vogliamo andare?– mi chiese il venditore, come se quell’informazione non solo avesse dovuto orientare le sue proposte circa le sedie in esposizione, ma proprio l’intera mia esperienza all’interno del negozio.

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Diario d’amore e squallore di Palma, nella Chilografia di Domitilla Pirro

di Gaia Tarini

Mentre le ragazze magre vanno in paradiso, alle ragazze grasse tocca l’inferno in Terra. Un inferno che spesso e volentieri trova il suo nocciolo nell’infanzia, dove si generano le infelicità e i tormenti che possono divinare il destino dei bambini che l’attraversano. Chi è infelice da piccolo lo sarà in modo permanente; in un modo atroce e speciale che a livello psicologico non cambia a dispetto dei presunti miglioramenti dell’età.

Lo sa bene Palma, nata settimina e concepita durante un goffo tentativo di infedeltà coniugale.

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Passaggio sulla narrativa israeliana: Kashua e Gundar-Goshen

La narrativa israeliana si dimostra, in questi ultimi anni, in ottima salute. Questa condizione è ravvisabile in diversi romanzi che sono arrivati in traduzione italiana, tra gli altri la conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che ha riguardato Abraham Yehoshua con Il tunnel, pubblicato da Einaudi, oppure l’interessante esperimento apocalittico di Evecuazione, scritto da Raphael Jerusalmy ed edito invece da La Nave di Teseo.

In questi ultimi giorni sono arrivati in libreria due romanzi differenti, ma che continuano a testimoniare la vivacità di questa scrittura: si tratta di La traccia dei mutamenti di Sayed Kashua (pubblicato da Neri Pozza), scrittore, giornalista e creatore della divertente e irriverente sitcom “Arab Labor” sugli stereotipi incarnati dai popoli arabo e israeliano e sui conseguenti pregiudizi, e Bugiarda di Ayelet Gundar-Goshen (Giuntina), successore del giustamente fortunato Svegliare i leoni, che conferma l’autrice come una tra le migliori scrittrici israeliane.

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Zombie al cinema: cosa racconta “Go Home – A casa loro”

Emiliano Rubbi è un produttore discografico (ricordiamo tra i tanti Piotta, Brusco, Andrea Ra, il Muro del Canto),  un sound engineer,un cantante ecompositore (con i Mata Hari e i Lemmings).

Eppure, per decine di migliaia di persone, per ben altri motivi la voce di Rubbi è un punto di riferimento quotidiano, intendendo il termine in due accezioni: nel senso letterale, essendo uno degli opinionisti e speaker più apprezzati della storica emittente romana Radio Rock; nel senso figurato, essendo forse il più preciso e appassionato debunker della propaganda salviniana, da lui ogni giorno decostruita sulla sua pagina Facebook, con ammirevole pazienza (soprattutto nei confronti delle migliaia di commenti benaltristi e offensivi, tutti uguali, di centinaia di troll).