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Eugenio Montale, il nostro tempo e l’importanza della parola

di Eugenio Giannetta

Forse avremmo dovuto immaginare che con un titolo come Nel nostro tempo, il libricino in prosa di Eugenio Montale, uscito nel 1972 per Rizzoli, avrebbe resistito tutti questi anni restando attuale, anzi, semmai già proiettato in un tempo futuro e futuribile. Il libro altro non è che un collage di pensieri, stralci di interviste e interventi di Montale, scrupolosamente raccolti dal filosofo e storico della filosofia Riccardo Campa, con accademica dovizia, ma soprattutto con l’intento di offrire ai posteri la summa di un pensiero illuminante, in un insieme di pezzi capaci di prendere una forma in grado di resistere, appunto, al suo tempo e al nostro, in ogni presente.

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Note e osservazioni scientifiche sulla diffusione del colera

Pubblichiamo un brano tratto da La moltiplicazione delle dita, volume a cura di Andrea Franzoni e Roberta Bisogno, uscito per Argolibri, che ringraziamo. Il libro raccoglie per la prima volta tutte le prose e i disegni di Corrado Costa apparsi negli anni 70 sulla storica rivista Il Caffè satirico e letterario.

di Corrado Costa

A Anna e George Lindenmeyer

Una nave sconosciuta ha portato il colera a Napoli. Era la fine di aprile 1973 e la nave era americana. Nessuno però può garantire sulla sua autenticità. Di due fumaioli, uno era certamente truccato con eccezionale abilità.

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Sull’editoria di poesia contemporanea #11: Fabrizio Dall’Aglio

Photo by Valentin Salja on Unsplash

Di seguito l’undicesima intervista (a Fabrizio Dall’Aglio, curatore delle collane di poesia di Passigli) realizzata da Francesca Sante per la sua inchiesta sulla poesia italiana contemporanea. Qui tutte le puntate precedenti.

Come nasce la collana di poesia di Passigli? e che ruolo ha la poesia all’interno della casa editrice?

La casa editrice non è nata pubblicando poesia. La casa editrice è nata nel 1981 e quindi fino al 1989 non ha pubblicato libri di poesia. Nell’’89 dopo un incontro tra Mario Luzi e Stefano Passigli, uniti da una lunga stima reciproca, si è pensato di iniziare questa collana di poesia.

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Dentro “Casa di foglie” di Danielewski: seconda parte

Pubblichiamo la seconda e ultima parte di uno speciale sul libro di Mark D. Zanielewski Casa di foglie, a cura di Leonardo G. Luccone. In questa sezione sono presenti due interviste: la prima con Edoardo Brugnatelli, curatore della prima edizione Mondadori, e la seconda con Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, traduttori dell’ultima versione del libro uscita per 66thand2nd. Qui la prima parte dell’approfondimento.

di Leonardo G. Luccone

Intervista a Edoardo Brugnatelli

Ti ricordi come e quando ti sei imbattuto in «Casa di foglie»? Fu grazie a un agente?

Me lo ricordo per un motivo assurdo: noi ai tempi già avevamo un vantaggio su molte case editrici perché eravamo in contatto (e lo siamo tuttora) con l’agenzia di scouting di Maria Campbell, che è stata la prima agenzia di scouting letterario al mondo. Ci segnalavano le cose molto prima che venissero pubblicate, e quindi avevamo la possibilità di chiedere dattiloscritti o altri materiali con un certo anticipo. In quel periodo io abitavo in fondo a viale Monza a Milano, in una zona abbastanza spopolata, e di solito leggevo la sera, passeggiando, quando tornavo a casa e portavo fuori il cane. Mi ricordo che mi arrivarono due manoscritti quella settimana.

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Paulo Freire: «Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme».

di Alessandro Tolomelli L’emergenza coronavirus che stiamo tutti vivendo o lo “stato di eccezione”, direbbe qualcuno, determinato dalla pandemia globale oltre a cambiare radicalmente le nostre abitudini sta mettendo plasticamente in evidenza l’inadeguatezza del nostro apparato decisionale e le ingiustizie latenti della nostra società. Ad esempio, abbiamo concretamente sperimentato come il dialogo tra scienza e politica […]

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Tra Virginia Woolf e Walt Withman: un’intervista di Claudia Durastanti a Michael Cunningham

Le ore, il capolavoro di Michael Cunningham, è uscito da pochi giorni in una nuova edizione per La Nave di Teseo, disponibile anche in ebook. Vi proponiamo un’intervista di qualche anno fa a cura di Claudia Durastanti, uscita sul Mucchio.

Quando Michael Cunningham fa il suo ingresso nel mondo della letteratura che conta con Una casa alla fine del mondo, ha già in mente il tema che lo assillerà per il resto della carriera: l’impossibilità di ricondurre l’innamoramento a una scelta univoca. Che si tratti di ragazzi coinvolti in uno struggente triangolo sentimentale, di madri incapaci di suicidarsi o di scrittrici ossessionate dal mancato capolavoro, i suoi protagonisti sembrano sempre sul punto di confessare: «Non posso scegliere, sceglierò». Quello che non dicono mai è: «Non potevo scegliere altrimenti».

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La società a cassetti vista da un sagrestano. “L’apprendista” di Villalta

“Insegnaci a aver cura e a non curare/ Insegnaci a starcene quieti”, scrive T.S. Eliot nel Mercoledì delle ceneri (1933). Si interroga sulla propria evoluzione religiosa nell’urgenza di rintracciare qualcosa in grado di generare un consenso assoluto, consapevole della necessità di dover passare attraverso la ragione.

Il feroce desiderio di capire legato all’assenza di fede è oggetto dell’esplorazione narrativa compiuta da Gian Mario Villalta nel suo ultimo romanzo, L’apprendista, edito da Sem, in cui gli interrogativi di chi cerca di interpretare le Scritture per comprenderne il senso ultimo si connettono al significato profondo dell’aver cura.
Tilio ha superato i settant’anni, è vedovo e vive un rapporto conflittuale con suo figlio. È diventato un apprendista sacrista per cercare di imparare dall’anziano sagrestano Fredi i ritmi e la vita di una chiesa, mosso non da ragioni spirituali ma da una sola consapevolezza: “Non si può vivere senza servire a niente”. Ex operaio, non si è mai spostato dal paese, sente la necessità di diventare un apprendista nònsol per capire di non essere ancora arrivato, convinto che solo così possa rendersi conto di saper stare al proprio posto, non assegnato da sempre.

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Malattia

di Marco Mantello Gli esperti hanno scoperto una malattia che non causa problemi al cuore si manifesta in condizioni stabili di benessere fisico e sanità mentale il solo sintomo conosciuto è la felicità ma sovente è associata con la bellezza e un feroce desiderio di libertà Non esiste ancora un farmaco per curarla profilassi testate […]

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Cosa ricordiamo di Roberto Baggio

Cos’è stato, dunque, Roberto Baggio? Cosa continua a essere, a sedici anni dalla sua ultima partita, ventisei dopo il rigore nella finale di Pasadena contro il Brasile, trenta dalle notti magiche dell’Olimpico, quando sedusse una nazione intera dopo averlo fatto con Firenze?

Giacché Robi, Roberto, il Divin Codino, Baggio, è stato il calciatore più popolare della sua generazione, come minimo, ognuno avrà una risposta, la sua; e se molte sono destinate a coincidere, la diffrazione della memoria baggesca è già di per sé un elemento prezioso.

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La medicina di territorio contro il coronavirus e non solo

di Christian Raimo Seguo come assessore a Roma (sono assessore alla cultura al 3o municipio, ma in questi giorni i ruoli si stanno un po’ allargando, e tutti diamo una mano a occuparci un po’ di tutto), e come giornalista la gestione dell’epidemia da gennaio. E ho notato man mano che anche noi a Roma, […]