festival

Transpoesia: la tredicesima edizione del festival Punta della Lingua

di Valerio Argo

Il viaggio è uno dei temi preferiti dalla poesia, specie quella epica, dall’Odissea all’Eneide, dalla Commedia fino alla Ballata del vecchio marinaio e al ponte della ferrovia dove c’è la casa della Ragazza Carla. E al viaggio chiama la tredicesima edizione del poesia festival La Punta della Lingua.

Il programma è un’applicazione di una precisa politica culturale, attuata dall’organizzazione Nie Wiem, che, invece di sbandierare forti poetiche per deboli pratiche, preferisce la teoria della prassi. Il festival non è quindi solo un inno al transito, ma la pratica che lo rende possibile, a partire dall’uso delle risorse pubbliche per eventi senza scopo di lucro, nella maggior parte dei casi gratuiti.

agota

Disperazione e speranza nella poesia di Agota Kristof

La vita di Agota Kristof è segnata come quella di molti altri intellettuali, scrittori, poeti dell’Europa orientale ed esuli, sin dalla giovinezza dalla necessità della partenza e della fuga. Nata in Ungheria nel 1935, nel 1956, in seguito e a causa all’intervento dell’Armata Rossa in Ungheria, fuggirà con la famiglia in Svizzera, nella città di Neuchatel, dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni.

In un bellissimo volume edito dalla casa editrice svizzero-italiana Casagrande, dal titolo Analfabeta, Kristof ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua vita, dalla felice spensieratezza dell’infanzia agli anni di solitudine durante gli studi: uno dei momenti più interessanti di questa narrazione autobiografica è la parte che si concentra sulle lingue («All’inizio, non c’era che una sola lingua.

1herm (1)

“L’amore all’inizio”: l’ossessione secondo Judith Hermann

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

Cosa succederebbe alle nostre vite se da un giorno all’altro un estraneo si mettesse a guardarci dietro il cancello della nostra casa, reclamando l’unica cosa che sappiamo di non volergli né potergli concedere: il nostro tempo? Tempo di ascoltare un uomo che non conosciamo, tempo di guardarlo negli occhi, accogliere un’alterità folle e indomabile che esige divederci ed essere vista, parlare ed essere ascoltata. Tempo di donare un’identità allo sconosciuto che vuole un posto nella nostra vita, lo reclama come se fosse semplice ottenerlo, come se stesse chiedendo qualsiasi altra piccola cosa.

afba25ee-ad6c-4a93-9b23-d7051843e161_large

La merda di Salvini non rovinerà il mondo

di Christian Raimo La differenza delle orrende politiche di Berlusconi e le orrende politiche di Salvini che in Berlusconi c’era un immorale, libertino, narcisista, sregolato, istinto di vita, una libido da vecchio satiro che cerca le pozioni magiche per non invecchiare e non morire e per sedurre le ragazzine, applicata a una società da ammaestare […]

1cometa (2)

Slittamenti di significato e coscienza. Su “Cometa” di Gregorio Magini

di Stefano Felici

C’è uno sfiancante sottofondo da realismo isterico nella lingua, nella mente, e quindi nelle peripezie raccontate dalla voce narrante di Raffaele, ed è il sottofondo che apre Cometa – il nuovo romanzo di Gregorio Magini uscito per Neo  con le sue Pseudologie Fantastiche; un’apertura di romanzo il cui nome è ben lontano dall’essere una garanzia.

1violet (1)

La festa nera

Pubblichiamo un estratto dal nuovo romanzo di Violetta Bellocchio, La festa nera, uscito per Chiarelettere: ringraziamo editore e autrice.

di Violetta Bellocchio

Le immagini hanno tutto il potere. Niente voce fuori campo all’inizio. Punta la telecamera su una persona, non ti muovere, e stai tranquillo che presto o tardi ti racconta cose che non avrebbe mai pensato di dire a voce alta. Non esistono domande stupide. Lascia respirare le immagini. Rispetta lo spazio vuoto tra una parola e l’altra, perché tre secondi di silenzio, quando li metti su uno schermo, possono portare molto lontano. Tieni la batteria carica. Tieni la testa alta. Non chiudere gli occhi davanti a niente. Nessuna vita è bella come sembra, nessuna vita è brutta come sembra: c’è una crepa in ogni singola cosa. Cercala, infilaci due dita e guarda la luce che entra. Segui quella luce fino a quando non senti di aver toccato il fondo.

1abbastanza

Scrivere di cinema: “La terra dell’abbastanza”

di Lorenzo Ciofani

Titolo sarcastico in cui sembrano convergere l’atavico cinismo romano e un disincanto che confina col pessimismo, La terra dell’abbastanza ha un titolo che riecheggia La terra dell’abbondanza di Wim Wenders, che a sua volta citava una struggente canzone di Leonard Cohen. L’assonanza suggerisce una suggestione che permette di contestualizzare l’esordio dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo in un filone effettivamente abbondante: la narrazione contemporanea della periferia romana, «dove vivere è un terno alla lotteria», come dice il re dei Sorcini in un brano che sostituisce il campanello dell’appartamento di Paola Cortellesi nel quartiere di Bastogi in Come un gatto in tangenziale.

Malgrado le apparenze possano far pensare che si tende alla ripetizione di una serie di cliché, in realtà i film di quest’ondata borgatara compongono il mosaico ben più complesso di un mondo frettolosamente etichettato.

dunkirk

I morti in mare, la logica di destra da illecito di pericolo, le contraddizioni di Salvini , il silenzio di Conte

di Marco Mantello Oggi le politiche di destra di mezza Europa mirano anche a questo: fondare e potenziare una società di diritto penale, in base alla massima estensione possibile di illeciti di pericolo. La logica è: si punisce o si sottopone a controllo di polizia qualcuno per il fatto che aumenta il rischio di una […]

mostra grunge medimex

Dall’ fort’: il Medimex 2018 a Taranto

Un reportage “grunge” dal Medimex 2018 di Taranto, con un occhio di riguardo per i concerti di Kraftwerk e Placebo e per la mostra “Kurt Cobain e il grunge: storia di una rivoluzione” dei fotografi Charles Peterson e Michael Lavine.

1bolano

I cani romantici sulla strada di Roberto Bolaño

In Chiamate telefoniche (Adelphi, traduzione di Barbara Bertoni), Roberto Bolaño apre il racconto dedicato a Enrique Vila-Matas così: «Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte.»; è una delle frasi di Bolaño a cui sono più affezionato, l’ho imparata a memoria, naturalmente, ma non è questo il motivo per cui ci sono affezionato, il motivo è un altro ed è più importante.