Old vintage typewriter, close-up.

Tempelhofer Feld

Quali sono i nessi fra una brutta parola, la parola integrazione, e la parola nazionalismo? Oggi le c.d. società multietniche europee sono progettate come nuovi nazionalismi, allargati a minoranze da incorporare in un`identità collettiva monolitica?

(From L-R): Edward Norton as “Rex,” Jeff Goldblum as “Duke,” Bill Murray as “Boss,” Bob Balaban as “King” and Bryan Cranston as "Chief" in the film ISLE OF DOGS. Photo Courtesy of Fox Searchlight Pictures. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

Isle of Dogs, vivere nel nuovo film di Wes Anderson

di Giorgio Biferali

Aveva ragione Niccolò Contessa, sarebbe bello vivere in un film di Wes Anderson. Due bambini organizzano una fuga d’amore scrivendosi lettere; un tennista affermato lancia via la racchetta, si siede per terra, si toglie le scarpe e manda all’aria una finale, perché si è accorto che la sua sorellastra, di cui lui è innamorato, è seduta in tribuna accanto al suo nuovo compagno; tre fratelli fanno un viaggio in treno a un anno dalla scomparsa del padre, sperando di ritrovare la propria madre, nascosta chissà dove; sopra una nave, una donna legge ad alta voce un romanzo in sei volumi al bambino che c’è dentro di lei; una volpe e altri animali scavano un tunnel sottoterra per fuggire da tre imprenditori che gli danno la caccia, e alla fine sbucano in un supermercato.

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Hokusai all’Ara Pacis: tra vilipendio e stupore

In occasione dell’imminente mostra “Giappone. Storie di amore e di guerra”, che si svolgerà a Bologna, a Palazzo Albergati (dal 21 marzo al 29 luglio 2018), ospitiamo una retrospettiva della rassegna capitolina su Hokusai ospitata dall’Ara Pacis, conclusa da poco.

di Chiara Babuin

L’uomo si è organizzato in comunità/società, per difendersi dalla Natura, senza la quale, però, era ben conscio non sarebbe potuto esistere: “l’Uomo è un essere biologico e contemporaneamente un individuo sociale”, diceva Levi Strauss. Inizialmente, il primato della Natura sull’Uomo era qualcosa che nessuno – all’interno di una comunità – avrebbe messo in dubbio; di fatto, il concetto di Sacro nasce proprio come sommo aggettivo riferito alla Natura e alla sua potenza, che riesce tanto a sostentare l’uomo, quanto a distruggere le sue opere e la sua stessa vita.

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Giocare con il fuoco, ovvero un’alternativa c’è sempre. Persino per il voto del 4 marzo.

di Christian Raimo Nel libro e nel film La scelta di Sophie la protagonista si trova di fronte a un dissidio straziante. Mentre è rinchiusa in un campo di concentramento, un ufficiale nazista le chiede quale dei due figli vuole sacrificare per la camera a gas: nel caso non scelga entrambi verranno uccisi. Lei sceglie […]

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Combattimento al cinema – Intervista a Nanni Cobretti de “i 400 Calci”

“Ho aperto un blog perché pensavo che sarebbe stato uno sfogo di un mese”, racconta Nanni Cobretti parlando dei 400 Calci, pagina web dedicata all’horror e al cinema d’azione. “Una di quelle cose semi-situazioniste che partono fortissimo, fanno scena per un po’ e poi si spengono”. Invece di sparire nel nulla, dal 2009 a oggi il blog non solo si è affermato come punto di riferimento per gli appassionati del genere, ma ha anche fornito alla critica e al comune spettatore un’infinità di nuovi spunti per riflettere sul cinema. È ancora sensata la distinzione tra film di serie A e serie B? È possibile un giudizio oggettivo sul valore di una pellicola? Esiste un cinema di puro intrattenimento, ed è lecito sminuirlo solo per le sue finalità? Nanni Cobretti e gli altri autori dei 400 Calci sembrano rispondere già coi loro nomi d’arte, che mescolano senza troppi riguardi cultura pop e cinema d’essai: Stanlio Kubrick, George Rohmer, Cicciolina Wertmüller… Anche la loro scrittura ha un’anima duplice, e accosta una competenza da accademici a uno stile leggero dai tratti autobiografici, incurante di ogni formalità, talvolta ostentatamente comico.

tsipras

Cosa succede ad Atene

Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano, che ringraziamo.

Una delle feste nazionali più importanti in Grecia cade il 28 ottobre. È il giorno del “Grande No”. Il No con cui Ioannis Metaxas nel 1940 rispose a Mussolini e alla sua pretesa di occupare militarmente il Paese. Nel nuovo millennio greco, invece, non esiste data più importante del 12 luglio 2015. La notte in cui Tsipras ha trasformato un altro “Grande No” in un drammatico Sì. La notte in cui l’attuale Premier sconfessò il risultato del referendum di una settimana prima in cui oltre il 60 per cento dei Greci aveva rifiutato il memorandum imposto dalla Troika, firmandone uno a condizioni ben peggiori del precedente.

Girodet

Cosa non possiamo più permetterci. (Una risposta a Francesco Costa)

di Marta Fana e Giacomo Gabbuti Il 4 Marzo si avvicina, provocando nei più un sentimento confuso, malmostoso, sicuramente deprimente; come l’attesa per un colloquio o una presentazione importante, che sai ti esporrà a tensione e stress, che ti richiede preparazione e attenzione, ma sai già non cambierà nulla, vuoi perché un posto in palio […]

corriere

In terra d’Africa: come gli italiani colonizzarono l’impero

Pubblichiamo un pezzo apparso in forma differente sul Tascabile, che ringraziamo.

«La nuova impostazione teorica faceva dell’impero la massima espressione del regime, in cui replicare il meglio della civiltà della madrepatria portando a compimento, su questo terreno di sperimentazione privo di condizionamenti i progetti totalitari fascisti. In questo grande laboratorio biopolitico, l’uomo nuovo avrebbe dovuto trasferirsi in via definitiva per costruire una società nata dall’emigrazione di massa, ma allo stesso tempo selezionata, priva di tutti gli elementi giudicati inadatti per motivi fisici, politici o morali», scrive Emanuele Ertola, ricercatore e autore di In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero (Laterza), che è anche una storia sociale della colonizzazione.

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Scene dalla mia vita: Liv Ullmann

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Una scogliera filmata in bianco e nero, le rocce piatte e scabre, sullo sfondo un frammento di mare grigio. Dal limite basso dell’inquadratura compare una donna, indossa un lupetto e una giacca impermeabile: ci guarda, solleva una macchina fotografica, fissa nell’oculare del mirino, scatta, impercettibilmente ci sorride, si volta e si allontana verso la costa caliginosa.

È una scena brevissima di Persona, il film con cui nel 1966 Ingmar Bergman ridefinisce la grammatica della narrazione per immagini, eppure, forse proprio per questa sua fugacità, quel lampo di fotogrammi è uno dei modi in cui il volto di Liv Ullmann – il suo sguardo perentorio e disarmato – si è fatto cinematograficamente indimenticabile.

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L’idea di futuro che ci avevano scippato. Su “Borne” di Jeff Vandermeer

di Christian Raimo La nostra gioventù, quella di noi quarantenni, gli anni novanta, dopo la caduta del Muro, passò sotto l’etichetta della fine della storia, una definizione che diede il politologo Francis Fukuyama, e che ci regalò insieme all’inquietudine, un misto di sollievo: se la storia era al suo termine, non ci saremmo più dovuti […]