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La Grecia come frontiera

Photo by Charlie Marusiak on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul D-La Repubblica delle donne, che ringraziamo.

Quasi trent’anni fa, la prima estate in cui cominciai a girare per le isole greche, mi ritrovai in una spiaggia di Patmos a cui si accedeva percorrendo una breve sterrata. Non c’era quasi nessuno in giro. Oltre a me e l’amico con cui ero partito, solo un piccolo gruppo di ragazzi greci che passavano le loro giornate sotto a una pergola di canne. Fra loro si distingueva una coppia di bellezza indimenticabile. Erano un po’ più grandi di noi appena usciti da scuola. Avevano corpi bruni, abbrustoliti dal sole e dal sale. Erano nudi e si muovevano come animali assonnati fra la sabbia e l’acqua. A un tratto il ragazzo si avviò verso una delle tende piantate dietro la fila di tamerici, tornò vestito di un paio di occhialini da piscina, passò con grazia e distacco una mano sulla schiena della ragazza seduta sul bagnasciuga e s’immerse.

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Come un ragno che non si allontana dalla tela. Dentro il labirinto di Burhan Sönmez

Sperava forse di cancellare un dolore di cui ora non ha più memoria, Boratin Bey, il giorno in cui decise di buttarsi nel Bosforo e togliersi la vita. L’esito di quell’intento una costola rotta e la perdita della memoria. Si può vivere nel presente senza il proprio passato? È possibile ricrearlo se solo il corpo ne porta i segni? È ciò su cui si interroga il protagonista del nuovo romanzo di Burhan Sönmez che si muove in una sorta di labirinto mentale tra i frammenti di un’esistenza che non riconosce e con la perenne sensazione di vivere separato dal mondo.

L’intera produzione letteraria di Sönmez ruota attorno a un’idea di passato che come in Labirinto, (trad. Nicola Verderame, Nottetempo, 2019), ne Gli innocenti (trad. Eda Ozbakay, Del Vecchio, 2014) e in Istanbul Istanbul (trad. Anna Valerio, Nottetempo, 2016) rappresenta il fulcro di un’indagine nata da storie individuali per diventare collettiva.

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“I ragazzi della Nickel”: intervista a Colson Whitehead

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo (fonte immagine).

Colson Whitehead, insignito nel 2017 del Premio Pulitzer per la narrativa, dopo la consacrazione internazionale arrivata con La ferrovia sotterranea, è tornato in libreria con il nuovo romanzo I ragazzi della Nickel (Mondadori, 216 pagine, 18.50 euro, traduzione di Silvia Pareschi). Nel libro Whitehead ha esplorato con l’osservazione sul campo e l’immaginazione una vicenda che racconta dell’America di ieri, ma parla di un futuro di libertà ancora da conquistare.

Nel 2014 un gruppo di archeologi e antropologi forensi della University of South Florida ha riportato alla luce l’esito delle brutalità perpetrate nel cuore degli anni Sessanta presso il riformatorio Arthur G Dozier School for Boys, chiuso nel 2011, nel paesino di Marianna. Dai primi scavi, compiuti nel 2012, a oggi, nell’area circostante alla scuola, inaugurata il primo giorno del Novecento, sono state individuate oltre ottanta tombe clandestine.

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Bibliophile: miscellanea di una miscellanea

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

Il libro lo inizia scrivendo: “Lo scopo di questo libro è triplicare la misura della vostra pila di libri da leggere”. Lo chiama una Wunderkammer letteraria, fatta di flussi di coscienza e sei o più o meno gradi di separazione che collegano libri, scrittori, biblioteche, librerie e simili. Dopo il successo del volume disegnato My Ideal Bookshelf (con Thessaly La Force, Little, Brown and Company, pp, 240, 24.99 $) che raccoglieva gli scaffali di libri preferiti da celebrità di vario tipo, l’artista americana Jane Mount ha raddoppiato con Bibliophile: An Illustrated Miscellany (Chronicle Books, pp. 224, $ 24.95), incantevole raccolta scritta e disegnata di appunti, liste e storie legate al grande mondo dei libri.

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We need to talk about Brexit (again)

Brex-lit è una categoria trans-genere che raccoglie sotto di sé testi ascrivibili ai generi letterari più vari – dal romanzo sperimentale a quello di idee, dalla satira alla distopia, dal romanzo realista a quello più prettamente postmoderno – che in maniera più o meno diretta riflettono sulle cause o le conseguenze causate dagli esiti del referendum.

La definizione è sufficientemente generica perché la lista di testi che compongono questo corpus possa allungarsi ogni settimana; basta infatti che in qualche modo si intraveda l’ombra di un riferimento al referendum perché il romanzo possa essere associato a questo sottogenere. Che si tratti del quartetto di Ali Smith, di The cut di Anthony Cartwright, Crudo di Olivia Laing, Middle England di Coe, The man who saw everything di Deborah Levy, The cockroach di Ian McEwan, Reservoir 13 di McGregor, Kudos di Rachel Cusk (giusto per citarne alcuni, ma la lista sarebbe lunghissima), sembra infatti impossibile per i romanzi ambientati nel presente contemporaneo inglese evitare di alludere alla  fatidica data del 23 giugno 2016.

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Tradurre Olga Tokarczuk

Tra le lingue che Barbara Delfino traduce non c’è lo svedese, ma all’annuncio dell’Accademia di Svezia ha distinto limpidamente il nome di Olga Tokarczuk. In Italia, pochi conoscono come Delfino il percorso e la scrittura del nuovo Premio Nobel per la letteratura.

La traduttrice in italiano del sesto romanzo, I vagabondi (Bompiani), che con la vittoria del Man Booker Prize International aveva consacrato Tokarczuk a livello internazionale, frequentava il terzo anno nella sezione di polonistica dell’Università di Torino, quando ha lavorato per la prima volta a un suo testo.

«All’università, durante alcune esercitazioni di traduzione, la professoressa ci diede un racconto breve di Tokarczuk. Mi colpì subito e cominciai a raccogliere informazioni sull’autrice. Nel Duemila non aveva ancora scritto molto, ma mi appassionò tanto da lavorarci per la tesi di laurea», racconta Delfino.

HP-Lovecraft

Lw’nafh ng yar, ovvero: tutto quello che avreste sempre voluto sapere su H.P. Lovecraft

di Francesco Gallo

La Providence Press è una casa editrice indipendente specializzata nella pubblicazione di testi, soprattutto racconti, appartenenti al genere fantastico e “dimenticati”: importanti, ma poco noti al grande pubblico.

Ecco quindi i lavori di William Chambers Morrow, o di Barry Pain e Bessie Kyffin-Taylor. Ed ecco le storie di Steve Costigan e Buckner J. Grimes — due dei personaggi meno noti di Robert E. Howard, l’inventore di Conan il barbaro.
Omaggiando già nel nome il creatore dei Miti di Cthulhu, la Providence Press ha quindi deciso — e, personalmente, non la ringrazierò mai abbastanza per il coraggio — di colmare un vuoto editoriale italiano secondo me enorme pubblicando la monumentale biografia Io sono providence: la vita e i tempi di H.P. Lovecraft di S. T. Joshi, il più grande esperto mondiale dello scrittore.

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Gesuiti

di Marco Mantello Cari lettori, oggi vi propongo un brano risalente al 2012-2013, e tratto da “Le cose visibili” (2014 ca.), uno tre dei romanzi che ho finito di scrivere, e che compongono un ciclo di sei libri a cui lavoro da sette anni. Nel testo qui su minima ho cambiato i nomi di qualche […]

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El Camino, La strada di Jesse Pinkman

Attenzione, questo pezzo contiene numerosi & inevitabili spoiler.

Sulla falsariga dei finali nelle tragedie shakespeariane, la puntata che chiude Breaking Bad vede diversi cadaveri distesi sulla scena. L’ultima trovata di Walter White per far fuori la gang di spacciatori nazi con cui pure aveva collaborato – come sappiamo, da un certo momento in avanti Walter non è uomo da troppi calcoli morali – è una raffica di proiettili che ammazza i suoi nemici e se stesso. Solo un uomo è sopravvissuto alla carneficina: Jesse Pinkman, il primo partner di Walter White/Heisenberg. Il legame tra i due – improntato a una logica padre-figlio, seppure White non sia certo un padre modello per Jesse… – si spezza con la morte dell’ex professore di chimica. Jesse, carico di cicatrici, reduce da una prigionia spietata, barba lunga e incolta, il cervello decisamente in pappa, siede al volante della Chevrolet El Camino di Todd e tenta la fuga.

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Quando ero ancora immortale – un testo di Christoph Ransmayr

Pubblichiamo un testo inedito in Italia di Christoph Ransmayr, tra i finalisti quest’anno al premio Bottari Lattes Grinzane nella sezione Il Germoglio. La cerimonia di premiazione si terrà domani al Castello di Grinzane Cavour.

di Christoph Ransmayr

Quando ero ancora immortale e la morte era solo un enigma che riguardava gli altri, ma mai me o i miei fratelli, le mie sorelle, i miei genitori e nessun altro dei miei cari, ma sempre e solo gli altri: vicini di casa, contadini, artigiani del mio paese, che giacevano all’interno delle loro bare con le mani intrecciate, avvolte nei rosari e con uno strano viso cereo, posizionati su un catafalco della cappella del cimitero … Il coro della chiesa cantava ogni volta Più presso a te, Signor, prima che le figure di cera venissero portate alle loro tombe all’ombra della chiesa, in fosse argillose che mi sembravano tunnel o cunicoli verso la via degli abissi del cielo o di quelli dell’inferno…