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10/11: un progetto letterario tra Beirut e Berlino

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di Francesca Faccini

Ho incontrato Sandra Hetzl, la fondatrice di 10/11 (ten/eleven), un giorno di settembre a Berlino. Quella stessa mattina avevo letto un’intervista a Arundhati Roy. La scrittrice denunciava la trasformazione degli scrittori in giocattoli in balia dei festival e invitava ad abbandonare la letteratura innocua a favore di una scrittura coraggiosa. Con sicurezza e disincanto dichiarava il bisogno di romanzi politici partendo dalla convinzione che ogni cosa è politica.

Con ancora queste parole in testa, dopo poche ore bevevo un caffè in compagnia di Sandra, che mi raccontava come avesse deciso di creare una cornice entro la quale la sua professione di traduttrice letteraria dall’arabo al tedesco, la sua curiosità di conoscere nuove autrici e autori e il suo desiderio di curare dei libri potessero trovare forma e comunicare tra di loro. L’esigenza di dare una struttura al proprio lavoro in modo tale che venisse riconosciuto e ricevesse attenzione e fondi, Sandra l’ha maturata dopo la vicenda che ha visto come protagonista Aboud Saeed, un fabbro libertario siriano che a partire dall’8 novembre 2009, giorno della sua iscrizione su Facebook, ha iniziato a raccontare attraverso dei post la sua personale rivoluzione in un territorio di guerra. 1011 Scoperto per caso nell’estate del 2012 navigando in internet, Sandra rimane colpita da come quella voce punk e anti istituzionale riuscisse a esprimere dei messaggi che da Manbij, una cittadina a nord est di Aleppo, riscuotevano l’attenzione della classe intellettuale siriana oltre che del popolo. Con già la visione di un possibile libro, Sandra inizia a tradurre e ad archiviare i post che più la colpiscono e dopo diversi mesi di lavoro mostra una prima raccolta allo scrittore iracheno Abbas Khider, il quale, convinto del valore letterario dei messaggi di Saeed, mette in contatto Sandra e Nikola Richter. Proprio in quel periodo, infatti, sotto la direzione di Nikola stava prendendo vita mikrotext, una casa editrice berlinese decisa a pubblicare testi ispirati alla contemporaneità e alla questione dei social media; la raccolta dei post di Saeed pare essere perfetta per la linea editoriale.

Mentre in Siria la guerra avanza, Aboud assiste alla diffusione della sua notorietà rimanendo però abbastanza estraneo al progetto che Sandra e Nikola stanno realizzando a Berlino. La sua estraneità termina quando nel marzo del 2013 esce Der klügste Mensch im Facebook: il libro c’era, Aboud da fabbro appariva come scrittore, ora era necessario far parlare della raccolta. Sandra e Nikola vorrebbero promuovere il volume attraverso delle letture con l’autore e Aboud vorrebbe andare in Germania, volontà che sembrerebbero venirsi incontro se non fosse che Aboud è privo di passaporto e non può richiederlo a causa della sua diserzione.

L’unica soluzione possibile è quella di convincere il governo tedesco a emettere un passaporto da inviare all’ambasciata di Ankara– oramai a Damasco non c’era più la delegazione tedesca – dove Saeed lo avrebbe aspettato dopo aver attraversato illegalmente il confine con la Turchia. Per riuscire nell’impresa che appariva quasi impossibile, in Germania Sandra e Nikola creano un piccolo caso letterario; organizzano un tour che coinvolge diversi teatri, contattano giornalisti che iniziano a raccontare la storia di Saeed in articoli e reportage televisivi, e convincono la Kunstverein di Monaco a invitare ufficialmente l’autore in modo tale che potesse ottenere anche il visto.

Nell’ottobre del 2013 Aboud arriva per la prima volta in Europa e annuncia la sua partenza con un post su Facebook: «Domani prenderò un aereo. Così saprò come si vedono le case, le strade e i mercati dalla prospettiva del pilota che bombarda la città».

Pochi giorni dopo Aboud, Sandra e Nikola sono sul palco della Ballhaus di Kreuzberg a Berlino a presentare davanti a una sala gremita Derklügste Menschim Facebook, libro che a oggi è stato tradotto in spagnolo, inglese, danese e portoghese e di cui sono stati fatti quattro adattamenti teatrali, due produzioni radiofoniche euna canzone punkrock – il gruppo punk Das Weiße Pferd ha selezionato parti del testo musicandole. Con queste premesse, nel 2014 tra Beirut – città dove Sandra ha vissuto per diversi anni – e Berlino – città di adozione di Sandra – nasce 10/11, una realtà che si articola come agenzia letteraria, casa editrice e associazione culturale interessata a far conoscere la letteratura araba e più in generale quella particolare regione del mondo a un pubblico internazionale.

A partire dal nome, Sandra mi spiega l’idea che sta dietro all’intero progetto; 10/11 non è solo un esplicito riferimento alle rivoluzioni arabe cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, ma è metafora della volontà di proporre un nuovo modo di guardare al Medio Oriente secondo la convinzione che la letteratura è una presenza attiva nella Storia, è uno strumento di crescita, di rivendicazione di una dimensione e, in questo caso, di una regione.

In un primo momento, infatti, 10/11 può ricordare 9/11, data che fa da spartiacque tra l’ignoranza o un generale disinteresse verso il mondo arabo e una forma di ossessione nei confronti di quella realtà che inizia a essere descritta attraverso i termini di terrorismo, integralismo, dittatura. Dopo l’attentato alle Torri gemelle, i paesi del Medio Oriente diventano oggetto di grande attenzione e alcune figure colte da un immaginario parziale e di parte diventano le immagini attraverso le quali si ha l’ambizione di definire il mondo arabo. Questa modalità di rappresentazione, sebbene si riferisca a uno spazio piccolissimo e a una realtà estremamente limitata, pretende di trasmettere quanto di quel mondo si ritiene necessario far conoscere. Ecco che allora l’immagine drammatica, clamorosa, l’immagine shock inizia a comparire anche sulle copertine dei libri legati alla regione, alla lingua o alle culture arabe.

Come spiega Susan Sontag, l’unità di base della memoria è l’immagine singola, e, in un’epoca di sovraccarico di informazioni, le fotografie forniscono un modo rapido per apprendere e una forma compatta per memorizzare. In questo modo l’immagine diventa racconto, descrizione e la donna coperta da abiti con una sola fessura all’altezza degli occhi diviene una delle illustrazioni maggiormente usate per riferirsi al Medioriente. Questo fermo immagine possiede delle caratteristiche intrinseche di oggettività, ma contemporaneamente esprime un punto di vista al quale 10/11 prova a contrapporsi promuovendo e pubblicando voci emerse durante la rivoluzione. In seguito alle proteste del 2011, infatti, e grazie al ruolo giocato dai social media, cassa di risonanza di pensieri altrimenti non ascoltati, si è cominciato sempre più spesso a scrivere in una lingua molto vicina al dialetto siriano. L’uso dell’arabo colloquiale attribuisce alla lingua una rapidità e spontaneità che il linguaggio istituzionale e dunque la letteratura di regime non conosce e sono quindi stati portati alla luce nuovi stili letterarie altri punti di vista che riflettono sull’attualità politica, sociale e culturale. In accordo con questa tendenza,10/11 ha iniziato a seguire la letteratura distopica, genere che in questo momento si sta designando nel panorama arabo, la non-fiction, la saggistica e la graphic novel e a puntare i riflettori sulla fantascienza, il fantasy, la letteratura horror, i gialli e la commedia, generi finora poco considerati nell’editoria araba.

Costantemente impegnata a scovare nuovi libri, nel 2015 10/11 cura il romanzo episodico dello scrittore siriano Assaf Alassaf, Abu Jürgen. Mein Leben mit dem deutschen Botschafter (Abu Jürgen. La mia vita con l’ambasciatore tedesco), una grottesca narrazione sulla burocrazia per ottenere il visto, e nel 2016 fa pubblicare la raccolta di racconti umoristici dall’estetica punk dell’autrice siriana Rasha Abbas, Die Erfindung der deutschen Grammatik (L’invenzione della grammatica tedesca). La prima opera esce in formato cartaceo e digitale per mikrotext, mentre il secondo volume esce in formato ebook per mikrotext e in formato cartaceo per Orlanda Verlag. Successivamente all’edizione tedesca, 10/11 pubblica in lingua originale entrambi i volumi che vengono stampati a Beirut ma che sono presenti in alcune librerie di Dubai, Londra, Parigi e Berlino.

Spinta dal desiderio di far emergere autrici e autori arabi nel panorama editoriale europeo, sempre nel 2016 10/11 si definisce anche come agenzia letteraria firmando un primo contratto con Muhammad Aladdin, considerato una tra le principali voci emergenti egiziane. Se lo scopo di 10/11 è quello di far conoscere la letteratura araba a un pubblico europeo ancora molto acerbo, la volontà è quella di perseguire l’obiettivo trovando alle opere una disposizione editoriale che non le inserisca in collane specializzate. È infatti necessario contrastare la pratica purtroppo comune di stabilire un contenitore: la letteratura araba non è un genere e raccogliendola in una collana la si circoscrive impedendole di confrontarsi con quella letteratura con cui il canone occidentale ha più confidenza. Inserendola in un determinato settore si attua una gerarchizzazione e la si rende letteratura di folklore o materiale di studi multiculturali. In questo modo la si cristallizza in un immaginario costretto all’interno di confini imposti da una letteratura dominante che assorbe le molteplici culture e voci riducendoli a generi riproducibili.

Rifletto sul progetto di 10/11 e vedo attribuita alla letteratura il compito di insegnare a guardare il mondo, a porre in relazione fatti personali e fatti generali, perché, come dice Arundhati Roy, solo i romanzi possono raccontare cosa significhi vivere in territori politicamente e socialmente instabili.

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