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Fallimento, rassegnazione e pietà: “Prima di noi” di Giorgio Fontana

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Qual è la funzione del romanzo storico oggi? Domanda legittima se si pensa che è proprio il romanzo storico a dare il via alla nostra letteratura nazionale ed è la stessa domanda che si presenta dopo aver letto il nuovo romanzo di Giorgio Fontana “Prima di noi” .

Attraverso le vicissitudini della famiglia Sartori, Fontana in Prima di noi racconta un secolo d’Italia, dal 1917 al 2012, riuscendo nel difficile compito di intrecciare organicamente le vicende private e la Storia, in una narrazione puntuale, veloce e attenta. Il libro di Fontana ricorda in alcuni momenti La storia di Elsa Morante per come sono attentamente tratteggiati gli aspetti psicologici dei personaggi e per il valore con cui gli eventi storici si infrangono nella sfera delle singole esistenze, ma si avvicina anche ad altre narrazioni romanzesche europee di primo Novecento per la maniera in cui si sovrappongono compiutamente le vicende storiche e quelle delle quattro generazioni intorno a cui ruota la vicenda. Le storie di Maurizio Sartori e suo figlio Gabriele, come sottolinea l’autore nella breve nota che chiude il volume, sono ispirate alla sua stessa famiglia, tramite i racconti e i diari del nonno Luigi, seppure questi costituiscano solo il punto di partenza per una narrazione che poi prosegue in maniera autonoma. Fontana allora attraverso questo romanzo, preciso in ogni suo particolare storico e geografico, sembra suggerire la necessità di obbedire alla verità storica («il santo Vero / Mai non tradir» scriveva Manzoni) per dare a tutta la sua vicenda un valore etico e politico, per interrogarsi sulla realtà contemporanea dopo un’affilata analisi del passato.

Prima di noi racconta quattro generazioni della famiglia Sartori e all’arco cronologico ampio, che muove dalla prima guerra mondiale per arrivare alla nostra contemporaneità, passando quindi dal fascismo alla Resistenza, dal terrorismo nero alle guerre in Siria, corrisponde anche un movimento geografico, con la famiglia Sartori che attraversa l’Italia settentrionale, dal Nord-Est a Milano. Il capostipite della famiglia si chiama Maurizio ed è un soldato dell’esercito italiano impegnato sul fronte di Caporetto che diserta e si rifugia nella casa Tessan per sfuggire alla morte. Lì conoscerà Nadia, la donna che sposerà e con cui inizierà la storia della famiglia Sartori raccontata da Fontana. Ma anche l’inizio della relazione è segnato da un tradimento, quello di Maurizio che abbandona la giovane Nadia quando ha suo figlio in grembo. Ecco allora che le prime azioni di Maurizio, l’abbandono dell’esercito prima e quello della giovane ragazza poi, sono i segni del peccato originale che finirà per riversare le sue conseguenze su tutta la discendenza Sartori, segnata da un difficile approccio alla realtà, dall’insoddisfazione e dal difficile raggiungimento della felicità, come se costretti a pagare un contrappasso per la colpa del loro progenitore.

Come nel caso di Morte di un uomo felice, l’autore costruisce personaggi vividi alla cui esperienza affida la sua interrogazione sul passato e le sue riflessioni sul presente: la saga familiare di Prima di noi cerca di consegnare al lettore una storia universale di sofferenza e di ricerca di riscatto, di equilibri sentimentali e dislivelli economici e sociali, facendo pieno affidamento alle forme del romanzo storico. Il libro di Fontana, sostenuto da una scrittura limpida e analitica e da una grande capacità di tenere ordinati i vari e centrifughi vettori della vicenda, riesce a inserirsi con successo nel filone del romanzo storico perché leggendo le vicende della famiglia Sartori sembra di muoversi tra le pieghe della vita reale tanta è l’attenzione ai vari momenti storici e alla psicologia dei personaggi. Cesare Garboli, uno dei maggiori interpreti dell’opera di Elsa Morante, ha scritto che nel romanzo La storia si vive nella realtà e che «intorno al particolare inventato siamo portati d’istinto a stabilire lo stesso sviluppo di relazioni e combinazioni che ci impedisce di distinguere, nella nostra esperienza di vivi, la realtà della nostra vita immaginaria da quella, apparentemente primaria, della nostra vita reale». Sentimenti simili genera Prima di noi, un romanzo che affonda in un passato remoto e in una società anche molto diversa da quella attuale per provare a comprendere il nostro presente.

Questa pare dunque essere l’urgenza che guida Fontana in questo suo ambizioso e riuscito lavoro e alla luce della declinazione che prende il romanzo assume una valenza particolare ciò che accade nelle pagine finali quando Letizia, agli inizi degli anni Duemila, rischiara le nubi sul passato della sua famiglia. Questo svelamento porta a sostituire alla rassegnazione un sentimento nuovo per i Sartori, la pietà, che potrà offrire alla famiglia un nuovo modo, forse meno infelice, sicuramente più sincero, per approcciarsi alla Storia: «pietà per un ragazzo e una ragazza che si amano in un bosco, mentre intorno la guerra incendia la terra e loro ancora non sanno che lei verrà abbandonata – e ancora non sanno che lui ritornerà».

Prima di noi consegna al lettore una riflessione in tono minore sulla presenza del male nella vita individuale e nella società, un germe che nasce e si muove in maniera incontrollabile, ma segna la forza con cui la Storia interagisce con le esistenze degli uomini. Ci si può forse interrogare su quale possano essere le vie per combattere questa forza inconoscibile, ma si rimarrebbe senza risposta: l’unica strada che il romanzo sembra suggerire è quella di provare a conoscere le proprie origini e la propria identità (“Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” sono ancora le inquietudini che devono guidare il nostro procedere), acquisendo la consapevolezza che molto spesso per rinascere e provare a superare i propri affanni è necessario lasciarsi qualcosa, anche di importante, alle spalle.

Matteo Moca è dottore di ricerca in italianistica e insegnante. Scrive, tra gli altri, per Il Tascabile, Il Foglio, Il Riformista, L’indice dei libri del mese, Blow Up e il blog di Kobo. Ha curato per Quodlibet il romanzo di Giovanni Faldella “Madonna di fuoco e Madonna di neve” e pubblicato la monografia “Tra parola e silenzio. Landolfi, Perec, Beckett”.
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