marley shot

78 rifiuti: Marlon James e il romanzo giamaicano

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di Pierfrancesco Matarazzo

78 rifiuti possono bastare a far cedere un aspirante scrittore?

Un libro su cui si è lavorato tre, cinque, dieci anni, limandolo, bruciandolo, riscrivendolo, detestandolo e alla fine inviandolo alle case editrici, aspettando. I primi rifiuti sono prammatica. I secondi servono a rafforzare il carattere, perché, si sa, tutti vogliono scrivere e nessuno vuole leggere. I terzi cominciano a dare un po’ fastidio: psioriasi, coliti, ulcere, emicranie, depressioni. Compagni di viaggio dello scrittore. I quarti si cercano di ignorare, i quinti si accartocciano mentre si leggono perché non meritano di essere conservati. I sesti, i sesti si lasciano sulla scrivania vicino al computer, un sfida: riuscirà lo scrittore aspirante a continuare a scrivere mentre la pila cresce in altezza? E se alla fine i rifiuti fossero 78?

Il libro da buttare. Se lo dicono in tanti, se nessuno è interessato, se tutti lo hanno odiato, non è più probabile che abbiano ragione loro? È questo che è successo anche Marlon James, scrittore giamaicano trapiantato in USA, che per un suo romanzo ha collezionato 78 rifiuti e ha deciso che era stupido continuare a insistere: era uno scrittore fallito.

La convinzione era tale da cancellare ogni copia del romanzo in questione dal PC, distruggerne ogni copia cartacea e fare il giro delle case degli amici perché facessero lo stesso con le copie in loro possesso e lo facessero davanti a lui. È lo stesso James a raccontarlo in un’intervista su The Guardian: «volevo cancellare ogni traccia di quel libro. Pensavo che se tante persone erano convinte che non potesse essere un buon libro, non aveva alcuna possibilità di diventarlo. Forse non ero tagliato per essere uno scrittore.»

Fine della storia? Nemmeno per idea, perché Marlon James prima di essere uno scrittore era un lettore. Così lesse, Marquez, Rushdie e Toni Morrison. Sula (romanzo di Toni Morrison del 1973, pubblicato in Italia da Frassinelli nel 1991) cambia il modo di James di pensare a se stesso. Sula, personaggio ribelle, pronto a correre ogni genere di rischio e a provare ogni emozione, sembra non interessarsi a cosa pensano gli altri, tanto che la sua storia si conclude con un amico che le chiede cosa ha voluto dimostrare con la sua vita. Lei risponde: «Dimostrare? Dimostrare a chi?»

Da quella lettura Marlon James capisce che non deve dimostrare niente a nessuno e se anche 78 editor ritengono la sua opera non interessante, lui è l’unico a poter decidere se è o meno uno scrittore, anche perché se si sceglie di essere uno scrittore verrà certamente un momento in cui si sarà gli unici a credere in se stessi. «È allora che non bisogna fallire – racconta James – Io ho fallito quel test.»

Sì, Marlon James ha fallito quel test, ma non ha rinunciato, ha scritto un altro romanzo, A Brief History of Seven Killing, Breve storia di sette omicidi (Frassinelli). Un romanzo ‘difficile’, 668 pagine con 75 diversi personaggi di cui 15 parlanti (spesso in patois, lingua creola nata in Giamaica nel XVII secolo) e dotati di un proprio punto di vista. Ambientato in uno dei momenti più violenti della storia giamaicana (fra gli anni ’70 e ’80 del Novecento), Breve storia di sette omicidi racconta il tentato assassinio di Bob Marley nel 1976, due giorni prima di un importante concerto organizzato dall’allora primo ministro giamaicano Michael Manley, leader del People’s National Party, il partito social democratico al potere in Giamaica in quegli anni.

Bob Marley sopravvivrà all’attentato, lasciando il Paese per due anni di esilio. Ma Marley è solo un’occasione per l’autore per iniziare a seguire i sette sicari potenziali. Marlon James immagina cosa faranno negli anni successivi, concedendo al lettore la possibilità di vedere attraverso i loro occhi gli anni ’90, spostandosi rapidamente fra luoghi, periodi storici e punti di vista, fino a concentrarsi sulla storia di un gangster giamaicano arrivato in USA per essere libero di esprimere la sua sessualità.

Pubblicato da Riverhead Books (prestigioso marchio editoriale Penguin) nell’ottobre del 2014 e lo scorso ottobre insignito del Man BookerPrize 2015 (blasonato premio letterario per autori in lingua inglese, vinto negli anni da scrittori come Nadine Gordimer, Salman Rushdie, J. M. Coetzee e Kazuo Ishiguro), Breve storia di sette omicidi ha dimostrato che 78 rifiuti possono bastare, ma è sempre concesso cambiare idea.

Pierfrancesco Matarazzo è scrittore, lettore e osservatore curioso delle ossessioni dell’uomo contemporaneo. Si ferma spesso ad ascoltare persone sconosciute che parlano fra loro. Avete presente lo strano personaggio con il taccuino seduto al tavolo vicino al vostro?

Cura diverse rubriche, interviste e articoli per lit-blog e riviste letterarie come Sul Romanzo, Flanerì, minima&moralia e Orlandoesplorazioni.
Ha creato imago2.0, blog per generatori di immaginazione, inventori di storie e lettori onnivori.
È autore di opere di poesia e narrativa: la raccolta di racconti Il Corpo, da cui è stato realizzato un adattamento teatrale, e il romanzo La certezza del dubbio.

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