I luoghi di Emmanuel Carrère

Propizio è avere ove recarsi

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Il titolo suona meno strano quando si scopre che viene dall’I Ching, libro che Carrère ha spesso dichiarato di consultare con profitto e regolarità. E non a caso “Propizio è avere ove recarsi” si chiude con la storia di Luke Rhinehart, “L’uomo dei dadi”, autore e protagonista dell’omonimo libro–culto del 1971 che racconta la sua scelta di affidare ogni decisione della propria vita a un lancio di dadi: dove a ogni faccia corrispondevano opzioni sempre più distanti da quello che “avrebbe fatto” con il chiaro intento di spingere la personalità oltre i propri limiti fino, eventualmente, a disintegrarla.

Il viaggio di Carrère nel mondo di Philip K. Dick

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Questo pezzo è uscito in forma ridotta sul Mucchio.

Qualche mese fa è uscito in Italia il mega-zibaldone definitivo di Philip Kindred Dick, L’esegesi (Fanucci), ottomila pagine di riflessioni scritte a partire dal 1974, nell’ultima parte della sua vita, in bilico tra paranoia e allucinazione. Una montagna di lettere e appunti su teorie che oscillavano tra scienza e metafisica, deflagrate nella mente dello scrittore in forma di visione. Tra gli altri, Dick provò a mettersi in contatto con il laboratorio di Astrofisica di Leningrado: immaginate la lettera di uno scrittore di fantascienza californiano che parte dagli Usa di Nixon per arrivare nell’Urss di Breznev; siamo già in una trama pynchoniana.

Dick era convinto di aver ricevuto una rivelazione mistico-religiosa che mescolava con disinvoltura storia antica e contemporanea, filosofie occidentali e orientali, un flash che spalancava le porte della percezione in ossequio a Huxley… e provò a esporre quello che sapeva. «Il tempo viene smascherato come irreale; millenovecento anni vengono rivelati come aspetto di un’unica matrice sottostante…»

Raccontare una storia che ci riguarda. Dialogo tra Nicola Lagioia e Emmanuel Carrère

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Pubblichiamo il dialogo tra Emmanuel Carrère e Nicola Lagioia avvenuto lo scorso 14 marzo all’interno del Festival letterario Libri come, tratto dal numero di maggio de Lo Straniero. Quest’anno la cerimonia conclusiva del Premio Lo straniero, attribuito dai redattori e dai collaboratori della rivista, si svolgerà all’interno del festival teatrale di Castiglioncello Inequilibrio domenica 28 giugno dalle ore 11:00. Qui i premiati; puoi sostenere il Premio contribuendo a questa raccolta di fondi.

Nicola Lagioia: La si dovesse dire in sintesi, potremmo dire che Il Regno è un libro narrativo sulle prime comunità cristiane, o sugli Atti degli apostoli, o su quei due colonizzatori di menti e spiriti che furono san Paolo e san Luca. Un libro non sull’infanzia ma sull’adolescenza del cristianesimo (come scrive lo stesso Carrère), sulla sua fase più ribelle e irrequieta. Bisogna però vedere che tipo di racconto sull’adolescenza del cristianesimo è Il Regno. Il che mi consente di farti la prima domanda. Me ne offri tu stesso l’opportunità quando scrivi: “quelli che hanno conosciuto i dibattiti politici del dopo Sessantotto francese, ricorderanno la domanda di prammatica: da dove parli? A me sembra ancora una domanda pertinente. Perché un pensiero comunichi qualcosa, bisogna che quel pensiero sia espresso da una voce, che la voce provenga da un uomo, e che io sappia come quel pensiero si è fatto strada nell’uomo che ho di fronte”. E allora la prima domanda che ti farei è proprio questa: “da dove parli?” o meglio “da dove scrivi questo libro intitolato Il Regno?”.

Emmanuel Carrère e la schiena della letteratura

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di Leonardo Merlini

Lo scrittore del momento, visto di persona, è più alto di quanto immaginassi, il suo volto, benché chiaramente riconoscibile per via di alcuni tratti molto singolari, con il passare dei minuti, mentre ci guardiamo durante l’intervista, diventa più sfuggente, come succede ai visi delle persone care quando muoiono; in un modo difficile da spiegare il ricordo si sfoca, l’immagine si sfalda, e si moltiplica in una serie di alternative, tutte in qualche misura contraffatte.

“Non sono abbastanza credente per essere ateo”. Intervista a Emmanuel Carrére

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Questa intervista è uscita su La Repubblica. Ringraziamo la testata e l’autrice. E vi segnaliamo che sabato 14 marzo Emmanuel Carrére sarà ospite di Libri Come a Roma alle 21 in una conversazione con Nicola Lagioia dal titolo “Come il regno”. (Fonte immagine)

di Anaïs Ginori

PARIGI. “Non so”. Quando la conversazione vira sulla strage di Charlie Hebdo e l’integralismo islamico, Emmanuel Carrère cita involontariamente le ultime parole del suo nuovo romanzo. Non ha mai voluto essere un maître-à-penser. “Solo uno scrittore”, dice, ed è una professione di umiltà. “Davanti all’attualità mi limito a osservare, come fanno tutti. Diffido spesso da ciò che penso, faccio fatica a parlare del globale, ho bisogno di aggrapparmi a un piccolo brandello della realtà, e concentrarmi su quello per ottenere uno scorcio di verità. È così che ho raccontato la caduta dell’impero sovietico in Limonov o il problema dell’indebitamento in Vite che non sono la mia“.

Adesso arriva Il Regno (Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco), ovvero il Vangelo secondo Carrère, un peplum erudito e divertente, che mischia come sempre il racconto personale  –  una crisi mistica quando aveva trent’anni  –  all’indagine storica su una “piccola setta di ebrei” che ha fondato il cristianesimo. Uno degli scrittori più popolari di Francia si lancia nella sua sfida letteraria più azzardata, un salto nel tempo, alle origini della nostra civiltà, ma sempre con il rigore usato nei precedenti libri, mai semplici romanzi. “Ho smesso di usare la parola romanzo da L’Avversario ” ricorda. Nello studio quasi monacale del suo grande appartamento del decimo arrondissement entra all’improvviso uno dei personaggi de Il Regno, l’amico Hervé venuto per pranzo, che nel libro è compagno di camminate, meditazioni e altre escursioni intellettuali. Carrère si è avvicinato al Regno da agnostico (“Non sono abbastanza credente per essere ateo”), riuscendo a non urtare i lettori più religiosi: un piccolo miracolo, che lui attribuisce, scherzando, alla predestinazione racchiusa nel suo nome, che in ebraico significa “Dio è con noi”.

Lo strano libro di Carrère sul cristianesimo

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È stata pubblicata in questi giorni da Adelphi la traduzione di Francesco Bergamasco de “Il regno”, l’ultimo romanzo di Emmanuel Carrère. Questa recensione è uscita su IL.

di Carlo Mazza Galanti

Studiando i capolavori di Agostino e Rousseau, la filosofa spagnola María Zambrano ha indicato la confessione («l’azione massima che è dato attuare con la parola») come l’origine dell’autobiografia. Se c’è un autore che negli ultimi anni non solo ha imposto la scrittura autobiografica all’attenzione del pubblico internazionale ma l’ha spinta verso un allargamento inedito dei suoi confini tradizionali, questo è Emmanuel Carrère. L’astuzia dello scrittore francese è stata quella di trasformare se stesso in un crocevia di altre vite: un soggetto aperto, attraversato da correnti centrifughe, riflesso da eventi e personaggi apparentemente distanti che nel flusso del racconto finiscono sempre per tornare al centro, all’autore, al suo ego così discreto e così ingombrante. Il suo nuovo libro, Le Royaume (Il regno) è il grande atteso della rentrée letteraria, uscirà in Francia il 10 settembre (in Italia sarà pubblicato da Adelphi nella primavera del 2015).

L’orrore secondo Emmanuel Carrère

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Questo articolo è uscito in forma più breve su Pagina 99. (La foto è di Massimo Vitali)

Pubblicato con immediato successo in Francia nel 1995, uscito una prima volta da Einaudi nel 1996 e ora riproposto da Adelphi nella traduzione precisa ed efficace di Maurizia Balmelli, La settimana bianca è il punto culminante della prima parte della carriera di uno dei migliori narratori europei degli ultimi due decenni. Tra la fine degli anni ottanta e i novanta Emmanuel Carrère ha prodotto romanzi formalmente tradizionali, di buon livello, segnati da un interesse ossessivo per gli aspetti più fragili e morbosi della psicologia individuale, le maschere, i lati oscuri della personalità piccolo-borghese. Questo orizzonte psicologico ed esistenziale è sfociato in due libri d’indubbio valore: La settimana bianca al di qua, e L’avversario (2000) immediatamente al di là del crinale che divide l’opera dello scrittore in due blocchi distinti: romanzi di finzione da una parte e “romanzi verità”, come li chiamava Capote, dall’altra.

Discorsi sul metodo – 3: Emmanuel Carrère

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Torna il Premio Gregor Von Rezzori, che ogni giugno porta a Firenze alcuni dei più bei nomi della letteratura mondiale, e con esso tornano i Discorsi sul metodo di Vanni Santoni. La serie di interviste di quest’anno comincia con Emmanuel Carrère, a cui seguiranno Jonathan Lethem, Georgi Gospinodov e Vendela Vida, e poi ancora Tom McCarthy, Dave Eggers, Maylis de Kerangal e Leopoldo Brizuela.

(Le precedenti interviste, a Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín, Vásquez, Egan, McGrath e Greer, possono essere lette qui e qui).

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Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. Il suo ultimo libro edito in Italia è La settimana bianca (Adelphi 2014, apparso in Francia nel 1995).

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non ho quantità fisse di battute o parole, dato che sia il tempo che la produttività dipendono molto, anzi completamente, dalla fase dei lavori in cui mi trovo.
Quando sono all’inizio di un libro, è tutto molto difficile e poco produttivo, devo letteralmente forzarmi per scrivere o anche solo mettermi alla scrivania, e anche quando ci riesco vado lentissimo e non riesco neanche a fare sessioni lunghe, faccio massimo tre o quattro ore, e producendo pochissimo.

Intervista a Emmanuel Carrère

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Pubblichiamo un’intervista di Valentina Della Seta a Emmanuel Carrère uscita sul Venerdì di Repubblica. Ringraziamo l’autrice e la testata.

di Valentina Della Seta

Non c’è traccia di Russia nella casa parigina di Emmanuel Carrère, così francese per la luce, i pavimenti di legno, l’eleganza e il disordine. Ma c’è qualcosa nei suoi lineamenti e nel taglio degli occhi che fa capire perché, negli ultimi anni, abbia scritto due libri che hanno a che fare con l’ex-Unione Sovietica.

Carrère ha ereditato la Russia dalla madre Hélène, storica e accademica di Francia, che da bambina si chiamava, di cognome, Zurabisvili: «Georges Zurabisvili è nato a Tiflis», racconta lo scrittore a proposito del nonno materno in La vita come un romanzo russo, del 2007: «Suo padre, Ivan, è giureconsulto; sua madre, Nino, ha tradotto George Sand in georgiano. Le fotografie mostrano baffi e turbanti, tra le dita s’indovinano rosari d’ambra». Di Georges, in casa, non si parla: «Per un po’ fa il taxista», siamo negli anni Venti, quando la famiglia in fuga ha trovato riparo a Parigi, «ed è una delle rare cose che a mia madre piaccia raccontare di lui, una delle rare cose che da bambino io abbia saputo di mio nonno».

Intervista a Emmanuel Carrère

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All’albergo degli scrittori questa volta l’ospite è Emmanuel Carrère. Si dà il caso che è uno che vale la pena incontrare. E poi dovrebbe essere una persona disponibile. Nel suo ultimo libro descrive di quando, giovane appassionato di cinema, fu ricevuto dal regista Werner Herzog per un’intervista; l’autore tedesco lo trattò così male da aver originato quello che somiglia molto a una specie di trauma. Insomma, c’è da dubitare che Carrère voglia passare a sua volta per uno stronzo. Secondo Les Inrockuptibles è uno dei migliori autori francesi viventi.