Effetto Domino di Alessandro Rossetto, storia di una catastrofe

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di Luca Illetterati

Lunedì 2 settembre è stato presentato alla 76. Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia Effetto domino, il nuovo film di Alessandro Rossetto, tratto dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro, pubblicato da Einaudi nel 2015 e ora di nuovo in libreria nei tascabili Marsilio/Feltrinelli.

Il film è per molti versi una prosecuzione del viaggio dentro il Nord-Est  che Rossetto aveva inaugurato con Piccola Patria, film del 2013, anch’esso presentato, allora nella sezione Orizzonti, alla Mostra del Cinema. A dare l’impressione della prosecuzione del viaggio è innanzitutto la scelta del cast, che è sostanzialmente lo stesso di Piccola Patria: Diego Ribon e Mirko Artuso nei due ruoli maschili principali, Roberta da Soller, Maria Roveran, Nicoletta Maragno e Lucia Mascino in quelli femminili.

The heel of a loaf

JOHN BERGER

Pochi giorni fa ci ha lasciato John Berger, che abbiamo ricordato con questi due pezzi. Oggi pubblichiamo un racconto di Caterina Serra apparso su Riga 32 in un volume dedicato proprio all’intellettuale inglese, curato da Maria Nadotti.

Ho visto John Berger scendere da una moto. Con un paio di guanti di pelle, era d’estate.

Mi è venuto in mente uno dei suoi disegni. La schiena di un corpo stretto a un altro corpo, due teste sovrapposte che si toccano inclinate sullo stesso lato, a seguire la curva di una strada.
Due caschi, non due teste. Dovrei rivederlo per esserne sicura. Non ricordo quali tratti disegnassero una moto, o la strada, ma ricordo bene la fiducia di quell’inclinazione condivisa: due corpi immobili su due ruote veloci, fermi eppure intenti a correre via.

Carne da canone

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(fonte immagine)

di Luigi Loi

L’occidentale credeva ingenuamente che le opere d’arte belle fossero anche le più importanti. Abbiamo collocato Bach, Mozart, i Beatles al centro di questa geografia dell’importanza. Peccato che la storia prima o poi metta tutti in imbarazzo. Nel loro tour in Italia del 1965 i Beatles furono accompagnati da Peppino di Capri. Dopo più di 50 anni l’aneddoto ci fa sorridere perché dimentichiamo una cosa: il bello in termini assoluti non esiste, il bello ha sempre un contesto e una storicità. I Beatles hanno influenzato tutte le successive generazioni di musicisti, oggi sono belli e imprescindibili. Nel 1965 anche Peppino di Capri evidentemente lo era.

Insomma, quello che accade in musica accade in letteratura, perché anche qui dove sta il bello nessuno più osa dirlo con certezza. Se venisse lanciato un nuovo programma Voyager, cosa decideremmo di mettere dentro la piccola libreria italiana per extraterrestri?

Femminicidio: se fosse un uomo a parlare

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Pubblichiamo, ringraziando l’autrice e l’editore, un capitolo dal romanzo Padreterno (Einaudi) di Caterina Serra . Il libro è il racconto di un uomo che parla di sé, del suo corpo, della cultura e dell’educazione in cui è cresciuto, e del suo sguardo sulle donne tra amore, potere e violenza (fonte immagine).
Ne ho trovato un altro stamattina. Vuole dire che mi odia. Che le ho fatto troppo male. Più delle altre volte.

Si è messa in ginocchio a dare una mano di colore sotto il lavello e dietro alla cucina perché è convinta che il colore della vernice li mandi via. La stessa vernice con cui ha dipinto anche le porte. Ha cominciato a urlare, non so se contro quell’animale nero che le fa schifo, o contro di me. Quanto sei stronzo, Aris.

Ho visto Marte e Venere sul treno

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Pubblichiamo un un racconto di Caterina Serra, autrice di Padreterno (Einaudi) ringraziando l’autrice e l’editore.

di Caterina Serra 

È mio e decido io, dice il bambino accanto a me sul treno che ci porta da Roma a Torino.

La bambina a cui si rivolge tiene all’orecchio la sua parte di auricolare, dividendola col fratello. Stessa musica, diversa possibilità di decisione. Quel DECIDO IO determina la scelta musicale, l’impossibilità di ascoltare insieme qualcosa che piaccia a tutti e due, l’adozione, o la naturale predisposizione – culturale, educativa, o genetica?, di un linguaggio che pone su due piani i due bellissimi bambini che, dio li benedica, avevano già capito tutto di come funziona. Funziona? La bambina, probabilmente abituata alla questione Io sono più forte di te, non val la pena discutere, meglio essere un po’ accomodante, cede la sua metà di auricolare, e si mette a giocare da sola.

Fai la brava, dice la mamma, sai che vuol sempre averla vinta lui. Si stanca subito, vedrai. Vuole solo farti vedere chi è più grande.

Un film che probabilmente non vedrete (ma vi diciamo dove è possibile vederlo ancora)

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di Christian Raimo Questo pezzo parla di un film che molto probabilmente non avete visto e che non vedrete. Ma non è colpa vostra. Nel momento in cui scrivo, Piccola patria di Alessandro Rossetto, uscito nei cinema il 10 aprile, a Roma per esempio non è proiettato in nessuna sala, dopo essere stato una settimana […]

Diventare più vasti imparando una lingua

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Photo by Alice Hampson on Unsplash

di Caterina Orsenigo

Ho letto qualche settimana fa un articolo di Andrea Pomella su Doppiozero, in cui raccontava di aver deciso, in quel di capodanno, di imparare una lingua. Mi ha fatto subito sorridere perché quella lingua era il tedesco e si dà il caso che anche io, appena tornata a Firenze dopo la pausa natalizia, avessi preso la stessa decisione.

Mi ha fatto sorridere anche perché alcune delle non-motivazioni che adduceva, erano specularmente le mie motivazioni: ho passato la maggior parte delle vacanze della mia vita a Sils Maria, in Svizzera, dove Nietzsche ha scritto Zarathustra e dove Anne Marie Schwarzenbach è caduta dalla bicicletta nel 1942 e, anche se in tanti anni non ho imparato nulla perché chiunque parla italiano, questo ricordo e quel mondo certamente fanno parte, alla radice, delle ragioni che mi hanno spinta a fare questa scelta.

Serve una giornata delle vittime per raccontare il terrorismo?

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Oggi è il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Riprendiamo questo intervento di Vanessa Roghi che ha rielaborato un suo articolo uscito su Novecento.org. di Vanessa Roghi Esiste un problema di narrazioni innanzitutto. I racconti delle stragi hanno avuto infinitamente meno successo di quelli degli atti di terrorismo “individuali”. E’ un problema che si […]

A cent’anni da I vecchi e i giovani di Pirandello, insurrezione e narrazione

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Pubblichiamo un articolo di Lanfranco Caminiti su «I vecchi e i giovani» di Pirandello.

di Lanfranco Caminiti

Il prossimo anno cade il centenario della pubblicazione de I vecchi e i giovani per l’editore Treves di Milano. In realtà, il romanzo – «amarissimo», lo definì lo stesso Pirandello in una lettera a un amico – era in buona parte già uscito a puntate, come spesso accadeva, per il giornale «Rassegna contemporanea» tra il gennaio e il novembre 1909. L’edizione del 1913 risistema l’articolazione dei capitoli, rivede quanto era già stato pubblicato e lo completa. Ancora nel 1931, Pirandello deciderà di intervenire sul testo per una definitiva edizione per Mondadori, che poi è quella che leggiamo oggi. In nessuna delle rivisitazioni Pirandello modifica l’impianto dei personaggi e l’intreccio tra i loro comportamenti e gli eventi e il suo sguardo.