paradiso

Al posto vostro

Mica mi riesci a convincere.
Ancora mi parli di complotto complotto.
Poco fa le stiliste invece hanno risposto
tutte in coro al tweet di Gianni Riotta:
Maria Luisa Trussardi, Laura Biagiotti,
Albertina Marzotto… si sono dette disposte
a fare qualcosa, in modo che almeno i desideri
di Melissa diventino realtà
.
Per esempio? Volevo morire verso i novanta anni,
una pensione. Volevo meno gente al funerale.
È un bel casino crepare di sabato, lo sai sì?,
i palinsesti mattutini sono già tutti stabiliti,
e nelle redazioni c’è talmente poca gente
che lo scroll-down delle foto di tre quarti
ci mette un sacco a caricarsi.
(Il dolore è in sè spettacolare,
dice Guia Soncini – Per mia figlia figurati
ho firmato una liberatoria per le foto
delle feste dell’asilo – Ci sono immagini che sono
d’interesse nazionale – Le prendo da un sito
che ieri al Nasdaq s’è collocato a 38,23 –
Nel caso avvenisse una strage,
posso darvi almeno quelle poche che
io e mia figlia abbiamo scelto insieme?
)
Ai cimiteri ci sono sempre dei reparti per bambini.
I genitori senza figli (vedovi di, orfani di,
non c’è un nome) si conoscono tutti,
organizzano per tempo le vacanze,
quando arriva fine marzo inizio aprile:
sanno che i mesi di luglio agosto e Natale
sono i momenti letali – lo capite anche da voi.
Hanno messo su un gruppo di preghiera,
si danno appuntamento il martedì.
Li trovi sempre qui. Qualche giorno fa
si sono messi a chiacchierare
del programma nuovo di Saviano su La 7,
aggiustando i peluche troppo infantili,
e le letterine di legno sulla lapide.
Hai seguito il secondo monologo
a metà della prima puntata,
la strage dei ceceni nella scuola di Beslan?
Saviano ne parlava come fosse una storia di famiglia, roba sua;
amicissimo dei genitori, uno di casa.
Lo share è arrivato fino al 15 e mezzo,
migliaia di tweet e l’hashtag
col valore “una marcia trionfale”:
tutto dice stia nascendo una nuova razza
disinvolta davanti alle telecamere e al contempo
morale: un esercito di Buoni, la Salvezza.
E il ricordo di quella volta che si presentò
con la scorta al borderò della rivista,
e rilasciò il giorno dopo l’intervista:
“Mi piacerebbe avere una vita normale”-
Tipo come? Tipo poter rimanere a vegliare
quello con cui avevamo discusso il giorno prima,
sentire il lutto, una fitta al petto, senza doverlo
per forza rivomitarlo fuori in fretta.
L’empatia? Se si chiama così, quella.
“@nomecognome ci mancherai caro #solonome
una volta ci siamo presi un caffè insieme
e tu mi hai detto che avevi caldo ai piedi”.
L’hai letta la lettera agli studenti di Profumo?
Il pezzo quando dice: “Faremo di tutto
perché una cosa del genere
non succeda mai più, affinché voi
entrando nella vostra scuola pensiate
solo ai compiti e allo studio,
alle amicizie e allo sport”.
E alla violenza, non possiamo nemmeno
pensarla più la violenza? Non possiamo nemmeno
immaginarla? Santoddio temerla,
o desiderarla addirittura, un po’ diversa
da questa stracciona di qualche adulto
in vena di narcisismi di cui, signor ministro,
ci siamo francamente rotti il cazzo.
(La carta di Treviso lo dice ai giornalisti
che son tenuti a evitare di pubblicare, tutelare,
a osservare la normativa civile e penale…)
“Mi dici che senso hanno tre bombe
telecomandate davanti a una scuola
alle otto meno un quarto?” Per Maria Teresa
Ruta gli albanesi sono quelli che utilizzano
le bombole del gas, quindi? Se fai due più due.
(“Due più due quanto? Maria Teresa dico a te”).
E i professori lunedì cosa diranno?
“Mi raccomando ragazzi, non arrivate mai
puntuali a scuola. Mi raccomando, evitate
di abitare lontani, di venire con il pullman.
Non siate maledettamente provinciali.
Tenete conto che al centro non si muore”.
E ora passiamo alla cronaca locale:
questo è il solo rito di passaggio
che ci prepariamo ad affrontare.
Poi, certo sì, il Chelsea ha vinto la Champions League,
e volevo dirvelo. A Amici ha vinto un tale
Pulli, tanto per tenervi aggiornati. E ora scrivete.
Tema: Caro pezzo di merda, se fai un attentato,
almeno rivendicalo, sennò io mi sento un coglione
a inveire contro chi a questa manifestazione…
fa un caldo… è estate ormai… non è venuto nessuno…
ci avete lasciato come capretti co ‘sto sindaco
che ha deciso di chiudere le feste, i musei,
tutto. Dove cavolo può andare uno? Dobbiamo
stare qui a manifestare tutto il giorno?
Sì certo meglio un lutto cittadino
che chiedersi: Ma voi da me che volete?
Non vi basta il cordoglio, la dietrologia,
le dichiarazioni, a caldo, a freddo, la raccolta
di opinioni, vittoriniandreoli, l’intervista
agli amici ai parenti, le lacrime dei concorrenti,
i videoeditoriali, gli appelli da firmare,
cos’altro volete da noi? Che davvero,
ragazzi, volete che moriamo al posto vostro?

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
10 Commenti a “Al posto vostro”
  1. Danilo1 scrive:

    Questa è la strage vista da uno scrittore – anche giustamente – ossessionato dall’informazione, da Guia Soncini, Saviano e Gianni Riotta. Cioè la strage vista da un intellettuale (e ci mancherebbe) che sa guardare però poco le cose con gli occhi degli altri. Gli italiani non hanno tutti queste ossessioni mediatiche, ne hanno magari anche di peggiori ma questo sei tu, non le persone che provi a rappresentare e difendere.

    Cioè, senza offesa, mia personale sensibilità, mi viene da dire che per quanto questa prosa voglia considerarsi assolta, è molto profondamente coinvolta. Scusa la citazione ma mi sembrava opportuna.

    Una vera pietas sta nel mettersi nei pensieri e nei cuori altrui, non nel portare avanti la propria (anche giusta) battaglia intellettuale utilizzando la strage come catapulta e pretesto.

    C’è polemica, non c’è ferita. Se ci feriamo, non sanguini.

    Questo per dire che le tue parole non mi scaldano – la matrice è contraria ma è la stessa. Invece dovrebbe cominciare a essere un’altra, diversa.

    Non limitarti a parlare e sentire le cose da quel piccolo centro del mondo che è l’intellighentia intelligente italiana (che resiste, incassa colpi, è sfruttata dai potenti come Citati etc.), supera il guado e cambia punto di vista. Questo il mio amichevole consiglio.

    C’è il mondo oltre l’infosfera / Vieni a passarci un sabato sera.

  2. christian raimo scrive:

    Sono convinto Danilo1 che sia così.
    È che vorrei provarlo quel dolore e quel senso di condivisione e mi sentirei in diritto di essere informato senza dover spazzare via molta roba.
    Non da intellettuale, figurati, ma da cittadino.
    Il punto non è se ho un’opinione intelligente, il punto è che cosa dire ai ragazzi a scuola domani, il punto è il mio desiderio di ascoltare loro. Il punto è che mi sento colpevole anche io, semplicemente perché è visto che è stato possibile una cosa del genere – a cui ti assicuro non avevo mai pensato.
    La lettera di Profumo ieri (del mio ministro dell’Istruzione, l’istituzione da cui dipende il mio lavoro a scuola) mostra un’idea di comunità scolastica terribile, un posto in cui si fanno i compiti e si fa lo sport, come durante il fascismo se ci pensi.
    Sempre da cittadino, il pezzo di Saviano su Beslan l’ho trovato ributtante.
    Sempre da cittadino, non voglio vedere le foto di Melissa prese da facebook sui giornali, c’è un codice e va rispettato. E tantomeno m’interessa la difesa di Riotta sull’interessa nazionale. Non mi interessano le persone che parlano al posto delle mie emozioni.
    Sempre da cittadino che cerca di informarsi e di sentirsi coinvolto, appunto, mi sembra scandaloso che Maria Teresa Ruta chiami sulla Rai in causa gli albanesi come possibili artefici della strage, perché appunto utilizzano le bombole a gas. Mi sembra scandaloso Maria Teresa Ruta, punto.
    Questa strage è una delle cose peggiori che mi possa venire in mente, proprio per un motivo semplice. In genere sono gli adulti che si ammazzano fra loro, tra terrorismo e mafia, oppure i ragazzi che sfogano la rabbia sui loro coetanei tipo Columbine. Ma degli adulti che ammazzano i ragazzi ecco per me va al di là del pensabile.

  3. Danilo1 scrive:

    caro Christian: lo Stato, quei ragazzi, temo, li ha abbandonati da tempo. Sopravvive la scuola (e i bravi professori, come immagino tu sia), sopravvive la famiglia, sopravvivono persino gli amici. Ma lo Stato (che pure mantiene la scuola, garantisce l’assistenza sanitaria etc.) semplicemente non c’è più. E’ altrove. E’ un mostro freddo e distante.

    Allora – questa la mia modesta proposta – bisognerebbe passare dalla parte degli offesi.

    Bisognerebbe, per intenderci, tornare (aggiornandola) alla lettera straziante che quel povero contadino scrive a Manfredi alla fine di “Anni ruggenti” chiedendogli intercedere col duce: http://www.youtube.com/watch?v=kqsHEZUANZw

  4. Annamaria scrive:

    E invece credo che i pensieri di Raimo sull’orrore di Brindisi, siano stati i pensieri di tantissimi italiani.
    Davvero era troppo, tutto era troppo, quel ciarlataio scomposto e fuori luogo di contorno, con le immagini “che le mie sono più cruente delle tue”
    Come se avessimo avuto bisogno di vedere, in un continuo replay, i corpi bruciati e le lacrime e la paura sui volti, per rimanere senza parole di fronte all’orrore! con tutto il rispetto, non mi servono le opinioni a buon peso e scarso acume delle Marie Terese Rute e degli psicologi porta a porta.
    Sono un’insegnante di liceo prossima alla pensione, la domanda che sto facendomi da giorni è la stessa di Raimo”cosa dico ai ragazzi lunedì?”

  5. Io ho l’impressione che gli italiani “non abbiano queste ossessioni mediatiche” perché sono coinvolti, inebriati ed ubriacati nel flusso. Quando (è difficile, non saprei dire come) si riesce ad uscire dal flusso per osservarlo e provare a criticarlo o semplicemente comunicarlo, si percepisce che il mediato è più forte del reale. E allora sì che uno finisce per esserne ossessionato.

  6. Brenta scrive:

    il pezzo è piaciuto, ma condivido quanto ha detto Danilo per un motivo semplicissimo: sono di Brindisi, e mi dispiace che nessuno abbia sfatto uno sforzo (intellettuale, ma non solo) per calarsi nel contesto, e guardare le cose con gli occhi di chi ha le vissute e subite. Lo so, anche la pietas è retorica. Ma ho avuto come l’impressione che interventi come questo (ce ne sono stati molti, troppi in pochissimo tempo: anche se questo) siano più delle reazioni contro un Nemico che non c’è ma è dappertutto, che può essere lo Stato, la Mafia, l’Informazione, ecc. in ogni caso si tratta di una minaccia contro cui i cosiddetti intellettuali devono armarsi per resistere, ed evocare per continuare ad esistere. Con questo, naturalmente, non voglio dire che non esista un Potere sulle cui epifanie “noi” (in quanto cittadini, e in quanto intelligenti) siamo chiamati fare luce; ma ogni discorso sul Potere dovrebbe essere un punto d’arrivo, e non di partenza. Così facendo, si rinuncia involontariamente alla ricerca della verità: alla fiducia nella verità come un processo da acquisire e portare a termine. L’oratoria civile à la Saviano purtroppo è diventata una prassi intellettuale, a cui o si aderisce o si reagisce, rivendicando soltanto una diversa personalizzazione. E questo non va bene: perché, anche se è ormai un luogo comune, la verità va cercata in fatti cose persone. Questo è il compito di chi fa opinione pubblica con le parole, e dunque ne rivendica la gestione.

  7. Brenta scrive:

    (chiedo scusa per gli errori di battitura ma sto scrivendo con una tastiera americana.
    )

  8. Luigi B. scrive:

    io l’unica cosa che riesco a chiedermi è: ma Maria Teresa Ruta è ancora (mediaticamente) viva? Dio, quanto tempo senza TV italiana…

    Su tutto il resto: chapeau Christian (ma si scrivono così chapeau e Christian?)

    Luigi B.

  9. Lidia scrive:

    Il maldipancia di Christian è pure il mio, e anche l’avversione savianesca con l’annessa e inutile commemorazione di beslan, di cui peraltro ho visto/sentito pochi minuti (mi si è abbassato il tasso di pazienza, ultimamente).
    A scuola, ho letto la lettera di profumo, ho spiegato i perché della mia non totale condivisione. Ho scelto di non dire nient’altro, di evitare prediche ex cathedra.
    A scuola si fa scuola: poche parole, niente immagini: cura dimagrante dopo l’orgia oscena, c’è compito in classe e vediamo se la reazione riesce a convogliarsi non solo nell’adesione emotiva alle fiaccolate, ma anche nell’impegno umile della concentrazione su una pagina.

    ps: le parole della Ruta sono incredibili

  10. v.f. scrive:

    Grazie, finalmente un aiuto a sfogare la mia indignazione, ecco! da cittadino la condivido tutta, mentre da lettore ho voglia di ringraziarti per avermi ordinato un po’ le idee che mi vagavano confuse nella mente. Leggendo l’articolo e la prima risposta che dai sotto ora capisco qualcosa in più su quella ‘strana’ sensazione, lo chiama mal di pancia Lidia, che mi prende davanti a certe facce toste, solo che non riuscivo ad esprimerlo, mi hai fornito degli argomenti su cui continuare a riflettere… ancora grazie Ciao

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