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Alba Dorata e la Grecia nazista

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

L’ultimo delitto – l’uccisione di un musicista hip hop trentaquattrenne noto per le sue posizioni antifasciste – ha riaperto le polemiche ma non basterà nessuna polemica a fermare l’ascesa resistibilissima della formazione nazista più potente e violenta d’Europa. Servirebbe ben altro. E innanzitutto una conoscenza precisa del fenomeno chiamato Chrisì Avgì, ossia Alba Dorata. A noi italiani questa conoscenza la offre, in un libro zeppo di informazioni, un giornalista greco da molti anni a Roma come corrispondente di quella televisione pubblica che gli improvvidi governanti conservatori hanno chiuso: Dimitri Deliolanes. Costruito come una labirintica ricerca dei segreti e degli spesso ridicoli misteri che sono dietro la nascita del partito nazista greco, Albadorata. La Grecia nazista minaccia l’Europa (Fandango, pp. 203, euro 15) spiega ogni aspetto di un intollerabile successo.

Oggi i nazisti greci volano nei sondaggi su percentuali attorno al 15 per cento, terza forza indiscussa del Paese, calamita di ogni malcontento verso i politici, la democrazia, l’immigrazione, l’Europa e addirittura la Germania, originaria ispiratrice del credo nazista, prima di essere estromessa dall’immaginario con l’astuzia dei propagandisti che non rischiano certo sul dilagante odio verso i tedeschi. Deliolanes ci racconta il passato dei rappresentanti di questa forza antipolitica e ci svela le infinite meschinità, le debolezze e gli inganni. Ci aggiriamo tra persone che fanno della lotta all’immigrazione una bandiera ma si limitano a perseguitare i migranti indifesi e non muovono un dito contro le organizzazioni criminali clandestine; gente che in Parlamento ha votato contro la tassazione dei ricchissimi armatori, ha tradito la promessa di restituire lo stipendio da parlamentari e continua a coprire un passato pieno di elementi che basterebbero da soli a confezionare fedine penali da manuale; attivisti fedeli al culto di un capo – Nikolaos Michaloliakos – che nella propria “carriera” ha messo insieme meschinità tali da essere disprezzato nei suoi stessi ambienti, da quei camerati che sapevano e che, prima di scomparire, ne hanno denunciato la più vile delle debolezze: la delazione.

“Ho raccontato i fatti perché la conoscenza è la nostra prima arma” spiega Deliolanes “ma sono molti coloro che, in maniera diversa e con i dovuti distinguo, aiutano Chrisì Avgì nel suo cammino apparentemente trionfale. Innanzitutto la polizia. A parte una minoranza di professionisti onesti, i poliziotti greci sono sempre stati incapaci e corrotti. Ora hanno anche le mani libere. Continuano a collaborare con Alba Dorata senza alcuna vergogna perché a prevalere è la certezza dell’impunità”. Secondi in assoluto ad accompagnare i nazisti greci sono gli uomini dei canali televisivi privati, quella che Deliolanes chiama la “canalocrazia”. “Dopo la chiusura della tv pubblica sono rimasti solo loro. In Grecia la storia di questi presunti impresari è unica: hanno avuto frequenze televisive senza sborsare una dracma, in cambio incensavano i loro padrini politici. La spazzatura di cui hanno inondato il Paese è stata letale e oggi, con la caduta dei socialisti e lo stato di crisi, hanno liberato le forze peggiori: tentano di conquistare audience con il peggio del peggio e tra questo peggio ci sono risse televisive, violenze esplicite dei nazisti, svastiche tatuate sul collo di aitanti ragazze di cui si ridacchia, sdoganando in leggerezza i peggiori obbrobri della storia”.

Dopo polizia e televisioni, vengono i politici, e innanzitutto Nea Demokratia, i conservatori al governo. “Il Premier Samaras si è circondato di estremisti. Hanno paura di perdere voti a destra e dunque applicano una politica estremista ma certo più moderata e civile. Con ciò, da una parte giustificano le rivendicazioni naziste, dall’altra non possono soddisfarle in pieno e semmai fanno crescere la rabbia antisistema continuando con il peggior atteggiamento clientelare. Però attenzione! Non solo Samaras è colpevole. La prima arma che andrebbe tolta ai nazisti è l’immigrazione che in Grecia è una piaga evidente. Qui entra quasi il 70 per cento dei migranti che arrivano in Europa. Non si viene per restare, è evidente, ma per andare altrove, verso il ricco Nordeuropa. In Grecia però ci si ferma per necessità, perché le frontiere diventano quasi invalicabili. Potete immaginare il dramma di un Paese allo stremo costretto ad accogliere centinaia di migliaia di migranti con il carico di disperazione che questi si portano appresso? Su questo tema è la stessa sinistra europea che dovrebbe aiutarci, abbandonando la retorica. Senza l’arma dell’immigrazione, il potere di Alba Dorata sarebbe molto molto inferiore”.

Dal libro è chiaro, del resto, che il fenomeno vive complessivamente sul dramma della crisi. L’Europa, questa Europa, sembra la massima responsabile. “Non c’è dubbio. I nazisti sono ricettacolo del malcontento, dei milioni di incazzati che soffrono in Grecia. Altrove sono movimenti di tutt’altro genere a raccogliere l’incazzatura antisistema e antieuropea. Se cadessero i motivi di questo malcontento tutto cambierebbe. Pie illusioni, forse. Ma certo ci vuole una democrazia forte non divisa, una politica pulita e non collusa, uno Stato di Diritto realizzato. Quando tutto questo è assente, Stato e politici equivalgono nell’immaginario collettivo a esponenti di una democrazia che non può funzionare. E così cresce il desiderio antidemocratico dell’uomo forte, del partito senza leggi capace di sradicare la malattia.

Se in Grecia le forze politiche venissero tra di loro a patti serenamente, se il problema dell’immigrazione fosse risolto a livello europeo, se questa Europa non fosse solo l’Unione dell’austerità, della fatica e del dolore, Chrisì Avgì scomparirebbe, si scioglierebbe come neve al sole. Allora tutti i deliri tornerebbero a farci ridere, come le teorie misticheggianti da quattro soldi, gli sfondoni sull’antico greco e sui simboli arcaici e addirittura l’idea gettonatissima in ambiente nazista che su Sirio esistano gli El, extraterrestri che crearono gli Elleni e la loro civiltà. E attenzione, una cosa è data per certa: ora che i “banchieri ebrei” e i “barbari turchi” hanno quasi distrutto i fasti ellenici, gli El stanno per tornare”.

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio platonico. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega, seguito nel 2011 da Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie), un romanzo-saggio sul mondo della moderna tauromachia: la corrida. Nel 2013 ha pubblicato il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (Einaudi), un viaggio nel pianto che versano a viso aperto gli eroi omerici prima della condanna platonica. Nel 2017 è uscito il romanzo È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega. Del 2018 il nuovo saggio narrativo sul mondo greco antico: L’abisso di Eros, indagine sulla seduzione da Omero a Platone. I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti) mentre gli articoli e i reportage di viaggi escono regolarmente su Il Venerdì di Repubblica.
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