alessandro leogrande

Alessandro Leogrande

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Alessandro ha collaborato con minima&moralia sin dai primissimi esordi e ha continuato regolarmente a mandarci i suoi articoli e reportage. Questo pezzo, che non avremmo mai voluto scrivere, ospitare, leggere, è uscito su Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

di Nicola Lagioia

Ho conosciuto Alessandro Leogrande nella migliore scuola che io abbia mai frequentato, quella di Goffredo Fofi. Non avevamo trent’anni, venivamo entrambi dalla Puglia, eravamo da poco arrivati a Roma. Io in quella scuola ero appena uno studente, mentre Leogrande – pure più giovane di me – era già passato all’insegnamento. Aveva capito delle cose di cui molti di noi erano appena consci. Ad esempio il fatto che chi non capisce il sud, o non tenta di capirlo, non capisce niente non solo dell’Italia ma dell’Europa, e forse del mondo.

Per questo tentativo di comprensione, Leogrande si avvaleva di strumenti che all’epoca non usava quasi nessuno: il reportage narrativo, corroborato da una preparazione teorica saldissima, una rara capacità di affondare le mani nella realtà, la consapevolezza di valori non negoziabili. Per lui l’altro non era un’astrazione, e la giustizia sociale era una pratica continua. Non è un caso che abbia vinto il premio intitolato a Ryszard Kapuściński.

In un paese sempre più allo sbando, Alessandro Leogrande riusciva a unire lo spirito analitico alla passione civile. Si è occupato in modo serio di criminalità senza mai diventare un professionista dell’antimafia. Di sfruttamento sul lavoro senza retorica. Di migranti e migrazioni in modo così profondo che – visto lo spettacolo offerto negli ultimi mesi – l’intera classe politica nazionale di destra e di gran parte della sinistra dovrebbe sprofondare nella vergogna, per come non è stata capace di avvalersene. Ma la politica in Italia nemmeno ha idea di quali siano le menti migliori del paese.

L’Italia deve molto a questo ragazzo coraggioso e allergico alle scorciatoie. Chi lo frequentava sulla pagina – ancor più nella vita – vedeva in lui una pietra di paragone. La sua esistenza ti obbligava a essere più intelligente. Non potevamo scrivere di politica, di Mezzogiorno, di migrazioni, di mutamenti sociali senza pensare “che cosa ne penserebbe Alessandro?” Così, dopo esserci dati una risposta, dovevamo tornare sulle nostre pagine.

Se l’Italia delle ultime generazioni ha avuto un intellettuale pulito (uno per cui comprendere era più importante che esibirsi) era lui. E poi la nostra terra. La parte più sana di quell’incompiuta che è stata la primavera pugliese la si deve a persone come Alessandro. Andatevi a leggere le pagine di Leogrande su Taranto. Me lo ricordo sulla spiaggia di Castellaneta Marina. Alle spalle sapevamo di avere l’Ilva, e davanti l’illusione di una vita ancora tutta da giocare.

Qui trovate i pezzi che Alessando Leogrande amava raccogliere su questa piccola rivista

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
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  1. […] a quarant’anni. Ne trovate in rete molti ricordi, scritti da intellettuali molto più bravi e più capaci di me. Per cui non aggiungo niente di mio (se non che questo ebook, […]

  2. […] Lagioia | Alessandro Leogrande | Repubblica “In un paese sempre più allo sbando, Alessandro Leogrande riusciva a unire lo […]

  3. […] italiano scomparso lo scorso 26 novembre a soli quarant’anni. In molti hanno ricordato lui (qui, su minima&moralia ha scritto di lui Nicola Lagioia; qui Nadia Terranova su Doppiozero), la sua […]