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Almanacco del giorno stesso: il 24 marzo

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L’Almanacco del Giorno Stesso celebra la memorabilità di ciascuno dei giorni in cui si svolge BOOK PRIDE, la Fiera nazionale dell’editoria indipendente che si tiene a Milano da oggi fino al 25 marzo. Mescola fatti accaduti e fatti del tutto immaginati (dove l’accaduto può apparire inverosimile e l’immaginato del tutto verosimile), facendo del tempo ciò che in effetti è, vale a dire un’invenzione. Il tutto assume la forma di un reading con accompagnamento musicale. Il reading – con Enrico Gabrielli e Sabastiano De Gennaro – è previsto alle 18,00 di venerdì 23 marzo nello Spazio A di Base. Pubblichiamo un estratto del testo di Vanni Santoni.

[…] …eccoci nel piccolo villaggio di Dobrzcynica, oblast’ di Leopoli, oggi Ucraina, ieri Galizia; l’anno è il 1897; il giorno, si sarà inteso, il 24 marzo; la casa, quella di un modesto proprietario terriero, un allevatore di mucche e maiali… Ma fermiamoci. Fermiamoci proprio mentre Cäcilie nata Roniger, moglie di costui, assistita da un’ostetrica giunta dal villaggio vicino, sta dando alla luce il loro primogenito… Fermiamoci e facciamo invece uno scatto in avanti, a un altro 24 marzo, quello del 1968. Settantuno anni e milleottocento chilometri. Siamo a Parigi, il Movimento del 22 marzo è nato da due giorni, da due giorni ha raccolto la drappella della contestazione, fin lì portata avanti dai soli anarchici, e ha occupato un piano della facoltà di lettere di Paris-Nanterre; manifesta contro l’arresto arbitrario, avvenuto il giorno prima, di un giovane pacifista impegnato contro la guerra del Vietnam.

La polizia francese aveva già avuto a che fare con questi ragazzi un anno prima, quando li sgomberarono dallo stesso edificio, e arriva incattivita, gli scudi tondi e i randelli in pugno, gli elmetti con gli occhialoni ben calcati in testa… È lì che qualcosa si alza in volo dal corteo degli studenti: qualcosa che viene scagliato verso la sbirraglia, ma non è ancora il momento dei sanpietrini, il Maggio è al tempo stesso vicino e lontano, la spiaggia è ancora ben nascosta sotto il pavé; i poliziotti alzano gli scudi, ma con uno scudo tondo la testuggine romana non la puoi fare… L’oggetto becca preciso lo spazio a losanga tra gli scudi e prende in faccia un agente. L’impatto è più morbido di quello atteso: simile, diciamo a uno schiaffone.

L’oggetto sbatte sulla faccia imberbe del celerino e finisce a terra. È un libro. Altre copie dello stesso libro voleranno tra due mesi verso i poliziotti, stavolta assieme al pavé. La copertina è arancione. Il titolo è La psychologie de masse du fascisme, “la psicologia di massa del fascismo”; dell’autore è riportato solo il cognome, in grande, addirittura più grande del titolo, forse per giocare col significato tedesco della parola e creare un contrasto: REICH. Mentre un poliziotto più anziano fa l’occhiolino al collega come a dire Ti faccio vedere io come si fa, raccoglie il libro e lo lancia di nuovo verso gli studenti, e mentre il libro vola di nuovo ad arco verso il Movimento del 22 marzo, noi voliamo indietro al 1897, ecco il signor Leon Reich che dice Lo chiameremo Wilhelm, come il Kaiser: perché sia chiaro da subito che non avrà un’educazione yiddish.

O come Hegel… Sussurra la madre cullando il piccolo.

Tu stai zitta, dice Leon.

Ma se fosse solo la nascita dello studioso che ha messo in comunicazione marxismo e psicanalisi, e da lì fascismo e repressione sessuale, scrivendo quel trattato che, cercando di rispondere alla domanda “perché le masse scelgono l’autoritarismo anche se è contro il loro interesse?”, appariva, lanciato sulle forze della repressione, più come un suggerimento di lettura che come un proietto volto a offendere, ciò non sarebbe motivo sufficiente per riconoscere a Reich un interesse superiore a quello che può suscitare uno Houdini (o un Undertaker), e consegnargli a colpo sicuro il titolo di patrono ideale di questo 24 marzo.

Non siamo di fronte a qualcosa di banale come un brillante studioso, no. E sì che lo era: uno studioso capace di far colpo su Freud, entrare nel suo circolo e diventare uno dei suoi favoriti. Si potrebbe arguire, una volta letti i diari di Reich, che Freud non avrebbe potuto lasciarsi scappare come possibile accolito qualcuno così ossessionato dalla dimensione sessuale: secondo quanto racconta lo stesso Reich su quelle pagine, la sua prima esperienza “protosessuale” è a quattro anni, quando cerca, purtroppo senza risultati, ma solo per ragioni fisiologico-idrauliche, di accoppiarsi con la cameriera di casa, che divide il letto con lui (una rudimentale tecnica gli è nota, dato che osservava regolarmente le attività sessuali degli animali della fattoria). La risoluzione delle ragioni fisiologiche richiede ancora sette anni, e da lì è lesto ad affiancare alla “regolare masturbazione” una “altrettanto regolare” attività sessuale con la nuova cameriera.

Nonostante sia senza dubbio tra gli undicenni più sessualmente soddisfatti di sempre, ciò non gli impedisce di continuare a sviluppare altre passioni, come quella per il voyeurismo: eccolo che segue sua madre nella notte, quando quella si alza e in punta di piedi, una mezza candela accesa sulla bugia di peltro, per raggiungere la camera dell’istitutore che fa lezione a lui e a sua sorella… A partire da tali esperienze comincerà a riflettere in modo strutturato, oltre che assai precoce, su temi cari a colui che diventerà il suo maestro: “di fronte a quegli amplessi,” scrive un Reich dodicenne, “mi sentivo pieno di vergogna e molto geloso … mi chiedevo cosa avrebbero fatto se mi avessero scoperto … se mi avessero ucciso … o se fosse mio compito ucciderli … a volte mi masturbavo … immaginavo di obbligare mia madre a fare sesso con me attraverso il ricatto della minaccia di dirlo a mio padre … simili pensieri mi riempivano di ulteriore vergogna…”

Alla fine Reich lo dice davvero a suo padre. L’istitutore viene licenziato ma alla madre va peggio: picchiata ogni giorno dal marito, si uccide quando Wilhelm ha da poco compiuto tredici anni (solo qualche giorno dopo il 24 marzo del 1910) e il senso di colpa per quella morte non lo lascerà mai più. Da lì comincia il periodo dei lupanari, anch’essi “frequentati giornalmente”, ma un ragazzo così è già pronto per Freud, e quindi possiamo volare fin nella Vienna del ‘19, dove lo troviamo, sopravvissuto a tre anni sul fronte italiano, alla Facoltà di Medicina. Dopo la sconfitta degli Imperi Centrali, la città non ha molto da offrire, ma per il ventiduenne Wilhelm Reich, ormai privo di legami dopo che è morto anche il padre, un pugno di bordelli disastrati e un corso opzionale di sessuologia sono tutto ciò che si può desiderare: eccolo che ferma il professore fuori dall’aula dopo la lezione, Dottor Freud, ho già letto tutti i libri che ha consigliato per il corso, può assegnarmene altri?

Il gran sacerdote della psicanalisi lo prende in simpatia, e la sorte gli permette di coltivarla: l’appartamento che prende in affitto con altri studenti è in Bergsstrasse 7; Freud vive in ben altro palazzo, ma solo una cinquantina di metri più in là, al 19. Neanche un anno dopo, mentre Reich deve ancora sfangare tutti gli esami del primo anno, può vantare lo status di membro ordinario dell’Associazione Psicanalitica Viennese, e Freud gli passa già alcune pazienti. Cosa possa fare Reich con queste ragazze, è facile indovinarlo: ha relazioni sessuali con tre di esse (in effetti tutte quelle mandategli fin lì) e la quarta diviene sua moglie. Ma non è tipo da godersi il ruolo di delfino di chicchessia: in quegli anni già mette in dubbio le basi stesse della scienza medica, “la domanda ‘cos’è la vita’ rimane, irrisolta, dietro a tutto ciò che sto studiando”, scrive in quei diari che non ha mai smesso di tenere, “ed è chiaro che l’idea meccanicistica della vita è insoddisfacente, almeno finché rimarrà intangibile quel principio di potere creativo che la governa…”

Tali dubbi non gli impediscono di laurearsi e poi specializzarsi, per di più col professor von Jauregg, che qualche anno dopo avrebbe vinto il Nobel per la medicina, e di continuare a lavorare a fianco di Freud. È alla fine degli anni ’20 che realizza una possibile correlazione tra le condizioni sociali dei pazienti e il tipo di patologia psichiatrica che li affligge. Un’intuizione brillante, che gli vale la nomina a membro del comitato direttivo dell’Associazione, ma a cui non dà troppo peso, perché troppo impegnato a seguirne un’altra, decisamente meno brillante ma per lui irresistibile: l’idea che l’energia sessuale possa essere un’energia in senso letterale, qualcosa di misurabile come la corrente elettrica.

Orgasmo! Orgasmo! Grida Reich per i corridoi dell’Associazione Psicanalitica Viennese. Orgasmo! Orgastische Potenz, potenza orgasmica! Ecco, ecco la base della nuova dottrina!

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
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Un commento a “Almanacco del giorno stesso: il 24 marzo”
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  1. […] mia fede calcistica, e rivelo scottanti retroscena; su minima & moralia c’è un piccolo estratto del testo a tema 24 marzo (e Wilhelm Reich) che ho letto in occasione di Book […]



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