missed_minima1

Altre narrazioni (parte terza)

Incontri mancati e retoriche del colpo di fulmine

Sarà che il maschio è in crisi. Sarà che ogni tentativo di approccio all’altro sesso è ormai un atto potenzialmente letale per la propria identità sessuale; si passa da un pericolo all’altro con l’unica consapevolezza di non capire bene quale sia il proprio ruolo e a quale tradizione attenersi. Così si procede per tentativi cercando di scansare il reato di stalking, o quello, forse più grave, di ingenuo sentimentalismo anni ‘90 – un decennio nel quale ai giovani uomini si era raccontata la favola del potere sensuale del proprio lato femminile. Fino al paradosso odierno del metrosexual apertamente gay e del gay dai modi bruschi, quei modi che un tempo gli uomini solevano ostentare come una virtù esclusiva e per questo distintiva.

E ancora, sarà colpa della televisione, che dagli anni ‘90 non fa altro che intrufolarsi all’interno di comunità più o meno chiuse e marginali per raccontare a quelli che non ne fanno parte tutto quello che c’è da sapere, tutti i codici comportamentali, il lessico e i ruoli che un tempo erano appannaggio esclusivo degli “affiliati”. Non potevi entrare in cucina e sentire i discorsi poco edificanti dei camerieri sugli avventori se non eri un cameriere. E invece adesso sì. Tutto è cambiato. Sex and the City, per esempio, ha sbattuto in faccia agli uomini verità molto dure da accettare sul mondo femminile. Insomma, oggigiorno si presume di conoscersi bene tra uomini e donne e viviamo immersi in uno stato di enduring war. Come ricorda Franco La Cecla nel suo Modi Bruschi. Antropologia del maschio (Elèuthera, 2010), lo spazio dell’ambiguità, dell’incomprensione reciproca, vera coltura della seduzione e dell’incontro, è andato a farsi benedire.
A furia di dare bastonate al maschio ci sono andate di mezzo un po’ tutte le altre identità sessuali. Prima tra tutte quella femminile – che lamenta tassi di impotenza e debolezze insostenibili senza riconoscere le proprie responsabilità. Solo la mamma continua a non lamentarsi del proprio figliolo. Oh, le mamme italiane: che immane sciagura.

Non è quindi un caso che molti incontri avvengano online.
Ma non è questo di cui si vuole parlare qui. Questa non è l’ennesima tirata sui siti di dating.
In discussione c’è il “nuovo” dispositivo non narrativo piegato alla narrazione. Meglio, un distributore instancabile di storie potenziali, incipit di racconti d’amore (anzi, “amore”, pardon) che possibilmente non verranno mai raccontate. Si tratta del sito di annunci più famoso degli USA, Craigslist – vera e propria piaga d’Egitto dei quotidiani, specie di quelli locali che di annunci campavano. E nello specifico della sua sezione dedicata alle missed connection. Cos’è una missed connection è presto detto: presente quella biondina che vedete tutte le mattine alla fermata del 33 a cui non avete mai avuto il coraggio di presentarvi? Una missed connection è quell’incontro amoroso sfumato a causa della vostra timidezza e/o, se proprio vogliamo esagerare, della confusione del gender.
Come racconta Matteo Bittanti in un suo recente saggio apparso nell’antologia Anni Zero (ISBN, 2009), siti e strumenti di social networking si dividono in due categorie, quelli che presuppongono un’interazione in tempo reale e quelli che prevedono una comunicazione di tipo asincrono. Le missed conncetion non fanno parte né dell’una né dell’altra. Il web 2.0 ci incoraggia ad essere individui sociali, a comunicare ben oltre le normali capacità della maggior parte di noi, a tenere vive relazioni di cui non ci frega niente ma che fanno status o che potrebbero un giorno rivelarsi utili. Ma Missed Connection di Craigslist è diverso. Non incoraggia la comunicazione a due vie, non è la battuta di apertura di un dialogo, quello che i suoi frequentatori cercano non è la risposta di una persona qualsiasi ma di quella persona specifica (speciale); è solo la sua risposta, tra tutte, che interessa. Ogni giorno centinaia di individui di tutte le età e le etnie, di tutti i credi religiosi e i gusti sessuali, pubblicano il loro annuncio nella speranza che la persona incrociata per strada, in metropolitana, in un bar, risponda al loro annuncio. I messaggi sono divisi per categorie: m4w (uomo per donna); w4m (donna per uomo); m4m (uomo per uomo); w4w (donna per donna). Ne riporto uno:

Monday, November 23, 2009 -m4w You were wearing a green dress with white buttons. We made eye contact at least three times on the 6 train this morning. All of a sudden you gave a little smile, and looked down at your lap, as though at some secret joke. You never looked up again and I had to get off at Bleeker. I wish I could have seen inside your beautiful head.

Si brama la conferma che quell’eye contact (l’espressione più usata per esprimere la convinzione del reciproco interesse, la folgorazione del colpo di fulmine, giustificazione dell’annuncio stesso e della speranza che sottende) non solo c’è stato ma che significa “per te” quello che significa “per me”.

Sono passati tre anni da quando ci siamo incontrati al campo volo, e ho pensato spesso a te. Sei scomparsa così in fretta quando ho fatto atterrare il Pallone aerostatico che non ho mai avuto la possibilità di parlare davvero con te. Non conosco nemmeno il tuo nome, ricordo però quello di tuo figlio, Owen. Mi piacerebbe vedere se siamo davvero interessati l’uno all’altra come sembrava da quelle poche battute che abbiamo scambiato. Sei ancora in circolazione? C’è qualche possibilità che legga questa roba? Qualsiasi risposta dovrebbe includere il ruolo che il padre di Owen ha nella tua vita. Sperando senza speranze…

Le storie che racconta, dicevo, sono immerse nel liquido amniotico della potenzialità. Va da sé che le possibilità che qualcuno si faccia vivo sono ridotte al flebile lumicino della speranza. L’altra persona deve anzitutto trovare la bottiglia e leggere il messaggio, provare un sentimento analogo e scegliere di rispondere. Ammesso che non sia già impegnata o abbia inclinazioni sessuali diverse. Non è certo la statistica che gioca a favore degli amanti. Prendersi gioco di loro, però, è peccato mortale. Per quanto la tentazione sia fortissima. “Salve caro esploratore volante fuori tempo massimo, sono il papà di Owen e volevo scambiare due chiacchiere con te…”. Per questo i messaggi hanno un codice di sicurezza molto semplice ed efficace: se sei davvero tu dimmi com’ero vestito o com’eri vestita tu o quali erano i prodotti in sconto al supermercato dove “we made eye contact”. Anche se in forma ultra-seminale, è un amore che non vuole essere preso in giro, sarebbe un affronto intollerabile. Ah, le struggenti evoluzioni amorose delle passeggiate, il sogno romantico dei viaggiatori metropolitani, l’amore che timidamente, ma con la tenacia d’una pianta che cresce tra il marciapiede e il muro sbrecciato, sboccia tra lo sferragliare dei treni, il caldo soffocante del metrò, tra i telefonini surriscaldati dall’uso e dalla maleducazione (ti ho visto, eri al telefono, parlavi con una tua amica, hai fatto un battuta divertente, ho riso, te ne sei accorta, ci siamo guardati e sei diventata rossa…) e il cinismo adolescenziale. Gli sguardi languidi e voraci di un caffè al bancone del bar. La ricerca costante dell’incontro romantico (“”, queste virgolette mettetele un po’ dove volete), non importa se fidanzati, sposati o meno. La speranza viva, ingenua, che nella sua vanità si fa poesia. La retorica del colpo di fulmine elevata a religione. Luogo dei sospiri, giardino delle lamentazioni. E così via… Che questa roba abbia un forte potere narrativo è confermato sia dalla voracità con la quale sfogliamo le margherite della bacheca virtuale sia dai progetti narrativi che ha generato. Ne segnalo due (più una mappa):

Il primo è I Saw You, antologia di minicomics curata da Julia Wertz dove decine di disegnatori, tra cui Jeffrey Brown e Peter Bagge, hanno illustrato vere (o presunte tali) missed connections. Il secondo è interamente disponibile online, si chiama Missed Connection e anche in questo caso lo strumento usato è l’illustrazione. Il progetto è curato dalla newyorkese Sophie Blackall, il cui tratto morbido e romantico riesce a restituire la leggerezza poetica della maggior parte di questi annunci. Tempo fa la Blackall ha realizzato anche un delizioso piccolo film in salsa sundenciana dei suoi lavori, che potete vedere qui. La mappa, invece, è una mappa degli USA che utilizza le moderne tecniche infografiche di rappresentazione di realtà complesse con l’intento di individuare i luoghi abituali dove accadono le missed connection. Non ci sono scoperte clamorose: se sulla costa e nelle grandi città gli incontri avvengono per lo più sui mezzi pubblici e nei bar, nello sconfinato interno del Paese a dominare la geografia serendipica è il centro commerciale. Missed Connection ci offre la possibilità di superare le nostre paure, doppia le nostre insicurezze, riempie di nuove possibilità i vuoti perfetti delle convenzioni sociali, sfoga la nostra frustrazione, non ci rende migliori, ma ci illude di correggere le nostre limitazioni. Offre una nuova splendente possibilità. Ci espone al pubblico ludibrio in forma anonima. Permette di esprimere desideri sessuali camuffandoli col romanticismo di un mondo dove talvolta “scopare” si dice “prendere un caffè”.

Altre narrazioni (parte prima)
Altre narrazioni (parte seconda)

Fabio Guarnaccia è direttore di Link. Idee per la tv. Ha pubblicato racconti su riviste, oltre a diversi saggi su tv, cinema e fumetto. Collabora con Studio. Il suo primo romanzo, Più leggero dell’aria (Transeuropa) è uscito nel 2010.
Aggiungi un commento