1rosselli

Miss Rosselli – conversazione con Renzo Paris

1rosselli

L’assillo è Rima è l’anagramma del nome della poetessa Amelia Rosselli, come nel titolo del documentario di Stella Savino a lei dedicato nel 2006, a 10 anni dalla scomparsa. Una significativa sintesi della sua ossessione poetica, sospesa a metà tra la possessione orfica e il delirio paranoide.

Il corpus poetico di Amelia Rosselli rappresenta un unicum nella letteratura mondiale, specchio della sua vicenda esistenziale tragicamente straordinaria: figlia del grande pensatore politico Carlo Rosselli (il cui testo sul Socialismo liberale è quanto mai di attualità in questa fase storica), ucciso nel 1937 a Parigi dalle milizie fasciste dei cagoulards, su esplicito ordine di Mussolini e Ciano, la poetessa passerà la prima giovinezza da esule, tra Francia, Svizzera, Stati Uniti, Inghilterra e Italia.

Questo segnerà per sempre la sua condizione culturale, ed esistenziale, di perenne esule interiore, apolide e poliglotta, “cosmopolita”, come la definì nel’63 Pasolini su Il Menabò, la rivista diretta da Italo Calvino; anche se al riguardo è obbligatorio ricordare il chiarimento della stessa Rosselli in un’intervista del 1987 concessa a Spagnoletti: “Non sono apolide. Sono di padre italiano e se sono nata a Parigi è semplicemente perché lui era fuggito […] perché era stato condannato per aver fatto scappare Turati. Mia madre lo aiutò a fuggire e quindi lo raggiunse a Parigi. […] Cosmopolita è chi sceglie di esserlo. Noi non eravamo dei cosmopoliti; eravamo dei rifugiati”.

La ricerca, inconscia e consapevole, delle proprie radici guiderà la poetessa in una ricerca incessante, non solo in ambito letterario ma anche teatrale ed etnomusicologico.

L’eccezionalità della poesia rosselliana è proprio in questa inimitabile commistione linguistica, in un intarsio vertiginoso di citazioni (ci sono poesie in cui quasi ogni verso è un omaggio, una parodia, un rovesciamento, una variazione d’altri poeti d’ogni tempo), di uno sfondamento frequente da una lingua all’altra, alla ricerca di una particolarissima musicalità, accentuata nella sue apparizioni pubbliche dalla sua recitazione straniante e ipnotica.

Tutto ciò, questo calderone stregonesco di memorie, evocazioni, suggestioni erudite e slanci sensuali della sua giovinezza verrà, drammaticamente, amplificato da un progressivo delirio paranoide:  “la sua solitudine è popolata di spettri,e gli spettri la popolano di solitudine” come descrivono perfettamente i versi de La libellula.

Renzo Paris, intellettuale a cui siamo grati, tra l’altro, per il volume Mondadori dedicato a Tristan Corbière, dopo aver raccontato Moravia, Silone e Pasolini, ha deciso di evocare l’anima inquieta della sua grande amica, in omaggio alla sua ossessiva consultazione di oracoli e sedute spiritiche.

Miss Rosselli (Neri Pozza) è un ricordo commosso quanto sincero, non solo della poetessa ma di un intero microcosmo culturale, di eccezionale livello, di cui Roma era il grembo.

Un mondo già scomparso nel 1996, l’anno del suicidio di Amelia Rosselli, compiuto nello stesso giorno della sua amata Sylvia Plath, l’11 febbraio.

Di questo mondo Paris si dichiara ultimo custode: “Voglio essere per l’ultima volta il custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra, chiedendomi, perplesso, chi mai sarà il testimone del custode”. Invitiamo i nostri lettori a rispondere, con la loro attenzione, alla perplessità dell’autore. Ecco la nostra conversazione.

Nel libro afferma, trovandomi concorde, che i versi più”comprensibili” di Amelia Rosselli siano quelli dedicati a Rocco Scotellaro. Quanto è stato importante l’incontro con lo scrittore lucano?

Scotellaro era appena uscito di galera quando la incontrò a Venezia. Lei volle che la chiamasse con il nome della madre Marion. E dunque le parve di vedere in lui caratteristiche del padre, mentre Rocco vedeva in lei “la donna dominante”. Fu affascinata anche dal poeta, il quale la introdusse nella etnomusica. Fu un rapporto complicato. Restò l’amicizia amorosa, anche dopo la morte di Rocco, che l’aveva incoraggiata a scrivere versi.

Lei che ha conosciuto bene entrambi, ci può illuminare sui rapporti tra Pasolini e Amelia Rosselli?

Fu Alberto Moravia  che le fece conoscere, nel salotto di casa sua, Pasolini. Amelia tremava quando  gli consegnò il dattiloscritto di “Variazioni belliche”.  Alla fine lo stampò Garzanti, ma Amelia, non volendo attendere molto, l’aveva proposto a diversi editori, anche a Mondadori, che le aveva chiesto di comperare un certo numero di copie. Pasolini la lanciò. Ma non ci fu una vera e propria amicizia tra i due. Pasolini era colpito dalla sua famiglia d’origine.

Un altro suo grande amico è stato Dario Bellezza, legato alla Rosselli da un rapporto complicato, di stima e ingiuria. Come si sono riconciliati dopo i versi feroci che lui le dedicò? Possiamo parlare di rivolta contro una impossibile figura materna?

Bellezza incontrò  Amelia  quando la sua ricerca della madre infuriava. Amelia non poteva essere una madre. Di lì le liti furibonde.

Poi la figura materna la indossò Elsa Morante e finì male anche lì. Solo con la Ortese,che però non abitava a Roma,  Dario sembrò acquietarsi.

Un aspetto poco noto della produzione rosselliana è la sua prima grande passione, la musica. Purtroppo si trova molto poco, o meglio nulla, in rete, eppure è straordinario pensarla vicino a figure come Stockhausen e John Cage.

Nel libro racconto in dettaglio la sua volontà di avere successo con la musica, compresi i suoi incontri importanti. Tutto cominciò a Larchemont dove imparò a suonare il violino. Cercava una lingua universale,  possedendo  fin da  piccola  diverse lingue: quella francese, l’italiana e l’inglese. Poi quella universalità la trovò nella poesia, che chiamava “pan-poesia”.

Un altro collaboratore e amico è stato Sylvano Bussotti ed entrambi hanno collaborato ai primi spettacoli di Carmelo Bene, nel periodo delle cantine romane. Quali aneddoti ricorda di due temperamenti così particolari, come Bene e la Rosselli?

Lasciandolo, Miss Rosselli diceva che Carmelo Bene era matto e che, soprattutto, non l’aveva pagata,  anche conoscendo le sue condizioni economiche. Si era molto divertita però a fare l’attrice di “Majakovskij” e a offrirgli  delle sue musiche.

Amelia Rosselli si è sempre definita marxista. Quali erano i rapporti di Amelia Rosselli nei confronti della sinistra extraparlamentare, o anche degli eretici del Partito Radicale?

Amelia alle interviste dei marxisti impegnati rispondeva che era un’autrice d’avanguardia e a quelli d’avanguardia rispondeva che era marxista iscritta al PCI. Amava provocare. Con la sinistra extraparlamentare  come quella de Il Manifesto era in simpatia, ma la riteneva troppo ingenua, visto che non si erano accorti che Roma era un crocevia di spie della Cia.

Uno degli aspetti più interessanti del suo straordinario albero genealogico è l’essere cugina di Alberto Moravia.

Appena giunta a Roma andò a trovare Moravia, che le diede molti libri e le aprì insieme alla Maraini i salotti degli intellettuali romani. Quando poi lesse “Il conformista” gli tolse il saluto, a differenza di Aldo Rosselli che continuò a  frequentarlo. Secondo lei Moravia non aveva combattuto politicamente e con azioni precise il Fascismo, come aveva fatto il padre.

Chiaramente, la figura del padre, Carlo Rosselli, martire e mito dell’antifascismo, è dominante nella piscologia poetica della Rosselli. Come si potrebbe riassumere un rapporto così complesso e straordinario?

Amelia cercò a lungo suo padre, non solo leggendolo, ma combattendo gli spioni della Cia che le  riserbavano, a suo dire, lo stesso atroce destino. Fu il suo un lungo avvicinamento alle idee paterne,  con simpatie a volte per i radicali.

Capitolo a parte meritano i suoi “amorastri”, alcuni con alcuni delle menti più brillanti della sua generazione.

Miss Rosselli definiva “amorastri”  quelli con Tobino, Guttuso e anche Volponi, solo perché per lei erano amori non corrisposti. Faceva tutto lei, cercando anche di farsi sposare, per formare una famiglia diversa da quella che aveva avuto.Il mare nero del suo inconscio però la riportava nella notte e ne soffriva fino al ricovero in cliniche di mezza Europa.

In breve, come si può definire l’unicum poetico di Amelia Rosselli: sciamana, folle, genio, vittima della storia, albatro baudelairiano?

Miss Rosselli era straniera anche a sé stessa e veniva da un altro mondo. Era una sciamana, consultava di continuo I Ching e da medium partecipava a sedute spiritiiche. Era affollata di ombre.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Aggiungi un commento