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Ancóra, il nuovo romanzo di Hakan Günday

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È appena arrivato in libreria Ancóra, il nuovo romanzo di Hakan Günday. Racconta di Gazâ, figlio di un moderno mercante di uomini nella Turchia di oggi: è una storia sulla volontà di rinascita, che parte dai livelli più bassi dell’inferno contemporaneo. Il libro è pubblicato in italia da marcos y marcos, ringraziamo l’autore e l’editore per la concessione di questo estratto (la traduzione è di Fulvio Bertuccelli).

di Hakan Günday

Adesso mi racconterò una storia e d’ora in avanti crederò solo a questa. Perché ogni volta che volgo lo sguardo al passato mi accorgo che è mutato di nuovo. Uno scenario sparisce, oppure si aggiunge un altro racconto. In questa vita nulla resta al suo posto.

Sembra che nessuno sia felice dov’è. Forse, in realtà, niente è al posto giusto. È per questo che le cose non riescono a infilarsi nelle buche che hai scavato, anche se le hai misurate. Non serve a niente! Un solo battito di ciglia, e ne approfittano per scappare. O magari per spostarsi, facendoti impazzire. E il passato è una di queste cose.

Ormai il momento è arrivato. Racconterò d’un fiato tutto quello che ricordo e ci metterò un sigillo. Perché questa è l’ultima volta! Non mi volterò mai più indietro a contemplare il passato. Non mi guarderò neanche più in faccia allo specchio. Una parola dopo l’altra consumerò il mio volto, mi pulirò la bocca con uno stuzzicadenti e poi lo frantumerò sotto i miei piedi.

Adesso l’unico modo per restare intero è questo… Altrimenti il corpo in cui vivo farà di tutto per fermare il tempo! Perché è al corrente di tutto: sa che si muore e si va in decomposizione… Chi è quel figlio di puttana che gliel’ha detto? Quel cane rognoso si aggrappa alla vita con le sue mandibole e mi fa fare gli stessi errori. Sempre gli stessi, in continuazione! Cerca di guadagnare tempo riportandomi con questi dejà vu indietro nel passato, anche se solo per un attimo… Ma adesso basta!

Quando avrò finito di raccontare la mia storia resterò in silenzio, e da quel momento in poi commetterò solo errori nuovi! Così strani che faranno scorrere il tempo all’impazzata! Così sconosciuti da far girare le lancette degli orologi con una forza magnetica! Errori che nessuno ha mai commesso e non si sa neanche come definire! Errori straordinari come uomini che fabbricano macchine che creano uomini che creano macchine che creano altre macchine! Errori giganteschi come l’invenzione di Dio! Errori inaspettati come la più grande invenzione dopo Dio che è il personaggio! Magici come il primo errore di un bambino appena nato! Un errore mortale come venire alla luce! Voglio solo questo… E forse un po’ di solfato di morfina.

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