Ancora su Patate Riso & Cozze!

Di ciò che sta accadendo in Puglia e del sindaco di Bari Michele Emiliano avevamo già parlato (qui e qui) qualche settimana fa. Ma in Italia gli scandali viaggiano con cadenza bisettimanale. Questo articolo, ad esempio, è uscito sul “Fatto Quotidiano” il 3 aprile scorso. Cioè un decennio fa. 

Nel frattempo è esploso il caso della Lega, Vendola ha ricevuto due avvisi di garanzia, Rosy Mauro si è candidata fuori tempo massimo per un ruolo da protagonista in un film di Ferreri, i faccendieri legati a CL son tornati a far parlare di sé, la Borsa milanese ha bruciato miliardi mentre lo spettro dell’Imu inizia ad allungarsi sulle briciole di chi ne ha poche. Chi non ha nemmeno quelle fronteggia una slot machine con l’ultimo euro rimasto, o si organizza, o si suicida, o cova pensieri omicidi, o legge Trakl, o rimpiange i sacchi di sabbia davanti alle finestre. Magari scopa in attesa della fine. E Masiello? E Calearo? E il professore indiano picchiato nella metro di Roma da una banda di coglioni di ritorno al grido di: “brutto straniero, tornatene a casa”? In questo gran troiaio di cui Tito Livio dava notizia descrivendo la Cloaca Maxima, un piccolo non esaustivo riassunto di ciò che è successo negli ultimi tempi in una parte della Puglia. Solo per amatori.

di Nicola Lagioia

Dal punto di vista politico, Bari assiste al fallimento del Pd. Ma il disastro politico rischia di rivelarsi lo specchio di una mentalità diffusa e dura a tramontare. Per comprenderlo, cioè per prevenirlo, non era necessario aspettare la magistratura. Bastava osservare la leggerezza spettacolare con cui le istituzioni cittadine affrontavamo una serie di questioni.

Estate 2009. Emiliano accoglie in pompa magna il texano Tim Barton, un fantomatico magnate del fotovoltaico che promette di acquistare la squadra di calcio e investire milioni per fare della città un polo internazionale dell’energia verde. Qualcuno su facebook ironizza sul fatto che digitando su google nome e cognome del miliardario si trova solo il quasi omonimo regista cinematografico. Autunno 2009: Tim Barton scompare nel nulla. Era un prestanome? Il protagonista di una burla mediatica? Un’operazione (come anche si vocifera) dei fratelli Matarrese per far capire che gli unici padroni della squadra di calcio sono loro? Nessuno lo sa. Ovviamente scompaiono anche i posti di lavoro che la città si illudeva di ottenere con il fotovoltaico. E forse il sindaco è stato un po’ leggero nel dare credito a un fantasma.

Estate 2009. Emiliano nomina assessore al decentramento la ventiseienne Annabella Degennaro, figlia del costruttore Vito, oggi indagato per gli appalti milionari. Qualcuno commenta: “neanche la dinastia dei Matarrese, quando comandava a Bari, si era sognata di mettere un familiare in giunta”. Le leggerezze non finiscono qua.

Marzo 2012. Emiliano propone di candidare Bari a Capitale europea della cultura per il 2019. Sembra di assistere a una versione in scala della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 caldeggiata dal Pdl. Il Petruzzelli è paralizzato, l’auditorium Nino Rota è chiuso da anni per lavori, idem il museo archeologico, il teatro Margherita non si sa a cosa verrà destinato e non esiste una biblioteca comunale (“io non sono mai andato in una biblioteca, e comunque a Bari una biblioteca comunale non serve”, questo l’indifendibile sillogismo di Emiliano). Soprattutto il sindaco dimentica di essersi dimenticato di nominare un assessore alla cultura. Dal che se ne ricava che la città, istituzionalmente parlando, confonde la cultura col consenso.

Dunque, ancora una volta, prima degli esiti delle inchieste, è una mentalità a essere sbagliata. E il consenso di cui Emiliano ha goduto fino a poco tempo fa dimostra che una parte della cittadinanza, in questa mentalità, non si rispecchiava poi così male.

Chi una piccola rivoluzione culturale ha cercato di farla è stato il Presidente della Regione. Vendola ha provato a scardinare vecchie mentalità ricordando ai pugliesi per primi che oltre il folkore delle sagre del polpo, la Puglia è la terra di Salvemini, di Di Vittorio, di Carmelo Bene, di don Tonino Bello, di Pino Pascali. Lo scandalo e soprattutto lo stato della sanità rimane una brutta macchia (all’oncologico molti pazienti raccontano ancora oggi scene dantesche), ma il progetto a grandi linee non era sbagliato. Non vorrei però che a un certo punto Vendola abbia creduto troppo a ciò che ad alcuni suoi fan faceva comodo vedere in lui: un uomo della provvidenza. Credere negli uomini della provvidenza vuol dire darsi l’alibi per non fare la propria parte. A propria volta, chi crede di esserlo, si assegna compiti impossibili e si preoccupa poco di chi verrà dopo. Vendola in questo momento eredi non ne ha. E abbandonare la Puglia anzitempo per puntare a palazzo Chigi rischia di interrompere un’esperienza che ha fatto più bene che male. Significa soprattutto portare l’orologio indietro di decenni riconsegnando la regione ai Fitto e ai D’Alema.

La Puglia è ancora molti passi avanti rispetto al grande sonno degli anni Ottanta. E molte realtà virtuose lo dimostrano. Ma pensare che la rondine di questi ultimi anni faccia una primavera stabile è una pia illusione. La mentalità levantina ha forse più luci che ombre. Ma per scacciare quelle ombre ci vuole molto tempo e molta pazienza.

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
4 Commenti a “Ancora su Patate Riso & Cozze!”
  1. Mariateresa scrive:

    Il fatto è che Bari, e il caso delle case di via Pappa&cena lo dimostra chiaramente (una Punta Perotti nascosta in periferia ma di egual lusso mascherato da edilizia popolare, costruita dai de Gennaro alle spalle dello Sheraton, la dinasty contro l’altra Matarrese che in zona si dedica pure una strada), è una città clientelare, familistica, amorale; lavorano solo i figli di, si comprano le case a mucchi in famiglia, stanno sempre tutti insieme e i giornalisti rimpiangono chi li trattava tanto male…una città davvero assurda!

  2. Soufian scrive:

    Ive noticed how much lefty pertias love the words freedom and peace yet always support those that see those two things as inconveniences.(you know, the same way the norwegian voters for the Nobel Peace prize always are from pertias that support war.)Principles are great when it comes to shmoozing during election time, everybody is for freedom, greensomething and the planet.You can get laid or elected spouting any cliches attached to these topics.When principles get in the way of serious politicking, you know youve arrived in politics.

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