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Andrea Pazienza, Amore mio

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Questo testo è la prefazione al libro di storie brevi di Andrea Pazienza Amore mio, ottavo volume della nuova collana curata da Repubblica/Fandango(fonte immagine).

A un certo punto c’è Mario che viene mollato dalla fidanzata Cia per un musicista di nome Benka e allora chiama la madre (di Cia) e le dice: “Sua figlia va a letto con un drogato”. La madre gli risponde: “Mario, sei tu?” E Mario: “Sì, cioè no. Questa è una telefonata anonima. Sua figlia torna tardi la sera perché si droga e va con i drogati”. La storia si chiama Suite for Benka, l’ha disegnata Andrea Pazienza. È una delle decine di storie brevi che negli anni Ottanta pubblicava su Frigidaire, Il Male, Linus, Alter alter, Corto Maltese, Orient Express, forse qualche altra. Poi negli anni Novanta quasi tutte quelle riviste già non c’erano più. Nemmeno Andrea Pazienza c’era più. Per fortuna le storie sono rimaste.

Genio e sregolatezza era Andrea Pazienza. Era il migliore dei fumettisti, ed era anche bellissimo. Per anni ho tenuto una sua foto in bianco e nero ritagliata da un giornale appiccicata sul muro davanti al tavolo su cui scrivevo. Mi ricordo che ogni tanto la guardavo e sospiravo: Ah Andrea, come sei bello. Poi dev’essere caduta e non l’ho più ritrovata.

Anni fa, lavorando a un documentario su di lui, mi hanno raccontato la storia con cui Andrea Pazienza mi ha conquistato definitivamente. Non era una storia su lui fumettista, era una storia sulla sua vita privata. Sai, era gelosissimo, mi hanno detto. A quelli che erano più piccoli di lui gli dava una paghetta per pedinare a turno la sua fidanzata, turni di quattro ore facevano e poi si davano il cambio. Se entro quattro ore non andavano a raccontargli cosa faceva la ragazza Andrea andava in paranoia.

Poi mi hanno detto che una volta un giovane turnista era caduto con il motorino e s’era rotto la gamba, e Andrea senza notizie della fidanzata da più di quattro ore era andato in paranoia. Mentre me lo raccontavano io continuavo a pensare: ma guarda, questa cosa la capisco proprio. Questa cosa potrei averla fatta io, pensavo. Non dico cadere dal motorino e rompermi la gamba, dico pagare qualcuno per pedinare qualcun altro e alla fine andare in paranoia peggio che se non pagavo nessuno.

Questa faccenda della gelosia io la capivo proprio. Stavo male per Andrea Pazienza mentre me lo raccontavano. Da quel momento Andrea Pazienza mi ha conquistato. Come fumettista aveva il mio cuore già da anni, come mio simile mi ha conquistato quel giorno lì. E la storia del motorino non l’ho più dimenticata.

In questa raccolta di storie di Andrea Pazienza ce n’è una che si chiama Amore mio, che è anche il titolo del libro. Per paura della gelosia (la propria, quella degli altri) certa gente smette di usare la parola amore. Altri, come Andrea, sono molto gelosi e scrivono storie che si chiamano Amore mio, una specie di poema disegnato, con i testi tutti sentimentali in alto in alto e i disegni muti e colorati che occupano il resto della pagina. Testo e disegni sono un po’ allegri un po’ tristi, o forse sono solo strani, com’è l’amore certe volte. A un certo punto della storia c’è scritta una cosa molto vera sul perché uno diventa certe cose invece che altre: “Amore mio ho disegnato questo serpentone e ho creduto di esserlo, perché lo ritenevo, questo serpente, n’ero posseduto, era parte di me, così all’altezza dell’albero ho saputo di essere l’albero, ed una infinità d’altre cose ancora, d’essere tutto ciò che mi riusciva di disegnare, nell’emisfero australe come all’inferno, e questo essere tutto in ogni luogo e qualunque tempo mi ha fat”. Poi verso la fine dice: “Amore mio, mi vuoi ancora bene?” Sì, certo.

Qualche anno fa ho intervistato uno scrittore americano, uno che scrive molti romanzi. Quando gli ho chiesto dov’è che le trovava tutte quelle storie da raccontare lui mi ha risposto che se ne va in giro con l’atlante del corpo umano sotto il braccio. Così la gente pensa che sono un medico e mi racconta tutti i guai che c’ha, mi ha detto, e mi è sembrata una cosa inventata sul momento, così, tanto per darmi una risposta, ma poi alla fine c’ho creduto. E allora un fine settimana che ero a Bologna ho comprato Pompeo e me ne sono andata per le strade e i bar di Bologna con Pompeo sotto il braccio, come l’atlante del corpo umano. Pensavo: così la gente vede scritto Andrea Pazienza e mi racconta qualcosa su di lui.

Nei bar di Bologna ho letto Pompeo da capo a fine tre volte di seguito. Nessuno ci ha notati, nessuno ci ha fermati, nessuno ci ha raccontato alcunché. Siamo rimasti soli io e te. A un certo punto del libro c’era scritto: “Ti portavo con me ti sapevo a memoria e girellando per la città ti ripassavo”. Sì sì. Come in quell’intervista in cui Red Ronnie gli chiede perché se n’era andato da Bologna e Pazienza risponde: “Perché avevo esaurito tutte le storie belle e mi restavano solo le più pese”.

Le storie di Amore mio sono tutte belle. Dentro ci ho trovato, in ordine spasso: il tenente Stella Francesco che porta i suoi uomini (pochi) a fare la guerra senza fare la guerra, l’Africa, Totò che va al cinema a vedere Pasolini, alcune varianti di Andrea, diversi amici di Andrea, quelli veri e quelli inventati, le ragazze, alcuni animali felici, i miraggi, William Blake.

Dentro Amore mio c’è anche la mia storia breve di Andrea Pazienza preferita. Si chiama Sogno. Inizia con Andrea che parte da San Benedetto del Tronto in pattino, guarda la terra dal mare ed è tutto perfetto. Poi finisce con un cane che si schiaccia sotto un autobus.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
Un commento a “Andrea Pazienza, Amore mio”
  1. Francesca scrive:

    Bellissimo

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