1hug

Andreas o I riuniti, la grande opera incompiuta di Hugo Von Hofmannsthal

1hug

Hugo Von Hofmannsthal visse 55 anni (nato nel 1874 a Vienna e lì morto nel 1929 in circostanze tragiche, colpito da un’emorragia cerebrale mentre partecipava al funerale del figlio morto suicida due giorni prima): quasi metà del suo periodo di produttività come scrittore fu occupato da un singolo progetto, quello dell’Andreas, opera a cui dedicherà i suoi sforzi dal 1907 al 1927.

I momenti di felice ispirazione furono però pochi, tanto che il prezioso frutto del suo lavoro consta di non più di cento fogli, tanti sono quelli occupati dal testo compiuto. Ma tra le sue carte figuravano anche altre quattrocento pagine piene di appunti e frammenti che non trovarono una sistemazione definitiva, in quanto il lavoro dell’autore venne interrotto dalla sua morte.

La vicenda editoriale di quest’opera è complessa, certamente non lineare (e non sarà questo il luogo per ripercorrerla, se non per sommi capi): pubblicata, nella sua parte compiuta, l’anno successivo alla morte dello scrittore in una versione segnata dalla spinta alla comunicabilità e alla leggibilità, lo studio e l’integrazione delle parti incompiute ha richiesto invece un complesso lavoro filologico che pare però non aver attecchito particolarmente.

La prima versione italiana del testo fu pubblicata dall’editore Cederna con la bella traduzione di Gabriella Bemporad nel 1948 (il titolo è Andreas o i ricongiunti e il libro è stato poi edito da Adelphi con integrazioni e aggiustamenti della traduttrice fino agli anni Settanta), ma arriva adesso, grazie all’editore Del Vecchio, una nuova traduzione dell’opera, intitolata Andreas o I riuniti: questa nuova versione, a cura di Andrea Landolfi, ha il pregio di riportare quasi integralmente la parte riguardante gli appunti dell’autore (sono 350 su 385 le annotazioni tradotte e sono suddivise assecondando un ordine cronologico).

Si tratta di una pubblicazione molto preziosa, perché un’opera dell’importanza di quella di Hofmannsthal non aveva ancora trovato nella versione in italiano la traduzione degli appunti, certo laterale rispetto all’opera in sé, ma comunque interessante e, in alcuni momenti, decisiva per un’interpretazione compiuta del testo.

Hofmannsthal non concluse questa opera, che entra dunque, come notato da Emanuele Trevi, nel novero dei grandi testi incompiuti del Novecento, come L’uomo senza qualità di Musil o il Castello di Kafka giusto per fare due esempi, anche se forse pure questa sua incompletezza gli dona un fascino e un’attrazione irresistibili. Nello scarso centinaio di pagine di cui si compone la parte compiuta del testo, in cui Hofmannsthal sembra operare un’asciugatura maniacale dei riferimenti e delle fonti, fatto che contribuisce a conferire alla vicenda un andamento quasi esoterico o iniziatico (gli appunti tradotti da Landolfi, oltre le sue note e la sua postfazione, aiutano, se non a sciogliere comunque a indagare proficuamente alcuni luoghi oscuri del testo), a queste pagine dunque lo scrittore austriaco affida il racconto delle vicende del protagonista Andreas, il suo viaggio che da Vienna lo porta a Venezia.

Il viaggio di Andreas obbedisce al volere del padre: rappresentante della borghesia asburgica, il padre vuole far viaggiare il figlio sia per aumentare il suo grado di conoscenza del mondo che per legittimare il blasone della famiglia. Già qui si situa un primo punto di rottura rispetto alla tradizione: all’apparenza si tratta di un romanzo di formazione nel quale è possibile seguire lo sviluppo del personaggio, la sua maturazione e la sua crescita, ma questo non accade perché Hofmannsthal decide piuttosto di sprofondare la sua narrazione in un’ambientazione settecentesca ammaliante e irresistibile, dove il confine tra la realtà e la finzione è molto sottile («Sapeva di aver sognato, ma la verità contenuta nel sogno lo pervase tutto di felicità» annota il narratore, oppure, verso la conclusione, «Procedeva come in un sogno, e non aveva alcun dubbio») e dove dunque Andreas non potrà portare a compimento il desiderio paterno, che è nello stesso tempo anche rappresentazione di un mondo, quello della nobiltà asburgica, che si sta pian piano, e inesorabilmente, sgretolando.

Ecco allora che l’itinerario di Andreas non è tanto quello di una formazione, quanto quello di una decisiva e nuova rinascita, un percorso in grado di suggerire al protagonista la sua vera natura, ciò che è realmente dietro l’apparenza delle convenzioni borghesi. Per provare però a raggiungere questo livello di conoscenza, Andreas deve sottoporsi a un vero e proprio percorso iniziatico che ha Venezia come sfondo: la città dove la gente è sempre in maschera inonderà il protagonista di una serie di enigmi indecifrabili, rappresentati anche da personaggi eccezionali e complessi. Uno su tutti sembra assumere un ruolo fondamentale, Sacramozo, il Cavaliere di Malta, che se nelle pagine compiute dell’opera fa a malapena capolino, è protagonista assoluto degli appunti, a suggerire proprio il suo ruolo decisivo nelle idee dell’autore.

Il nobile Sacramozo, uomo esperto con alle spalle viaggi e misteri, incarna per Andreas la figura del maestro, di testimone di un ben preciso ideale di civiltà che si scontra con le caratteristiche del presente, arrivando quasi a impersonare un ruolo sacerdotale e iniziatico, confermato anche dal fatto che nella parte incompiuta si prospetta pure un suo suicidio rituale.

Leggere oggi Andreas o I riuniti significa anche intravedere tra le pieghe di un progetto che risale a circa cento anni fa, alcune direzioni che ha poi preso la scrittura e il romanzo contemporaneo, una su tutte l’impossibile andamento continuo del dettato e la frammentarietà come cifra caratteristica del romanzesco.

Matteo Moca si è laureato in Italianistica all’Università di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su Allegoria e Alfabeta2. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con Gli Asini, rivista di educazione e intervento sociale, con Blow Up per la sezione libri e con L’indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).
Aggiungi un commento