dei segreti

“Angelica e le comete” di Fabio Stassi: un estratto

dei segreti

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dall’ultimo libro di Fabio Stassi, Angelica e le comete, pubblicato da Sellerio. Il libro contiene dieci illustrazione di Alfonso Prota.

di Fabio Stassi

Parte prima: La bottega di Clemente

Ogni sera, appena esco dalla biblioteca dove lavoro, mi fermo in una libreria d’antiquariato, a pochi passi dalla stazione. Prima che i miei malesseri me lo impedissero, in queste botteghe trascorrevo molte ore. Quando abitavo ancora a Roma, avevo costruito negli anni una geografia di amicizie e di nascondigli. Avevo punti di riferimento in ogni quartiere, e spesso, in posti diversi, incontravo le stesse persone. Il bene più prezioso era la facoltà di scialare il tempo, inoperoso. A volte, entravo in una chiesa, mi sedevo, mi mettevo a leggere. La mia libreria preferita la raggiungevo a piedi. Si trovava in un caseggiato a via della Lungara, sotto al carcere di Regina Coeli. Sull’argine del Tevere svolazzavano le rondini, con le loro ali nere. I platani erano pieni di foglie e si allungavano oltre i muri di contenimento, nel vuoto. Ma allora ero un ragazzo.

Ora torno a casa tardi, con l’ultimo treno, e il tragitto dalla nuova sede dell’università fino al binario 1 bis non ha fiumi da costeggiare. Davanti a me sferragliano i tram, gli studenti si disperdono per le strade interne, un vecchio ripara biciclette nel suo laboratorio. Tutte le sere, il paesaggio si ripete, inalterato. Posso concedermi soltanto una breve sosta da Clemente.

Clemente è un libraio a cui mi sono affezionato. È nato in una di queste traverse, a San Lorenzo, ottant’anni fa, e se gli offri una birra, sotto la pergola del bar Marani, ti racconta ancora delle bombe, sul mercato. Il suo negozio, oltre ai libri antichi e a metà prezzo, vende anche meridiane, candele, quaderni di pelle. La vetrina è allestita con delle clessidre, di diversa altezza e materiale, appoggiate su tre pile di volumi antichi. Da tutte scende un filo di sabbia bianca. Ogni tanto Clemente si alza e va a ruotarle con un dito.

Fermarmi da lui a sfogliare qualche libro di seconda mano, anche soltanto per pochi minuti, o a scambiare due parole con un altro cliente, fino a pochi mesi fa era il mio modo di tirare il fiato, prima di affrontare il mio quotidiano viaggio di ritorno. Quella piccola tappa mi rimpatriava nel mondo, fuori dall’isola cieca dell’università. Sarebbe difficile, per i colleghi che mi vedono andare tutti i giorni su e giù per le scale di ferro della biblioteca, immaginarmi tanto a mio agio in quell’ambiente da diventare quasi ciarliero.

Ma da qualche settimana uno strano disagio ha cominciato a prendermi ogni volta che metto piede in una libreria: capogiri improvvisi e un senso di vertigine così forti che non mi permettono di sostenere la vista di un solo scaffale. Spesso devo uscire di corsa, in modo brusco, senza salutare nessuno.

Clemente fu il primo a capire cosa mi stava accadendo. Un pomeriggio mi prese per un braccio e mi disse che pure lui, un tempo, aveva avuto paura dei libri, e non pensava ad altro, e non sognava altro. Ma in tutti i suoi sogni non terminava mai di leggere il romanzo che aveva in mano e al mattino si svegliava che tremava, e non ne rammentava nemmeno una riga, un episodio, un nome.

Sono disturbi passeggeri, mi ripeto come un disco rotto. Cesseranno. Forse è davvero paura, una paura sconsiderata di dimenticare i libri che ho letto e di avere ormai troppo poco tempo per leggere tutti quelli che avrei voluto. Ci sono giorni che non riesco nemmeno a varcare la soglia di una cartolibreria. Le oltrepasso senza voltare la testa. E al lavoro, non posso più andare in magazzino, girare il volante degli armadi compattabili, aprirli.

Nelle librerie di catena ho sviluppato delle tecniche di resistenza. Le volte che ci entro, nel fine settimana, all’interno di qualche centro commerciale di provincia, mi mischio alle sporadiche coppie di genitori che sostano nel settore della letteratura per l’infanzia, quel tanto che basta per raccogliere le forze. Oppure afferro il primo volume a portata di mano e corro alle casse. Ma ogni rimedio è provvisorio e insufficiente. L’unica strategia possibile, ridurre al minimo la mia permanenza lì dentro.

Così, negli ultimi tempi, ho cambiato giro. Mi dispiacerebbe fuggire pure dalla bottega di Clemente come un cliente occasionale, senza dargli nessuna giustificazione.

Ma una settimana fa, per mettermi alla prova, ci sono tornato. Giusto il tempo di un saluto. Clemente era alle prese con una vecchia enciclopedia.

Non le vuole più nessuno, mi ha detto con un’aria triste. Mi toccherà mandarla al macero.

Poi ha sollevato gli occhi.

Ho accampato maldestramente delle scuse, per giustificarmi di non essermi fatto più vedere.

Con un gesto rapido di assoluzione, Clemente ha fatto cenno di smetterla, come se sapesse perfettamente il vero motivo delle mie sparizioni.

Se vuoi, potrei compilarti delle liste da scorrere con calma, a casa.

Avrei voluto rispondergli che sì, era proprio così, non avevo più energie sufficienti per spingermi a rovistare tra i suoi libri. Ma ho piegato solo la testa.

Clemente allora ha aperto una cartellina, ne ha estratto dei fogli, li ha controllati con cura, poi ha trascritto alcuni titoli di libri sulla pagina di un quaderno, ricopiando minuziosamente e con grande pazienza tutti i dettagli bibliografici. Alla fine l’ha strappata e me l’ha offerta.

Comincia da qui, ti aspetto nei prossimi giorni.

Clemente non pubblica cataloghi, com’è d’uso nelle librerie antiquarie. Tiene tutto a mente e possiede un solo vecchio schedario redatto a mano con la sua calligrafia magra, inclinata leggermente verso destra, come quella dei letterati dell’Ottocento.

La sua lista l’ho riaperta quella sera stessa, nella mia casa, a Viterbo. Mia moglie era da nostra figlia, in Svizzera. Ho cenato da solo, riempito di croccantini la ciotola di Solea, poi ho spostato una sedia verso la finestra e mi sono messo a osservare i passanti che transitavano nel quartiere medievale. Fantasmi incerti nella luce gialla che ricopre sempre questo tratto di città. Subito dopo ho tirato fuori il foglio dalla tasca, l’ho stirato per bene tra le mani. Clemente non aveva aggiunto nessuna indicazione ai suoi suggerimenti. Alcuni sembravano romanzi: Il signor Kunat e la via lattea, Stella polare, altri saggi di storia. Gli autori erano segnati in maiuscolo. Sanley Cohen, Anna Doliner, Vladimir Ostrogorsky…

Li ho esaminati velocemente finché, verso la coda del foglio, ho letto il mio nome.

Fabio Stassi

Ho guardato le lettere che lo componevano, delle macchie di inchiostro verde su una pagina strappata.

Fabio Stassi, proprio come sulla mia carta d’identità.

Mi era già capitato di ritrovare alcuni miei libri nel catalogo di un antiquario, e mi aveva sempre spaventato, come può spaventare la prova di avere avuto da qualche parte un lettore.

Ho letto la scheda:

Fabio Stassi, Angelica e le comete, Roma, Tipografia Artom, s.d., in 8o, pp. 90. Esempl. imperf. rilegato di rosso. Dorso rovinato, bruciature e rosicchiature di tarli alla Cop. Inf. e alle ultime pag. Piccole macchie d’umido lungo il testo. Qualche ill.

Non ho mai pubblicato un libro con quel titolo, eppure una strana e irrazionale familiarità ha cominciato ad agitarmi. Insieme all’assenza della data. Ho pensato a uno scherzo. Ma Clemente non è tipo. E poi non sa affatto come mi chiamo, né che abbia scritto dei romanzi. Per lui, come per tutti i librai della città, sono soltanto il bibliotecario dell’università.

L’avrei chiamato subito, se la sua bottega avesse avuto un telefono. Ma era già tardi. Sono andato in cucina e ho riempito il filtro di una caffettiera, ma alla fine ho lasciato il fuoco spento e sono tornato a guardare fuori dalla finestra.

Fabio Stassi (Roma 1962) di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Scrive sui treni.
Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Per minimum fax: È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008), Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010) e Il libro dei personaggi letterari (2015). Per Sellerio ha pubblicato L’ultimo ballo di Charlot, tradotto in diciannove lingue (2012, Premio Selezione Campiello 2013, Premio Sciascia Racalmare, Premio Caffè Corretto Città di Cave, Premio Alassio), Come un respiro interrotto (2014), un contributo nell’antologia Articolo1. Racconti sul lavoro (2009), Fumisteria (2015, già Premio Vittorini per il miglior esordio) e La lettrice scomparsa (2016). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (2013).
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