Annie’s box

di Linnio Accorroni

Londra, 25 novembre – (Adnkronos) – Una copia della prima edizione di L’origine della specie, il libro con cui Charles Darwin (1809-1882) 150 anni fa rivoluzionò le scienze naturali, è stata battuta ad un’asta di Christie’s a Londra per la cifra record di 103.250 sterline, pari a 114.600 euro. Il nuovo primato mondiale è stato stabilito da uno dei 1.250 esemplari della prima edizione dell’opera che ha segnato la nascita della teoria evoluzionista, pubblicato da W. Clowes and Sons for John Murray nel 1859 a Londra.

L’astuccio di scrittura di Annie Darwin (1841-1851) non era un semplice giocattolo da bambini, ma una versione in formato ridotto di un oggetto posseduto da un adulto, uno dei primi segni che la fanciulla sarebbe diventata presto una giovane donna, ambita e desiderata non solo per le sue indubbie qualità temperamentali. A vedere infatti il dagherrotipo in cui all’età di 8 anni appare eretta, tranquilla, sicura di sé, pienamente consapevole di essere fotografata, era facile profetizzarle un luminoso avvenire. L’astuccio di Annie è un piccolo contenitore in marocchino, con una serratura ed una chiave per la chiusura del coperchio incardinato. Sul coperchio sono impresse le parole «Astuccio di scrittura» in lettere d’oro. Dentro, fogli di carta da lettere con relative buste, punte d’acciaio per le penne d’oca, un piccolo temperino con un manico di madreperla, ceralacca e sigilli. Quattro sono le lettere superstiti di Anna basate sulla descrizione di semplici, quasi banali quotidianità; annotazioni che ritraggono un’esistenza d’ordinaria felicità vissuta nella quiete della Down House: Dick ha ucciso un coniglio nel frutteto…Siamo andati a prendere un tè da zia Sarah; …stiamo per ricevere un gattino…Ho ricevuto una matita su cui è scritto il mio nome.

L’astuccio di scrittura è stato rinvenuto da Randal Keynes, figlio di un bisnipote di Emma Darwin (1808-1896), moglie e cugina di Charles (1809-1882), in uno di quei luoghi topici tanto prediletti dalla fiction narrativa: un baule, in questo caso pieno di ricordi di famiglia. L’attenzione di Randal Keynes, autore di questo bellissimo Casa Darwin (Einaudi, 2007) fu calamitata proprio da un foglio rinvenuto nel baule e intestato laconicamente Anne. Un appunto su cui si dipanava, mossa ed inquieta, la grafia nervosa di Charles. Erano piccole memorie quotidiane su come la bambina aveva passato ogni giorno ed ogni notte nei suoi ultimi mesi di vita: a tarda sera ha pianto… è molto stanca… al mattino è stato poco bene. Una cronaca inesausta, una specie di attestazione cronachistica di uno stato di salute che si faceva sempre più grave. Attraverso la narrazione della storia del rapporto fortissimo che legò Charles alla sua prima figlia, Randal Keynes ci dice molte cose anche sulla nostra ed altrui vita, sulla forza costante degli affetti, il paradosso del dolore, il valore dei ricordi e i limiti della conoscenza umana.

Anna morì a Malvern per seguire una cura idroterapica che non riuscì però a guarirla dalla tubercolosi. Alcune righe delle lettere che suo padre scrisse da quella località a sua moglie, rimasta a Down House in attesa della sua ottava gravidanza, danno il senso dell’immenso dolore che pervade un padre, impotente di fronte a questa vita che si spegne lentamente: Non so, ma credo che sia meglio per te sapere come trascorre ogni ora. Per me è un sollievo perché mentre ti scrivo posso piangere tranquillamente Qualche giorno dopo: Ha un po’ freddo e le ho dato un po’ di brandy e spero dorma e si scaldi. Non ho mai visto niente di più commovente come la sua pazienza e gratitudine; quando le ho dato un po’ d’acqua ha detto: “ ti ringrazio tanto”. Povera bambina mia. La sua gentilezza mi commuove profondamente In un’altra lettera: vorrei che tu potessi vederla ora, la perfezione stessa della gentilezza, della pazienza e della gratitudine; ti ringrazia finché ti fa perfino male sentirla. Povera cara piccola anima. Nell’ultima lettera scrive fra l’altro: La povera cara bambina ha avuto una vita molto breve ma spero felice, e Dio sa solo quali sofferenze potevano essere in serbo per lei. È spirata senza un sospiro. Che desolazione pensare alle sue maniere franche, cordiali. Non ricordo di averla mai vista disobbediente.

Nell’astuccio di Anna c’è un nastro giallo sul quale sono incollate perline di vetro; sulla punta delle penne d’oca c’è ancora traccia dell’inchiostro secco. Poi c’è un foglio di carta sul quale è segnata una data ‘23 aprile 1851’ (il giorno della sua morte) e una folta ciocca di bei capelli castani. Poi un altro foglio strappato da un taccuino su cui è disegnata la mappa di un cimitero: tomba di Anne Darwin a Malvern. In una lunga memoria scritta da Charles e redatta di getto una settimana dopo la morte di Anne, si legge fra l’altro: Tutta la sua personalità brillava del piacere di recare piacere.[…] Ognuno sentiva di conoscerla interamente e di avere piena fiducia in lei: ho sempre pensato che, qualunque cosa fosse potuto accadere, avremmo avuto nella nostra vecchiaia almeno un’anima che ci avrebbe voluto bene e che nulla avrebbe potuto cambiare.[…] eretta nella persona, spesso gettava un poco la testa all’indietro, come a sfidare il mondo nella sua allegria. Poi nella chiusa di questi ricordi: Quando fu così esausta da non poter più parlare, apprezzava tutto ciò che le veniva dato e diceva che il tè era buonissimo. Quando le detti un po’ d’acqua mi disse: “ti ringrazio tanto” e queste, credo, furono le ultime dolci parole che mi rivolsero le sue cara labbra.

Non so perché (o forse sì, ma preferisco non confessarmelo): questa reiterazione di continui ringraziamenti da parte di Anne mi ferisce quasi più della sua malattia.

Proprio nei giorni in cui mi commuovevo leggendo questo libro, mi è capitato di riprendere in mano Sacche di resistenza di John Berger. In alcune pagine dedicate ad una sua curiosa corrispondenza con il subcomandante Marcos, lo scrittore, che oggi vive more eremitico in un piccolo villaggio delle Alpi francesi, parla di Gramsci e delle pietre di Ghilarza, cittadina nel cuore della Sardegna, vicino a quella Ales, dove l’autore delle Lettere dal carcere era nato. A quattro anni, Gramsci era caduto e questo incidente gli aveva causato quella malformazione alla spina dorsale che ne aveva per sempre compromesso la salute. Vicina alla scuola che Gramsci ha frequentato c’è oggi un piccolo museo allestito in suo onore. Foto, copie di libri, qualche lettera. In una teca due pietre da cui sono stai ricavati due pesi rotondi grandi più o meno con un pompelmo. Ogni giorno Antonio le usava per fare esercizi per irrobustire le spalle, per correggere la malformazione della spina dorsale, per raddrizzare la schiena.

Anche Benjamin aveva una passione per le cose piccole. Scrive il suo amico Gershom Scholem che la sua ambizione mai raggiunta era quella di far entrare 100 righe nella normale facciata di una lettera. In particolare, nell’agosto del 1927, trascinò il suo amico al Museo di Cluny a Parigi per mostrargli, nella sezione ebraica, due chicchi di grano su cui un’anima gemella era riuscita trascrivere l’intero Shema’ Israel, cioè la professione di fede della comunità ebraica, quella che veniva pronunciata nel culto sinagogale.

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