alex-grodkiewicz-133609-unsplash

Arruina, la favola nera di Francesco Iannone

alex-grodkiewicz-133609-unsplash

di Giuseppe Lorenti

Photo by Alex Grodkiewicz on Unsplash

C’era una volta e c’è ancora. La favola che si trasforma in romanzo moderno. Questo è “Arruina”, romanzo di esordio di Francesco Iannone pubblicato da Il Saggiatore. Una favola nera con echi di un’epica lontana, un romanzo, apparentemente, senza tempo e senza luoghi. In realtà, nascoste tra le pagine del romanzo accanto a luoghi immaginari come Acquavena, Roccagloriosa, Terradura, si può scoprire il sud d’Italia, la Campania, che è la terra natia dell’autore.

Più precisamente Sarno che è esplicitamente citato e con una data ben precisa: cinque maggio millenovecentonovantotto, giorno del devastante alluvione che cancellò per sempre il paese in provincia di Salerno.

In questa dimensione oscura, apocalittica e magica una bambina, la Sperduta, è chiamata a cambiare il destino degli abitanti del suo villaggio, a salvarli dalla fine che minaccia le loro vite. Contro la Sperduta, però, incombono le Nerissime, spettri che sbudellano cadaveri, smembrano i loro corpi, si nutrono del sangue dei neonati.

Creature una volta felici che il tempo ha reso cattive e feroci. Le Nerissime cercano e rapiscono la bambina perché la sua presenza minaccia le loro esistenza, per sopravvivere hanno bisogno di ucciderla. Un mondo fiabesco popola le pagine di “Arruina”, un universo abitato da personaggi che contengono in sé elementi umani e animali quasi a rappresentare un’unione, un indefinito tra uomini e bestie.

Il romanzo è un cammino attraverso questi territori misteriosi, un viaggio notturno in un paesaggio che sembra richiamare scenari da Divina Commedia. Sembra una danza macabra e antica quella che costruisce l’autore con un uso della lingua che riecheggia la metrica della poesia.

Una danza in cui si affacciano la Briganta, il Poeta Antico, la Sciangata, il Matto e ‘O ‘Mpasturato, tutti personaggi che accompagnano i genitori della bambina tra queste terre di mezzo per salvare la Sperduta e, soprattutto, per salvare sé stessi. C’è il sangue e c’è l’acqua, c’è la natura con la sua asprezza e la sua bellezza primitiva. C’è l’eterna lotta tra il bene e il male, un combattimento raccontato con uno stile che affonda le sue radici nella tradizione dell’epica italiana e nella favole medievali, con le sue allegorie, ma che, inevitabilmente, si sviluppa con un linguaggio contemporaneo, quasi post moderno.

Mentre negli Stati Uniti, negli ultimi anni, è emerso con forza il New Weird, genere letterario che si poggia sulla fantascienza ma che contamina elementi fiabeschi e reali, nel nostro paese inizia a svilupparsi, se non un genere vero e proprio, un fiorire di romanzi che se da un lato affondano la loro origine nel fiabesco medievale, oscuro e metafisico, dall’altro aprono lo spazio a un modo nuovo, moderno e originale, di raccontare il contemporaneo.

Il tentativo di costruire una nuova epica moderna, e ciò che più colpisce di questo sforzo letterario è il fatto che questa sperimentazione arrivi, soprattutto, da scrittori del sud d’Italia. Il romanzo di Francesco Iannone si colloca, a buon diritto, in questo solco.

Commenti
2 Commenti a “Arruina, la favola nera di Francesco Iannone”
  1. Marcello scrive:

    I Wu ming ne parlano da 20 anni forse più. New italian epic.

  2. Giuseppe Lorenti scrive:

    Ciao Marcello, senz’altro Wu Ming ne parlano da anni, però qui è tutt’altro genere di epica, ma proprio diversa.
    Ti consiglio di leggerlo, così potrai comparare.
    Giuseppe Lorenti.

Aggiungi un commento