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Ascolti d’autore: Gaetano Cappelli

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Questa è la versione integrale dell’intervista a Gaetano Cappelli pubblicata sul numero di giugno di Outsider, all’interno della rubrica “Ascolti d’autore”, ideata e curata dal giornalista Pierluigi Lucadei per indagare i rapporti tra musica e letteratura. Qui le puntate precedenti.

«Il Grande Romanzo Italiano esiste e si intitola Parenti Lontani»: parola di Antonio d’Orrico. Gaetano Cappelli, lucano fifty-something, oltre che del romanzo-saga che gli è valso il Premio John Fante, è autore anche di altri fortunati titoli come “Volare basso”, “Baci a colazione” e l’ultimo “Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi”, oltre che viscerale e raffinato musicofilo.

Come definiresti la tua passione per la musica?

Esistenziale: nel senso che la musica è legata alla mia esistenza fisica e mentale. Non posso farne a meno. L’unico momento “silenzioso” della giornata è la sera quando, a letto, leggo romanzi.

Quanti dischi compri?

Mah, non tantissimi. In un mese 4, 5. Ho paura di intasare le mie librerie già zeppe di libri. Ogni tanto regalo sia gli uni che gli altri. Recentemente ho dato via la gran parte dei vinili. Tenendo solo le rarità, tipo i meravilliousi Shandar di La Monte Young e Terry Riley o il sublime In den Garten Pharaos dei Popol Vuh.

Sei un frequentatore di concerti?

Non mi piacciono i concerti negli stadi. Per il resto, se capita qualcosa di veramente interessante…

La musica che ascolti ha qualche tipo di influenza su quello che scrivi?

Direi moltissima. Parenti lontanti è dedicato a Harold Budd, il mio primo romanzo a Jon Hassell. L’ultimo, Romanzo irresistibile della mia vita vera  raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi, a Franco Battiato anche se lui non se n’è accorto… deve aver avuto molto da fare in questo periodo. Diciamo, in generale,  che in certe musiche si definisce meglio il mood di quello che, in un certo momento, vado scrivendo.

Ascolti musica mentre scrivi?

Certo, ma parlare d’ascolto è un po’ troppo. Diciamo che la uso, alla maniera di Satie,  come tapisserie.

Anni fa ti occupavi di critica musicale, è vero?

Ho iniziato con quello! Scrivevo su “Re Nudo” con Tomangelo eravamo conosciuti come i fratelli cosmici… quanto tempo è passato.

Hai anche scritto un libro, a quattro mai con tuo fratello, “Minimal trance music ed elettronica incolta”: di cosa si trattava?

Il libro si chiamava Minimal trance music ed elettronica incolta:  sarà nata lì la mia passione per i titoli lunghi? È stato un autentico cult, uno dei primi libri, e non solo in Italia, su quel tipo di musica. Per anni, e già avevo scritto un bel numero di romanzi, ho ricevuto lettere e telefonate di appassionati che invece mi richiedevano quel libretto… e la cosa un po’ mi seccava ahahah inoltre il minimal era fuori catalogo da tempo.

Come spiegheresti l’elettronica ad uno scettico?

Scettici? Ancora ci sono scettici sull’elettronica? Peggio per loro.

Ti è capitato di usare elementi pop nei tuoi libri, in “Parenti lontani” addirittura un’icona come Madonna. Quanto è importante poter attingere all’immaginario pop per ricreare un’epoca e delle situazioni credibili ad essa collegate?

Nei miei romanzi entra tutto. Quello che è reale e quello che è irreale. Chi scrive ha tra i suoi primi compiti di rendere ogni cosa credibile. Ogni tanto, qualcuno mi chiede se sono davvero stato io a suggerire il nome Madonna alla Ciccone. E questo mi dà un gran  piacere!

Il miglior disco per un viaggio in macchina?

It’s a Beatifull Day degli omonimi ma è introvabile ahahah.

Il miglior disco per un tentativo di seduzione erotica?

Older  di George Michael.

Il disco che, già dopo pochi istanti di ascolto, è capace di rievocarti la giovinezza?

In Search of Lost Chord  dei Moody Blues, citato anche per la copertina paurosamente kitsch, in Parenti lontani: ah, struggimento!

Esiste un disco che da ragazzo non amavi e che, col tempo, hai riscoperto?

Bitches Brew di Miles Davis.

Un disco che, al contrario, amavi e che ora non riesci più ad ascoltare?

Be’, i dischi di James Taylor o Cat Stevens, ma non perché non mi piacciano: mi mettono tristezza, troppa nostalgia! Battisti lo ascolto solo alla radio. Stesso motivo.

A chi affideresti la colonna sonora di un ipotetico film sulla tua vita?

A Stan Getz con un’ orchestra di soli archi.

Top 5 secca: i tuoi cinque album di tutti i tempi.

Ummagumma Pink Floyd, Kind of Blue Miles Davis, The Plateaux of Mirror di Budd e Eno, Hossiana Mantra Popol Vuh, L’era del cinghiale bianco Franco Battiato.

Mi dici il motivo per cui hai scelto ciascuno dei cinque dischi?

Perché sono dei capolavori che non mi stanco mai di ascoltare…  continuano a far da colonna sonora al romanzo irresistibile della mia vita vera!

Pierluigi Lucadei, marchigiano, è nato a San Benedetto del Tronto nel 1976. Giornalista, critico musicale e scrittore, collabora con «Il Mucchio Selvaggio», ilmascalzone.it e «Rivista Undici». Suoi racconti sono apparsi sulle riviste «Cadillac» e «Achab». Ha pubblicato «Ascolti d’autore» (Galaad, 2014) e «Letture d’autore» (Galaad, 2016).
Commenti
Un commento a “Ascolti d’autore: Gaetano Cappelli”
  1. Mariateresa scrive:

    Quanto ho riso con “Parenti lontani”! Lo consiglio a tutti, voglio celebrare un Maestro, Gaetano Cappelli sei grande, io ti ammiro sconfinatamente!

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