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Scrivere di cinema: Assolo di Laura Morante

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Inauguriamo una rubrica in collaborazione con Scrivere di Cinema Premio Alberto Farassino, il concorso nazionale di critica cinematografica per gli Under 25 promosso da Pordenonelegge, Cinemazero e il SNCCI in collaborazione con Mymovies e minima&moralia: ospiteremo i contributi dei vincitori dell’edizione 2015. Vi segnaliamo inoltre il bando della nuova edizione: scriveredicinema.mymovies.it.

di Gianluca Giraudo

Dopo c’è una festa, musica alta, palloncini di tutti i colori e camerieri che traballano con lo champagne sul vassoio. Prima ci sono gli uomini: tutti quelli della tua vita, che uno dopo l’altro ti raggiungono, ti parlano, si fermano per un saluto, l’ultimo; in faccia il sorrisetto un po’ affranto un po’ complice per dirsi e dire alla loro coscienza: “È andata così”.

Si può essere culturalmente attrezzati e farsi venire in mente la produzione di Pina Bausch guardando gli uomini fare preda un’inerme personaggio femminile nella scena del funerale che Flavia (Laura Morante), protagonista di Assolo, immagina per sé nel sonno, oppure semplicemente molto umani per rivedervi una delle più intime domande che tormenta la maggior parte di noi. Com’è la vita (degli altri) dopo la morte (nostra)? Che cosa c’è nel dopo-di-noi? Molto poco dolore e ragazze in bikini di paillettes che si strusciano sui presenti sembra dirci il subconscio di Flavia.

In scena, lei, Flavia, non abbiamo ancora avuto modo di vederla – in effetti non sappiamo neanche che si tratta di un suo incubo – eppure già partecipiamo della sua sorte, ci indignamo per il deplorevole atteggiamento degli uomini, ci riconosciamo nella sua sfortuna amorosa, tifiamo per lei. Poi, appare all’improvviso, siamo con lei davanti a un’anziana psicologa che ci guarda stranita, comprensiva ma dubbiosa. E da lì, saremo Flavia per tutto il film.

Cinquant’anni anni, sfaticata, ceto medio. Potrebbe essere questa la descrizione incisiva e melodrammatica di Flavia se avesse Twitter. Se avesse, perché Flavia è una tipa “antica” e allo stesso tempo bambina: non solo non flirta sui social network, ma non conosce neanche l’autoerotismo. Non ha la patente. Fa tenerezza quando chiama i cd “dischi”. Si muove come un alieno in mezzo a persone la cui vita sembra funzionare a differenza della sua. Persone, ovviamente, tutte rigorosamente accoppiate: gli ex mariti, un po’ sconclusionati ma sereni, le loro nuove compagne, brillanti e disinibite, e i figli, giovani e leggeri.

Due i modelli aspirazionali cui la vita di Flavia sembra tendere senza rimedio: quello supremo e desiderabilissimo della psicologa, persona equilibrata e raffinata grazie al tocco conferitogli dall’interpretazione di Piera Degli Esposti, e quello tremendo di Valeria (Angela Finocchiaro), sola e ossessionata dall’abbandono del marito, cui la protagonista non può pensare senza levare gli occhi al cielo. Flavia oscilla tra le due possibilità, è un cursore che indecisione dopo indecisione scorre tra le polarità.

Perché a Flavia tocca l’assolo: dopo anni in cui non è mai rimasta senza un uomo, ora deve assumersi il rischio di stonare fuori dal coro. E una regia morbida e calibrata, che alterna il presente ai flashback, le apparizioni oniriche alla realtà così com’è, la accompagna in questa sua performance necessaria. Spontanea, anche quando semplicemente riporta le parole cliniche e fredde della psicologa, la voce di Flavia ci spiega l’evoluzione di questa donna spiritosa e disillusa, il suo dover crescere a forza e il suo tenero modo di fallire. Facendo sempre mostra di una grazia disarmante e di tanta tanta autoironia.

Assolo parla della validità dei modelli femminili che popolano la società e le nostre vite: nella sua cerchia di amicizie, Flavia scopre che l’imperfezione è democratica e che il farcela nell’insoddisfazione altro non è che un talento. Dovrebbe solo allenarsi di più, come fanno le altre donne del film. Ciascuna si porta dentro il suo spettro di frustrazione — la gelosia violenta, il tradimento, il presagio dell’abbandono —, riuscendo tutto sommato a stare bene. O almeno così le percepisce Flavia che non riesce a fare pace con il suo sentirsi a disagio con i modelli di donne che la circondano. Crede di arrivare al punto quando alla psicologa confida “Mi sento sola”, eppure questo non basta a giustificare la sua inettitudine: la solitudine è impalpabile, slegata dalla logica causa-effetto, càpita e basta. È sia una condizione che un sentimento, “si può essere soli ma non sentirsi tali, oppure non essere soli ma sentirsi tali” come dice sapientemente la psicologa.

Flavia ascolta, annuisce, si sfoga e pian piano costruisce, consegnandoci un personaggio di disarmante sensibilità e profondità psicologica. Anche nel panorama dei modelli femminili del cinema italiano contemporaneo il suo personaggio spicca per poliedricità: è nevrotica ma simpatica, languida con ironia, dolente ed empatica. Procede a tentoni, esita, paventa il rischio di alzarsi dal lettino più insicura di prima.

Flavia è Laura Morante e nei casi in cui regista e attore protagonista di un film coincidono è complicato scindere l’uno dall’altro, saggiare la bravura del primo indipendentemente dal talento del secondo: il film è suo anche nella sceneggiatura. Il suo tocco di regista insieme alla sua abilità come attrice rendono Assolo un film leggero e commovente.

Un film che richiama e allo stesso tempo affronta in modo nuovo alcuni dei grandi temi che hanno caratterizzato il cinema italiano degli ultimi anni: quello del tradimento (L’ultimo bacio, I giorni dell’abbandono, Saturno Contro, Cosa voglio di più), e quello della riflessione sulla vecchiaia e sulla morte (Youth, Mia madre) in primis. C’è qualcosa, però, in Flavia, che ci fa sentire più nostro il suo arrabattarsi in tutti i modi per trovare il proprio posto senza tradire se stessa. Non si accontenta, non giudica, non si chiude in una malinconia fisiologica; in una parola non si arrende. Ed è più di tutto questo che di Flavia ci si innamora, del suo non smettere di cercare a tutti i costi una via alla sua personale felicità.

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  1. […] La mia recensione di “Assolo” è comparsa in versione ridotta su Minima & Moralia. […]

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