Asterios Polyp

di Nicola Lagioia

Se il nostro establishment culturale non fosse così provinciale da considerare ancora il fumetto un genere artistico minore, non si sarebbe costretti a dire che David Mazzucchelli è il Thomas Pynchon delle tavole disegnate. Noi per fortuna giochiamo un altro campionato, quindi possiamo celebrare in tutta libertà la prima vera graphic novel di questo autore – Asterios Polyp – come uno dei più complessi e interessanti eventi artistici tout del primo scorcio del XXI secolo.

Mazzucchelli inizia la sua carriera negli anni Ottanta disegnando supereroi per la Marvel. Il suo tratto raffinato accarezza la schiena di Dardevil, si trasferisce in seguito alla DC, al servizio di Batman, e con Frank Miller come autore testi. Gli anni Novanta sono il periodo delle prime sperimentazioni: abbandonati i supereroi, Mazzucchelli fonda la rivista di fumetti alternativi «Rubber Blanket» e collabora alla trasposizione per immagini del romanzo di Paul Auster Città di vetro. Tutto molto interessante. Ma nulla in confronto all’ambizioso progetto in cui il nostro si è nel frattempo lanciato, e che lo terrà occupato per dieci anni: Asterios Polyp, appunto.

La storia ricalca la classica parabola di ascesa e caduta negli inferi. Asterios è un celebre “architetto di carta” (un teorico) con una prestigiosa cattedra universitaria, una cultura eclettica, una solida brillantezza del pensiero che incute soggezione e lo circonda di fascino. Molta fama, molte amanti, qualche nemico. La fortuna sembra sorridergli, visto che incontra anche la donna della sua vita, Hana, di cui si innamora finendo per sposarla. Peccato che qualcosa inizi a franare, e Aterios si ritrovi all’improvviso solo, senza lavoro, distrutto professionalmente e interiormente, con l’unica prospettiva di cominciare da capo.

Se una storia del genere l’abbiamo già sentita molte volte, la stessa cosa non vale per il modo con cui è realizzata. Dal cubismo all’espressionismo al déco, Mazzucchelli si serve di tutte le avanguardie artistiche del Novecento. Fa la stessa cosa con quelle letterarie e cinematografiche, e con i grandi temi di ogni vera narrazione. Perché al mondo ci siamo noi e non altri? Lo scorrere del tempo è effettivo o illusorio? Ragione e istinto sono conciliabili? Da dove nasce il bisogno di dare una forma alla vita interiore? La biografia di Asterios si carica delle domande con cui si cimentano da sempre scrittori, artisti, registi, e se Mazzucchelli ruba qualcosa a Le Corbusier e James Joyce, finisce poi per traformare l’oggetto del furto in un racconto (molto godibile) che può vivere in quel modo solo nei suoi fumetti. Un futuribile viaggio a ritroso capace di precipitare nella tragedia greca: forse la vita di Asterios è andata a rotoli perché ha peccato di hybris, forse ha sfidato gli dèi con la sua arroganza.

A chi si ostina a snobbare i fumetti siamo costretti a suggerire, insieme con la lettura di Mazzucchelli, anche un ripasso di Sofocle. Per tutti gli altri, Asterios Polyp sarà un piacere del cuore e della mente.

Questa breve recensione è stata pubblicata su “Repubblica – XL”

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
Un commento a “Asterios Polyp”
  1. eliagonella scrive:

    L’ho letto tutto d’un fiato, è bellissimo!

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