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Automatic for the people e la Superluna

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Stasera c’è una Superluna ed è il momento migliore per rimettere sul piatto, o in riproduzione dove preferite, Automatic for the People. Dopodiché sì, Automatic for the People compie venticinque anni, proprio oggi.

Ecco quando compare la luna in Automatic for the People.

Dentro Man on the Moon, ovviamente, la canzone che Michael Stipe scrisse per il comico lunare Andy Kaufman.

Hey Andy are you goofing on Elvis? Hey, baby. Are we losing touch? If you believed they put a man on the moon, man on the moon.

Dentro Nightswimming, scritta pensando a un ormai uomo che guarda indietro verso la giovinezza perduta alle persone incontrate e poi smarrite agli amori persi nel tempo (la nostalgia di “una foto poggiata sul cruscotto che si vede in controluce dal parabrezza”).

Nightswimming, remembering that night.
September’s coming soon.
I’m pining for the moon.
And what if there were two
Side by side in orbit
Around the fairest sun?
That bright, tight forever drum
could not describe nightswimming.

E dentro Find the River, che chiude l’album, compare una bayberry moon, dove bayberry è un albero, un cespuglio. Find the River è una  canzone sulla Fine, una fine che conserva dentro di sé speranza, addirittura la certezza che la bellezza intorno non è destinata a terminare.

Me, my thoughts are flower strewn
ocean storm, bayberry moon.
I have got to leave to find my way.
Watch the road and memorize
this life that pass before my eyes.
Nothing is going my way.

La luna è piazzata nelle ultime tre canzoni dell’album, che in tutto sono undici. I testi dei R.e.m. dicono e non dicono, ed è una chiave della loro bellezza senza tempo, ma Automatic for the People ha un concept (un concept sotterraneo, senza personaggi ricorrenti, senza didascalie; Michael Stipe è figlio di William Burroughs, con la mediazione di Patti Smith: ama i passaggi laterali) e questo concept è insomma la morte.

Una morte di cui non bisogna aver paura, come l’uomo di Try not to Breathe (Baby don’t shiver now / Why do you shiver now?).

O una morte da rimandare, da tenere ancora a distanza, come suggerisce Everybody Hurts. Hold on. Nel video della canzone c’è tutta questa gente imbottigliata in un traffico che sembra fuori dal comune ma che è comune a tutti noi e alla fine tutti escono dalle loro macchine.

Star me Kitten è invece una canzone furiosa. Niente luna, e quello “Star me” intende proprio “Fuck me”. Esiste una versione del pezzo incisa da Burroughs in persona. La melodia è dolce, ma il testo è invece, appunto, furioso: due amanti reduci da una storia ormai alla fine che continuano a cercarsi attraverso i loro corpi.

Poi c’è la coincidenza per cui Automatic for the People era il disco che girava nel piatto di Kurt Cobain nel suo ultimo giorno di vita. Così dicono, almeno.

E stasera c’è la Superluna, e adesso in questi giorni sta uscendo il Superbox con tutti gli inediti del caso e le interviste e pare che per l’occasione Michael Stipe si sia tagliato la sua Superbarba, ma basta far rigirare il disco nel piatto, ancora un’altra volta.

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma, dopo aver vissuto a Gravina in Puglia. Cura la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio, in passato ha scritto per Blow up. Collabora con Repubblica – Roma .
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