Babbo Natale Rampicante Multiplo #3

Questo articolo è uscito su Repubblica nell’edizione di Milano, il 3 gennaio. La foto è di Sabrina Ragucci.

di Giorgio Falco

Caro Babbo Natale Rampicante Multiplo, ogni inizio anno sembri fermo nella posizione di sempre, ieri, l’anno scorso. Usi questa tecnica per minimizzare le aspettative irrealizzate, tue e nostre, non vuoi offrire tutto te stesso all’inizio dell’anno, così centellini la delusione per l’inevitabile dispersione di senso. Nessuno ti ricorderà il giorno dopo l’Epifania, se non per afferrarti e rinchiuderti in una valigia nera, poi depositata nell’angolo in cantina, tra scatoloni inumiditi, bottiglie in penombra e scarpe incupite, che sembrano rimpicciolite di due numeri. Noi dobbiamo sopravvivere per te fino al prossimo dicembre, attraversare Carnevale, la fine dell’inverno, le nuvole primaverili, i timbri postali, i saldi estivi prima delle code autostradali, i quaderni a quadretti che attendono cifre e rifiutano lettere, fino alla prossima natività, quando tornerai nella zolla di cemento, per proseguire la tua carriera in una nuova esperienza merceologica. Dopo questi giorni festivi ti riveli come documento, residuo epifanico appeso alla tua muta ostinazione. Se ti guardassimo davvero, noteremmo che in queste settimane hai subito lievi variazioni, movimenti impercettibili dovuti al vento anomalo che soffiava in un vortice le foglie decomposte sotto di te, con quell’affare rumoroso a motore, le spingeva in alto, verso i tuoi talloni, prima che le foglie cadessero ricomposte nella terra. Anche in questa nuova prateria d’inizio anno c’è la promessa, abbiamo troppo poco tempo, ma vogliamo dividerlo con te. C’è il germogliare nella dissipazione, nella noncuranza del sentire comune, così speriamo che qualcuno possa abbandonarti alla tua posizione abituale, per lasciarti vivere come il fiore incongruo nell’aiuola spartitraffico, ancora vivo, irripetibile esemplare.

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