pesatori

Bacio della buonanotte per il cancro

pesatori

Questa intervista a Marco Pesatori, astrologo di D di Repubblica e autore del romanzo Il trigono del sole (Feltrinelli) è uscita su Linus di questo mese, che ringraziamo. Le illustrazioni sono di Silvia Marinelli.

Un giorno di metà dicembre, a sole ormai tramontato, mi trovo di fronte a Marco Pesatori, astrologo, nato a Milano nel 1952. È seduto con un iPad al tavolo di un minuscolo bar. Dal 2003 cura con grande successo l’oroscopo di D, inserto del sabato di Repubblica. «Vogliamo parlare di stelle? Cerchiamo Pesatori», mi aveva suggerito Pietro Galeotti, direttore di linus. Ma nessuno dei due era al corrente della recentissima uscita per Feltrinelli de Il trigono del sole, esordio di Pesatori nella narrativa. Ho cominciato a leggere il libro a colazione, il giorno di Sant’Ambrogio, chiuso in un sottotetto dove lo specchio di un armadio riflette i grattacieli di Porta Nuova. Anche nella storia raccolta in questa prosa sorprendente –ruscellante, inesauribile – si torna spesso in un abbaino milanese, ma in un altro tempo: il 1973. Chiudevo il libro, quindi, e vedevo Milano in uno specchio. Lo riaprivo e vedevo un’altra Milano: ragazze pratiche di esoterismo, materassi, albe, gelidi intellettuali situazionisti (il misterioso STS), furti di libri e professori marxisti. Non folklore settantino, ma una vibrante foresta di relazioni corporee, cerebrali, che coprono il romanzo come un’edera.

La lettura de Il trigono del sole è stata un’esperienza di 48 ore nutriente e vivificante. Come non capitava da tempo. Ora sono pronto a montare tante rampe di scale, così come si sale la torre di un mago, ma Pesatori lo incontro al tavolo di un bar, il Granny. Appena mi vede, dice: «In mezz’oretta finiamo, giusto? Ho avuto una lunga giornata». In effetti è appena tornato da Lugano, per un’intervista con la Radio Svizzera. Mentre ce ne andiamo dal bar e infiliamo il portone di un palazzo, Pesatori ha già cominciato a parlare, e parlare, ripetendo più volte ‘galattico’, con la sua voce chiara e radiofonica, e quando arriviamo nel suo studio mi ha già raccontato un sacco di cose, di cui buona parte è perduta, non avendo acceso il registratore dell’iPhone. Ricordo che alla domanda «Chi è STS?», ha preferito non rispondere, ma solo confermarmi che era «un tipo severissimo, durissimo, un muro, ma a me è servito», e poi: «Il contenuto del romanzo a me non interessa. A me interessa il tempo, il tempo. Una scrittura sciolta, elegante. Il tempo è un tema fondamentale negli scrittori del cancro: Proust, Kafka, Hermann Hesse. Il cancro deve sganciarsi dal tempo, ma ne è sempre risucchiato. Il passato per lui è sempre qualcosa di mitico. Io ho tanto da dire: sul passato, sul presente e sul futuro. Mi sono occupato tanto di astrologia. Adesso voglio scrivere. Questo è il mio primo romanzo». Poi ci sediamo e comincio a registrare:

 Com’è andata alla Radio Svizzera?

 «Bene. Abbiamo fatto uno speciale di un’ora e mezzo sul 2017. Ho chiarito che l’astrologia non è una scienza esatta, è solo qualcosa di vicino al vero, ma poi il giochino delle previsioni lo abbiamo fatto lo stesso e abbiamo riso e scherzato».

Parliamo del libro. Il trigono del sole è anche un romanzo di flânerie, attraversamenti e passeggiate notturne. Ti capita ancora di camminare senza meta per la città?

«No. Il fatto è che noi all’epoca non avevamo una casa. Il confronto generazionale era radicale, spietato. In giro per Milano c’erano centinaia di ragazzini cacciati dalle famiglie. Io avevo rotto con mio padre e dormivo un po’ nell’abbaino di cui parlo nel libro, dove stavamo in quindici di giorno e in quindici di notte, e un po’ nelle comuni, dato che la città era piena di comuni, come quella degli Aktuala (rock band progressiva e pioniera della world music, Nda). Poi c’erano i ‘fioruccini’, che però erano più all’avanguardia, intellettuali, cool, algidi. Noi eravamo selvaggi. Oppure dormivo a casa di mia zia Elsa».

Esiste ancora zia Elsa?

«Certo. Ha 91 anni. Le ho sottolineato le 15 pagine dove parlo di lei».

A questo punto Pesatori prende il telefono e chiama la zia: ‘Ciaooooo!’; è una telefonata in viva voce di qualche minuto. La cornetta passa di mano in mano, fino a quando Elsa non giunge al telefono e si complimenta con ‘Marcolino’ per il libro e per il fatto che ‘scrivi benissimo’, e quando riaggancia Pesatori racconta che zia Elsa avrà un ruolo importante nel suo prossimo libro.

E a casa di zia Elsa, a tarda notte, incontri un gatto..

«Certo, il gatto Fritz. Una sera, tornato a casa sotto l’effetto di un acido, Fritz mi si para di fronte e io mi metto a fissarlo negli occhi e a parlargli (Ride, Nda)».

“Nel 1973, gli anni 60 erano ancora vicinissimi e anche baciarsi in pubblico, stringersi, toccarsi, era abbastanza normale”. L’epoca in cui viviamo mi sembra meno corporea di quella che tu descrivi nel libro.

«Sono d’accordo. Questo fenomeno inizia con l’orrore berlusconiano e con la trasformazione dell’amore in una perversione di massa: i club privè, lo scambio di coppie. Quando noi un giorno arriviamo alle Cinque Terre, e saliamo e scendiamo dai treni tutti nudi, quando caliamo sulla spiaggia di Corniglia e facciamo l’amore, è una cosa magica, limpida, quasi religiosa (la scena è descritta per diverse pagine nella seconda metà del libro, Nda). Nei giardinetti dell’Università Statale era uno strofinamento collettivo, ininterrotto. Altra cosa: il Movimento Studentesco – quelli che cantavano ‘W Marx, W Lenin, W Mao Tze Tung, W il compagno Giuseppe Stalin, terrore dei fascisti, terrore dei padroni’ – erano tolleranti con noi. Non venivano a romperci i coglioni mentre avevamo manifestazioni amorose e cucciolesche, sui tram, ovunque, per quanto quelli dell’MS fossero bacchettoni e pallosissimi».

Nel libro ripeti che all’epoca potevi prenderti un pomeriggio intero per sviscerare 10 righe di Lacan o di Deleuze.

«Facevo fatica. Ero molto ignorante».

Ho pensato: che privilegio tutto questo tempo da dedicare alla lettura. E quanto rispetto per i libri..

«Devo raccontarti una cosa: Milano era piena di bancarelle del libro usato, dove i titolari compravano al 30% del prezzo. Come scrivo nel romanzo, noi rubavamo moltissimi libri, che poi rivendevamo alle bancarelle. Era un modo di vivacchiare. Per un certo periodo lavorai come commesso di una libreria, dove regolarmente mettevo da parte dei libri, ogni giorno, che poi mi portavo a casa e rivendevo. Golaccia (uno dei personaggi del libro, Nda) era un lettore edonista. Leggeva tantissimo e solo quello che gli piaceva».

Golaccia, nell’abbaino sovraffollato, si leggeva un romanzo Urania al giorno..

«Esatto. Quando poi io incontro STS e gli altri situazionisti, mi rendo conto di essere un asino, di non sapere niente di filosofia e pensiero logico-razionale. STS mi dice di leggere La fenomenologia dello spirito di Hegel e io mi metto a studiarla per sei mesi, pagina dopo pagina, quasi a memoria, davvero, quasi a memoria. Allora non ci capii nulla, ma ora ho impostato dei seminari astrologici basati proprio sulla Fenomenologia».

Pesatori si sposta verso una lavagna. Con un pennarello rosso disegna un’eclittica vuota, senza pianeti, cioè “il tempo senza tempo”, dice. Poi comincia a parlare di ‘karakter’, di ‘Altro’ lacaniano, colpendo la lavagna con la punta del pennarello, e di Plutone e delle energie primarie che travolgono la coscienza nella malattia e nell’innamoramento; Plutone è l’es, quello che mangia, defeca e fotte:  il puro desiderio, come scrive Gilles Deleuze; Nettuno, invece, è la mente, il progetto, la direzione; la Terra ha perso il suo Plutone, dice Pesatori, e cioè i suoi fiumi, i suoi laghi, il suo corpo,il suo desiderio, e lo ha perso perché non c’è più Nettuno che dirige.Plutone è lo scafo della barca, Nettuno la direzione, Urano la barca che va.

Illustrazione_pesatori_prima-1

Quando nasce l’interesse per l’astrologia?

«A vent’anni. Come un gioco. Avevo letto un librone blu, il Trattato completo teorico-pratico di Nicola Sementovski Kurilu (oggi arrivato alla nona edizione con Hoepli, Nda). Con un amico, Nicola, mi sedevo su una panchina di Urbania (paesino altomedievale in provincia di Pesaro e uno dei luoghi del romanzo, Nda), guardavamo le ragazze, e dall’aspetto, dalla postura, cercavamo di capire il segno. Guarda Carlotta come cammina, com’è salda sulle gambe: è sicuramente toro. No, ma non vedi com’è aerea di testa? È sicuramente acquario».

Nel libro citi anche nomi della scena artistica dell’epoca, come Gianni Sassi, con cui hai lavorato, e Daniel Spoerri. Un’amica mi ha riferito che Spoerri, nel 1975, organizzò alla galleria Multipla delle cene ‘astro-gastronomiche’..

«La galleria Multipla di Gino Di Maggio (Di Maggio è il protagonista di una scazzottata – contro due malviventi della banda Vallanzasca – raccontata nel libro, Nda)! Alle cene ‘astro-gastronomiche’ invitavano ogni volta dodici persone di un segno, poi dodici di un altro segno e così via. Spoerri poi, che forse anche cucinava, realizzava delle opere incollando gli avanzi della cena. A Gianni Sassi dedicò un’altra opera, dei sassi tondi, bellissimi».

Hai più rivisto Gino Di Maggio?

«No, tutta questa gente di cui parlo nel libro non la vedo da quarant’anni. Nel 1977 mi sono rinchiuso in un monastero zen a Milano e sono uscito sei anni dopo, nel 1983. O meglio: in qualche modo non ne sono ancora uscito».

Esiste ancora questo monastero?

«La risposta esatta sarebbe si».

Pesatori prende di nuovo il telefono e chiama un amico, un fotografo della scena artistica degli anni 70, Fabrizio Garghetti, per chiedergli notizie di Gino Di Maggio. Garghetti gli dice di un bar dove molti di loro si ritrovano ancora verso le sei e mezzo, per l’aperitivo, insieme a Nanni Balestrini.

Tutti dicono che hai inventato un nuovo modo di narrare l’oroscopo..

«Fare l’oroscopo normale è una palla. L’oroscopo è la pagina più letta del giornale. È un mezzo di trasmissione di cultura. È un campo, un territorio. Lo capisci leggendo Stelle su misura di Adorno. Gli oroscopi non fanno altro che riflettere il pensiero dominante, ma al tempo stesso sono un’autostrada dove puoi far passare di tutto. Su D ho persino fatto degli oroscopi dadaisti. Scorpione: gniek, sgnak. Leone: Uaarg! Ariete: anfetek, smeremetak. Una volta ho addirittura scritto una lettera su una rubrica di posta che tenevo. Diceva: ‘Caro Marco Pesatori, non è il caso che questa rubrica la sospendiamo?’. Firmato: Marco Pesatori. E la settimana successiva ho pubblicato la risposta: ‘Sai che sono d’accordo?’. Firmato: Marco Pesatori».

È vero che hai giocato nelle giovanili del Milan?

«Si, è vero. Poi dal Milan mi hanno venduto all’Edilnord, una squadretta di calcio di proprietà di Berlusconi. Nella stessa squadra giocavano Vittorio Zucconi di Repubblica e Massimo Nava del Corriere».

Ti sarebbe piaciuto giocare con Rivera?

«Avrei dato dieci anni di vita. La risposta è si. Anche se sono juventino».

Nel libro c’è una magnifica sequenza di scene a proposito di un interminabile capodanno a Urbania. Hai più rifatto un capodanno a Urbania?

«Certo, perchè lì abita la mia mamma. Il mio prossimo libro sarà un atto d’amore per Urbania».

Devo chiederti un favore: le previsioni per il cancro del 2017 a nome di una persona che me lo ha chiesto…

«I cancrini sono una categoria in via d’estinzione, in quanto polpettine fragili, lagnose. Specie per quanto riguarda il maschio. La donna è una donna molto femminile, magica, sensuale, centrata, dolcissima, ma fiera e sensualissima: una mammina perfetta. L’uomo del cancro è un bambino piccolo, un po’ deficiente. Tu pensa a Proust: la mamma non gli ha dato il bacino della buonanotte e lui ha scritto quattordicimila pagine. Il cancro vuole solo dormire, però come fa a dormire se la mamma non gli dà il bacino? Ma il vero problema è che tra il bacino e il cancrino c’è il papà. Kafka dice: papà, anche quando mi sorridi, tu mi fai terrore. La prima decade va incontro a un anno abbastanza buono; quelli della seconda decade, compreso me, invece, patiranno ancora un po’ di ‘blood, sweat and tears’, come direbbe Churchill. Ma essendo il cancro un segno molto tenace, non deve mollare, perché quando il cielo è molto duro, noi siamo sul limite di una nuova esplorazione dell’inconscio. La cosiddetta opposizione, in realtà, è una splendida ricchezza. L’astrologia è una questione di cultura, non è una cosa per astrologi. E da cosa si capisce se uno è un buon astrologo? Primo, se non fa previsioni; secondo: se non costa più di cento euro. Non faccio previsioni, ma mettiamola così: il cancro, anche se ha dei transiti un po’ impegnativi, può uscire dal 2017 più bello, più dolce e più moz-za-rel-li-fe-ro che mai!».

 

Illustrazione_pesatori_prima-2

Nel libro c’è un episodio molto particolare. Tu e Sun Ra, il grande jazzista, che pranzate soli e in due tavoli diversi, fianco a fianco, in una trattoria di Milano. Ce l’hai ancora l’autografo?

«Taci, taci».

Mi stai dicendo che non esiste più?

«Dovrei ribaltare casa per trovarlo. Avrei pure quello di Charles Mingus, di Cecil Taylor, di Miles Davis, di Jimmy Owens, di Dizzy Gillespie e di tutta l’orchestra di Dizzy Gillespie. Ho cominciato ad andare ai concerti a 14 anni. Nel 1968, al Teatro Lirico, Arrigo Polillo organizzava il Festival del Jazz. Da Urbania arrivavano tutti i miei amici, che tutt’ora hanno un archivio spaventoso, compresi diversi carteggi con musicisti jazz».

Ma Urbania è un posto incredibile, quindi..

«Si, lo è, magico. Comunque, per ritrovare quegli autografi, dovrei ribaltare casa. Può capitare, dopo ventisei traslochi. Da qualche parte ho anche le 270 lettere, una più bella dell’altra, che io e Vera ci siamo scambiati all’epoca in cui ci amavamo. Vuoi sapere una storia?».

E qui occorre spiegare: Vera è la ragazza che lascia il protagonista de ‘Il trigono del sole’, proprio all’inizio, aprendo unagrande ferita nel personaggio.

«La storia è la seguente. Dopo 37 anni, qualche anno fa, mi arriva una mail: è Vera. Mi scrive per parlarmi della scomparsa di Carlo Patrian, nostro vecchio maestro di yoga. “Vera!”, le dico, “ma sei viva?”. Insomma, dopo 37 anni, finiamo a cena. Lei si presenta con un bloc notes e una parola per pagina. ‘Ti’, ‘Devo’, ‘Dire’, ‘Che’, e così via. Ogni pagina, una parola. Mi mette le cuffie con le musiche che io e lei ascoltavamo e mi dice che sono stato l’unico uomo che ha mai amato. Io ero fidanzatissimo, ma finiremo comunque nel mitologico Motel K di Voghera, dove c’è una camera ga-lat-ti-ca, con un letto a otto piazze e una piscina. Passiamo tutto il giorno lì. Vera è galattica. S’innamora di nuovo. Ma io non posso lanciarmi nella storia. Quindi lei dopo un po’, nel bar qui a fianco, mi lascia i dischi che nel frattempo le avevo prestato e un biglietto: ‘Sei uno stronzo’. Bene, non ti ho detto che la mia fidanzata attuale e dell’epoca, la mia tatina, che vede e sa tutto, aveva intuito che stava succedendo qualcosa. Una sera, infatti, mi aveva guardato negli occhi e mi aveva detto: “vedo una donna alle tue spalle. Vuoi che te la descrivo?”. E così ha fatto. L’ha descritta».

È il momento di una terza telefonata, sempre in viva voce. Al telefono è la tatina, che con una deliziosa ‘r’ moscia, conferma il racconto di Pesatori. Sul click di Vera (mio lapsus: volevo scrivere ‘tatina’) ci salutiamo. Avevamo detto mezz’ora, ma l’intervista, in realtà, è durata un bel po’ di più. Quanto? Un tempo senza tempo.

 

Lavora a La 7. Ha scritto per diversi quotidiani e periodici. È autore di Macao, un ebook sulla vicenda della torre occupata a Milano. È autore di un reportage narrativo sul romanziere Michel Houellebecq e il movimento raeliano. Dal settembre 2012 tiene un tumblr sul quindicennio 1970-1985.
Commenti
Un commento a “Bacio della buonanotte per il cancro”
  1. Lalo Cura scrive:

    l’astrologia non è una scienza esatta, è solo qualcosa di vicino al vero
    certo, come no, vicino al vero come il “folklore settantino” (sic!)

    potenza della Fenomenologia dello spirito!

    (e pensare che avevo sostanze psicotrope a portata di mano sugli scaffali di casa e non me ne ero mai accorto…)

    l.c.

Aggiungi un commento