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Basta appelli, basta foto shock con i migranti in mare, i decisori politici cancellino l’apartheid di fatto che esiste in Italia.

di Christian Raimo

Da quando ho diciassette anni circa sono state promulgate (e non sono state abolite), anche da governi di centrosinistra, leggi implicitamente e esplicitamente razziste, che hanno creato un apartheid di fatto: dalla legge sulla cittadinanza del 1992 alla Turco Napolitano nel 1998 ai recenti decreti sicurezza.
Oggi vivere in Italia, se non sei nato in Italia, è una condizione sempre umiliante.

Da quando ho diciassette anni vedo grandi manifestazioni antirazziste, movimenti che si formano, classi politiche che si sbracciano per l’antirazzismo, ma poi la realtà legislativa non solo non cambia (lo ius soli è una misura di civiltà minima che è ancora in mente dei, la regolarizzazione dei lavoratori delle campagne è stata una buffonata), ma vengono prese decisioni che vanno in esplicita opposizione alla volontà di rendere più dignitosa la politica italiana, come per esempio il rifinanziamento della missione in Libia di pochi giorni fa.

Ora, la società civile fa la sua parte, i movimenti protestano da anni, gli intellettuali scrivono, i giornalisti denunciano, i fotografi sensibilizzano, i volontari salvano vite. I politici, i decisori no.
Quelle leggi infami sono sempre lì, quella mancanza di diritti è sempre più grave e plateale, l’articolo 3 della costituzione che chiede un’uguaglianza sostanziale come compito della Repubblica è completamente svilito a seconda se sei nato in Italia o no.

Fra poco ci sarà una nuova tornata elettorale, regionali, comunali, e ricomincerà – già si vede – il giro dei politici che chiamano a coinvolgere la società civile, le sardine e giù di lì, gli intellettuali, gli scrittori che si mobiliteranno per gli appelli, i giornalisti che vengono chiamati nei dibattiti invece di essere letti.

Verrà sbandierato il mostro, l’ircocervo razzista e bavoso di Salvini e Meloni, da contrastare, verrà ricordato come l’antifascismo unisce tutti noi democratici, ci saranno tante foto con migranti morti in mezzo al mare, tante foto con bambini neri con grandi sorrisi, ma quelle leggi poi non cambieranno. Ci saranno dibattiti, inchieste, grandi atti simbolici, ma la condizione di chi non è nato in Italia resterà in molti casi miserevole, priva di diritti: nessuna cittadinanza garantita, nessun diritto di voto, nessuna tutela sul lavoro, diritti civili spesso calpestati.

E allora, come mi capitava già a diciassette anni con la legge sulla cittadinanza, 1992 – ventotto anni fa, mi sentirò avvilito, preso in giro, umiliato, dall’idea di una classe politica che non crede veramente all’uguaglianza sostanziale, alla giustizia sociale, all’estensione dei diritti. Che s’indigna perché i neofascisti chiamano i neri negri, ma poi non fa una legge sullo ius soli, non cancella i decreti sicurezza, non fa una legge seria sulla regolarizzazione del lavoro stagionale, non chiude i centri di identificazione e di espulsione, non smette di finanziare le missioni in Libia, non abroga il reato di clandestinità.

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