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L’estate dei roghi. Salviamo i boschi

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Il 25 agosto in tremila hanno marciato nella riserva naturale in provincia di Trapani per dire  Basta ai roghi che hanno devastato quest’estate la Sicilia e l’Italia e chiedere la creazione di un pool di magistrati. Questo è il resoconto di Enzo Di Pasquale. Su Minima&moralia abbiamo pubblicato anche un appello firmato da molti altri scrittori

di Enzo Di Pasquale

Hanno detto che doveva essere un abbraccio, alla pancia della riserva dello Zingaro, “luogo simbolo della natura offesa dal fuoco”. E un abbraccio è stato. Gigantesco, universale. Un abbraccio alla montagna ferita, da gente ferita, e arrabbiata. Tra luglio e agosto la Sicilia occidentale ha subito un impressionante attacco alle sue migliori porzioni di natura con una sequenza impressionante di roghi, tutti dolosi: monte Inici, Erice, il secolare bosco Angimbè di Calatafimi, Fraginesi, riserva  dello Zingaro.

Quando poi rifletti che qualcuno ha lavorato sodo per organizzare una marcia per dire “Basta ai roghi”, capisci che bisogna esserci, che parte della storia è fatta di proteste pacifiche. Migliaia di persone si radunano nello slargo d’ingresso della riserva dal lato Scopello.

L’iniziativa è del coordinamento “Salviamo i boschi” alla quale hanno aderito decine di associazioni locali e nazionali, compresa la Diocesi di Trapani. Tutti quanti in cammino sul sentiero polveroso di mezza costa che si snoda tra la macchia mediterranea. Sfilano bambini, ragazzi, adulti, anziani, sfilano poeti, fotografi, giornalisti, insegnanti, artigiani, commercianti, professionisti, sfilano forestali e volontari. Da questo lato la riserva è integra. Ci si avvia sulla scia degli aromi arbustivi, ma basta un leggero vento perché dal versante Sudgiunge l’odore acre della cenere. L’appuntamento è “con quelli” di San Vito Lo Capo, nell’area del centro visitatori e del museo, per intrecciare una catena umana.

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La storia si ripete: nella primavera del 1980 migliaia di persone si mossero per sfidare apertamente gli appetiti mafiosi. Lungo sette chilometri di costa doveva aprirsi una strada provinciale e sul costone dovevano sorgere alberghi, villaggi turistici, piscine e quant’altro. Quella marcia servì. La legge regionale 98 del 1981 istituì la prima riserva naturale orientata dell’isola grazie alla quale cala Capreria, cala Berretta, cala della Disa, cala Marinella, cala dell’Uzzo e Torre dell’Uzzo oggi sono di tutti.

La storia si ripete e persegue il medesimo obiettivo: salvaguardare la natura. “Basta roghi” è lo slogan gridato da un popolo che non ne può più di fuoco, di roghi, d’inferno. Si alza un applauso quando arriva la delegazione di Capo san Vito. Ora si chiede la creazione di un pool di magistrati, l’istituzione di una commissione d’inchiesta, più controllo del territorio, più attività innovative per la prevenzione degli incendi.Un appello lanciato da un costone che cade a strapiombo sul mare.Alzando lo sguardo, molto più in altro, un rapace stende le ali e plana.

Quando i rapaci planano sono alla ricerca di cibo, poi si tuffano in picchiata sulla preda. Ma oggi il rapace plana solamente, perché non c’è più cibo per lui. Oggi ci sono soltanto migliaia di teste, e bandiere e striscioni che sventolano nella cenere nera lasciata dalle fiamme.

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Enzo Di Pasquale è un giornalista e uno scrittore che vive a Castellammare del Golfo (Trapani). Ha pubblicato Ignazia (Fazi, 2009), Un’isola chiamata zingaro e I ricordi hanno le gambe lunghe, un epistolario narrativo (Di Lorenzo 2013 e 2017), Misteri, crimini e segreti della Sicilia e Il giro della Sicilia in 501 luoghi (Newton Compton, 2012 e 2014) . Il suo ultimo libro è Come un tiglio a Gezi Park (Il palindromo, 2017)

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