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Su Grillo e Simone Weil

Questo articolo è uscito su Orwell nel novembre scorso.

Su Grillo e Simone Weil
ovvero alcune considerazioni sul vincolo di mandato imposto ai parlamentari del MoVimento 5 Stelle

All’indomani delle elezioni siciliane che hanno sancito un clamoroso successo del Movimento 5 stelle anche a Sud, e un ecatombe di voti per tutti gli altri partiti, Beppe Grillo consigliava sul suo sito la lettura di un vecchio testo di Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, recentemente riedito da Castelvecchi.

Cosa c’entrano Grillo e Casaleggio con questa solitaria pensatrice radicale, scomparsa giovanissima nel 1943? Probabilmente niente, eppure è curioso che in coda al post in cui si è prontamente affrettato a definire dall’alto le regole della selezione dei futuri candidati del Movimento 5 stelle al Parlamento, auto-nominandosi allo stesso tempo “capo politico” e “garante”, capace di “essere a garanzia di controllare, vedere chi entra…”, il guru trionfante abbia rimandato a questo saggio della Weil, il cui rinato successo editoriale (dovuto a un titolo percepito immediatamente come “anti-casta”) è direttamente proporzionale al suo fraintendimento. Basta rileggere le poche decine di pagine della Weil (e i testi di André Breton e Alain che le accompagnano nella edizione Castelvecchi) per scoprire immediatamente il bluff.

Simone Weil criticava aspramente il partito giacobino-staliniano (e il modellarsi su quella forma anche dei partiti nati in un solco culturale e politico diverso). Criticava l’asservimento dei singoli militanti al volere del Capo, il sacrificare la capacità di discernimento di ogni singolo eletto sull’altare di quella che è invece la volontà che discende dall’alto dei gruppi parlamentari o del comitato centrale o del sommo leader. Il pensare “partitico”, nel momento in cui sostituisce a ogni criterio di Giustizia e Verità, cioè di pensiero autonomo e disinteressato, quello del successo del partito medesimo (contro tutti gli altri partiti) conduce in un vicolo cieco. E produce disastri. Simone Weil ci va giù pesante: “Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici, e si è espansa, attraverso tutto il Paese, alla quasi totalità del pensiero”.

Andando al cuore di questo Manifesto apparentemente antipolitico, si coglie in maniera lampante un dettaglio: la cosa che Simone Weil più temeva (ancora più dell’organizzazione “militare” della lotta politica) è il fuoco della demagogia, cioè la capacità di alcune forze politiche (soprattutto di quelle che vogliano abbattere tutto, per poi edificare una nuova era) di essere straordinari moltiplicatori di torbide passioni collettive. Come? Con un uso sapiente della propaganda e della persuasione, che sono diametralmente opposte alla comunicazione reale tra persone, al discernimento dei problemi concreti.

Qual è l’obiettivo reale di Beppe Grillo quando scrive, come ha scritto qualche mese fa: “Il Movimento 5 Stelle è il cambiamento che non si può arrestare, è il segno dei tempi. È l’avvento di una democrazia popolare che pretende di decidere, di controllare il destino del suo Paese, del suo Comune, della sua vita”? Controllare la vita di chi?

La “soppressione” di cui parlava Simone Weil era una idea regolativa posta in maniera radicale. È un ragionamento, il suo, che avrebbe voluto contribuire a un superamento della crisi della rappresentanza. Ovvio che questo discorso risorga dalla ceneri del Novecento nel momento in cui – come avviene oggi in Italia – non solo una intera classe politica è profondamente screditata, ma la stessa forma-partito sembra cadere sotto le mannaie del furore grillino.

Eppure quel furore, anche se a volte si propaga nel vuoto lasciato dalla politica, appare più figlio delle “passioni collettive” (a loro volta alimentate dalla demagogia e dalla propaganda, smisuratamente lontane dall’“interesse generale”) che non da una minoritaria, ereticale ricerca di una via di uscita. Soprattutto, lasciava intendere Simone Weil, bisogna massimamente diffidare da chi sostiene la necessità di sopprimere tutti i partiti politici meno uno, il proprio, con la scusa magari che il proprio non è un partito, bensì un movimento. È proprio qui che si annida la logica giacobina che Simone Weil vedeva ben formulata nelle parole di un vecchio sindacalista russo, Michail Tomskij: “Un partito al potere e tutti gli altri in prigione”.

Arrivati a questo punto, è evidente che occorre separare come il grano dal loglio una ricca, per quanto misconosciuta, tradizione impolitica del pensiero novecentesco e la cosiddetta antipolitica, che oggi ha nel maschio alfa Grillo il suo principale campione. Quella che definiamo spesso impropriamente antipolitica mutua dalla politica le sue forme demagogiche peggiori. Al di là delle ciarle sulla rete orizzontale, non vuole costruire un luogo altro dell’amministrazione o delle relazioni umane, ma occupare lo stesso Palazzo “a modo proprio”. Ripete come un mantra l’idea vetusta secondo cui la classe politica è marcia mentre il paese reale, i suoi imprenditori, i suoi dirigenti, i suoi giudici sarebbero lungimiranti e laboriosi, come se il degrado non riguardi tutti e non sia stato – soprattutto – causato da tutti. Non vuole riformare niente, ma distruggere tutto: creare una steppa in cui poter scorrazzare in lungo e in largo. Con quali forme? Esattamente quelle indicate da Simone Weil.

Oggi non solo abbiamo bisogno di separare la critica radicale della politica da chi si erge in maniera diametralmente opposta, ma speculare, al sistema dei partiti. Questo nucleo originario (analizzato ad esempio da Vittorio Giacopini nel suo saggio Scrittori contro la politica, Bollati Boringhieri 1999; o da Roberto Esposito in un’antologia curata per Bruno Mondadori nel 1996: Oltre la politica. Antologia del pensiero “impolitico”) va apertamente difeso, preservato dalle appropriazioni di Grillo & co. Simone Weil, Hannah Arendt, Karl Barth, Elias Canetti, T.W. Adorno, Jan Patocka, George Orwell, Albert Camus, Dwight Macdonald, Paul Goodman… sono un’altra cosa. Tra il mantenimento dello status quo da una parte (l’agenda Monti, per intenderci), e la demagogia dissolutrice dall’altra, si sta stringendo una tenaglia. Nel mezzo, rischia di scomparire la possibilità di una critica radicale dell’esistente che miri a costruire – qui, ora – qualcosa di nuovo.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
33 Commenti a “Su Grillo e Simone Weil”
  1. LM scrive:

    Grazie a Leogrande, che mi risparmia la fatica di scrivere esattamente lo stesso articolo, come sto pensando di fare da mesi, ma che non avrei fatto mai così bene. In compenso, impiastricciando come mio solito, ne ho scritto un altro, sul pianeta Grillo Ca$$aleggio, che mi permetto di linkare http://accademia-inaffidabili.blogspot.it/2013/03/a-pensar-male-di-grillo-e-casaleggio-si.html#comment-form

  2. raelmax scrive:

    concordo sulla lettura della weil, ma ritengo che non abbia colto la portata rivoluzionaria del progetto cinque stelle, forse perché non ha al momento interesse a spostare il suo punto di vista da quello, relativamente comodo, di chi vuole osservare il fenomeno da fuori, piuttosto che parteciparvi. diversamente non lo ridurrebbe alle questioni del “sapiente” – a mio parere invece assai perfezionabile – uso della propaganda, e si accorgerebbe che l’intento primo del movimento è esattamente quello di determinare nel paese le condizioni affinché “a partire dalla comunicazione reale tra persone e al discernimento dei problemi concreti,” – lo scrive lei, persino – sia il paese, e non una coalizione di gerarchie di partito, a determinare le proprie sorti.

  3. Enrico Marsili scrive:

    Ma parlare di qualcos`altro? Sempre di Grillo?

    Prossimi post:
    Il m5S fa appassire i gerani.
    Grillo ha la bomba atomica, lo ha detto Scalfari.
    Mio cugino, eletto tra i grillini, ci spiega le strategie del movimento.

  4. mauro scrive:

    Pippa megagalattica

  5. Massimo scrive:

    Gran bell’articolo.
    Trolls, se non avete migliori contributi da dare alla discussione di “Ma parlare di qualcos`altro?” o “Pippa megagalattica” tornatevene a vedere il documentario Zetigeist che c’è qualche gomplottone che forse vi è sfuggito. Anzi, ci avevate pensato che forse Loeogrande è stato pagato dal piddimenoelle per scrivere questo articolo? Scantalo!!

  6. Enrico Marsili scrive:

    Il fatto che la maggioranza dei grillini (inclusi i parlamentari) siano incompetenti e un po` ignoranti e“ cosa nota. Ma si puo` dire lo stesso di tutti gli schieramenti parlamentari e di una buona parte dei giornalisti, gli stessi che pontificano contro Grillo.

    Se pero` la linea del blog (e della casa editrice che ci sta dietro) e` attaccare Grillo ad ogni costo, allora un troll (qui sinonimo di semplice e ignorante lettore) potrebbe decidere di boicottare (e far boicottare) minimum fax, tanto per vedere che succede quando gli intellettuali vengono colpiti nel portafoglio.

    Saluti

  7. bidé scrive:

    Quando una persona boicotta una casa editrice di qualità, evidentemente, ci perde più la persona che la casa editrice. Quando a farlo è un nucleo cospicuo di persone magari ci perdono tutte e due, ma in ogni caso più il nucleo che la casa editrice.
    Poi non leggere Vasta o Foster Wallace perché sul blog della casa editrice che li pubblica esprimono pareri diversi dal proprio, beh, è una cosa che si commenta da sola.

  8. Simona scrive:

    Qui c’è un’intervista a un parlamentare 5Stelle il quale sostiene che in America già “iniettano” i microchip nella pelle delle persone: http://video.repubblica.it/dossier/movimento-5-stelle-beppe-grillo/il-deputato-m5s-negli-usa-microchip-nel-corpo-umano/121432/119917?ref=&ref=HRESS-5

    Questo non è per dire che quelli del M5S sono tutti così ignoranti. Ma che (come in qualunque gruppo umano) ci sono gli ignoranti, le mele marce, gli stupidi, e se sono dei nostri rappresentanti (anche quei 5mila euro glieli diamo noi) mi preoccupo.

    Per questo confrontarsi (anche energicamente, ma intelligentemente, non insultarsi) è importante.

  9. Simona scrive:

    @Marsili: guarda che gli intellettuali (che è un termine nobilitante, ed è un termine che evoca pistole sfoderate per i JG di turno) che costruiscono le case editrici indipendenti sono di solito persone antipatiche o simpatiche, ma quasi sempre coraggiose e con pochi mezzi, che investono tutto quello che hanno o quasi per fare cultura. Il che significa anche scontentare.

    Colpirli programmaticamente nel portafogli (chi fa cultura in modo indipendente, non assistita ecc.) l’ha già fatto Berlusconi per così tanto tempo, e il pensiero/minaccia in merito di Marsili è di una padronalità e una violenza terribile.

    Se dici una cosa su cui sono d’accordo, allora tenterò di ridurti al silenzio. E’ questa la filosofia del M5S? Mi fate paura. E il fatto che facciate paura non ai D’Alema o ai Bersani, ma ai normali cittadini che lavorano, pagano le tasse e cercano di capire (e migliorare) il mondo che gli sta intorno è una cosa veramente brutta, su cui dovreste cominciare a interrogarvi.

  10. Enrico Marsili scrive:

    Bide`, Simona: il confronto non prevede chiamare troll chi esprime delle opinioni. Ripeto, l` evidente incompetenza dei grillini e` appunto evidente. Ma le interrogazioni su ufo, scie chimiche, e altre baggianate sono state fatte anche da deputati nelle precedenti legislature. Martellare giornalmente sul tema Grillo, arrivando a dare dei fascisti ai suoi sostenitori (davvero pensate lo siano), e ingigantendo quelli che sono piccoli incidenti di comunicazione non mi sembra una strategia funzionante. Mi sembra invece una strategia da lobby politica.

    Il boicottaggio e` una strategia che funziona benissimo in molti casi. Nel 2012 molti ricercatori hanno boicottato la elsevier, rifiutandosi di fare reviews aggratise e di pubblicare sulle loro riviste in favore dell`open access. Chi ha perso qualcosa e` stata elsevier, non certo i boicottatori, visto che erano anche autori dei contenuti. Era solo un esempio: se ci sono un 25% di simpatizzanti del M5S in Italia, offenderli gratuitamente chiamandoli fascisti ogni 24 ore restringe parecchio il mercato.

    Arisaluti e complimenti almeno per un 33% dei posts.

  11. Enrico Marsili scrive:

    Colpirli programmaticamente nel portafogli (chi fa cultura in modo indipendente, non assistita ecc.) l’ha già fatto Berlusconi per così tanto tempo, e il pensiero/minaccia in merito di Marsili è di una padronalità e una violenza terribile.

    Simona, Il boicottaggio e` una possibilita` offerta dal mercato. Non la piu` sporca, una delle tante. chi fa un prodotto deve accontentare molti e scontentare pochi, se no sparisce. E` un fatto numerico. Se insulto quotidianamente qualcuno, non posso poi aspettare che mi stringa la mano o porga l`altra guancia, no?

    Se dici una cosa su cui sono d’accordo, allora tenterò di ridurti al silenzio. E’ questa la filosofia del M5S? Mi fate paura. E il fatto che facciate paura non ai D’Alema o ai Bersani, ma ai normali cittadini che lavorano, pagano le tasse e cercano di capire (e migliorare) il mondo che gli sta intorno è una cosa veramente brutta, su cui dovreste cominciare a interrogarvi.

    A parte il divertente lapsus del “non” che manca, ribadisco che non sono un grillino e che mi stanno sulle balle i grillini. Ho votato SEL per amicizia, non per convinzione. Prima di votare Grillo voglio vedere cosa fara` di concreto. Sbagli di brutto sull`analisi, chi vota Grillo lo ha fatto per disperazione, quindi FA paura a Bersani e a buona parte dei giornalisti. D`Alema si spaventa solo se gli togli lo stipendio da parlamentare.

  12. LM scrive:

    D`Alema non ce l’ha più lo stipendio da parlamentare. E non credo si impaurisca affatto, essendo una delle personalità di primo piano del socialismo europeo. Non è che ce l’avete con il socialismo?

  13. gengis scrive:

    un’analisi interessante ma che, secondo me, non coglie la portata della rabbia delle persone che hanno votato Grillo proprio per i motivi esposti nel post…son stanchi di gruppidi potere, persone imposte dall’alto, economie liberiste che provocano la disgregazione della società…a tutto questo la sinistra come ha reagito? leccando il culo alla chiesa, accettando supinamente le politiche liberiste, lasciando alla destra l’opposizione al fascismo economico delle banche ecc. ecc definire poi D’Alema personalità di spicco del socialismo europeo fa rivoltare nella tomba i veri socialisti…

  14. Enrico Marsili scrive:

    LM, parlo solo a nome mio, perche` usi la seconda persona plurale? Quella sullo stipendio era una battuta.

  15. christian raimo scrive:

    Mi dispiace Enrico, se pensi che il trollaggio sia uno strumento dialettico. La critica politica, alle volte articolata alle volte secca, fa parte dei post che vengono pubblicati su questo blog, che è ovviamente parziale. Le tue critiche sono ben accette e in alcuni casi a me sono servite a ripensare varie cose che ho scritto.

  16. Enrico Marsili scrive:

    Christian, non stavo affatto trollando nel mio primo post, facevo solo notare che siete parecchio concentrati su Grillo in questi giorni. Se la vostra tattica e` inimicarvi quel 25% di persone che votano Grillo, OK, altrimenti potreste tentare un dialogo. Da che mondo e` mondo si parla con i nemici (politici), non con gli amici.

    Non siete i soli, peraltro. Repubblica, Wu ming, Giovanna Cosenza, tutti i fini comunicatori che leggo regolarmente sono uniti nello spalare cacca sui grillini. Di buone ragioni ce ne sono, ma sono le stesse per spalare escrementi su quasi tutto l` arco costituzionale.

  17. Diego Di Caro scrive:

    Francamente trovo curiosa la necessità di “preservare” la Weil dalle appropriazioni. Non credo che, a differenza del corposo name dropping che conclude l’articolo, Grillo stia citando la Weil a testimonial, quanto semplicemente proporre un testo di lucidità mirabile. Invito tutti a misurare lo iato spaventoso tra la debolezza delle analisi dell’autore di questo articolo e la pregnanza del testo originale,. E, cari cittadini, vi lascio una chiave di lettura: 1789,
    Allora, come ora, la società era divisa in 3 stati : l’aristocrazia (quelli che scendono in politica) il clero (un apparato di controllo ideologico delle classi subalterne che va dal pd agli intellettuali sistemici ai giornali) e coloro che invece hanno subito a vario titolo la crisi, privi di ogni privilegio. Leggete la Weil, non c’è altro da aggiungere. ecco il testo: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/weil/soppressione.htm

  18. LM scrive:

    Gengis, non è una definizione mia. Massimo D’Alema è stato fino a poco tempo fa (non so se lo è ancora) vicepresidente dell’Internazionale Socialista. Sono invece sicuro che sia Presidente della Fondazione Italiani Europei (che produce una notevole rivista, che pubblica pure in rete parte degli articoli di intellettuali d’area; per esempio nell’ultimo numero ce n’è uno notevole di Mario Tronti). Così come Massimo D’Alema è Presidente del Think Thank dei progressisti europei, e per questo, ha già annunciato, andrà presto a lavorare permanentemente a Bruxelles. Se poi vogliamo dire che ci sta sui c., lo possiamo pure dire, ma è diverso dal non riconoscere che quest’uomo (che volere o non volere era il cosiddetto delfino di Enrico Berlinguer) ha un ruolo di primo piano nella politica europea, lato socialismo.

  19. liscadipesce scrive:

    @Enrico Marsili

    Ritengo che le critiche a Grillo/grillini siano conseguenze del fatto che loro si spacciano come “diversi” da chi li ha preceduti, fanno le pulci ai “partiti tradizionali” e quindi mi pare sia giusto che vengano fatte le pulci anche a loro.
    Cosa abbastanza facile visto che si contraddicono in continuazione.

    L’esempio che citi di boicottaggio riuscito, quello della elsevier, è del tutto fuorviante.
    Le case editrici scientifiche guadagnano sul lavoro gratuito che i ricercatori fanno nel valutare gli articoli scientifici sottoposti alla rivista (per non parlare degli editor). I ricercatori per far carriera sono praticamente obbligati a pubblicare articoli. Le riviste scientifiche vengono rivendute a carissimo prezzo a chi, di fatto, le sostiene prestando loro lavoro gratuito.
    Paragonarle a case editrici come minimum fax, mi sembra boh… meschino?

  20. Sascha scrive:

    C’è da dire una cosa: che quello di E.M. sia un tipico avvertimento ‘mafioso’ è ovvio (dite cose che disapprovo, smettetela, altrimenti…) ma potrebbe anche essere del tutto inefficace. Non solo perchè E.M. potrebbe essere solo il tipico troll che non conta nulla ma anche se contasse qualcosa all’interno del M5S che effetto avrebbe un boicottaggio di un prodotto che i bravi militanti del Movimento non consumano affatto? Cioè, non ho ancora conosciuto un militante pentastellato (non amano l’etichetta di ‘grillini’) che leggesse qualcosa di appena appena serio, a parte testi suggeriti direttamente dal leader o di cui hanno sentito parlare in tivù. Di certo non leggono quel tipo di narrativa che pubblica Minimum Fax, quindi, a parte la bassezza della minaccia, non vedo seri pericoli nelle minaccie di E.M.

  21. Nunzio Festa scrive:

    Quando si cita D’Alema, forse, non è lo stesso che conosco io; nel senso che il prestigio e il riconoscimento internazionale che riveste, lo merita: altrimenti il “progressismo” e “l’internazionale socialista” di vostro riferimento non avrebbero oggi la stessa portata distruttiva del libero puro in economia-politica. inutile, inoltre, dire quante volte è sentito da analista e praticamente da statista: ma puntualmente sbaglia!
    le mie considerazione son banali, certo, epperò non dimenticatevene (per -favore-).
    b!
    Nunzio Festa

  22. giuseppe scrive:

    Con Leogrande mi viene difficile non concordare.

    Solo una considerazione su: «Soprattutto, lasciava intendere Simone Weil, bisogna massimamente diffidare da chi sostiene la necessità di sopprimere tutti i partiti politici meno uno, il proprio, con la scusa magari che il proprio non è un partito, bensì un movimento.»

    Stando alle dichiarazioni di Grillo («I propose a basic idea. It’s not a political plan. It’s a view of the world. It’s not substituting one political class with another. We want 100% of parliament, not 20% or 25% or 30%. When the movement gets to 100% when the citizens become the state, the movement will no longer need to exist. The goal is to extinguish ourselves.» [fonte: http://world.time.com/2013/03/07/italys-beppe-grillo-meet-the-rogue-comedian-turned-kingmaker/) il suo obiettivo è di “estinguere” anche il movimento allorché raggiungeranno il 100% dei seggi in parlamento.

    Tocca poi vedere in che modo vogliano raggiungere quel 100% (e tocca sperare che non lo raggiungano mai).

  23. Enrico Marsili scrive:

    Faccio presente a tutti i commentatori del blog che so dove abitate, e ho delle foto compromettenti della vostra gatta che si tromba il gatto di D`Alema. Se non iniziate SUBITO ad adorare Grillo e Casaleggio e non usate la biowashball mando sotto casa di ognuno due picciotti, con le registrazioni del Bagaglino e gli ultimi tre libri di Fabio Volo.

    Rispetti alle signore,

    Don Enrico

  24. Giorgio scrive:

    @ Sascha “non ho ancora conosciuto un militante pentastellato (…) che leggesse qualcosa di appena appena serio, a parte testi suggeriti direttamente dal leader o di cui hanno sentito parlare in tivù”.

    Quanti pregiudizi, quanta spocchia. Ne conosco diversi che hanno in casa i libri di Minimum Fax, fidati, e che hanno votato PD per anni (come ho fatto, anche se dopo aver assistito al triste incontro della dirigenza di ieri mi sono già pentito). Peraltro, gli stessi libri si trovano pure a casa di elettori del centro-destra che votano PDL. Non è che l’intellighenzia di sinistra c’ha il monopolio della cultura, per fortuna aggiungo.

    @Diego Di Caro: la chiave di lettura 1789 secondo me ha un senso. E penso che i discorsi “populisti” siano stati sempre simili nella storia, le problematiche di potere ricorrono.

    Anch’io sono un po’ stanco dei post mono-tematici su come denigrare il M5S, nonostante quest’intervento su Simone Weil l’ho apprezzato, è un ottimo spunto di riflessione.

  25. Eva scrive:

    Splendido articolo…. per me decisamente ILLUMINANTE. Grazie

  26. Davide scrive:

    una buona analisi critica ha come presupposto necessario la conoscenza degli argomenti trattati, pertanto in tal caso é necessario prima di tutto e a mio modesto avviso, approfondire la conoscenza del M5S che qui appare superficiale se non nulla.

  27. Woland scrive:

    Splendido pezzo. Complimenti.

  28. Phitio scrive:

    Io ho votato un paio di volte per il M5S , ma dopo aver visto senza staccare il cervello e lo spirito critico e morale quello che ha combinato Grillo nei confronti delle voci critiche o anche semplicemente non allineate al suo pensiero unico, ho capito e visto che ora il M5S e’ solo la nuova incubatrice storica di una futura dittatura, come lo era stato il fascismo. Magari con altre apparenti ideologie e attitudini, ma sempre il vecchio nucleo autoritario e antidemocratico dentro, compreso il pernicioso uso della neolingua e della menzogna sistematica.
    Si certo, il vecchio e’ marcio, ma sempre espressione del marcio diffuso. Il nuovo, in attesa di marcire, e’ addirittura velenoso.

    Giusto a margine, vorrei vedere Grillo non copiare lo schema oratorio di hitler per le elezioni del 1932, e’ possibile? Di che sto parlando? Scopritevelo da soli.
    Vorrei vedere Grillo prendere pubblicamente le distanze da quelli che hanno inviato minacce di morte alla Salsi, e’ possibile?
    Vorrei avere qualche prova oggettiva della regolarità delle parlamentarie M5S , e’ possibile?
    Vorrei sapere come mai i meetups sarebbero la fondante del sistema M5S ma poi il Grillo non si fa alcuno scrupolo di liquidarli per intero (Ferrara, Forlì, Rimini..) se per caso lo contraddicono.
    Vorrei vedere se faranno attendere per altri tre anni il cosiddetto software per le consultazioni permanenti, mai implementato nel M5S, anche se software liberi specifici in tal senso esistono da almeno 10 anni ( chiedere ai Pirates)…
    Insomma, domande semplici con risposte facili da dare, se si vuole.

  29. Horacio Parenti scrive:

    Otra vez el director no entiende lo que lee: Simone Weil, quizas el mas profundo y puro pesador del siglo XX, habria demolido a todos los socialdemocatas que hay por esta Europa.

    Quizas los despreciaria…. Usted director dediquese al periodismo, porque de intelectual no tiene nada.

  30. andrea scrive:

    Behh io ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

  31. alessandro ventimiglia scrive:

    Erano altri tempi : non c’era la Rete , la possibità d’informarsi, di controllarsi, di ribellarsi,,,

  32. Sascha scrive:

    “Erano altri tempi : non c’era la Rete , la possibità d’informarsi, di controllarsi, di ribellarsi,,,”

    Non sono vecchio, a 50 anni mi posso definire di mezz’età. Ma già sto provando le gioie della riscrittura della storia da parte dei nuovi potenti o dei loro entusiasti seguaci. L’idea che la gente negli anni Settanta, Ottanta o primi Novanta non sapesse nulla mentre oggi invece è perfettamente informata e cosciente suona ridicola a chi abbia vissuto quegli anni ma, col tempo, diventerà la nuova verità, un ‘fatto accertato’, come se in quegli anni si fosse vissuto oltre la Cortina di Ferro…
    Intanto, guarda caso, negli ultimi anni gli scandali eccellenti – Lusi, Penati, Fiorito, Belsito, Di Pietro, Montepaschi e tutto ciò che riguarda Berlusconi – sono venuti fuori dai vecchi giornali o addirittura dalla televisione mentre la Rete è occupata con l’indignazione e i video di gattini buffi…

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  1. […] Vittorio Zucconi Dopo essersi abusivamente appropriato di Stiglitz, di Fitoussi che hanno smentito di avere alcun rapporto con Grillo, il magnifico magliaro ora tenta di reclutare anche Simone Weil come ispiratrice dell’antipartitismo, che, essendo morta, non potrà inviare precisazioni. Ma le sue opere parlano ancora. http://www.minimaetmoralia.it/wp/beppe-g… […]



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