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Berlino, la guerra contro i turisti dei crociati anti-gentrification

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Questo pezzo è uscito su Europa.

di Alberto Mucci

Berlino. Poche città sono cambiate nell’ultimo ventennio come la capitale tedesca. La storia è per lo più nota: caduto il muro nell’89, migliaia di residenti di Berlino est si sono riversati a ovest lasciando vuoti centinaia di appartamenti. A occuparli sono stati per lo più artisti, squatter e attivisti, finché, in due fasi, la prima a inizio anni Novanta e la seconda a partire dal 2005, investitori istituzionali sostenuti da una legislazione favorevole hanno avviato una nuova fase di sviluppo urbano con l’intento di allontanare la città dalla sua reputazione di “povera ma sexy”, come la definì Klaus Wowereit, attuale sindaco di Berlino.

Questo processo di radicale trasformazione urbana è noto come gentrification. La parola deriva da gentry (inglese per “borghesia”) e descrive, semplificando, quel processo per il quale un quartiere solitamente di estrazione popolare diventa attraente per la classe media che a poco a poco se ne appropria a discapito dei suoi abitanti originali costretti spesso a spostarti più in periferia. I numeri parlano da soli: secondo un rapporto della Bundesbank, la banca centrale tedesca, i prezzi delle case di Berlino dal 2007 a oggi sono cresciuti in media del 28 per cento. Più del doppio rispetto alla media nazionale. I motivi dietro questo aumento senza precedenti sono diversi. Il primo è la fama di città creativa e capitale poco costosa che Berlino ha acquistato nell’ultimo decennio. Una reputazione che ha attirato sempre più persone e determinato un incremento della domanda di alloggi.

Un fenomeno che di per sé potrebbe non essere un problema ma lo diventa quando l’aumento della domanda non è controbilanciata da un’adeguata offerta. Secondo uno studio dell’Hanover Pestel Institute, un centro studi tedesco, servirebbero altri 500mila alloggi con affitti calmierati per riportate i prezzi di Berlino sotto controllo. Le autorità cittadine però non ne costruiscono dal 2000. E se fino a qualche anno fa la mancanza di un settore finanziario e di un importante aeroporto hanno agito da cuscino per calmierare la crescita dei prezzi, ormai anche questo non basta più.

«Attenzione però a pensare che della gentrification sia tutto negativo – spiega  in una conversazione con Europa Andrej Holm, docente di sociologia della Humboldt universität e autore di Riprendersi Berlino, un libro sul tema – Per capire perché basta pensare a Prenzlauer Berg: vent’anni fa alcune strade del quartiere non avevano luci, alcuni appartamenti erano dotati soltanto di bagni esterni e numerose case erano ancora riscaldate a carbone».

Non a caso tra la classe politica berlinese vige il mantra che più investimenti portano ricchezza, una variabile considerata positiva per una città storicamente povera. Se questo da un lato è innegabile, il fatto che la ricchezza complessiva di Berlino aumenti non significa necessariamente che la distribuzione di quella nuova sia fatta in maniera equa.

È proprio su questo punto che di recente numerose organizzazioni dedite alla lotta al processo di gentrification si sono battute. L’ultimo caso, e forse il più simbolico, è quello di Tempelhof, un parco situato nella zona di Neukölln, centro nord della città e un tempo un aeroporto. Un recente progetto proponeva la privatizzazione di una sua parte per fare posto a un migliaio di nuove case. Contro l’iniziativa si è levato un coro di “no” e una petizione forte di 180mila firme. Il progetto è al momento bloccato, ma sono in molti a essere preoccupati del fatto che appena due settimane dopo la deposizione delle firme i principali partiti tedeschi si sono dichiarati comunque a favore della costruzione delle case. «La classe dirigente vuole le nuove costruzioni mentre i residenti no. C’è una spaccatura quasi senza precedenti tra la volontà politica e quella popolare – continua a spiegare Holm – ed è proprio in questa crepa che negli ultimi anni si sono inserite le iniziative degli attivisti».

Alcune delle proteste a Berlino contro la gentrification sono molto più radicali di quella di Tempelhof. Camminando per la città è facile imbattersi in scritte come “turisti terroristi”. Non solo: nel 2010 la rivista indipendente Interim ha pubblicato un articolo in cui invitava i suoi lettori a derubare i turisti e attaccare gli ostelli e gli hotel dove risiedono. Alle parole a volte seguono i fatti. Il gruppo radicale berlinese BMW (Bewegung für militanten Widerstand o Movimento per la resistenza militante) ha rivendicato numerose volte attacchi incendiari contro macchine di lusso, azioni contro vetrine di negozi o nuovi caffè biologici.

L’apprensione dei berlinesi è tanta, anche perché c’è un dato innegabile evidenziato in una conversazione con Europa da Sarah Brenner, attivista anti-gentrification: «I proprietari di casa a Berlino Sono soltanto il 15 per cento della popolazione. Tutti gli altri sono in affitto. La città si è dunque schierata con una minoranza, la minoranza più ricca, quella che possiede case». D’altra parte la chiusura al cambiamento non è mai un atteggiamento positivo. La città cambia e non si può (forse deve) resistere. L’importante è garantire che il cambiamento sia a vantaggio dei più e non dei pochi come sembra invece stia accadendo.

Commenti
4 Commenti a “Berlino, la guerra contro i turisti dei crociati anti-gentrification”
  1. Fabio Noio scrive:

    Chi scrive pare non abbia bene in mente cosa sia Tempelhof (da come lo descrive) né dove sia ubicato (a sud, in realtà). Inoltre i dati relativi alla petizione non sono aggiornati: il referendum c’è già stato e hanno vinto i no. Tempelhof rimarrà un buco meraviglioso (inedificabile) a disposizione di tutti i berlinesi.

  2. Alberto Mucci scrive:

    Ciao. E’ vero, e’ a Sud, Mi sono confuso. Grazie per aver evidenziato l’errore, Per quanto riguarda il referendum hanno vinto i no, e’ vero. L’ho scritto. Il problema sono i partiti intenzionati comunque a renderne almeno una parte del parco edificabile. Speriamo di no, ma sembra che la direzione sia quella. A presto e grazie ancora della correzione. Alberto

  3. 1v4n0 scrive:

    A tal proposito segnalo questi simpatici manifesti

    http://jessichandler.files.wordpress.com/2012/02/100_12711.jpg

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