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Bibliophile: miscellanea di una miscellanea

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

Il libro lo inizia scrivendo: “Lo scopo di questo libro è triplicare la misura della vostra pila di libri da leggere”. Lo chiama una Wunderkammer letteraria, fatta di flussi di coscienza e sei o più o meno gradi di separazione che collegano libri, scrittori, biblioteche, librerie e simili. Dopo il successo del volume disegnato My Ideal Bookshelf (con Thessaly La Force, Little, Brown and Company, pp, 240, 24.99 $) che raccoglieva gli scaffali di libri preferiti da celebrità di vario tipo, l’artista americana Jane Mount ha raddoppiato con Bibliophile: An Illustrated Miscellany (Chronicle Books, pp. 224, $ 24.95), incantevole raccolta scritta e disegnata di appunti, liste e storie legate al grande mondo dei libri.

Dall’uscita di My Ideal Bookshelf a oggi, Mount racconta di avere disegnato più di un migliaio di copertine di libri (Il buio oltre la siepe di Harper Lee è la più ricorrente) raccogliendo nel frattempo storie su quei libri, sui loro autori, ma anche sulle librerie e le biblioteche visitate nei book tour. Così ha scoperto libri vecchi e nuovi, aneddoti e storie legate a opere e vite dei loro scrittori, informazioni “libresche” di ogni sorta che ha disegnato e poi raccolto in Bibliophile. Il libro è un vero gioiello dell’illustrazione e della letteratura, e una volta aperto diventa un portale in grado di fare accedere il lettore ad altri mondi, dove la bellezza sta ancora nello scoprire un classico della letteratura che non si è ancora letto (non c’è mai vergogna nel dirlo ed è sempre una fortuna quando accade), dove si legge non per cercare conferme ma per imparare qualcosa che ancora non si sa, dove il mainstream e la nicchia sono mescolati e trattati come calciatori non solo della stessa serie ma della stessa squadra. Bibliophile di Jane Mount è uscito in America nel settembre del 2018, è ancora inedito in Italia, e ci auguriamo che prima o poi verrà tradotto e pubblicato anche da noi.

E adesso alcune note a margine che ho preso leggendo il libro con lentezza e a singhiozzo, mettendolo da parte per googlare nomi e titoli, sfogliare o leggere vecchi e nuovi libri, approfondire aneddoti e vite di scrittori, per poi riprenderlo in mano e cercare un altro paragrafo, disegno, didascalia da cui ripartire in un’altra direzione e trovare ancora un nuovo libro, un vecchio autore, una storia ignorata e rivelata. Perché i libri servono anche a divagare.

  1. La libreria Booksactually di Singapore ha installato in vari punti della città dei distributori automatici di libri tascabili. Malgrado l’aspetto post-moderno, i distributori di libri esistevano già negli anni trenta in Inghilterra, inventati dalla Penguin Books e dal suo fondatore Sir Allen Lane, e battezzati Penguincubators. L’idea a Lane venne così: tornando dal Devon, dopo un fine settimana trascorso con Agatha Christie, si ritrovò sulla banchina della stazione di Exeter senza niente da leggere. Accorgendosi che vendevano solo riviste popolari e romanzi vittoriani, pensò fosse una buona idea occupare quel vuoto e installare distributori automatici di tascabili Penguin in stazioni, grandi magazzini e marciapiedi inglesi. Il primo apparve a Londra nel 1937, davanti al civico 66 di Charing Cross Road.
  1. Scrittori adolescenti: Susan Eloise Hinton ha esordito con The Outsiders (il romanzo da cui Francis Ford Coppola ha fatto I ragazzi della 56° strada) a 19 anni. Lo ha scritto a 15 anni. The Outsiders è un libro bellissimo, l’avevo letto dopo avere visto il film di Coppola e l’ho riletto un paio di anni fa quando è stato ripubblicato in Italia (da Rizzoli, nella bella traduzione di Beatrice Masini). Ma ignoravo che Hinton lo avesse scritto a quell’età. Beata adolescenza.
  1. La scarsa lungimiranza degli editori: Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert N. Pirsig è nel Guinness dei primati per essere il manoscritto che ha incassato il maggior numero di rifiuti da parte degli editori. 121 in tutto. Complimenti agli editori. Oltre a essere un magnifico libro, ha venduto più di cinque milioni di copie ed è stato tradotto in tutto il mondo.
  1. Ecco una lista di alcune delle biblioteche più belle del mondo (nel libro sono almeno il doppio):
  • Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University, New Haven, Connecticut, USA: è stata progettata da Gordon Bunshaft dello studio Skidmore, Owings & Merrill e aperta nel 1963. Dentro c’è uno dei 48 esemplari di cui si è a conoscenza della Bibbia di Gutenberg e c’è il quasi incomprensibile ma stupendo manoscritto Voynich del XV secolo.
  • Rampur Raza Library, Rampur, Uttar Pradesh, India: esiste dal 1904. Anche solo vederla disegnata è uno spettacolo. Dentro ospita una delle più grandi collezioni al mondo di libri, miniature, calligrafie e manoscritti indo-islamici.
  • Biblioteca Central, Universidad Nacional Autónoma de México, Città del Messico, Messico: è stata disegnata da Gustavo Saavedra e Juan Martínez de Velasco e ha aperto nel 1956. All’esterno ospita un magnifico e immenso mosaico realizzato da Juan O’Gorman in cui è raccontata la storia del Messico.
  • Vennesla Bibliotek og Kulturhus, Vennesla, Norvegia: l’ha progettata lo studio Helen & Hard Architects ed è stata inaugurata nel 2011. Sembra costruita dalle costole di un dinosauro.
  • Gookleejoongahng Dosokwan, Sejong City, Corea del Sud: il progetto è firmato Samoo Architects & Engineers ed è stata ultimata nel 2013. È a forma di pagina del libro che viene sfogliata.
  • Seattle Central Library, Seattle, Washington, USA: è stata disegnata da Joshua Prince-Ramus e Rem Koolhass dello studio OMA and LMN Architects, e inaugurata nel 2004. È tutta di vetro ed è una delle mie biblioteche preferite.
  • Biblioteca Sandro Penna, Perugia, Italia: sembra un disco volante, si illumina di notte ed è stata disegnata dallo Studio Italo Rota. Esiste dal 2004.
  • Stephen A. Schwarzman Building, The New York Public Library, Manhattan, New York, USA: è stata disegnata da Carrère & Hastings e ha aperto nel 1911. Dentro ha, tra le tante e altre belle cose, il fondo Truman Capote. Dentro quel fondo un giorno ho trovato un foglio strappato dalle parole crociate in cui figurava Capote, e uno smile disegnato da quest’ultimo a margine della griglia per la gioia di essersi trovato. Alle spalle dell’edificio c’è il piccolo e bellissimo Bryant Park. È in assoluto la mia biblioteca preferita.
  1. Ancora sugli editori incapaci: Jane Austen vendette il suo primo romanzo, Lady Susan, all’editore Crosby & Co. per 10 sterline. Sei anni dopo l’editore non aveva ancora pubblicato il libro, e non intenzionato a farlo le chiese di ricomprarne i diritti per quella stessa cifra. La scrittrice, che nel frattempo aveva speso l’anticipo, faticò a trovarli ma infine ci riuscì e si riprese il libro. Il romanzo era stato scritto intorno al 1794, verrà pubblicato postumo nel 1871.
  1. A proposito di traduzioni: tra i romanzi di metà novecento disegnati dentro il libro c’è Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Tradotto in 37 lingue, è di Gregory Rabassa la versione inglese. Che è stato anche il traduttore in lingua inglese di Octavio Paz, Cortázar e Vargas Llosa. La traduzione di Cent’anni è così ben fatta che lo stesso Marquez sosteneva fosse migliore dell’originale.
  1. A proposito di copertine: la copertina della prima edizione americana del Grande Gatsby (alcuni forse la conoscono: è blu con il titolo in alto, la città di New York in basso, e in mezzo gli occhi e la bocca di una donna – qualche anno fa la libreria Strand di New York ci ha anche fatto le magliette) venne disegnata dall’artista spagnolo Francis Cugat mentre Fitzgerald stava ancora scrivendo il libro. Fitzgerald l’amò a prima vista. Era la prima copertina che Cugat disegnava, e fu anche l’ultima. Per il lavoro fatto guadagnò 100 dollari.
  1. Qui è dove la mia vita si intreccia al libro: la più bella libreria indipendente al mondo si chiama Powell’s e si trova a Portland, Oregon, USA. Nel libro di Mount è disegnata e raccontata a pagina 51. Nella mia vita appare intorno ai trent’anni, durante un’estate sulla West Coast americana e una due giorni a Portland solo per conoscere due dei miei scrittori preferiti: Katherine Dunn e Tom Spanbauer. Così ho scoperto Powell’s, che dentro è tutta di legno, su più piani, e con un’infinità di libri anche rari, usati, introvabili altrove. Lì ho comprato la versione integrale dei Diari di Sylvia Plath (in America li ha pubblicati Anchor, in Italia esistono solo nella versione editata dal marito Ted Hughes – bella anche quest’ultima ma incompleta). Dentro i Diari di Sylvia Plath c’è la mia frase preferita sulla letteratura e sulla vita: “Dov’è la gioia? Nelle rane, non nell’idea degli altri che leggono la mia poesia sulle rane”. Tornando a Powell’s: la libreria è stata fondata da Michael Powell a Chicago nel 1970, su sua idea e con l’incoraggiamento di alcuni amici illuminati tra cui c’era anche Saul Bellow. Il padre di Michael, Walter, andò a lavorare lì in estate e gli piacque così tanto che l’anno dopo ne aprì una anche a Portland. Adesso a gestire l’indie-impero Powell’s è la figlia di Michael, Emily, e le librerie Powell’s di Portland e dintorni sono diventate cinque. A oggi è la libreria indipendente più grande del mondo.
  1. Città esemplari che incoraggiano la lettura e la buona letteratura: nel 2017 il sindaco di New York ha lanciato il programma “One Book, One New York”, invitando i newyorchesi a votare il loro libro preferito da una rosa di cinque. A vincere quell’anno è stato Americanah di Chimamanda Ngozi. Dopo la vittoria, l’editore americano Penguin Random House ha regalato 1500 copie alle biblioteche della città, e le vendite del libro nelle librerie della città sono incrementate del 400 per cento. L’anno successivo ha vinto Manhattan Beach di Jennifer Egan, e quest’anno Just Kids di Patti Smith. Applausi per la città di New York e per i newyorchesi. E che Just Kids, se ancora non lo avete letto, sia il primo in lista tra i vostri libri da leggere.
È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
Un commento a “Bibliophile: miscellanea di una miscellanea”
  1. sergio falcone scrive:

    “Fuggir lontano da dove”. Se qualcuno desidera ricevere la mia opera prima, che rimarrà l’unica, in via del tutto gratuita, basta che invii il proprio indirizzo al seguente numero telefonico: +393457858916.
    Scrivere non serve a nulla.

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