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Blog, riviste e siti letterari: il dibattito culturale in Rete

Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: Miler Lagos.)

“L’ascesa dei blog letterari danneggia la letteratura e rischia di abbassare il livello della critica”.

A parlare è sir Peter Stothard, direttore del «Times Literary Supplement» e presidente di giuria del prossimo Man Booker Prize. Riportata di recente dall’«Indipendent», la dichiarazione ha scatenato oltremanica le polemiche di rito sul dilettantismo digitale. “È bello che in giro ci siano tanti book blogger”, ha continuato Stothard, “ma essere un critico è diverso dal limitarsi a condividere dei gusti. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. Il problema è che Stothard è a propria volta un blogger, e qualche tempo fa un suo avatar incontrava Lara Croft in una special edition di Tomb Rider messa a punto dalla Core proprio in accordo col «Times».

Al netto delle contraddizioni che erodono sempre più velocemente la membrana tra carta e web, se volessimo far nostre le accuse di elitismo che il mondo della Rete sta rivolgendo a Stothard, potremmo dire che in Italia – dove il mondo vive spesso rovesciato – è vero anche il contrario. Non di rado da noi le riflessioni più raffinate sui libri, le discussioni più lunghe e articolate sull’industria culturale, i giudizi più appassionanti e disinteressati sulle ultime uscite sono on line. E spesso a firma di addetti ai lavori che guardano con disagio non solo i condizionamenti della carta stampata, ma anche le posizioni di rendita da cui la critica tradizionale rischia di peggiorarsi con le proprie mani.

È vero che la Rete è il regno di populismo, delazione e insulto in progress, eppure nei dotti periferici di questo V cerchio sta guadagnando spazio un’aristocrazia senza terra da cui molti critici avrebbero qualcosa da imparare per venir fuori dalle posizioni di minorità in cui hanno contribuito a farsi mettere. Se in Italia la critica si lamenta infatti di qualcosa, non è di internet (mondo che non di rado ignora) ma della propria perdita di influenza da imputare allo show business risalito fino alle terze pagine. Si valorizzerebbe ciò che si vende a chilo, e nell’abbraccio tra editori e organi di informazione resterebbe schiacciato proprio il pensiero critico. Il che è vero fino a un certo punto. O meglio: sarebbe vero se a essere sacrificata fosse una critica in splendida forma. Cosa che spesso non è.

Nessun intellettuale di valore si lascia scoraggiare dalle condizioni sfavorevoli per inseguire con meno ambizione i propri demoni. Bulgakov non avrebbe scritto Il Maestro e Margherita sotto Stalin, Gramsci i suoi Quaderni, per non parlare di come ha rifondato la teoria del teatro un grande emarginato al laudano di nome Artaud. Ecco, se il pensiero critico italiano avesse prodotto di recente – pure in cattività – il proprio Canone occidentale, la propria Menzogna romantica e verità romanzesca o anche il proprio Grado zero della scrittura sono certo che, rigenerati dall’ossigeno che ne sarebbe entrato, per un quarto d’ora ci saremmo disoccupati della pur triste dittatura delle classifiche. La banalità del fatturato si combatte a colpi l’eccellenza. Ma questo è accaduto poco. E nei rari casi in cui – con responsabilità e scarso senso del protagonismo – la critica ha lavorato duramente sul territorio, i risultati si sono visti. Penso ai quindici anni della rivista «Lo Straniero» che hanno contribuito a portare allo scoperto, quando ancora se ne occupavano in pochi, nomi come quelli di Gipi, di Saviano, di Garrone, dei Motus, della Socìetas Raffaello Sanzio e così via. Ma al di là di altri sforzi irrituali (le Classifiche di qualità di Pordenonelegge o la rinascita di Alfabeta, i cui frutti più maturi aspettiamo al varco) ho l’impressione che a volte il mercato sia stata la scusa perfetta per rassegnarsi a recensire libri in batteria, con una lingua media se non sciatta, poca voglia di avventura intellettuale e molta scuola del risentimento a zavorrare i pensieri.

Nella Rete che funziona sta accadendo il contrario. Sui giornali la critica all’industria culturale si riduce al corsivetto rancoroso? Ecco che Helena Janeczek e Andrea Inglese su Nazione Indiana si prendono il lusso (e la fatica) di dedicare all’argomento una lunga e complessa inchiesta a puntate che coinvolge scrittori, critici, sociologi, editori. Il Premio Strega è occasione di scontro tra eminenze gallonate dove il “meccanismo” si scambia di continuo il posto d’onore con il gossip? Ecco che 404 File Not Found (blog di un gruppo di universitari senesi) dedica allo Strega una sezione in cui, con disarmato spirito di servizio, si parla solo di ciò che dovrebbe contare – i libri in concorso – magari per promuoverne uno su dodici e non occuparsene più. E cosa dire del dossier (oltre 180 articoli) sull’Unità d’Italia messo on line da DoppioZero? E della serie in nove puntate sulla cattiva eredità di Guy Debord ospitata da minima&moralia? E del fatto che a volte persino le riflessioni di non addetti ai lavori (ma lettori fortissimi) su social network come anobii mostrano più competenza, padronanza linguistica e capacità di mettersi in gioco rispetto a chi, da critico, si autoretrocede a cottimista anziché tentare la via di una felice clandestinità?

Sarà la libertà che si respira in Rete, capace (quando si parla di libri) di fortificare i talenti e squalificare chi è sprovvisto di un Super-io o di grammatiche adeguate. È un fatto però che sui migliori blog letterari i libri vengono affrontati evitando certi difetti endemici della critica istituzionale (anche selezionando il meglio di ciò che esce su carta). Farò qualche esempio. La lettura di un buon libro dovrebbe rappresentare anche un’esperienza: se ciò che sta tra copertina e quarta fosse già compreso nella filosofia dell’Orazio di turno, a che servirebbe anche solo aprirlo? Eppure trovare una recensione istituzionale che testimoni il minimo spostamento di sguardo  conseguente alla lettura è impresa ardua. Allo stesso modo è raro trovare recensioni in cui non si prendano i libri come congegni da misurare (qui funziona e qui no), ma si indaghi la loro forza trasformativa nel mondo che li circonda. Così, mentre la critica ufficiale parla molto di sé, lamenta la condizione di nani sulle spalle di giganti in cui verseremmo o rivendica un ruolo creativo di cui poi non offre prova (quando Lacan risulta meno oscuro di certe recensioni concludo ormai che queste ultime sono solo scritte male), mentre mette in fuga lettori per l’aria di regolamento di conti che non di rado lascia traspirare, laggiù, nel cyberspazio, si continua a discutere con molta libertà e competenza (pezzi lunghi, articolati, stroncature e coraggiosi inviti alla lettura) dell’ultimo romanzo di Walter Siti, di come Bolaño e Foster Wallace offrano al mondo nuovi schemi percettivi, della difficoltà di ricondurre Reality di Garrone a un’unica interpretazione.

Ma al di là delle perplessità di Peter Stothard, la Rete per le lettere sta diventando un’oasi sempre più preziosa in ogni angolo del mondo. Basti pensare a La république des livres del critico, scrittore e giornalista francese Pierre Assouline. In teoria si tratterebbe di uno dei tanti blog ospitati dal sito di «Le Monde», di fatto è seguitissimo con una media di 15.000 visitatori al giorno. E cosa dire del blog del «New Yorker», dell’influente e ormai autorevole Bookslut, o di Elegant Variation del blogger diventato poi scrittore Mark Sarvas (in Italia lo pubblica Adelphi), definito dal «Guardian» come uno dei migliori spazi dedicati alla letteratura da visitare on line?

Il ruolo dei mediatori resta fondamentale. Solo: i più bravi non si formano e non agiscono più soltanto nei luoghi in cui fino a dieci anni fa ci si sarebbe aspettati di trovarli. E se la Rete non è certo Boring Machines o Le parole e le cose (per citare altri due blog molto raffinati) ma soprattutto un territorio selvaggio dove l’analfabetismo di ritorno ingrossa la marea, ricorderò che i più avvertiti reagirono alle invasioni barbariche dando alla luce Venezia.

 
Commenti
5 Commenti a “Blog, riviste e siti letterari: il dibattito culturale in Rete”
  1. Marco scrive:

    L’analfabetismo di ritorno potrebbe però essere solo qualche errore di battitura. Scrivere a computer è diverso che scrivere a penna. Un blog tecnicamente è una stanza di chat, perciò il blog è una chat. Quando si lascia un commento su un blog si sta chattando. Sì, sono in molti che per non sfigurare scrivono un commento su un foglio word, lo controllano e ricontrollano e lo postano. A me fa un po’ sorridere, anche oggi, dopo tanto tempo. Mi sembra che si prenda tutto troppo importante – ci vedo anche un pizzico di disperazione, per la verità. Poi ci sono quelli che non sbagliano una virgola, sono macchine. Bisogna dire che ci vedono anche bene, hanno una buona vista. Prima di stabilire se si è sia o meno in presenza di un errore di “ortografia”, comunque, va valutato che battere a macchina non è scrivere con la penna. Al Liceo avevo otto d’italiano, l’unica cosa sicura per me era ricevere indietro il foglio pulito – anche con qualche segno rosso – ma mai errori di ortografia. Quella era la base. Ho scritto a macchina e adesso uso il computer. Sono esperienze molto diverse. Molto diverse. A volte commetto errorei marchiani. Anche perché scrivo molto, e molto velocemente – e questo significa che la mente passa in rassegna velocemente tutte quante le regole. E’ faticoso, scrivere.

    Poi va anche detto che quando si lascia un commento sul blog di altre persone, be’, lì ci si affida al gestore del blog. Il quale potrebbe, in via puramente teorica, alterare i commenti, inserire qualche errore di proposito. E’ una possibilità.

  2. Federica scrive:

    scusa, Marco, ma non è che hai sbagliato pezzo da commentare? Non si capisce niente…

  3. silvia scrive:

    Carico di spunti, come sempre. Quello che ancora non capisco, da lettrice convulsa e senza briglie (professionali, etiche, accademiche) è su cosa mai dovrebbe poggiare i piedi un critico, oggi, a voler essere d’aiuto, veicolo, catalizzatore della buona letteratura. Sulla tecnica? Sul contenuto innovativo? Sulla carica emozionale di un testo? O su cosa? E soprattutto, la letteratura ha davvero bisogno di un apparato critico, al di fuori dello studio?

  4. Randazzo Enzo
    16 marzo
    Mi rifiuto di accettare l’idea di una Sicilia irredimibile. Né mi rassegno al cliché dei Siciliani boriosi di una loro presunta superiorità storico-culturale e perciò sornioni, furbastri e gattopardeschi. In “Sicilia, my love” non mi sono limitato a contrapporre al pessimismo della ragione l’ottimismo della volontà e della speranza, ma ho cercato di storicizzare una dimensione alternativa di sicilianità: quella dei Siciliani caparbiamente innamorati della gloriosa Storia interculturale e delle bellezze naturali della nostra isola, esemplarmente architetti, muratori, agricoltori, ristoratori, operai, artisti, tuttofaccendieri, ma sempre lavoratori onesti, produttivi e geniali, in tutto il mondo. Questa la Sicilia ed Siciliani che amo ed invito ad amare ed emulare! Queste le certezze valoriali su cui costruire un Futuro per la nostra Sicilia ed i nostri giovani!
    Commenti:
    Claudia Brunetta Ed io che ho avuto la fortuna e l’onore di leggere un’anteprima di “Sicilia my love”, posso testimoniare la forza espressiva e coinvolgente di questo romanzo, che rivela il grande amore e l’orgoglio di Enzo di appartenere ad una terra ricca di storia, di bellezze, di profumi, di tradizioni, di colori e di sapori. Il tutto fa da sfondo ad un storia complessa, vivace, esilarante, appassionante e originale che, tra dimensione onirica e realtà, rispecchia perfettamente i tratti dell’artista esuberante e poliedrico,che l’ha pensata e scritta e che, sicuramente, catturerà l’interesse di un numeroso e variegato pubblico di lettori curiosi e appassionati.
    Annamaria Urso Sono onorata caro Enzo della tua proposta! Certo leggerò con attenzione il materiale e non so se sarò all’altezza del compito che mi hai voluto dare!!! Mi lusinga tanto la considerazione che hai di me, ritengo che tu sia una persona di una cultura straordinaria e di una personalità fuori dal comune !
    In “Sicilia, my love” la descrizione dei posti , delle situazioni, dei personaggi è avvincente ! Gli episodi sembra di viverli in prima persona!!!! Lo scorrere delle pagine è veloce e fluido! Trovo che ci siano molte analogie con personaggi politici dei nostri giorni e dei nostri posti!!!
    Le doti innate di genialità ed intuito , caratterizzano e valorizzano i siciliani ovunque essi si trovino!!! Realizzare i progetti nello stessa Sicilia sarebbe certamente l’ideale!
    Francesca Di Giovanna Le risorse sono presenti, ma purtroppo, non si è avuta ancora la capacità di sfruttarle al massimo e all’ interno di questa meravigliosa terra di Sicilia!……Comunque, bisogna continuare ad essere fiduciosi e a credere che qualcosa, prima o poi, cambierà!
    Giusy Marsala Quando si conosce l’autore, quando si è coetanei, quando si è stati colleghi all’università, quando si è vissuto e si continua a vivere in un piccolo centro della stessa provincia, ci si sente come dei veri privilegiati man mano che si procede nella lettura di questo romanzo. E’ quello che è successo a me, perché l’opera di Enzo Randazzo mi ha fatto tornare alla memoria e rivivere abitudini, modi di essere, di pensare, di agire che avevo quasi dimenticato. O, perlomeno, che, sicuramente, a doverli raccontare, sarebbe molto difficile farlo con tale dovizia di particolari, con tale humour, con tale autenticità. Infatti, mentre si legge, sembra quasi di partecipare realmente alla movimentata vita dei protagonisti. Lo ritengo un romanzo completo, dove si racconta il vissuto della provincia siciliana sotto l’aspetto culturale, sociale, etico, religioso. Né viene trascurato il problema del razzismo
    e dell’emigrazione. Poi, il tema dei sentimenti rappresenta il filo conduttore di tutto il romanzo. L’autore si conferma, ancora una volta, maestro nello scavare l’animo dei personaggi e nel descriverne i sentimenti.
    Il romanzo, inoltre, se nella prima parte presenta un linguaggio più semplice, nella seconda diventa di alto registro lessicale, compiacendosi volutamente nella ricerca del termine meno comune. Un po’ ripetitivo lo trovo quando parla il ragazzo di colore.
    Un’altra caratteristica che ho notato è una forma di avversione dello scrittore verso i nobili
    e verso le persone grasse. I primi vengono definiti “oziosi e inetti”, mentre in un altro
    suo romanzo affermava “al lavoro ci sparano”. Le seconde sono, in genere, le mogli dei
    civili che, sedute davanti ai circoli di paese, ostentano la loro opulenza e un po’,
    poverine, anche la loro ignoranza, guardate dall’autore con un pizzico di commiserazione.
    Angela Mulas

    Buongiorno Enzo, grazie per avermi dato la possibilità di leggere questo tuo romanzo e dal basso della mia cultura, posso dirti che mi sembra un ottimo romanzo! Come titolo a me piace: Sicilia, my love! Ti auguro buon lavoro e sono certa che il risultato finale sarà più che soddisfacente. Un cordialissimo saluto . Angela
    Mimosa Benezzi
    Io gli ho dato una sbirciatina …. la tua scrittura è molto scorrevole e piuttosto veloce … lo trovo suggestivo!
    Michele Celestri
    Carissimo Enzo, in premessa voglio nuovamente ringraziarti per la preferenza e la fiducia accordatami nell’affidarmi in prelettura questa tua ultima fatica letteraria, sono veramente onorato di ciò. Ho appena terminato di leggere il tuo romanzo e ti confesso che sono rimasto molto impressionato dal sottofondo culturale che ne emerge e che io non ti conoscevo, considerati i lunghi anni che ci hanno separati. Si nota una formazione di base fortemente classica, e non poteva essere altrimenti visto la nostra comune discepolanza liceale, classicità che pregna ogni paragrafo della tua storia di riferimenti mitologici e voli pindarici di grande effetto…. Un racconto insomma condotto con un linguaggio immediato e immediatamente intelligibile, scorrevole e lineare pur tra intrecci di vicende e accadimenti vari. Il tuo romanzo, il cui titolo più appropriato penso possa rimanere proprio quello che tu gli hai dato sin da subito, Sicilia-my love, non mi pare sia la narrazione di una storia, piuttosto una storia-pretesto per enunciare punti di vista ideologici inconfessati che vengono fatti emergere attraverso le elucubrazioni intellettuali dei tuoi personaggi….
    Gioacchino Marsala
    Carissimo Enzo, grazie, innanzitutto, per il privilegio che mi hai concesso immeritatamente. Trovo che il tuo lavoro sia splendido e molto coinvolgente in una lettura che, a tratti, richiama momenti che ciascuno di noi, direttamente e non, ha vissuto in una terra che non finiremo mai di amare. La Sicilia rimane con tutte le sue contraddizioni il nostro mondo, la placenta che ci avvolgerà sempre anche quando vorremmo rifiutarla …. Complimenti e a presto. Grazie ancora! Gioacchino

    Maria Gabriella Ferrarra
    Carissimo Enzo,
    ho appena terminato la lettura del tuo manoscritto … ti renderò partecipe delle sensazioni vive che, da lettrice onnivora quale sono, ho provato…
    Intanto ti ringrazio per avermi trasportato in più mondi, pur permettendomi di rimanere comodamente seduta sul divano di casa mia: quello siciliano, con i suoi colori, i suoi profumi, con un linguaggio fatto più di sguardi che di parole, con un mare che mi porto dentro ed un cibo che racconta la particolare concezione del tempo che tutti gli isolani gelosamente conservano; quello mitologico, a me tanto caro, fatto di divinità capricciose, dispettose, invadenti e presuntuose, ma incisive, attualissime e dagli interventi mai banali, o peggio, scontati, anzi depositari di quella saggezza e di quelle leggi non scritte che in noi umani spesso mancano o rimangono inascoltate. Ultimo, ma non ultimo, il nostro mondo, quello fatto di simboli e di significati reconditi, quella dimensione eccezionale in un mondo normale: il mondo esoterico, che fa sentire vivo il protagonista del romanzo, il lettore attento di echiana memoria e il lettore addetto ai lavori; quel mondo che dovrebbe formare e non solo iniziare, che dovrebbe svelare e non rivelare, che rappresenta il fine ultimo di un continuo tendere. Un mondo che non è alla portata di tutti, non sempre compreso e sempre più spesso additato come malevolo, ma un mondo amato, soprattutto da noi.
    All’inizio la narrazione non mi ha trascinato particolarmente, eccezione fatta per alcuni personaggi caratterizzanti, vedi Anna, che nella trama completa, è forse poi una vera protagonista, o almeno i richiami mnemonici a lei spesso ricorrenti, né ho riscontrato spannung che potessero farmi notare il picco vero di tutta la trama, però negli ultimi due capitoli, mi sono emozionata, lì c’era molto di personale … Maria Gabriella Ferraro
    Angela Balistreri

    Il romanzo regala, nella prima parte, un chiaro affresco della realtà vissuta nella piccola provincia siciliana negli anni ’60 – ’70. Con un linguaggio narrativo pittorico dai toni mai sgargianti ma riposanti, sia pur distinti nelle sfumature, la trama rende l’evoluzione socio – culturale e politica dei diversi protagonisti rispettandone il carattere, l’indole, la fisionomia. La seconda parte, dal XXIX capitolo in poi, dopo un’ ampia presentazione delle festività di Dorgina, emerge un Ippocrate diverso, un essere straordinario, magico. Come magico e lirico è il linguaggio che, per ampie sezioni, scivola nel tono di commedia. Sempre alti e gradevoli i toni che descrivono l’ambiente naturale della Sicilia che automaticamente rimandano al contesto di Dorgina e zone limitrofe, piuttosto che alla città ( Palermo).
    Pasquale Parrinello
    Il tuo è un capolavoro semplice, accessibile a tutti intrecciato con la realtà siciliana.
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    Piace a te, Palmira Raia, Annarella Roberta Scirica Manfredi, Simone Estero e altri 56.

    Gabriella Novara Non posso che condividere quanto afferma Enzo Randazzo e il messaggio che vuole trasmettere col suo romanzo. Infatti, rassegnarsi all’idea che, in Sicilia, niente si può cambiare, mi sembra come “gettare la spugna” e assistere immobili al proprio disfacimento. Certo, mai nessuno potrà toglierci le nostre radici “storico-culturali”, ma è implicito e doveroso affermare che non possiamo in esse adagiarci. Di conseguenza, oltre che alla “volontà e alla speranza”, al fine di poter credere in un futuro per la Sicilia e per i suoi giovani, è opportuno e ragionevole che puntiamo anche alle nostre risorse paesaggistiche e naturali e che guardiamo, con orgoglio e spirito di emulazione, ai nostri “lavoratori onesti, produttivi e geniali”.
    18 marzo alle ore 12.25 · Modificato · Non mi piace più · 3

    Salvo Cari Grande Prof parole Sante
    16 marzo alle ore 18.09 · Mi piace · 1

    Salvo Cari In sicilia niente cambia
    16 marzo alle ore 18.09 · Mi piace

    Daniela Rizzuto Ancora una volta, Enzo Randazzo si conferma maestro di valori e di sentimenti…….i valori a lui sempre cari, qui declinati in un’ottica di sicilianità “orgogliosa”, fatta di splendidi paesaggi e di uomini “veri”, che amano e che lavorano, che vivono e che sbagliano; e i sentimenti degli uomini, sempre presenti e manifesti, e sempre così latenti……e su tutto campeggia un grande inno d’amore alla Sicilia e ai suoi colori, profumi, alla sua bellezza, in una dimensione spesso reale, spesso onirica….Grazie, Enzo! Siamo fieri di te, figlio di una Sicilia che ami e che trasfiguri con la tua cultura e la tua voglia di vivere, in un abbraccio che non si scioglierà mai, a quanto vedo….
    16 marzo alle ore 18.14 · Non mi piace più · 2

    Clara Asaro Condivido pienamente il suo illustre pensiero ! Ottimo lavoro preside!
    16 marzo alle ore 18.15 · Non mi piace più · 2

    Martina Palminteri condivido Prof
    16 marzo alle ore 18.25 · Non mi piace più · 2

    Ilaria Maria Preti NOn posso dare un giudizio obiettivo perch on sono mai stata in sicilia e non la conosco. Però scrivi bene.
    16 marzo alle ore 18.35 · Non mi piace più · 2

    Francesca Piro Grande Preside! Condivido il pensiero!! Noi giovani abbiamo bisogno di vedere un po’ di luce in questo tunnel oscuri chiamato futuro!
    16 marzo alle ore 18.38 · Non mi piace più · 2

    Bertha Piñón Sono d’accordo con te amico. le città cambiano ma in dogana devono sopportare per il bene
    16 marzo alle ore 18.40 · Non mi piace più · 2

    Elisabetta Chicco Vitzizzai Complimenti, Enzo. Ma, mi chiedo, perchè hai bisogno di fare leggere in anteprima il tuo lavoro? E oltretutto a tante persone?
    16 marzo alle ore 18.41 · Non mi piace più · 1

    Nino Mistretta Non ho nient’altro da aggiungere…..tutto è così lineare, trasparente, un capolavoro che tutti possono leggere e molto vicino alla realtà siciliana odierna…..Bravo prof, non finirai mai di regalarci queste splendide emozioni. ….
    16 marzo alle ore 18.48 · Non mi piace più · 2

    Iole Di Simone Se la Sicilia fosse irredimibile non ci sarebbe più speranza. Enzo Randazzo, invece, manifesta il desiderio di reintegrazione del siciliano che ama la sua terra, un desiderio che, positivamente, è stato trasformato in volontà di cambiamento. La Sicilia, terra d’Arte, di cultura e di natura, è anche terra di uomini e di donne che con la loro onestà e necessità di lavoratori onesti, produttivi e geniali, sono come il sale della Terra. Teniamoci stretti per mano, siciliani, amiamoci come Enzo vorrebbe, distinguiamoci con il nostro operato e facciamo in modo da essere di esempio per tutti coloro che sono intorno a noi. Ci vorrà olio di gomito ma alla fine, ne sono convinta, qualcosa di buono verrà fuori da questa bolgia infernale in cui i profittatori e i prevaricatori hanno trasformato la nostra amata Sicilia.
    16 marzo alle ore 18.56 · Non mi piace più · 3

    Pietro D’Anna Fra breve spero di completare la lettura della tua opera e di potere esprimere un personale giudizio.Il diffuso ottimismo fino ad oggi registrato è condivisibile.
    16 marzo alle ore 19.11 · Non mi piace più · 2

    Pippo Vaccaro Caro Enzo ti faccio i miei complimenti per tutto quello che fai , non li scopro io certamente le tue grande capacità, come tu bene sai sono convinto che se fossi per merito avresti avuto tanto più di quando hai avuto fino ad ora !!!! Ma sei come la SICILIA , meravigliosa Sicilia , proprio perché è meravigliosa, ma senza comando questa terra paradisea viene retrocessa e non considerata come si dovrebbe , creando ad arte fenomeni delegittimati vi è poco chiari !!! Tutto per non dare quel ruolo naturale che il padre nostro ha dipinti e creato in Sicilia … E che l’uomo o la rappresentanza politica calpesta e offende un minuto dopo avere ricevuto un caffè pagato al bar
    …!!! Caro Enzo tu hai le capacità per uscire fuori questa ragnatela , spero che puoi mettere a frutto le tue grandi doti e avere tante normali soddisfazioni come il tuo talento merita !!! Un abbraccio
    16 marzo alle ore 19.11 · Non mi piace più · 2

    Ignazio Amato un giorno, impareremo ad apprezzare le meraviglie che affollano lo spazio che ci circonda e sfruttarle al meglio. meraviglie che tanti stranieri illustri hanno contemplato e cantato: dai poeti arabi a goethe, fino ai giorni nostri. probabilmente, quel giorno sarà caduto il velo della boriosità e dello spirito gattopardesco. ma affinchè questo accada realmente occorre trovare “la dimensione alternativa” di cui lei, caro professore, parla. il presupposto: imparare ad amare la sicilia, le sue meraviglie, le sue intelligenze. bisogna prendere esempio dalla semplice e profonda confessione: “sicilia, my love”! non avrei saputo scegliere titolo migliore per il suo romanzo.
    16 marzo alle ore 19.15 · Non mi piace più · 2

    Stefania Miceli Signor Preside… condivido a pieno il Suo pensiero… e noi alunni del liceo classico siamo ONORATI di aver Un Preside come Lei..
    16 marzo alle ore 19.29 · Mi piace · 1

    Maria Concetta Lamanno Ciao Caro compare,prima di tutto mi congratulo con te per questa tua nuova opera,che spero al più presto di poter leggere;condivido il tuo pensiero sui siciliani,che sono persone oneste e laboriose,anche se per colpa di qualcuno veniamo giudicati male.Per quanto mi riguarda la Sicilia è una terra fertile ,ricca di tante risorse naturali che nessuno ha saputo o meglio ha voluto sfruttare per evitare che i siciliani lasciassero la terra natìa per andare a lavorare al nord o in altre nazioni.
    16 marzo alle ore 19.30 · Mi piace · 1

    Sofia Scrocco Che dire. …oltre ad amare da sempre la Sicilia (quella che intendi tu), sono orgogliosa di averti tra i miei amici, grazie Enzo!
    16 marzo alle ore 19.31 · Mi piace · 1

    Grazia Alcuri Caro Professore sarò ripetitiva, ma trovo geniale il suo romanzo “Sicilia my love”, dove al “pessimismo della ragione viene contrapposto l’ottimismo della volontà e della speranza” e ciò è assolutamente coerente con il suo modo di fare ed essere siciliano, appassionato e coraggioso, capace di valorizzare risorse e di vedere al di là delle apparenze… e questo io lo sò bene come sua ex allieva.
    Fiera di avere avuto un grande maestro
    con stima
    Grazia
    16 marzo alle ore 19.34 · Mi piace · 1

    Alessandro Cognata La tua cultura, caro Enzo, e la tua capacitò di scrivere rendono la tua opera di assoluto valore. Un’ opera che descrive, come meglio non poteva, l’anima vera della Sicilia e la volontà, di noi Siciliani “per bene”, di riscatto. La nostra ricchezza culturale, oltre che, le meraviglie naturali che il mondo ci invidia, renderanno possibile una rinascita della nostra bistrattata terra e un ritorno agli antichi fasti.
    16 marzo alle ore 19.35 · Non mi piace più · 2

    Paolo Francolino E’ il ritratto di una Sicilia vera,genuina:una Sicilia che appare lontana dai soliti stereotipi. Ci sono personaggi semplici,veritieri,che esprimono sempre l’amore per la propria terra,anche se,a volte,il loro è un ricordo amaro,nostalgico e lontano.E’ la vera Sicilia e sono i veri Siciliani a parlarre, mostrando che l’Isola non è solo mafia, ma è anche, e soprattutto, una terra ricca e degna di essere onorata da tutti.Il tutto viene espresso con una forma limpida,scorrevole, chiara.Prevale l’amore dell’Autore per la sua terra.
    16 marzo alle ore 19.43 · Modificato · Non mi piace più · 3

    Maurizio Carlo Luigi Vitale Non ho letto “Sicilia, my love” e perciò non posso esprimere parere alcuno. Purtroppo non riesco a vedere nessuna superiorità storico culturale nella Sicilia e nei siciliani, ne reale ne presunta. Ci sono state e ci sono tutt’ora espressioni culturali degne di nota, artisti, scrittori che hanno addirittura cambiato il panorama artistico culturale con il loro apporto ma in misura non predominante rispetto ad altri territori Italiani. E comunque espressioni di quello strato artistico assolutamente pan regionale. Quello che invece ho sempre letto e leggo tutt’ora è un insano immobilismo figlio della volontà di restare al di fuori e al di sotto di quella crescita socioculturale che invece contraddistingue altri territori Italiani. Le risposte che mi sono state date come causa di questo immobilismo fetono di vecchio prima ancora di essere pronunciate e comunque non è la causa che deve interessare ma il rimedio. E proprio nella ricerca di questo rimedio ci si imbatte nei personaggi ai quali lei professore fa cenno. Questi personaggi purtroppo sono pochi troppo pochi per salvare un territorio che affonda nella precisa volontà di restare esattamente com’è per sempre. Apprezzo il suo ottimismo che condivido altrimenti non continuerei a fare teatro con la segreta speranza di accendere ogni volta almeno una scintilla di cambiamento.
    16 marzo alle ore 19.39 · Non mi piace più · 2

    Susanna Porrello Grande Preside Randazzo, penso che questo suo nuovo capolavoro debba essere esteso alla lettura di tutti i giovani, affinché si possa meglio diffondere lo spirito di un vero sentimento siciliano che posso dire con convinzione è ben saldo in me e che quotidianamente cerco di trasmettere ai miei alunni!
    La Sicilia che ha custodito in se culture diverse che hanno permeato la nostra arte il nostro linguaggio il nostro essere !
    “Sicilia my love” un titolo appropriato!
    16 marzo alle ore 19.44 · Non mi piace più · 3

    Salvatore Lo Giudice Carissimo Prof, le tue parole le tue espressioni i tuoi modi eleganti e nello stesso tempo suggestivi riescono sempre a trasmettere serenità interiore. Riesci sempre a trasportare la mente di chi ti legge o ascolta in uno spazio fuori dal contesto reale, spesso ad immaginare l’ inimmaginabile!!!
    Chi ti conosce può solo descriverti o raccontarti “PERSONA con capacità comunicative meravigliose”, Sicilia my love ne è testimonianza!!!
    La tua grandezza sta nella tua umiltà !!! Con profonda e sincera stima!!!
    16 marzo alle ore 19.45 · Non mi piace più · 2

    Paolo Francolino Il modo di scrivere di Enzo è piacevole e mai stancante,appassionate e avvincente .Uno stile che ammiro tanto
    16 marzo alle ore 19.48 · Non mi piace più · 2

    Nicolò Montalbano Un romanzo brillante, scritto da un siciliano per i siciliani. Avrete la sensazione di averlo già letto, sarete uno dei personaggi. Per forza, se siete figli della Trinacria!
    16 marzo alle ore 19.54 · Non mi piace più · 2

    Licia Amari Premetto che non ho avuto la possibilità di leggere il tuo romanzo ma,indubbiamente, conoscendoti e leggendo i commenti, sarà sicuramente un capolavoro, voglio comunque dare una mia opinione sulla irredimibilità della nostra amatissima Sicilia. Voglio sperare che nonostante tutto, la Sicilia che io ritengo “AVANTI” in tutto sia assolutamente riscattata, dal clichè che siamo abituati a conoscere. Mi piace pensare alla mia terra per la fama della sue bellezze naturali e paesaggistiche, per i suoi colori, i suoi profumi, per le tradizioni di varie civiltà, per la storia della sua cultura millenaria. E soprattutto perché ci sono nata! Sicilia My love For ever !
    16 marzo alle ore 20.02 · Non mi piace più · 3

    Enzo Milici Caro Enzo, mai un titolo è stato così azzeccato per noi che siamo nati in questa bella terra piena di contraddizioni ma anche piena di calore, di affetto, di accoglienza verso il prossimo. Un grande abbraccio!!
    16 marzo alle ore 20.19 · Non mi piace più · 2

    Federica Cavalli condivido.. sono meravigliosi e la Sicilia è bellissima…rcca di storia e cultura…oltre ad un mare meraviglioso…..e vaiii Enzooo
    16 marzo alle ore 20.34 · Non mi piace più · 2

    Claudia Brunetta Ed io che ho avuto la fortuna e l’onore di leggere un’anteprima di “Sicilia my love”, posso testimoniare la forza espressiva e coinvolgente di questo romanzo, che rivela il grande amore e l’orgoglio di Enzo di appartenere ad una terra ricca di storia, di bellezze, di profumi, di tradizioni, di colori e di sapori. Il tutto fa da sfondo ad un storia complessa, vivace, esilarante, appassionante e originale che, tra dimensione onirica e realtà, rispecchia perfettamente i tratti dell’artista esuberante e poliedrico,che l’ha pensata e scritta e che, sicuramente, catturerà l’interesse di un numeroso e variegato pubblico di lettori curiosi e appassionati.
    16 marzo alle ore 20.39 · Non mi piace più · 2

    Maria Rossi Premetto che sono sarda e non ho molte nozioni su usi e costumi della Sicilia che però non potevo non visitare almeno una volta nella mia vita……..Come però ti avevo già detto……..il romanzo è scritto in modo molto semplice e scorrevole, per cui, anche per chi ama altri generi di romanzi, sono certa che riuscirà ad appassionarsi a Sicilia my love
    16 marzo alle ore 20.39 · Non mi piace più · 2

    Pasquale Hamel Convinto come sono che l’amara constatzione sciasciana corrisponda al vero, consiglio per averne contezza la lettura del mio Breve storia della società siciliana, Sellerio editore
    16 marzo alle ore 21.01 · Modificato · Non mi piace più · 2

    Randazzo Enzo Caro Pasquale, ringrazio te e tutti gli altri amici intervenuti a commentare questo post per il contributo data a questa discussione su un tema di scottante attualità. Conosco il tuo saggio ed apprezzo molto te come saggista e storico, come ho apprezzato l’impegno culturale e creativo del grande scrittore Leonardo Sciascia, che ho avuto anche il piacere e la fortuna di conoscere personalmente, ma non ne condivido il pessimismo sulle prospettive di riscatto della Sicilia, come non condivido alcune idee di Tomasi di Lampedusa sul desiderio di sonno dei Siciliani. La loro stessa grandezza nel panorama della Letteratura contemporanea testimonia la genialità creativa della sicilianità e la positività dei valori della sicilitudine e dei Siciliani nel mondo.
    16 marzo alle ore 21.30 · Mi piace · 1

    Carmen Bonanno Complimenti sempre per non arrendersi mai e continuare a lottare
    16 marzo alle ore 21.38 · Non mi piace più · 2

    Rosanna Genovese Amara verità. Nulla di più vero ,quando si dice che un siciliano che appartenga o no a certi ceti sociali non abbia a cuore la propria terra, la proria cultura,
    16 marzo alle ore 21.41 · Non mi piace più · 2

    Rosanna Genovese Che abbia il desiderio continuo di migliorarsi e migliorare, perche’ la parola arrendersi non esiste nel nostro DNA
    16 marzo alle ore 21.42 · Non mi piace più · 2

    Salvatore Maurici Avere riproposto la tua immagine della Sicilia più volte descritta nei tuoi lavori, è sicuramente molto stimolante, noi che abbiamo il vizio delle letture ci perdiamo tra le tantissime publicazioni che cercano di mettere in luce le motivazioni del perchè siamo siciliani, questi siciliani che affrontano il nuovo millennio. Ma quale Sicilia noi vogliamo mettere sotto la luce del riflettori? Sono tante e tutte egualmente percorse da problematiche e drammi, rifiuti e fughe e rinnamoramenti. Io ne conosco e ne vivo una, sicuramente la Sicilia più negletta, quella che non viene citata nelle cronache rosa o nere, che vive con una valigia accanto sempre pronta, che si rinnova e che cambia le destinazioni e le motivazioni di questi viaggi. E sono viaggi che lacerano i tessuti che li tengono legati alla “Patria” isolana, sono viaggi di addio rancorosi verso una terra che non ha voluto nutrirli amarli e proteggerli, poi la lontananza crea la nostalgia ed il desiderio del ritorno; la trappola mortale in cui in tanti finiscono per ricadere. Questa Sicilia è utile ai letterati ai politici che ne succhiano il sangue. Sicilia my love parla di una Sicilia che si illude che le cose possano tingersi di rosa ma non parla della Sicilia sciasciana, quella descritta dalle sue tante opere e che hanno messo a nudo una terra dilaniata da mille tensioni dove il Potere e le organizzazioni delinquenziali hanno un così forte radicamento sociale da rendere difficilissimo un cambiamento che non sia di facciata. Ti dò atto comunque che nel tuo piccili hai evitato le “cattive compagnie” della politica cattolica ma come tu stesso mi puoi testimoniare con scarsi risultati.
    16 marzo alle ore 21.45 · Non mi piace più · 2

    Francesca Friscia Sto leggendo il tuo romanzo, caro Enzo, e come ogni volta rimango affascinata dalla tua scrittura, che si caratterizza per la sua linearità ed al tempo stesso poliedricità, per quella tendenza descrittiva tra realtà e sogno, per le immagini fortemente cromatiche, in cui si dipanano le azioni e le vicende dei personaggi. Nella Sicilia, che leggo nelle tue pagine, riconosco la mia terra, quella che sogno riscattata, rinnovata e non lasciata in balia di se stessa e rassegnata al suo destino!
    16 marzo alle ore 21.58 · Non mi piace più · 3

    Pino Apprendi Caro Enzo, ho letto adesso il tuo invito, che accetto di vero cuore, sperando di essere in grado di essere utile. Da trentenne, provai grande rabbia per le conclusioni a cui era arrivato Leonardo Sciascia, mi sentivo tolta la speranza. Oggi ho ripreso i suoi libri, per capire il perché. C’è qualcosa che si inceppa ogni volta che si aprono spiragli di cambiamento.
    16 marzo alle ore 22.04 · Non mi piace più · 3

    Rosario Arcuri caro prof , Enzo spero di ultimare al più presto la lettura del tuo romanzo ,per averne un’idea più completa e per godere appieno delle emozioni che seppur stimolate non sono ancora del tutto realizzate .non è la prima volta che tu scrivi della sicilianità ,argomento che mi è caro, e mi trovi perfettamente d’accordo sull’ottimismo che deve fare da contraltare alla “rassegnazione” che un po’ ci è tipica e qualche volta non senza ragione . sono sicuro che alla fine non rimarrò deluso e approfitto per farTi i miei complimenti.
    16 marzo alle ore 22.09 · Non mi piace più · 2

    Mirabile Salvatore Caro Enzo, noi ci conosciamo solo da poco e ti ringrazio per avermi segnalato il tuo romanzo che ancora non ho letto ma che dal tuo post e dai post degli amici che sono intervenuti prima di me ho capito che si tratta di un romanzo imperniato sulla nostra Sicilia, cosa che a quanto pare per te non è nuovo trattare. Cosa dire? Complimenti per il lavoro da te svolto che sicuramente sarà un interessante argomento e, comunque, che ben vengano lavori del genere che parlino della nostra amata e martoriata Sicilia, che anch’io ho trattato in diversi miei lavori che attualmente rimangono ancora inediti. Attualmente sto leggendo l’opera scritta da Michele Antonio Crociata “Sicilia nella Storia” La Sicilia e i Siciliani dalla dominazione -saracena alla fine della lotta separatista (827-1950).
    16 marzo alle ore 22.38 · Non mi piace più · 2

    Marco Accordi Rickards Parole sante. La Sicilia è una terra meravigliosa, unica e ricca come nessun altra sotto tutti i punti di vista. Una cultura della quale ogni italiano degno di questo nome dovrebbe vantarsi, combattendo alli stesso tempo i mali che la affliggono. La redenzione c’è, certo che c’è… ma dipende soltanto da noi. Non arriva da sola. Non arriva per miracolo. E non arriva facilmente. Arriva solo quando la vogliamo fortemente, e poi agiamo perché la nostra volontà diventi realtà. Lei lo fa, Preside, con tutte le sue forze, con le iniziative stupende che realizza nelle sue scuole… ma soprattutto con la sua favolosa energia vitale, che è trascinante e contagiosa. Lei è un esempio per tutti noi e una pubblicità vivente della Sicilia buona. Grazie di cuore, Professore. Davvero. E ci faccia un altro grande favore: non smetta mai. Il Paese ha troppo bisogno di persone come lei.
    16 marzo alle ore 22.39 · Non mi piace più · 3

    Rino Guadagnino Carissimo Enzo, Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di leggere in anteprima il Tuo romanzo che, come Guttuso ed i suoi tetti bruciati dal sole, descrive molto bene la nosta Sicilia, contraddittoria, aspra, superba ma colma di storia e di bellezze uniche nel loro genere. Bella e divertente la trama del romanzo e la minuziosa descrizione delle scene … non mi sorprendo di nulla, conoscendoti era scontato che fosse un bel libro. Non smettere mai di sognare e di sperare Amico mio, un caro abbrraccio.
    16 marzo alle ore 23.04 · Non mi piace più · 2

    Scaglione Betty caro Enzo,parlare di una Sicilia “irredimibile”non è facile per chi sente la siciliianità come un fattore genetico.Verga,Pirandello,Sciascia hanno sempre messo a nudo la vera anima di una terra di un popolo che nei millenni si è piegato,ma,mai spezzato!Noi siamo nessuno e centomila…noi siamo mille anime in un unico corpo.Un siciliano che lascia la sua terra lo fa solo fisicamente…I siciliani non dormono….riposano! La Sicilia irredimibile???Perché no? In qualsiasi parte del mondo sia andata ho trovato siciliani.Nessuno ha mai perso la propria sicilianità,nonostante tutto,mi sono apparsi diversi.I siciliani amano ed odiano la loro terra….per loro è madre e matrigna.I siciliani, a mio parere,dovremmo pian piano imparare a far caderei quella debole maschera che indossiamo da sempre…dovremmo alzare la testa come i nostri antenati,essere meno fatalisti e rassegnati.Insomma,capire,ma sopratutto convincerci che,se si vuole,si può cambiare! La forza di un popolo sta nella volontà,non nella rassegnazione…
    16 marzo alle ore 23.06 · Non mi piace più · 3

    Simona Tavella https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10152269355198948&set=a.343387678947.152760.302334778947&type=1&theater
    Foto
    Foto del diario
    Per liquidare un popolo si comincia con il privarli della memoria. Si distruggo…
    Continua a leggere
    di: Briganti
    16 marzo alle ore 23.17 · Non mi piace più · 2 · Rimuovi anteprima

    Simona Tavella Non credo che esistano popoli o etnie migliori di altre, sono certa che esistano popolazioni maltrattate dalla storia, ne sono sicura. So che l’unità d’Italia, a suo tempo, è stata fatta frettolosamente; non sono siciliana per nascita ma essendolo, alla lettera, per adozione conosco vizi e virtù dei miei compatrioti isolani. Credo senza timore di smentita, che la Sicilia ha tanto da dire e da proporre, ma ahimè, sono cosciente che il vecchio detto” fatt’a fama e va curcati” sia la causa primigenia di troppe incomprensioni e di valanghe di pregiudizi. Ciò posto, sono curiosa come un gattino appena svezzato: voglio leggere il tuo libro, davvero DEVO farlo, perchè adoro scoprire cose nuove e apprezzo chi sa come abbattere vecchi pregiudizi.
    16 marzo alle ore 23.32 · Non mi piace più · 2

    Leonardo Di Stefano Non conosco il libro,capisco che dovrebbe essere assai interessante,se tutti quelli che lo hanno letto ne sono rimasti colpiti,chiedo venia,se queste parole non sono esaurienti e cercherò di porre rimedio.Una domanda qual’è il libro,qual’è la casa editrice.Grzie
    16 marzo alle ore 23.46 · Non mi piace più · 2

    Margherita Serafino Ho iniziato a leggere il suo romanzo lo trovo suggestivo evocativo e scorrevole. Le faccio tanti auguri spero che scriverà ancora della nostra bellissima Sicilia!
    16 marzo alle ore 23.52 · Non mi piace più · 2

    Carla Spatafora Carissimo Preside, questa breve presentazione del libro mi fa venir voglia di un’appassionata lettura. Nonostante appartenga alla “nuova” generazione, con tutte le difficoltà che questa porta con se, non mi arrendo e non fuggo altrove. Voglio credere che nel fatto che, anche in questa nostra splendida terra, chi merita va avanti. Sono ottimista e fiduciosa nel fatto che il mio lavoro giornaliero possa contribuire positivamente alla crescita dei giovani studenti ed alla realizzazione di valide iniziative, non soltanto a livello siciliano, ma internazionale. Ancor prima di aver letto il libro (cosa che farò a partire da domani), La ringrazio di cuore per aver dedicato TANTO alla nostra terra. Un forte abbraccio. Carla
    16 marzo alle ore 23.57 · Non mi piace più · 2

    Giusy Galvano Ho letto e presentato i tuoi libri. Ho avuto ed ho il privilegio di essere tua amica e di averti come amico. Il tuo stile è come te. Agile ricco vario coinvolgente profondo. I contenuti pure. Significativi lasciano il segno e vanno oltre ogni apparenza. Ho avuto il privilegio, ricordo, di leggere la bozza che mi inviasti. Sei grande versatile e …a pensarci bene … voglio rileggerlo come feci con fantasima …e faccio spesso con petali di sole
    17 marzo alle ore 0.35 · Non mi piace più · 2

    Assunta Vera Battaglia La nostra terra …la nostra Isola …quel senso di appartenenza che ti avvolge e si ramifica dentro te… una terra unica …nel bene e nel male …una terra dove ogni piccolo silenzio diventa assordante … una terra dove da ogni punto io mi fermi non smetterei mai di ammirare… una terra dove il mare gelosamente la conforta la avvolge… e dove quelle montagne a strapiombo sul mare ne fanno scudo… una terra che amo.. La nostra unica e armoniosa Sicilia…Enzo sei grande!!!!!!!!
    17 marzo alle ore 0.40 · Mi piace · 1

    Antonella Lo Presti Uno dei mali più diffusi ai nostri tempi è la mancanza d’orgoglio per le proprie origini. È l’atteggiamento tipico di chi vede solo la palude, ci gira intorno e nel tentativo di delinearne i contorni ne viene inghiottito. La palude dell’indifferenza, dei luoghi comuni, del dejà vu, del disimpegno… Certo: cambiare è faticoso, implica un percorso di piccoli passi, un procedere senza scorciatoie e, soprattutto, un nuovo modo di guardare al futuro. Non si può inneggiare al cambiamento e poi guardare con sospetto tutto ciò che sembra diverso dal consolidato modo di agire e pensare. Ecco Enzo, il tuo romanzo lo inserisco in questo processo necessario di cambiamento: lo sguardo appassionato al passato da cui trarre forza e bellezza per valorizzare il presente e (perché no?) riscrivere un futuro possibile.
    Con la stima di sempre…
    17 marzo alle ore 0.51 · Non mi piace più · 2

    Elisabeth Hanna hai avuto carattere per esprimere la tua idea, complimenti!
    17 marzo alle ore 1.01 · Non mi piace più · 2

    Giusi Ciaccio Premetto che non ho avuto, ancora, la possibilità di leggere il Suo romanzo, ma, conoscendoLa, sono sicura che sarà un CAPOLAVORO..A parer mio, la Sicilia non è, affatto, irredimibile, perchè se così fosse, non ci sarebbe più speranza. Noi, giovani, invece, non vogliamo rassegnarci all’idea che, nella nostra Isola, nulla possa cambiare, ma, al contrario, vogliamo sperare
    che, nonostante tutto, la nostra terra ” martoriata ” ma tanto amata, venga riscattata: solo così, potremmo imparare ad amarla, ad apprezzarla e a conoscerla per quello che è. La nostra Isola non è solo mafia, ma è quella terra che si lascia
    solo fisicamente, nella speranza che il popolo siciliano capisca e si convinca a voler cambiare tutto il sistema che attanaglia la ” nostra ” Sicilia, perchè solo con tanta volontà, senza rassegnarci mai, potremmo uscire da questo tunnel e
    avere un futuro nella nostra TRINACRIA.
    17 marzo alle ore 2.34 · Modificato · Non mi piace più · 2

    Sergio Lo Cicero Non ho ancora letto il romanzo,ma spero di farlo al piu’ presto…Noi siciliani siamo un popolo che ha doti assurde,ma che non sappiamo sfruttare al massimo proprio perchè ci adagiamo e aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa per noi.Chi non aspetta e prende iniziativa riesce in cio’ che fa e abbiamo esempi storici e recenti come gli scenziat(dal lontano Archimede al piu’ recente Ettore Majorana) Scrittori (dai più lontani Prandello,Sciascia e Verga ad Andrea Camilleri) e ne l mondo dello spettacolo sono centinaia( Fiorello,Baudo,Guardì,Battiato,Consoli,Biondi ecc ecc ecc). Il futuro è di noi giovani e con le capacità che abbiamo possiamo veramente cambiare la nostra sicilia, basta solo non aspettare nessuno,ma credere in noi stessi e rimboccarci le maniche.
    17 marzo alle ore 3.30 · Non mi piace più · 2

    Agostino Migliore “Sicilia, my love”: pare che il professore Randazzo avesse chiesto a me di decidere il titolo del suo lobro: si proprio a me, che conduco le mie ricerche in una università americana con estrema razionalità scientifica, avendo lasciato il mio cuore a battere là, da qualche parte, in Sicilia: appunto Sicilia my love. Mentre desidero esprimere un commento generale su questo capolavoro alla fine della mia lettura, adesso mi vorrei soffermare un attimo sul rapporto tra dimensione onirica e realtà menzionato in uno dei commenti precedenti.
    Le dimensioni onirica e reale sono mescolate con sapienza. Sentimenti e percorsi mentali sono descritti con maestria e nitidezza. La nitidezza è tale da raccordare le due suddette dimensioni a livello emozionale ancor prima che a livello di linguaggio. Quindi non meraviglia che l’Efesto che irrompe nello studio di Ippocrate sia il dio del fuoco. E non servono ulteriori spiegazioni, cosicché il linguaggio si può permettere di rimanere fluente, scorrevole, includendo allo stesso modo lessico semplice e linguaggio forbito, laddove il lettore può sempre intuire quel che magari non conosce o può comunque preservarlo vago nella sua immaginazione, accorpandolo con la componente fantasiosa e onirica della descrizione. Così non importa sapere che postema sia una forma di ascesso. Il dio del fuoco potrà pure avere un carbone acceso sul braccio! Quel braccio che connette il divino all’uomo, un uomo rozzo ma sapiente di furbizia, una furbizia atavica quasi nobilitata e trasformata in ‘cultura’ dalla storia! Ma la furbizia messa a nudo rivela la sua mediocrità e il bisogno di altro. E di questo parlerò in un successivo commento, cercando di connettermi al commento generale del professore.
    17 marzo alle ore 7.06 · Non mi piace più · 2

    Guido Di Stefano sono solo a metà siciliano ma amo questa terra bellissima e ricca di storia: non credo che sia irredimibile e che i “furbetti” siano in maggioranza, quello che credo difficile è convincere i più che ne valga la pena di esporsi di fronte ai troppo parolai in giro.
    17 marzo alle ore 7.52 · Non mi piace più · 2

    Giampiero Finocchiaro Caro Guido, Sono siciliano per intero e a questa terra ho dato il mio impegno civile fin da quando avevo 14 anni. Non ho mai smesso. Purtroppo esiste una retorica che assicura a troppi il sospetto di far parte della gente per bene. In realtà la parte buona della nostra società è chiaramente minoranza, fosse diversamente ci saremmo liberati della mafia, della corruzione, della vigliaccheria. Ma confido che pochi uomini ben armati e ben motivati possano prima o poi tornare a prendere il sopravvento e liberare l’isola dal giogo della truffa e della prepotenza.
    17 marzo alle ore 8.38 · Modificato · Non mi piace più · 3

    Jessica Lo Re Non ho ancora letto il suo romanzo, ma spero di poterlo fare al piu’ presto.Sono sicura che avrà reso onore alla Sicilia e a tutti i siciliani, troppo sottovalutati e per troppo tempo definiti solo “terroni” .Complimenti per le sue mille risorse e per la sua forbita e, oserei dire, infinita conoscenza. Grazie per aver descritto così realisticamente questa terra, , così amena, cosi’ magica e soprattutto così ricca di storia.
    17 marzo alle ore 8.28 · Non mi piace più · 2

    Alessandro Patelli Enzo, non ho letto il romanzo, ma ho avuto la fortuna di leggere una relazione economica della Sicilia dall’Unità d’Italia ai giorni nostri. In quello pagine ho scoperto una Sicilia con un PIL che era simile a quello del nord è andato dall’Unità sempre più diminuendo e questo mi ha sorpreso, nonostante vi fossero spiegate le ragioni. Concordo con te quando dici che la Sicilia ed i siciliani hanno le capacità per un nuovo riscatto. Lì abbiamo una cultura ed un ambiente invidiato dal mondo intero, serve uno scatto di orgoglio. Spesso mi sono chiesto perché molti italiani vadano al mare in altre realtà africane ed oltre quando potrebbero benissimo venire da voi e trovare mare, spiagge ed accoglienza. Non sono riuscito a darmi una risposta vera, non credo che sia colpa solo della criminalità organizzata, oramai è presente anche al nord, ci sono certamente questioni irrisolte politiche, normative, forse anche un rilassamento un poco in tutti, ivi compreso l’insieme degli italiani. Siamo giunti al momento che tutti dobbiamo guardarci e decidere se vogliamo uscire da questo pantano di indecisioni, di non scelte, di non voler rinunciare a nulla, e non parlo solo di voi siciliani, sono lombardo e quando mi guardo intorno vedo gli stessi problemi vostri, certo in chiave diversa ma simili. Mi scuso della lungaggine ma è quello che sento di dirti dopo aver letto le tua introduzione.
    17 marzo alle ore 8.31 · Non mi piace più · 2

    Tiziana Mastroscusa sono stata varie volte in questa meravigliosa regione visitando alcuni luoghi incantevoli da taormina alla valle dei templi di agrigento da catania a palermo nn dimentichiamo che è stata un luogo di vacanze e di svago visitate da grandi figure della storia di roma …la sicilia ha una storia lunga 6000 anni quando ancora roma nn era che un povero villaggio di pastori in sicilia fioriva una splendida civiltà e le sue città rivaleggiavano in potere e splendore con le città della madre patria greca essa fu metà della preistoria di popoli attratti dalla sua bellezza rigogliosità e fertilità i quali hanno lasciato sul suo suolo ricche testimonianze storiche ed artistiche che ancora oggi suscitano ammirazione per la loro stupefacente bellezza .molti di questi popoli finirono per sentirsi di casa in quella che Omero definì l’isola meravigliosa di Elio dio del sole il paese di sogno degli dove tutto cresceva senza essere seminato cla cucina è molto più varia ed estrosa d italia vera alchimia di profumo sapore e colore ….
    17 marzo alle ore 8.40 · Non mi piace più · 2

    Nuccio Mula Non ho letto il testo e, quindi, non posso entrare nello specifico. Ma concordo sull’argomentare del Prof. Randazzo, e non certamente per solidarietà territoriale, ma perché liquidare con inappellabile sentenza d’ “irredimibile” qualcosa o qualcuno significa dare il coltello dalla parte del manico a chi su questa “irredimibilità” vuol costruire non solo pregiudizi ma fertilissimi terreni di predominio e sudditanza.
    17 marzo alle ore 9.04 · Non mi piace più · 4

    Francesca Santangelo Non ho ancora letto il romanzo, ma conoscendo le sue conoscenze e capacità, non ho alcun dubbio sul risultato. Solo chi ama profondamente la propria terra, al di là delle apparenze, poteva scegliere questo titolo, “Sicilia my love”. Lo leggerò sicuramente.
    17 marzo alle ore 9.42 · Non mi piace più · 2

    Maria Rossi Ho una casa a Piedimonte Etneo adoro la Sicilia
    17 marzo alle ore 10.33 · Non mi piace più · 3

    Laura Vasini quanto amore per la tua terra c’è in quello che scrivi ….leggendo vieni trasportata e avvolta da colori e profumi che solo in sicilia puoi trovare…
    17 marzo alle ore 12.59 · Non mi piace più · 2

    Laura Sanfil Grande Enzo Randazzo! Complimenti per quello scrivi e per forza delle tue parole. Inondi di entusiasmo e pensiero positivo chi legge. Le riflessioni portano ad amare ancora di più questa martoriata,ma meravigliosa terra di Sicilia. “Sicilia my love” dovrebbe essere il nostro slogan per aprirci al futuro
    17 marzo alle ore 14.01 · Non mi piace più · 3

    Angela Tuccio Anch’io ho avuto il piacere di leggere in anteprima il romanzo di Enzo.
    17 marzo alle ore 14.37 · Non mi piace più · 3

    Angela Tuccio Gradevolissimo e scorrevole nella forma, ben delineati e “sicilianamente realistici” i personaggi….Bravo Enzo
    17 marzo alle ore 14.40 · Non mi piace più · 3

    Rosanna Cirafisi la Sicilia è la nostra isola; un luogo magico, le cui giornate sono illuminate da quel sole che scalda il cuore e l’anima e le notti dal chiarore della luna in compagnia delle scintillanti stelle. I colori che dipingono il paesaggio, ben si sposano con i profumi che riempiono l’aria. Gli abitanti siamo degli “irrimediabili “nostalgici, capaci di stare male quando siamo lontani dai sapori di casa nostra…ma, la Sicilia e la sicilianità hanno dei mali, che sono insiti nel nostro modo di accettare passivamente i cambiamenti, per paura di peggiorare, talvolta, la nostra condizione. Le idee e i propositi nel tempo sono cambiati e continuano a farlo… E’ bello leggere delle meraviglie della nostra terra, perciò lasciamo che le cose vadano da sé e intanto lasciamoci cullare dalle onde nel mare di emozioni, che bagnano la nostra PERLA e che hai avuto l’entusiasmo di trasmettere.
    17 marzo alle ore 16.54 · Non mi piace più · 2

    Ninni La Marca Colori, profumi e personaggi vivono le scene seguendo un copione scritto da ricordi, tradizione e poesia.
    Il tutto si muove in perfetta armonia su un palcoscenico paesaggistico e culturale che si respira tra dialoghi e descrizioni.
    Prima attrice, amata protagonista, la Sicilia, splendente, ironica, vera.

    La lettura mi coinvolge emotivamente. Non riesco ad osservare dalla platea, i ricordi mi trascinano sul palco e dietro le scene del romanzo.
    17 marzo alle ore 17.53 · Non mi piace più · 2

    Giovanni Tirone Carissimo Enzo, faccio mio tutto quanto asserisci sui valori della sicilianita’ e la volontà di non arrendersi. Il limite nostro, purtroppo, e’ culturale e come tale deve scorrere su diverse generazioni per essere superato, in tutto questo la scuola, oltre che la società, ha un ruolo di primo piano e forse per l’attività che svolgiamo non possiamo rassegnarci. La politica in tutto questo dove la metti? Sciascia affermava che il siciliano “Normale” non esiste, o si sente super uomo o subisce da tutto e tutti…….! Speriamo bene! Un abbraccio e in bocca al lupo!
    17 marzo alle ore 17.58 · Non mi piace più · 2

    Michele Vaccaro Scrivo di getto. Si, caro Enzo, sono d’accordo con te e con le tue lucide considerazioni espresse in “Sicilia, my love”: anch’io mi rifiuto di accettare l’idea di una Sicilia ineluttabilmente irredimibile e il pregiudizio che descrive i siciliani come boriosi, furbastri e gattopardeschi; anch’io amo la Sicilia, terra di contraddizioni e paradossi. Purtroppo le teorie della scuola antropologica e criminologica positivistica (Niceforo, Lombroso, Ferri) e di alcuni pseudo-sociologi e politici, seppur fermamente condannate da studiosi di cultura meridionalista (Salvemini, Gramsci), hanno lasciato tracce profonde nell’immaginario collettivo, caldeggiando stereotipi, luoghi comuni vari che ancora tendono a persistere pur in un contesto assai cambiato, venendo ripresentati in modi nuovi, magari difformi nella forma, non certo nella sostanza.
    Se però vogliamo costruire un futuro roseo per la nostra Sicilia e i nostri giovani, e alimentare la fiducia nella possibilità di cambiamento, dobbiamo finirla di piangerci addosso, dobbiamo liberarci, tout court, di alcuni di quei modelli esistenziali e comportamentali diffusi che, a torto o a ragione, definiscono la “natura dei siciliani” e che, solo apparentemente, sembrano inestirpabili: l’atteggiamento fatalista e autocommiseratorio; la diffidenza nei confronti dello Stato; il familismo chiuso e circospetto; l’indebolimento istituzionale; il decadimento politico; il comportamento omertoso, mafioso e filomafioso; il sicilianismo e la sicilianite; l’estesa condizione di sofferenza psicologica e sociale, una specie di sindrome depressiva di massa, frutto di una singolare combinazione di elementi antropologici e di veri o presunti torti storico-sociali subiti.
    La Sicilia, per secoli inchiodata alla passività e alla rassegnazione, all’immodificabilità e, in particolare, all’irredimibilità, come tu, Enzo, scrivi, oggi può finalmente sollevarsi: le risorse, materiali e umane, ci sono, bisogna solo saperle, ma, soprattutto, volerle sfruttare razionalmente.
    È arrivato il momento di purificarci di quel peccato che noi siciliani non perdonavamo, ossia quello del “fare”, di uscire dal “sonno” di gattopardesca memoria. Un abbraccio.
    17 marzo alle ore 18.09 · Non mi piace più · 3

    Lorenzo Maniscalco Ne ho sentito parlare tantissimo. Il tema è attualissimo, il Romanziere straordinario.. Spero di leggere al più presto “Sicilia, my love”! Complimenti Prof. Randazzo.
    17 marzo alle ore 18.22 · Modificato · Non mi piace più · 2

    Cristina Savatteri Son d’accordo la Sicilia deve riscattarsi da questa condizione, a fatica partendo dal basso, i siciliani, uomini di grande forza e sacrifici hanno preso consapevolezza, pian piano la presa di coscienza è diventata sempre più sostanziale e non solo di forma, attraverso lotte, manifestazioni, scritti, film che hanno aperto una possibilità al “pensarsi “anche diversi, senza stigmi e pregiudizi.
    22 marzo alle ore 10.32 · Modificato · Non mi piace più · 2

    Daniela Comparato Enzo ci regala un altro atto di amore verso la nostra terra. Piena di contraddizioni, terra forte e dolce al contempo. Attraverso i suoi occhi arguti,scanzonati ma attenti,Enzo,come solo lui sa fare, ci accompagna alla scoperta di personaggi, profumi ed immagini che scorrono ad evocare ricordi ed emozioni spesso sopiti. Un modo diverso, non stereotipato,di farci vedere e godere della nostra amata terra. Un modo che ci spinge ad essere fieri ed orgogliosi della nostra sicilianita’,ma che sono sicura risulterà fascinoso anche per i non “siculi”!. Un romanzo tutto da leggere e rileggere!Complementi Enzo,per questo tuo nuovo capolavoro!
    17 marzo alle ore 21.13 · Mi piace · 1

    Antonella Marino Ho voglia di leggerlo questo libro che parla di autenticita’ e di amore per le proprie radici
    Bravo Enzo!
    17 marzo alle ore 21.15 · Non mi piace più · 2

    Antonello Avona Complimenti ne è passato di tempo dal Capolavoro “La Nana”. ed ora eccoti qui con un romanzo semplice, accessibile a tutti ma intrecciato con la complessa realtà siciliana come solo Tu sai fare. “Sicily my love” un’altro capolavoro che non deve mancare nella mia libreria. Ad Maiora Prof.
    17 marzo alle ore 22.22 · Mi piace · 1

    Lilly Sutera Non ho letto il testo ma son d’ accordo con l’autore su ciò che afferma riguardo all’amata Sicilia, terra di sole, di mare e ricca di risorse umane che, senza alcun dubbio, possono renderla apprezzabile per la sua bellezza e particolarità e quindi illuminarne l’immagine, offuscata e oscurata nel tempo
    dall’impronta sinistra che le organizzazioni mafiose, ben radicate, le hanno conferito, causando i numerosi pregiudizi su noi siciliani e la nostra amata isola. Ritengo perfetto quindi il titolo, congratulazioni prof. Randazzo.
    17 marzo alle ore 22.56 · Mi piace · 1

    Mariella Petrini La natura incontaminata e la veridicità della gente fa della Sicilia una terra da amare. Congratulazioni.
    18 marzo alle ore 11.51 · Non mi piace più · 1

    Giuseppe Sparacino Caro Enzo, l’ottimismo, parola chiave del tuo prezioso romanzo “Sicilia, my love”, è il combustibile dell’uomo. Senza ottimismo l’uomo si impantana, vegeta, muore. I sogni, come il tuo sogno di riscatto della nostra terra, sono gli orizzonti che spesso in quanto tali ci appaiono irraggiungibili, irredimibili, e proprio quei traguardi onirici che a volte si allontanano tanto più ci si avvicina, servono da stimolo per farci allungare il passo. L’amore, my love, è il motore di tutte le nostre risorse. Senza amore, senza passione non vi può essere riscatto: per sfondare il muro dell’indifferenza, per disintegrare l’apatia bisogna metterci l’anima e occorre il combustibile dell’ottimismo. Leggere, caro Enzo, il tuo “Sicilia, my love”, è come scoprire un pozzo di combustibile che istiga all’ottimismo, al riscatto della nostra terra. Nei titolo, “Sicilia, my love”, c’è il motore, quell’amore necessario per rimuovere vecchi modi di pensare, vecchi incrostazioni culturali. L’amore in senso più ambio, onirico e materiale, tra sogno e realtà; my love… per un reale cambiamento e stimolo ad un nuovo risorgimento. Bravo Enzo!… E’ con orgoglio che ti sento e ti sono amico. Ti auguro tanti meritati successi, Pippo
    18 marzo alle ore 14.03 · Non mi piace più · 1

    Marilena Leggio caro Enzo,è con vero piacere che esprimo un mio pensiero sul tuo libro. Già dal titolo del romanzo si evince il tuo amore sviscerato per la nostra terra . Enfatizzi il carattere e la caparbietà del nostro popolo e ciò in perfetta linea con il tuo pensiero ottimista e fattivamente positivo. La nostra Sicilia, colma di tradizione, cultura, passioni, sapori ed odori ,viene da te magistralmente descritta e narrata con linguaggio semplice e scorrevole, che rende facile ed avvincente la lettura del libro. Il messaggio che emerge è sicuramente uno stimolo per le nuove generazioni di siciliani ed in generale per i tuoi lettori. Un’altra perla tra le tue pubblicazioni !
    18 marzo alle ore 21.51 · Non mi piace più · 1

    Miriam Romeo Un po’ di ottimismo e di speranza non fanno mai male! È proprio questo che il romanzo trasmette : provare a guardare il bicchiere mezzo pieno!
    Virgilio nell’episodio del Vecchio di Corico tratto dalle Georgiche ci insegna che la volontà e il duro lavoro vengono ricompensati. L’esempio del senex è significativo poiché i suoi territori sono improduttivi eppure egli riesce attraverso la fatica e l’amore per la sua terra a trovare la felicità. Grazie alla volontà e ad un po’ di lavoro sostenuto dall’amore potrà essere possibile per tutti ritagliarsi uno spazio di Arcadia anche in questa Sicilia considerata irredimibile.
    19 marzo alle ore 1.16 · Modificato · Non mi piace più · 1

    Stefano Longo Idealistico e utopistico al primo impatto. D’altra parte tu hai passato i tuoi anni a forgiare le menti dei giovani e hai immagazzinato molto del loro ottimismo ( guai se così non fosse! ). Ecco, questa tua speranza nei benefici trasmessi anche dalle piccole cose si scontra col mio pensiero, consolidato negli anni della nostra maturità a contatto con i problemi quotidiani della gente con cui ci relazioniamo, radicando il triste realismo di Mastro don Gesualdo e la consapevolezza dell’immutabilita’ del Principe di Salina che ( e’ illusione sottovalutare) diventano, ogni giorno di più, patrimonio genetico nostro e delle generazioni che verranno. Crudo, pessimista ? … forse, ma è la fucina della vita quella a cui attingiamo la nostra tristezza per l’ineluttabilita’ del fato che abbiamo contribuito a costruirci. Un abbraccio.
    19 marzo alle ore 2.14 · Modificato · Non mi piace più · 1

    Giuseppe Sparacino Enzo, così com’è e messa, sembra che la mia nota (Caro Enzo, l’ottimismo, parola chiave…ecc ecc.) sia stata posta da Maria Serioha. perdonami, ciao…
    19 marzo alle ore 16.03 · Non mi piace più · 1

    Randazzo Enzo Giuseppe Sparacino
    Caro Enzo, l’ottimismo, parola chiave del tuo prezioso romanzo “Sicilia, my love”, è il combustibile dell’uomo. Senza ottimismo l’uomo si impantana, vegeta, muore. I sogni, come il tuo sogno di riscatto della nostra terra, sono gli orizzonti che spesso in quanto tali ci appaiono irraggiungibili, irredimibili, e proprio quei traguardi onirici che a volte si allontanano tanto più ci si avvicina, servono da stimolo per farci allungare il passo. L’amore, my love, è il motore di tutte le nostre risorse. Senza amore, senza passione non vi può essere riscatto: per sfondare il muro dell’indifferenza, per disintegrare l’apatia bisogna metterci l’anima e occorre il combustibile dell’ottimismo. Leggere, caro Enzo, il tuo “Sicilia, my love”, è come scoprire un pozzo di combustibile che istiga all’ottimismo, al riscatto della nostra terra. Nei titolo, “Sicilia, my love”, c’è il motore, quell’amore necessario per rimuovere vecchi modi di pensare, vecchi incrostazioni culturali. L’amore in senso più ambio, onirico e materiale, tra sogno e realtà; my love… per un reale cambiamento e stimolo ad un nuovo risorgimento. Bravo Enzo!… E’ con orgoglio che ti sento e ti sono amico. Ti auguro tanti meritati successi, Pippo Sparacino
    · Angela Balistreri
    A proposito di “Sicilia, my love” ….
    La Sicilia ha da sempre soggiogato col suo fascino tutti quelli che l’hanno conosciuta.
    Ma perché?
    Quale l’origine di questa potente forza seduttiva?
    Due i termini intorno ai quali, a mio avviso, c’è da riflettere: ambiguità e contraddizione. Parole tra loro attinenti, ma non sovrapponibili.
    Il primo termine confonde la realtà annebbiandola e lasciandone trapelare solo un’immagine non chiara, ma affascinante e magica.
    La contraddizione anch’essa non presenta una verità, ma ne lascia convivere due opposte.
    Così la Sicilia. Terra di vento e sole, di vita e morte, di acqua e fuoco, di colori sgargianti e cieli pastello, di abbondanza e miseria, di discariche abusive e panorami mozzafiato, spiagge, pianure, colline, montagne; questa Terra di uomini e donne operosi e di inguaribili perditempo, di filantropi e politici corrotti, di spietati criminali e giudici coraggiosi, di artisti geniali e ingegnosi truffatori, di tronfi parolai e pensatori silenti.
    Queste opposte realtà in Sicilia hanno viva coesistenza. Misteriosamente, magicamente si perpetua una paradossale convivenza dei contrari mentre dal loro naturale gioco-forza, scaturisce quel fascino irresistibile sul quale la Sicilia fonda la sua forza attrattiva.
    Lodata osteggiata esaltata combattuta amata odiata cantata desiderata abbandonata ricordata : questa Isola ha tutto in sé. Una completezza che non è staticità: è energia, è movimento, è divenire.
    Ecco il segreto del suo eterno fascino: l’accoglienza del Tutto.
    Ma allora come liberare questa terra meravigliosa dai suoi malfattori ?
    Basterà il fascino della sua Bellezza e l’impegno dei siciliani onesti nel limare le contrapposte asperità della realtà?
    Angela Balistreri Maria Serioha pubblicato qualcosa
    Credo che la Sicilia non ha attraversato una vera rivoluzione come quella francese, i siciliani non sono ancora pronti a cambiare, le coscienze non si sono risvegliate da quel lunghissimo feudalesimo che ha subito durante i secoli
    9 ore fa · Mi piace
    20 marzo alle ore 0.27 · Modificato · Non mi piace più · 3

    Michele Luigi Celestri Ciao Enzo. Noto con piacere che hai gradito il mio breve commento al tuo ultimo lavoro.
    Tale nota era stata scritta a caldo, non appena terminata una lettura 3x del tuo romanzo, e pertanto era suggerita da impressioni emotivamente immediate, quando la trama coinvolgente e intrigante del libro era riuscita ad assorbire completamente la mia attenzione, consentendo però, negativamente, che rimanessero fuori fuoco molte sottilissime e importanti sfumature.
    Se mi fossi soffermato infatti un tantino più a lungo a considerare, con occhio critico, il testo nei suoi più minuti particolari e lo stesso impalcato della storia, contestualizzata in temporalità storiche differenti; e se avessi pure tenuto conto della fedele matrice quasi fotografica, conservata nella tua eccellente memoria di intellettuale attento e partecipe appassionato della storia contemporanea degli ultimi due ventenni, memoria che ti ha permesso di restituire magnificamente alla nostra visione ambientazioni umane e psico-sociologiche di un tempo da te/noi vissuto ma già tanto distante per le nuove generazioni di lettori, forse, anzi sicuramente, il mio commento sarebbe stato meno generico, meno superficiale e più articolato e, possibilmente, anche meno polemico. Te ne chiedo pertanto venia.
    Questa storia, la storia di “Sicilia, my love”, non è, per come la vedo io, la storia resocontata di un amore perduto e di una occasione sprecata, mi sembra evidente, altrimenti sarebbe stata troppo banale e scontata; né è il rimaneggiamento di sdolcinate novecentesche stesure letterarie già abbondantemente sfruttate da altri; il tuo lavoro nasce dal tuo intimo ed è frutto soprattutto dell’amore “patrio” che ti lega orgogliosamente non tanto, o non solo, al ristretto ambiente geografico del tuo territorio, ma a quello più allargato di una terra che il mare ha voluto stringere in un rassicurante abbraccio, proteggendone per secoli cultura, civiltà e tradizioni. Tutta la Sicilia è un unico amore per il siciliano doc. E il siciliano non ha alcun timore riverenziale di confrontarsi con gli altri connazionali, quali che essi siano, perché è forte e sicuro del proprio valore culturale che nulla ha da invidiare ad alcuno. Bella e tanto vera questa considerazione! Magnifica mi sembra poi la contrapposizione dicotomica tra l’integrità fino alla fine di chi è coerente con i suoi principi etici, strettamente siciliani, e la volubilità opportunistica, altrettanto strettamente siciliana, di chi cambia in continuazione l’orientamento alla propria vita alla ricerca di una migliore posizione sociale. E’ tutto un condensato di situazioni tipiche della nostra terra, forse difficili da portare singolarmente alla luce e sottoporre a disamina critica, ma che, viste nel loro interagire, assumono un valore di gruppo cui si potrebbe attribuire, per usare un acronimo enologico, un’etichetta DOP.
    Credo di essermi dilungato. Il mio giudizio finale è comunque POSITIVO 100%.
    24 marzo alle ore 18.21 · Modificato · Non mi piace più · 1

    Giacomo Bonagiuso Caro Preside Randazzo Enzo ci proponi sempre riflessioni che suscitano suggestioni forti. Tinte non univoche sotto il cielo di Sicilia! Redenzione e dannazione… Possibilità e volontà, coraggio e viltà, categorie immortali, che hanno colorato l’identità della Sicilia e di Siciliani illustri, dalla letteratura, al giornalismo alla magistratura! Potremo mai uscire dalla luce “sinistra” che il Principe di Salina getta su Chevalley? Non lo so, ma la tua provocazione, oggi, mi affascina. Grazie.
    20 marzo alle ore 19.48 · Non mi piace più · 1

    Tiziana Fortunato Trasferire le emozioni con la consapevolezza che solo dall’esperienza del vivere e dal respirare la Sicilia possono venire … leggendoti il bagaglio personale si arricchisce. Grazie
    20 marzo alle ore 20.32 · Non mi piace più · 1

    Pamela Ambrogio Sicilia my love descrive magistralmente tutti i colori della Sicilia. Col suo linguaggio scurrile è ottimista, passionale, ironico, utopista, speranzoso…Descrivendo con orgoglio le tradizioni ed i caratteri folcloristici della nostra terra riesce a c…Altro…
    23 marzo alle ore 10.54 · Non mi piace più · 1

    Anna Maria Caruso Spero di leggere presto il romanzo….. ho letto i vari commenti e mi hanno molto incuriosita….. gattopardeschi forse lo siamo… ma laboriosi e costruttivi anche….. la terra di Sicilia é ricca di sfaccettature e contraddizioni che la rendono unica.
    23 marzo alle ore 13.20 · Modificato

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  1. [...] la portata come strumenti di lettura del “reale”. (L’articolo di Nicola Lagioia Blog, riviste e siti letterari: il dibattito culturale in rete offre una buona panoramica delle realtà appartenenti a questo campo, attive in [...]



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