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Bugaro: L’effetto domino di un desiderio oscuro

 

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(fonte immagine)

di Giacomo Giossi

L’inseguimento di un’ossessione, un oscuro desiderio che fagocita denaro, relazioni, passioni e vite. I protagonisti di Effetto domino (Einaudi, 2015), l’ultimo romanzo di Romolo Bugaro, sono infatti tutti rappresentanti di quella tipologia di sconfitto contemporaneo che negli ultimi anni ha invaso cronache giudiziarie come di gossip o di affari. Sconfitti che recitano il ruolo di avvoltoi, ma che si rivelano alla prova del nove inadatti anche al ruolo di vittime: uomini semplici relegati al ruolo di comparse all’interno di un’ideologia obbligata a macinare e frantumare per non fermarsi mai.

Ambientato nella provincia padovana, paradigma del Veneto grezzo e rampante che ha dominato la scena economica italiana fino ai primi anni duemila, Effetto domino è il racconto dei destini e delle ambizioni di quelli che il giornalismo da copertina patinata ha definito nel tempo professionisti: immobiliaristi, avvocati, commercialisti. Affaristi e faccendieri legati mani e piedi gli uni agli atri da scadenze, debiti e crediti spesso ugualmente validi di fronte ad un destino di fallimento o di presunto e labile successo.

Romolo Bugaro va oltre la descrizione d’ambiente ed evita accuratamente gli stereotipi e le comode invettive che con le ricche provincie del nord Italia vengono quasi spontanei, ma si fa carico dei suoi protagonisti raccontandoli nelle loro indecisioni, fragilità e ricordi. Uomini impigliati in storie a cui non sanno far parte e dare direzione: in famiglia come sul lavoro.

Se La speculazione edilizia di Italo Calvino era leggibile anche come un’infallibile analisi antropologica di un paese in drastico cambiamento, Effetto domino descrive meticolosamente lo stato dell’arte di un paese invece bloccato e incapace di trovare vie d’uscita che non siano la riproposizione dei vecchi moduli relazionali e affaristici. Non più rudi impresari sporchi di polvere, ma imprenditori edili fortemente indeboliti da un arricchimento repentino che li ha socialmente isolati. Uomini privi d’identità che si ritrovano a bordo di auto di lusso fingendosi adusi ad un mondo che rimane per loro ostinatamente criptico e capace d’ingannarli e tradirli alla prima occasione.

L’autore lavora affiancando tempi e biografie che precipitano parallelamente nel medesimo canale, attratti dallo stesso gorgo. La scrittura di Bugaro è disincantata, non indugia, ma si limita a rivelare pagina dopo pagina la fragilità dei suoi protagonisti. Una fragilità sempre più evidente tanto più l’apparenza si stacca come intonaco consumato abbandonando i protagonisti all’impietoso incedere della realtà.

Tutti sono legati gli uni agli altri e per nessuno c’è salvezza: c’è chi continua a coltivare la propria ossessione e chi i propri rimpianti. Ognuno vedrà prendere corpo la miseria di un passato tradito negli affetti più profondi e nei rischi più sinceri. È una questione di legami e non di ruoli e chiunque vi rimanga impigliato si trova preso all’amo dalla propria paura. Imprenditori edili una volta semplici muratori che rappresentano l’ultimo salto sociale avvenuto in questo paese, ma anche avvocati debosciati e manager egocentrici che manovrano un enorme potere di veto, e ancora accademici stanchi che firmano appelli insignificanti privi di ogni influenza e operai fatalisti incapaci d’amore.

Effetto domino è sicuramente uno dei romanzi più interessanti sull’Italia degli ultimi anni (ben più profondo di quanto la scontata e ossessivamente ammiccante quarta di copertina lasci intravvedere), lontano da visioni catastrofiche o colpevoliste il libro riesce con una scrittura attenta e affilata a riconnettere un mondo solitamente lontano e improbabile, incomprensibile e volgare, ma in realtà ricco di biografie e storie spesso occultate dal perbenismo ipocrita: vero contraltare di un giustizialismo cieco e quello sì volgarissimo. In fondo la sconfitta è pur sempre il successo dei sopravvissuti, gli unici in grado, all’occasione, di poter testimoniare e raccontare cosa è stato.

Bugaro compie un’indagine intima sugli uomini e sulle loro biografie: entra nella loro memoria e dà forma a più voci unendo in un certo senso quello che è il racconto d’interni spesso tragico e asfissiante raccontato con estremo equilibrio in Il bambino indaco da Marco Franzoso, ad una narrazione d’ambiente, per certi versi anche politica di un territorio. Il Veneto di Bugaro prende forma dal disagio di chi spesso viene messo all’indice: è un territorio visto attraverso gli occhi di speculatori e industriali senza che questo significhi assolvere le loro azioni e accettare i loro presupposti. Un racconto corale privo d’inibizioni e di caricature come troppo spesso avviene nel raccontare l’estesa provincia padana, non da ultimo come avviene nel duro, ma troppo impreciso nella sua ossessione di verità, Cartongesso di Francesco Maino in cui l’autore si fa portatore sicuro di un punto di vista totalizzante e quindi incapace di spiegare più che le ragioni, il sentimento e la tensione di un territorio inquieto. Effetto domino è il racconto in ultimo di un andamento e di un andazzo che coinvolge – nella disperata ricerca di emancipazione dai propri desideri e dalle proprie passioni – un’intera nazione ormai atterrita e incapace di far fronte al proprio piacere, qualunque esso sia e in qualunque forma questo si presenti.

Commenti
3 Commenti a “Bugaro: L’effetto domino di un desiderio oscuro”
  1. SoloUnaTraccia scrive:

    Precisamente cosa vuol dire “far fronte al proprio piacere”?

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  1. […] qui: http://www.lavoroculturale.org/effetto-domino-romolo-bugaro/ e qui: http://www.minimaetmoralia.it/wp/bugaro-leffetto-domino-di-un-desiderio-oscuro/ e quindi gli auguriamo il più grande […]



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