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Caduto per le scale

di Adriano Chiarelli

Non è successo niente, e se è successo qualcosa non è colpa di nessuno. Se qualcosa è successo tra l’arresto e la morte di Stefano Cucchi non ci sono prove. E per questa insufficienza di prove nessuno pagherà con un solo giorno di galera. La sentenza di appello sulla morte di Stefano Cucchi è, se possibile, persino peggiore della sentenza di primo grado. Tutti assolti, tutti non colpevoli. Se tra le mura della cella di piazzale Clodio, se nei corridoi delle caserme dei carabinieri dove il corpo esile dello “sporco pusher di Torpignattara” è transitato di milite in milite in maniera non proprio ortodossa, se sul letto del Pertini dove Stefano era detenuto in stato di inanizione i medici non se lo sono filato di striscio finché non è crepato, noi non lo sapremo mai, perché il giudice della corte d’appello di Roma così ha stabilito. Niente prove, fine della storia. Sarà la Cassazione forse a dirci se si dovrà tornare in Appello, a replicare per l’ennesima volta la madre di tutte le farse processuali di malapolizia. Quel grande vaffa, quel dito medio del secondino imputato che svettava nell’aula del processo di primo grado, l’aula bunker di Rebibbia, ha stravinto e oggi ha avuto l’avallo di una corte che non ha evidentemente ritenuto di valutare inattendibili le tante prove e i tanti indizi che suggerivano una verità diversa dalle ripetute cadute per le scale e dalle lesioni ossee risalenti al 2006. Quel dito medio è un vaffanculo di stato, al quale oggi si è unita una giuria della corte d’appello di Roma.
Stefano è morto per motivi sconosciuti, è questa la nuova verità. La grande famiglia delle vittime di malapolizia, nella quale Ilaria si è sempre contraddistinta per coraggio e determinazione, incassa forse la sconfitta più pesante, la più difficile da digerire. Ora sì, siamo tutti legittimati a pensare che c’è qualcosa di oscuro e indefinito che veicola i processi di malapolizia verso l’insoluto. Qualcosa che puntualmente torna ed esercita una forza possente e coercitiva. Chiamiamolo come vogliamo: spirito di corpo, omertà istituzionale, connivenze tra apparati. Non ha importanza. Ciò che conta è che qualsiasi cosa sia, nelle aule di tribunale dove si vivisezionano a suon di insulti le storie dei morti innocenti e si osannano religiosamente le divise dei vivi colpevoli, trova terreno fertile, piena legittimazione e spazza via la dignità di quelle famiglie che ostinate e ottuse cercano la verità.
Lucia, Claudia, Ilaria, Raimonda, Giuliana, tutte e tutti: non spendete più soldi in avvocati, non affollate le aule di tribunale, state alla larga da telecamere e giornalisti, rinunciate! Questa è una guerra persa, anche se le sporadiche battaglie vinte ci hanno fatto gridare alla vittoria. Fermatevi. Lo stato vi schiaffeggerà, vi offenderà ogni volta che potrà farlo, torturerà i vostri sonni e la vostra dignità. I giudici insozzeranno le pareti delle aule con la loro malafede. Per i vostri morti il codice penale si trasformerà in un libro di barzellette sconce. I vostri morti non contano niente, sono zero, meno di zero. Sono tossici, drogati, stalker, teppisti, barboni, feccia della feccia di questa società, difesa strenuamente da valorosi poliziotti che rischiano la vita per 1300 euro al mese.
Non riuscite ancora a coglierlo il messaggio? In questo processo è ancora più chiaro che negli altri processi: più clamore mediatico fate, più articoli scrivete, più inchieste montate su colpe di stato e più legittimazione queste ultime avranno. Più coperture. Più sentenze favorevoli. Più vaffanculo e dita medie alzate verso il cielo, a gridare con la bava alla bocca, a tutti, che la divisa non si processa. È intoccabile. E se si processa può finire in un solo modo: tutti assolti. C’è violenza e violenza, ci sono botte e botte e il rito dell’Inviolabile Divisa oggi ha trovato il massimo livello di celebrazione. La cocaina pippata dagli sbirri è meno cocaina di quella che pippa il pischello di borgata. Le mazzette intascate dai finanzieri sono più nobili delle comuni mazzette intascate dai comuni mortali. Gli stupri in divisa sono più giustificabili degli stupri comuni. Perché non dovrebbe essere diversamente per gli omicidi? Un morto di polizia ha sempre un muro di giustificazioni e prove, quelle escono puntualmente nero su bianco nei verbali, che scagionano. Lo abbiamo capito tutti: i pugni nei denti sono testate negli spigoli dei mobili; i lividi nel costato, improvvisi scivoloni sul pavimento delle caserme sempre assai incerato; le ossa rotte, si rompono per quelle maledette scale delle questure che nessuno si decide quantomeno a restaurare. Se muori in caserma, questo sarà il verbale della tua morte.
E comunque saranno tutti contenti, a partire dalle claque del super sindacato SAP per finire con quel popolo dei social network col culto del fascista in divisa che a ridosso della notizia di intitolare una strada a Stefano Cucchi nel comune di Roma, hanno dato il meglio di se con frasi sgrammaticate tipo “una volta le piazze le dedicavamo alle eroi ora ai delinquenti bravi continuiamo cosi”, “Paese di merda!si lo dico da servitore dello stato da quasi 30 anni, paese di merda!!!!”, “E li mortacci tua a te e a quella mercenaria de tu sorella che dalla tua morte se sta a fa li palazzi …”. E ci fermiamo qui per rispetto e pudore.
Registriamo soltanto una delle tante barriere, di matrice soprattutto politica e culturale, che separa l’Italia in due. Due scuole di pensiero, due modi opposti di concepire la giustizia, le garanzie minime di dignità e salvaguardia dei diritti. Due mondi inconciliabili che presto, molto presto dovranno necessariamente arrivare alla resa dei conti. Perché insultare i morti in questo modo, sentendosi forti di sentenze sempre più scandalose come quella di oggi, dovrà pure aver un prezzo da pagare. La roccaforte delle impunità dovrà crollare. Il binomio sempre più solido tra cultura fascista e oltranzismo della violenza in divisa, dovrà essere spezzato una volta e per sempre.
L’onorabilità della divisa, come urlava il pm Abate nell’interrogatorio ad Alberto Biggiogero nel processo Uva, è un concetto ormai diradato. Di onorabile è rimasto ben poco. Resta la nudità della violenza, la vera anima della repressione di strada e di piazza. Restano divise sporche di sangue e, ancora una volta, le inutili lacrime di una madre, di una sorella, di un padre. Resta l’icona lontana di Stefano Cucchi e la sua smorfia di morte della quale a quanto pare, a certi giudici non importa granché.

Commenti
29 Commenti a “Caduto per le scale”
  1. Lalo Cura scrive:

    grazie per questo articolo

    lc

  2. Lorena Melis scrive:

    La reticenza e la responsabilità in questo caso sono sorelle

  3. concetta scrive:

    Spero che quella strada venga intitolata a Stefano come segno che noi sappiamo la verità che qualcuno vuole nascondere

  4. Manu scrive:

    Povero ragazzo.. E che male ha fatto x meritare la morte ?? Poveri madre padre e sorella.. Giustizia fai schifo.. Ci sono persone che uccidono bambini e rimangono impuniti .. Preti che violentano eppure quel povero ragazzo per una grandissima cazzate è finito morto in galera!!! Riposa in pace Stefano.. Ci sarà una resa dei conti prima o poi..che la sua mamma trovi un po di pace!! ❤️

  5. Matteo scrive:

    Scusate se dissento anche se in parte; in questa sentenza la cosa schifosa è che tutti sanno che morto per le percosse subite, ma l’omertà che regna tra noi delle forze dell’ordine ha impedito di stabilire chi abbia percosso Stefano. Il succo della sentenza è proprio questa: nessuno nega che sia morto per le percosse subite ma nessuno è in grado di dire cui sia stato e quindi purtroppo invece che accusare un innocente assolvono tutti per insufficenza di prove. Voi dite che sarebbe facile risalire la catena di chi l’ha avuto in custodia ma non essendoci (almeno così mi sembra) certificati medici che dicano che lui non era sano tra un passaggio di consegne all’altro, dobbiamo sperare che prima o poi una di queste persone, in preda al rimorso di coscienza dica chi a picchiato Stefano Cucchi, perché fino ad allora se non si sfonda il muro di gomma, i suoi famigliari potranno solo entrare nel triste club dei parenti delle vittime senza un perché ( Ustica, Stazione di Bologna ecc, ecc) mi scusino questo o accostamento ma tutti sono morti per un preciso motivo ma i colpevoli non sono mai stati trovati e questo secondo me è frustrante. Finisco solo con il dire che mi vergogno per quei commenti che insultano sia i parenti sia una persona che anche ha sbagliato perché era spacciatore, non meritava di certo la morte

  6. Ferdi scrive:

    responsabile è comunque lo stato che, accertate le percosse, non é riuscito a trovare un colpevole. Poi mi sfugge comunque perché se anche non si individua il colpevole, causa omertà, non vi sia la responsabilità, anche penale come in altri ambiti, del soggetto in posizione apicale che presiede l’istituzione

  7. fausta miglietti scrive:

    Mi auguro, che al giudice che ha assolto gli imputati, accada qualcosa di analogo a suo figlio, così finalmente vedremo trionfare la giustizia

  8. RaiMovie scrive:

    Come ha scritto Matteo, anche io mi sento di dire che è davvero difficile poter dimostrare che ad uccidere quel ragazzo possa essere stato o tizio o caio. E pertanto è impossibile, per un giudice di qualsiasi grado, prendersi la responsabilità di emettere una sentenza sulla base delle proprie idee e non su dati di fatto.
    I dati di fatto non ci sono. E i colpevoli non possono essere condannati.
    Non voglio scatenare commenti negativi, o comunque scavare nelle ferite dei parenti che hanno dovuto sopportare la morte di un familiare, che purtroppo comprendo bene. Però, non trovo giusto tutto questo accanimento mediatico. Non trovo giusto che ai familiari siano andati un milione e mezzo di euro di risarcimento quando ci sono persone che muoiono da eroi tutti i giorni e ancora non hanno visto nemmeno un centesimo. Non lo trovo giusto perchè deve, e dico deve, essere sempre trovata la verità e chi ha sbagliato deve pagare, ma un esame di coscienza è legittimo. Sia per lo stato, che per i familiari. E io chiedo a tutti e due: dove eravate? Dove eravate gli anni precedenti, quando quel ragazzo cresceva? Quando si drogava, quando andava al SERT, quando spacciava rischiando di uccidere con la sua cocaina e di portare altri giovani in un mondo subdolo e meschino? Perchè non lo avete aiutato all’epoca, invece di pretendere ora una giustizia che ormai non vi riporterà più indietro nessuno, oppure di tirare fuori dei fondi e cercare di azzittire la questione? E lo chiedo a tutti e due, con uno Stato che non ci tutela più, e con le numerose famiglie, sempre più ormai, che vedono i propri figli fallire nella propria vita giorno dopo giorno. Che questo sia memoria per gli altri, che ancora possono cambiare le cose.

  9. Cinzia scrive:

    premetto che sono un funzionario dello stato, che lavoro per il MOSE e so che cos’è la gogna mediatica e popolare. Il “colpevole” è ciò che risolve i problemi del mondo, eliminandolo va tutto a posto. Il colpevole è il comunista per Berlusconi, è la sinistra dei reduci per Renzi, lo è la polizia quando muore qualcuno… Il colpevole è il capro espiatorio dei mali del mondo. L’ebreo del nazismo, il cristiano dell’isis, la strega per gli stupratori medievali.
    Non sto dando ragione ai giudici, anzi. A volte è meglio una vittima sacrificale che l’indifferenza per la verità. Questo povero ragazzo ha subito un massacro peggiore del taglio della gola che ricorre tra i barbari dell’isis e io credo sia giusto continuare a combattere, ammiro Ilaria perché non si arrende e le sono vicina.
    Dico soltanto che dobbiamo sempre ragionare perché non esiste cattiveria gratuita, esistono comportamenti atrocemente sbagliati che hanno comunque una spiegazione. Siamo deboli ed esasperati, infermieri costretti a vivere in ospedali che non funzionano medici che vedono troppa sofferenza, poliziotti che hanno paura, frustrati e consapevoli che comunque avranno torto, se reagiscono e se non reagiscono. Non è retorica affermare che viviamo in una società in cui nessuno più si riconosce, dove l’impiegato sarebbe onesto se il collega non guadagnasse più di lui per motivi che non comprende, dove chi affitta la stanza in più per turismo venexiano si sente nel giusto perché in fondo è stato bravo e ora non può far tutto allo stato, dove chi deve fare solo una fermata in autobus o in vaporetto non paga il biglietto perché non lo ammortizza o dove si può gettare una cicca per terra perché non ci sono posacenere per le strade…. Insomma, chiediamoci ognuno di noi se non stiamo facendo qualcosa che non va e solo quando avremo cambiato atteggiamento potremo criticare gli altri.
    In ogni caso credo che lo stato i giudici gli investigatori debbano andare più a fondo in questa storia perché Stefano è tumefatto scheletrico e disidratato e questo non lo si può accettare anche se non ci sono colpevoli

  10. Vulfran scrive:

    Giovanni Bianconi in un doveroso e coraggioso articolo sul Corriere della Sera (http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_02/cucchi-tutti-incredibili-errori-7f46baa0-625f-11e4-9f8e-083eb8ae3651.shtml) dà conto degli errori assurdi che hanno costruito quello che Gadda avrebbe definito “lo gnommero”, l’intrico di eventi che va a determinare un dato evento. Aspettando la deposizione della sentenza, possiamo intanto riflettere sull’imbarazzante prassi borbonica della magistratura italiana di emanare una sentenza e pubblicarne le motivazioni entro 90 giorni; una prassi a norma, intendiamoci, su cui evidentemente il parlamento non ritiene necessario dover intervenire né il csm sente di dover almeno dire qualcosa. A me sembra che alla base della morte di Stefano Cucchi ci sia uno Stato fatto di sciatteria esistenziale e di quel menefreghismo di tipo originario, nato dal “me ne frego!” di chi voleva fare quello che voleva senza valutarne e accettarne le conseguenze. Un uomo con evidenti problemi fisici (all’ingresso in prigione pesava 43 Kg) ed esistenziali diventa allora non qualcuno cui bisogna impedire, per quanto possibile, di fare e farsi del male, diventa una specie di cosa in forma di essere umano che va punita per quello che è diventato agli occhi di funzionari e medici giovanardi: un tossico, qualcuno che ci avvelena. Anzi, se riusciamo a convincerlo che lui è proprio quello, un tossico, facciamo il nostro dovere di Stato. Così: lo registriamo come nato in Albania e senza fissa dimora; non gli facciamo incontrare l’avvocato che la famiglia avrebbe voluto mandargli; lo picchiamo prima dell’udienza di carcerazione (tanto la cosa sarà la prima a dire che è caduta per le scale, se non vuole caderci di nuovo); il giudice che conferma la sentenza di arresto non vede le condizioni della cosa, del resto le cose tossiche non hanno nemmeno un volto; all’ospedale nessuno si accorge che la cosa ha delle fratture ossee, non urina e sta andando in ipoglicemia, né che la cosa ha scritto una lettera all’operatore che l’aveva seguita alla comunità di recupero; i genitori che vanno in ospedale per visitare la loro cosa si lasciano fuori della porta, li si informerà solo a un certo punto che l’oggetto smarrito ha bisogno di un’autopsia. Non so, probabilmente le prove delle responsabilità non ci sono proprio perché in certi ambienti non esiste il principio di responsabilità. Se fosse esistito, in questi anni la struttra carceraria, quella giudiziaria e quella ospedaliera avrebbero perlomeno sentito il dovere di accertare la dinamica dell’accaduto, di far chiarezza pubblicamente su cosa e perché non ha funzionato, di rivedere i parametri delle procedure interne; se non per giustizia almeno per vergogna.

  11. Iuri Moscardi scrive:

    Un articolo che ci fa bollire, ancora di più, per la rabbia. Ma, e lo dico perché anche io personalmente ieri sono caduto nello stesso errore in un mio post su Facebook (e una persona che ringrazio me lo ha fatto notare), con un difetto: etichette. Etichettare tutti sotto la stessa etichetta non fa bene a nessuno.

  12. lorenzo scrive:

    povera madre, povei fratelli, però 1milione di euro come se lo sono presi senza battere ciglio eh? Voglio vedere se sono disposti a ridare i soldi e riavere stefano! Soldi pergiunta RUBATI perchè la causa l’hanno persa. Persa anche giustamente, non ci sono prove e nessuno può essere accusato, probabilmente Stefano è stato menato, fatto morire , ma non si può sapere da chi , quindi nessuno può essere condannato.
    Ora pure una strada vogliono dedicargli, drogato e fallito .

  13. RobySan scrive:

    Che simpatico, Lorenzo!

  14. lorenzo scrive:

    dai dimmi come la pensi tu? chi dovevano arrestare? un poliziotto a caso? e perchè non arrestare te? per quanto mi riguarda chiunque può essere stato, non c’è un video, non c’è una foto. tutti sappiamo che è stato picchiato ma purtroppo non sappiamo da chi. e poii fammi sapere che ne pensi sui soldi che si è presa la madre, è pure diventata deputata, con tutti i privilegi, ah bene, vorrei avere anche io un figlio drogato se comporta questo

  15. Angela scrive:

    Li arrestavano tutti!
    Così il muro di omertà si sgretolava prima o poi!
    Che vigliacchi…

  16. lorenzo scrive:

    ma non puoi arrestare 10persone solo perchè vengono accusate di qualcosa! magari uno aveva fatto il lavoro suo , ma cosa dite? non puoi punirne 10 se non conosci il colpevole! se vene ucciso uno sulla via di casa vostra, arrestano tutto il quartiere ? ragionate cavolo, ragionate!

  17. Dindondan scrive:

    caro intelligentissimo e integerrimo Lorenzo, non rispondo mai alle catene di commenti degli articoli che leggo online perchè si sfocia sempre nell’idiozia, stavolta però faccio una piccola eccezione per spiegarti un paio di cose: è scritto che Stefano Cucchi è morto a causa di qualcuno, ok? non si sa chi è quel qualcuno. bene, può succedere. Però sia il carcere e sia l’ospedale sono gestiti da qualcuno che ha la responsabilità di garantire che certe cose non accadano. Quindi sarebbe stato opportuno indagare il direttore del penitenziario e quello dell’ospedale perché oggettivamente non sono stati in grado di garantire l’incolumità di questo ragazzo. Non dico che avrebbero dovuto essere arrestati al posto dell’assassino (o degli assassini), ma perlomeno rimossi da un incarico che evidentemente non sono in grado di gestire. Ad ogni modo, spesso e volentieri vengono eseguiti dei fermi “preventivi”, che servono proprio a permettere il corretto svolgimento delle indagini senza inquinamento delle prove, quindi si, se necessario si possono arrestare 10 persone accusate di qualcosa, se questo serve a trovare il colpevole. Ti segnalo anche che l’omessa denuncia in molti casi è perseguibile penalmente e in questo caso non posso credere che nessuno abbia visto o sentito niente. In questo caso si tratta di perseguire più persone che si sono rese complici dell’omicidio di Stefano facendo finta di non vedere.
    Relativamente alla strada intitolata, invece di sparare sentenze a caso, etichettando un morto come drogato e fallito, prova a pensare che è un gesto pensato per evitare di dimenticare questo fatto, come già accaduto in precedenza molto spesso. Se ti cito Pinelli sono certo che aggrotterai le ciglia pensando e mo chi cazzo è sto Pinelli? e Aldrovandi? e tanti altri morti ammazzati dallo stato, che è il colpevole principe, perchè non va a fondo della storia lasciando un morto tra i punti interrogativi. Ma certo, a te e quelli come te un drogato e fallito in meno per le strade magari fa anche comodo vero? pensa che potresti trovarti nella stessa identica situazione un giorno, perchè la debolezza è insita nell’animo umano e potrebbe capitare a tutti di perdere la strada maestra. Invece di aiutare chi è in difficoltà leviamolo di mezzo, che facciamo prima. Bravo bravo, un applauso a Lorenzo, maestro di vita e di insegnamenti ai propri figli.

  18. Caro Lorenzo, il risarcimento è l’esercizio di un diritto e come tale va rispettato. Ti ricordo che a fronte del risarcimento, la famiglia Cucchi ha ritirato la costituzione di parte civile con il reparto di medicina protetta del Pertini, il che non implica che il processo penale non vada avanti.
    Con il risarcimento non sostituisci lo spazio lasciato vuoto da un congiunto ucciso in quel modo, ma puoi per esempio pagare spese legali altissime (non solo avvocati, ma anche consulenti tecnici di vario tipo, che COSTANO), coprire l’enorme quantità di spese legate alla promozione di iniziative, dibattiti, incontri pubblici e campagne di sensibilizzazione che Ilaria e famiglia portano avanti da quando è morto Stefano. Il risarcimento riguarda quella parte del processo legata a pesantissimi profili di malasanità. Se tuo padre, tua madre, tuo fratello morissero in ospedale per negligenza medica e in circostanze poco chiare, penso che il tuo primo desiderio sarebbe di vederci chiaro, fare causa e fargliela pagare amaramente, anche con un giusto risarcimento. Spero sia chiaro questo concetto.
    Quanto agli imputati di tanti processo di malapolizia,parlo di pubblici ufficiali coinvolti in episodi di abuso e violenza, potremmo aprire un lungo dibattito sull’omertà corporativa, sul peso che ha la verbalizzazione di un poliziotto contro la voce di un comune cittadino, sui rapporti tra polizia giudiziaria e magistratura, sull’onorabilità della divisa, sullo stato che difficilmente emetterebbe una sentenza contro se stesso e via discorrendo.
    Qui la trafila dell’arresto, come ben spiegata in questo articolo di Cinzia Gubbini
    http://www.internazionale.it/notizie/2014/11/01/gli-ultimi-giorni-di-stefano-cucchi
    consentirebbe di conoscere nomi e cognomi di chi ha avuto in custodia Stefano, a partire dai carabinieri.
    Se conosci il caso, saprai benissimo che Stefano è stato arrestato dai carabinieri, e che è transitato in due caserme. Nella seconda caserma, Stefano accusa “un malore”.
    Al processo per direttissima, dopo essere rimasto nella “custodia” della polizia penitenziaria del tribunale di Piazzale Clodio, Stefano ci arriva zoppicante e dolorante. E non mi dilungo sulle condizioni di ricovero al Pertini e sul precipitare delle condizioni di salute che lo hanno condotto alla morte.
    Quindi caro Lorenzo hai ragione tu: non si condanna gente senza prove. Soprattutto quando non è stato fatto un cazzo per trovarle le prove, e soprattutto quando di fronte alle evidenze, giudici e tribunali hanno preferito voltare le spalle. Cane non mangia cane e come Ponzio Pilato tutti se ne lavano le mani.
    Tu sei liberissimo di sputare ancora odio e veleno, in sintonia con Coisp, Sappe, Sap e con quella parte di Italia che idolatra la divisa più che la verità. Quella parte che puzza tanto di fascismo di ritorno.

  19. lorenzo scrive:

    Caro intelligentissimo ..Ehm .. DinDonDan (?) e caro Adriano. Il problema qui non sta nello scoprire chi ha lavorato bene o male SECONDO NOI. Il processo vede un giudice, o un insieme di giudici che decidono, in base alle prove, se le accuse che vengono fatte sono fondate o no. Qui purtroppo non abbiamo niente che ci dica che sia cuchi sia stato maltrattato, nessuno può affermare che il giorno dell’arresto non fosse già ferito, a livello di vertebre, e anche i lividi vengono dopo qualche ora, non all’istante. Il giudice non può dire che è stato fatto morire di fame perchè lui in perfett stato mentale ha rifiutato il cibo, e i genitori avrebbero dovuto fare da tutori e autorizzare i medici a mettergli flebo o comunque nutrirlo. peccao che i genitori non potessero vederlo, in quanto fosse ancora “carcerato”. E’ stato un insieme di problemi, di sfortune, che hanno fatto si che medici e poliziotti si possano nascondere facilmente dietro l’autorizzazione di stefano. Non dico che non abbiano colpa i medici, ma dico che il fatto che cucchi si drogasse,e anche tanto, può far pensare che sia morto per altre cause. In conclusione, la giustizia funziona tramite prove concrete, che qui non ci sono , non importa cosa dice la gente, cosa pensa il giudice, ognuno conosce la sua verità, ma quella reale non la conosce nessuno, a parte stefano. Perchè non ha mangiato, non ha bevuto? perchè non ha denunciato la cosa? Nessuno lo sa, sicuramente dietro c’è un’italia marcia anche lì dove dovrebbe essere più limpida..

  20. Vulfran scrive:

    @lorenzo
    Ho appena letto che il procuratore ha annunciato la revisione del processo. Occorre tener presente che in alcuni casi le prove provate ‒ semplicemente ‒ non possono esistere, è possibile soltanto determinare il quadro degli eventi. Non credo che ci fosse la volontà di uccidere, è esistita però sicuramente un’irresponsabilità di fondo che, piaccia o non piaccia, funzionari statali e medici durante il loro lavoro non possono permettersi, in quanto i loro atti hanno un potere che quelli di persone comuni non hanno. Su questo fino ad oggi nessuna delle istituzioni coinvolte ha voluto, o saputo, dire qualcosa, limitandosi a tacere o a mostrare fastidio. L’impressione di chiusura e di omertà che ha contraddistinto le istituzioni è un grave vulnus per lo Stato, un vulnus di cui mi pare che molti funzionari non riescano a rendersi conto. Viene infatti da chiedersi quanti casi simili ci siano, casi che non arrivano ai media perché il morto non ha qualcuno che si prenda cura della sua memoria. Se alla fine della storia potesse venir fuori che non esistono prove per condannare qualcuno per omicidio, ma che esistono responsabilità per la morte di Stefano Cucchi e che esse vanno sanzionate a livello disciplinare dalle rispettive istituzioni arriveremmo a mio avviso a un traguardo dignitoso. Per questo occorre però un po’ di coraggio civile, sicuramente più di quello dimostrato finora. L’importante è che l’attenzione rimanga alta, altrimenti niente cambierà.

  21. lorenzo scrive:

    Ma “Vulfran” che significa? la vulva di Franca?

  22. lorenzo(quello vero) scrive:

    Innanzitutto chiedo a quello appena sopra di non chiamarsi con il mio nome, perchè è una discussione seria, non un’orgia di idioti. Quindi, per favore, vattene.

    Rispondendo a Vulfran, purtroppo l’italia va così, è con la legge che abbiamo che si fanno i processi. Per esempio, se uno viene ripreso da una telecamera mentre spara ad un altro, ma la telecamera non poteva riprenderlo, per privacy o altro, la prova non è considerata valida e lui può essere assolto. Numerosi casi come questo ci sono ed è difficile cambiare qualcosa, sappiamo per certo che cucchi è morto in ospedale, ma non sappiamo perchè, nessuno ha detto che è morto di botte, anzi la perizia ha detto proprio il contrario.. E già una prova è a favore dei medici, poi è scritto nero su bianco che cucchi ha rifiutato cure e cibo, ed è un’altra cosa a favore. Poi se ci metti anche che si drogava e quindi aveva tutti i motivi per farsi venire qualche malore, vedi che è quasi impossibile condannare un medico che lo ha “curato”.

  23. lorenzo scrive:

    Sì, vade retro satana!

  24. lorenzo(quello vero) scrive:

    ma vai a cagare

  25. lorenzo (quello verissimo) scrive:

    Se apri la bocca provvedo subito!

  26. S.G.F. scrive:

    @Redazione
    In certi casi, come questo, secondo me, bisognerebbe intervenire per moderare la discussione; e anche eliminare il turpiloquio che nulla ha a che fare con la ricerca dell’approfondimento.

    Per rimanere in tema, brevemente, e con dolore: il carcere è stato abbandonato a sè stesso. Se l’umanità dovesse in futuro migliorare, i posteri guarderanno con orrore alle istituzioni totali odierne.

  27. lorenzo (quello verissimo) scrive:

    Caro S.G.F. (sta forse per Sono un Gran Figo?), l’umanità, nel corso dei secoli, è sempre e solo peggiorata per la censura che i benpensanti come te hanno invocato a gran voce credendo di essere migliori di altri. Invito la redazione di MM a non dare seguito a queste deliranti richieste.

  28. giuseppe scrive:

    Cucchi come Aldrovandi, Cucchi spacciatore? Aldrovandi alterato dalla Droga? Se ci sono elementi nelle forze dell’ordine che si lasciano prendere la mano, mi chiedo perchè non vanno a pestare a morte mafiosi e politici corrotti? Almeno a qualcosa servireste.
    Questi elementi possono solo prendersela con gente inerme e di poco conto….
    SIETE SOLO DEI PAGLIACCI.

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