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Il calcio moderno secondo Paolo Condò. Cinquanta ritratti per un’unica storia

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di Federico Vergari

Un 4-3-3 decisamente votato all’attacco, come se il modulo di per sé non lo fosse già.
In porta c’è Yashin, fino ad oggi unico portiere della storia ad aver vinto un pallone d’oro. Calciatore russo negli anni in cui essere o non essere russi faceva la differenza e ti posizionava da una parta o dall’altra del mondo. Per intenderci – nell’anno in cui si festeggia il mezzo secolo dell’uomo sulla luna – Yashin era uno di quei russi che non dicevano astronauta, ma cosmonauta.

La difesa richiede qualche sacrificio: Tardelli terzino destro, Beckenbauer centrale, libero di impostare il gioco e al suo fianco Maldini, quello degli ultimi anni che non starà nel suo, ma garantisce ordine, tigna, pazienza e personalità. Terzino sinistro Giacinto Facchetti, rigorosamente col numero tre sulle spalle. Il centrocampo è un mix di estro, piedi buoni e geometri: Guardiola, Iniesta e Boban. Infine l’attacco, scritto e cancellato circa dieci volte: George Best e Roberto Baggio leggermente dietro e punta centrale Marco Van Basten.
Amen.

Leggere il nuovo libro di Paolo Condò (scrittore, giornalista e unico italiano con l’onore e l’onere di votare per il Pallone d’Oro), è come partecipare a una liturgia. Un canto di Natale sempre attuale, un inno al gioco e alla sperimentazione che fotografa e ferma nel tempo la bellezza dello scarabocchiare su un pezzo di carta la propria formazione tipo per poi appallottolare il foglio e ricominciare. Lo abbiamo fatto tutti, perdendoci in quel gioco senza fine come una partita estiva tra undicenni. Con due bici e due zaini a fare da pali e l’urlo di tua madre che è pronta la cena come fischio finale.

Le circa 150 pagine di La storia del calcio in 50 ritratti è una scatola di lego colorati. Un invito che personalmente io ho letto così: vai, Federicocostruisci la tua squadra tipo tra queste cinquanta leggende del calcio! Gioca, leggi e sottolinea (sì Paolo, mi perdoni io sono uno di quelli che sottolinea i libri e fa le orecchie quando c’è qualcosa di interessante da ritrovare subito. Nulla di personale!).Il libro di Paolo Condò è tipo un’asta del Fantacalcio, ma senza stress e rodimenti di fegato.

Ma facciamo un passo indietro (e un po’ di ordine).
Il titolo del libro ve l’ho già detto. Quello che non ho detto è che ogni personaggio è raccontato anche attraverso le bellissime illustrazioni di Massimiliano Aurelio. Il lavoro, edito da Centauria, segue la felice intuizione inaugurata qualche tempo fa dalle Storie della buonanotte per bambine ribelli e alterna una pagina illustrata con una pagina di racconto a fronte, che in poche righe ci porta dentro la storia (anche con la S maiuscola) e spesso dentro l’azione nel campo di gioco. Il risultato è un libro che funziona benissimo da leggere in rigoroso ordine o da godersi pescando a caso una storia dalle pagine.

Siamo Roberto Baggio all’88esimo minuto con la Nigeria (se nel 94 avevate più di 10 anni dovreste ricordarvi tutti dove eravate quella sera), siamo George Best con i suoi successi/eccessi o Cristiano Ronaldo che si allena come un forsennato perché ha capito che il talento sarà pure un dono, ma se vicino ci metti caparbietà e metodo puoi diventare non il migliore, ma l’unico.

Condò srotola nomi, numeri e ruoli in rigoroso ordine alfabeto dalla B di Baggio alla Z di Zoff, omettendo la A, nonostante il nome di Altafini compaia diverse volte nel suo racconto. Ma c’è un disclaimer: Ci sono tutti i migliori, ma non sono i 50 migliori. In molti modi i loro talenti hanno influenzato il calcio.
Una galleria di personaggi, tra calciatori, allenatori e arbitri (Pierluigi Collina) che hanno rovesciato la logica del campo, in modo spesso imprevedibile, accidentato, miracoloso, facendo, di fatto, la storia di questo gioco. A ognuno di questi viene dedicato un ritratto che fotografa il momento della magia, l’attimo in cui l’uomo e atleta si è fatto leggenda.

Il libro si apre con The beautiful game, una lunga (e bella) introduzione in cui l’autore di fatto ripercorre la storia del calcio moderno, facendone risalire le origini al 4 settembre 1955. Non si tratta di una data casuale, quella è la nascita di un torneo voluto da Fifa e Uefa e organizzato dal quotidiano francese L’Equipe. Nessuno poteva saperlo, ma quel giorno si stavano gettando le basiper quella che diventerà la Coppa dei Campioni prima e la Champions League, poi.  Insomma, secondo Condò e noi siamo d’accordo con lui:la nascita della Champions sta al calcio come la scoperta dell’America sta alla Storia.

La storia del calcio in 50 ritratti, da quella partita del 1955 a oggi, non raccoglie (ovviamente) tutti gli eventi, ma sicuramente buona parte delle storie. Quelle che hanno fatto la differenza e hanno reso il pallone qualcosa di più di un semplice gioco. Sono raccontate con rigore e sintesi tipici del giornalista e con la consapevolezza del sognatore, capace di raccontare qualcosadi fluido, in continuo divenire e destinato ad avere un seguito. Se la palla è rotonda, allora la storia è ciclica e Paolo Condò con un semplice tocco di penna ci fa rotolare dentro il gioco più bello del mondo.

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