Carta batte forbice – contro i tagli alla cultura – per le biblioteche come bene comune – per una rivolta del sapere

Martedì 11 ottobre, dalle cinque alle dieci di sera, un’assemblea pubblica è indetta alla Biblioteca Nazionale di Roma.

In una crisi politica e sociale ogni giorno più clamorosa, un’indifferenza feroce, una rabbia contro il valore stesso dello studio e della conoscenza, colpisce le biblioteche, le scuole, le università, l’editoria, i lavoratori della cultura, dello spettacolo, gli studenti, e tutti coloro che ritengono fondamentale la cultura per una comunità che vuole dirsi tale.

Per questo da mesi in Italia stanno sorgendo centinaia di iniziative tra studenti e lavoratori della conoscenza per chiedere non solo la difesa dei propri diritti, dell’articolo 3 della nostra costituzione (dove si scrive che l’istruzione è il motore fondamentale dell’inclusione sociale), ma per immaginare tutti insieme una grande cittadinanza attiva capace di pensare un futuro diverso.

E per questo – in un paese dove si legge poco, dove ci sono ancora due milioni di analfabeti totali, e cinque di semianalfabeti – abbiamo scelto come luogo obbligato per un’assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza la Biblioteca Centrale di Roma. Lo spazio che dovrebbe essere il cuore pulsante di una polis, un bene comune accessibile a tutti e che tutti abbiano a cuore, è oggi trattato dal governo come un ostacolo a quello che sembra un autentico progetto di desertificazione culturale.

Noi pensiamo che proprio le biblioteche e i luoghi pubblici della cultura possano essere i centri di una rivolta del sapere: perché le biblioteche pubbliche sono come le fontanelle, sono come i pronto soccorsi, sono come le caserme dei pompieri, sono come le scuole materne. Sono necessarie, e dovrebbero essere sempre di più spazi di partecipazione per tutti quelli che si riconoscono nel valore dei beni comuni, nel piacere dello stare insieme, nell’importanza di sentirsi cittadini.

Perché allora un luogo così importante chiude tutti i giorni alle 19 e il sabato alle 13.30, mentre, come invece accade in altri contesti felici, le biblioteche potrebbero restare aperte fino a mezzanotte, o ventiquattro ore, o la domenica, o l’intera estate, come è normale ad esempio a tutte le grandi biblioteche europee, piene degli studiosi che d’estate hanno tempo di consultare i libri per le loro ricerche? E perché i soldi che la Biblioteca Nazionale ha in dotazione sono un milione e trecentomila euro l’anno mentre, sempre per dire, alla British Library – pur con i tagli di Cameron – lo stato dà l’equivalente di 150 milioni di euro l’anno e alla Bibliotèque Nationale de France – pur con i tagli di Sarkozy – 200 milioni di euro l’anno?

Non ci piace parlare di emergenza, ci piace parlare di partecipazione attiva. Per questo abbiamo deciso per un giorno di trasformare la biblioteca in quello che dovrebbe essere tutti i giorni: un luogo restituito alla cittadinanza, una “fontanella” della cultura. E abbiamo indetto un’assemblea per tutti coloro che sono convinti che la cultura debba essere un bene comune.

Abbiamo raccolto gli ultimi dati che indicano la terribile crisi, di investimento e di progetto, che attraversa le biblioteche italiane; potete leggerne anche voi qui

Abbiamo ripreso un decalogo di punti individuati da Antonella Agnoli nel libro Le piazze del sapere, il cui lavoro è un riferimento fondamentale per questa mobilitazione,e il cui link è qui.

Abbiamo coinvolto quelli stanno facendo battaglie parallele alla nostra: gli archivisti che si mobiliteranno dal 12 al 15 ottobre: ne leggere qui.

Abbiamo visto che anche altrove stanno protestando in un modo molto simile al nostro, per esempio qui.

Ma soprattutto abbiamo chiamato a raccolta tutti, i bibliotecari, i lavoratori della biblioteca, gli archivisti, gli utenti della biblioteca, gli scrittori, i redattori, i traduttori, i giornalisti, gli editori, i grafici, i ricercatori, gli insegnanti, i semplici lettori, e soprattutto i semplici cittadini, insomma voi: tutti coloro che – al contrario di questo governo rapace, cinico e triste – sperano che la cultura per una volta possa vincere contro i tagli, e che si possa trasformare un deserto in una sorgente.


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ps. vi diamo anche qualche dato a proposito delle biblioteche italiane ai tempi della crisi

Le biblioteche italiane sono frequentate dall’11,7% della popolazione[1], a fronte di un dato medio del 35% nell’Europa a 27[2]. Le origini di questo ritardo e del divario che, all’interno del nostro Paese, divide il centro-Sud dalle regioni dell’Italia settentrionale, sono complesse.

Un’indagine condotta dall’Associazione Italiana Biblioteche circa quindici anni fa[3] provò a ponderare i diversi indicatori sulle strutture e i servizi delle biblioteche per ricavarne un macroindicatore di qualità, in cui furono sintetizzati i diversi dati relativi a accessibilità, vitalità, efficienza ed efficacia: se osserviamo la graduatoria che ne scaturì a partire dal basso, vediamo all’ultimo posto il Molise, preceduto da Campania, Puglia e Abruzzo; scorrendo la graduatoria dall’alto la prima regione non settentrionale che si incontrava era la Sardegna (che si collocava al sesto posto, dopo Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia), mentre la prima regione del Mezzogiorno continentale era la Basilicata, ottava.

Non disponiamo di dati reali omogenei e di serie storiche complete che consentano un confronto rigoroso delle tendenze di medio e lungo periodo, ma possiamo formulare con buona approssimazione l’ipotesi che il divario tra nord e sud sia perfino aumentato successivamente al 1972, da quando cioè le competenze in materia di biblioteche pubbliche di base sono state trasferite alle Regioni a statuto ordinario. Basta guardare i dati sulle risorse disponibili. Un ulteriore allargamento della forbice si è prodotto in questi ultimi anni di tagli alla spesa pubblica, dove le amministrazioni meno motivate hanno falcidiato i bilanci delle biblioteche in misura molto maggiore di quanto non sia avvenuto in quei territori dove il servizio bibliotecario è più radicato e più frequentato.

Basta citare qualche esempio sui bilanci 2010, a sostegno di questa affermazione: il bilancio della Regione Siciliana è pari a meno di un terzo di quello del 2009; quello della Regione Calabria non prevede stanziamenti per le biblioteche; quello della Regione Campania prevede uno stanziamento di 3.650.000 euro per musei e biblioteche, di cui tre milioni per un solo museo e le rimanenti somme da dividere fra 200 musei e 750 biblioteche. E le dotazioni finanziarie dei comuni sono ugualmente irrisorie.

Le regioni maggiormente penalizzate dalla riduzione di risorse sono quelle del Mezzogiorno, dove lo sviluppo dei servizi bibliotecari risente maggiormente dei ritardi storici e della mancanza di attenzione istituzionale e sociale.

Ma le biblioteche di base non sono le sole a soffrire per questa penuria di risorse. Nell’arco dell’ultimo quinquennio il budget delle 46 biblioteche statali dipendenti dal Ministero per i Beni e le attività culturali è stato dimezzato, passando da 30 a 17 milioni di euro annui[4]. I tagli più consistenti riguardano un settore di vitale importanza, quello delle somme destinate all’acquisto dei libri, sceso da oltre 8 milioni annui a circa 3 milioni: in questo modo le biblioteche sono impossibilitate ad erogare servizi e rischiano di veder calare ulteriormente il già ridotto numero dei loro utenti (ogni anno se ne perdono circa centomila). Gli investimenti in informatica sono calati anch’essi di oltre un milione e le spese per la rete cooperativa del Servizio Bibliotecario Nazionale sono passate a 820mila a 75mila euro. Non va meglio neppure sul versante della tutela e della conservazione, che costituiscono uno dei compiti primari per le biblioteche del Ministero dei Beni culturali: in questo settore si è passati da oltre 3 milioni e mezzo di budget annuo a 650mila euro.

Considerazioni non dissimili possono essere fatte confrontando le risorse per le biblioteche a livello internazionale. Le due Biblioteche Nazionali Centrali vedono i loro bilanci ridursi al lumicino (1,5 milioni quella di Roma e 2 milioni quella di Firenze), mentre quelli delle consorelle europee sono di tutt’altro ordine di grandezza: Parigi 254 milioni, Londra 160 milioni, Madrid 52 milioni. Per non parlare del numero di unità di personale: circa 200 persone o poco più a Roma e Firenze, a fronte degli oltre mille dipendenti della Biblioteca Nacional madrilena, dei duemila della British Library londinese e dei 2.600 della Bibliothèque Nationale parigina, che ha un numero di dipendenti più elevato di tutte le 46 biblioteche pubbliche statali messe insieme. Ma questo numero è destinato a calare ulteriormente, se consideriamo che l’età media supera i 55 anni e che il turn over del personale è di fatto bloccato.

Tutto ciò, naturalmente, si traduce in strutture e collezioni sempre più invecchiate e appannate, servizi sempre più scadenti, orari di apertura sempre più ridotti, demotivando ulteriormente anche i bibliotecari.

Su questa situazione, e sui bilanci che nel 2011 e nel 2012 hanno subito ulteriori decurtazioni, andranno a inserirsi gli effetti provocati dalla nuova normativa sul prezzo del libro. La L. 128/2011 dispone che la vendita di libri in favore di biblioteche, archivi, musei pubblici, istituzioni scolastiche e università (art. 2 c. 4 lett. b) possa essere effettuata con sconti fino ad una percentuale massima del 20% sul prezzo di vendita fissato dall’editore. Questa previsione sta penalizzando molte biblioteche pubbliche, che godevano di percentuali di sconto più elevate grazie alle politiche di vendita effettuate a loro favore direttamente dagli editori o dagli intermediari specializzati che competono sul mercato degli appalti pubblici di fornitura. Nella sola Lombardia, dove ogni anno i comuni investono circa 9 milioni di euro per l’acquisto di libri, per ogni punto percentuale di sconto perduto il nostro potere d’acquisto si ridurrà di 90.000 euro, equivalenti a circa 7.000 nuovi libri; ciò significa che le biblioteche comunali lombarde nel 2012 acquisteranno, a voler essere ottimisti, fra i 30.000 e i 40.000 volumi in meno.


[1] Fonte: Istat.

[2] Fonte: Eurostat.

[3] Quanto valgono le biblioteche pubbliche? Analisi della struttura e dei servizi delle biblioteche di base in Italia, a cura di G. Solimine, Roma, AIB, 1994.

[4] http://www.aib.it/aib/boll/2010/1001119.htm.

Commenti
35 Commenti a “Carta batte forbice – contro i tagli alla cultura – per le biblioteche come bene comune – per una rivolta del sapere”
  1. Enrico Marsili scrive:

    Bellissima iniziativa. Sperando di non essere troppo prolisso, mi permetto di fare qualche osservazione in ordine sparso.
    Non ho dati completi, ma ho sperimentato il sistema delle biblioteche comunali (non accademiche) in USA, Olanda, Irlanda, Canada, e naturalmente Italia.

    Le biblioteche USA sono pagate in buona parte dai fondi Carnegie, ma i contributi locali, di singoli cittadini, etc. sono notevoli. Il risultato e`quasi imbarazzante, nel senso che si trova quasi tutto quello che serve, incluso internet gratis. L`accesso e`quasi sempre gratuito, e dal nord al sud si trovano studenti, lavoratori, anziani, tantissimi immigrati, donne. Quando piove e non si e`cosi`scemi da guardare la TV, si va in biblioteca, spesso con bambini al seguito. Luoghi di aggregazione, mostre, rassegne cinematografiche, assistenza legale, pagamento delle tasse, etc. Le biblioteche USA sono una parte consistente del welfare ufficioso e nascosto del paese.

    In Olanda le biblioteche sono a pagamento, ma sono bei luoghi di aggregazione e cultura, anche qui mostre, corsi, educazione per gli adulti, etc. L`offerta non e`cosi`vasta come negli USA, ma sono dei bei luoghi, ricchi e accoglienti.

    In Canada, siamo sul livello USA. Biblioteche di gran qualita`in ogni quartiere delle metropoli e ben radicate sul territorio. A volte luogo di accoglienza per homeless e emarginati sociali di vario tipo (come negli USA), notevoli acquisti, etc. Si osserva, come negli USA, la presenza di libri per l`autoeducazione, l`imprenditoria, etc.

    In Irlanda siamo messi cosi`e cosi`. Le biblioteche sono poco frequentate, piu`luoghi dove riscaldarsi (tantissimi homeless e immigrati poveri) che luoghi per la diffusione della cultura. Le bibliotech comunali sono avamposti di civilta`nelle borgate piu`disperate, e contribuiscono non poco a togliere i ragazzi dalla strada e dal crimine. Libri vecchi, poche nuove acquisizioni, classificazione approssimativa, etc. Pero`sono gratis, e stanno resistendo, nonostante i tagli allucinanti praticati a seguito del prestito dell`IMF.

    In Italia, mi sono innamorato delle biblioteche comunali (a Roma) appena le ho conosciute, tanti anni fa. Luoghi incredibili, custoditi da un manipolo di operatori spesso superqualificati, disposti a insegnare ai ragazzi l`amore per i libri, la lettura e la cultura. Luoghi di gratuita`, tocca ricordarlo, dove studenti delle medie inferiori e superiori potevano attingere ad un bel patrimonio librario tutto esposto (in queste biblioteche i libri sono tutti a vista). Un supermercato senza le casse, insomma. Certo, le acquisizioni erano lente, le postazioni internet poche e spesso non funzionanti, molti libri erano antiquati e frutto di donazioni, piuttosto che di un programma di crescita ben definito. Pero`funzionavano bene per incoraggiare alla lettura il cittadino/lettore alle prime armi, che poi avrebbe trovato contenuti piu`coplessi nelle biblioteche universitarie.

    In Francia, patria delle superbiblioteche, imperiali ed enormi, ho visitato solo la Francois Mitterand, settimane dopo l`inaugurazione. Il confronto con la Nazionale di Roma e`semplicemente impietoso.

    Ho passato anni a studiare alla Nazionale di Roma. Il suo aspetto triste e burocratico non riusciva a scoraggiarmi, la difficolta`di accessione non bastava a respingermi, ne` i ridicoli orari di apertura, assolutamente insufficienti per il biblioaffamato.

    Penso che la rinascita delle biblioteche Italiane come luogo di scambio e fruizione gratuita sia uno dei primi passi per uscire dalle secche culturali e riattivare tante energie latenti. Sperando di estorcere i soldi ai ragioneri che ormai governano gli stati.

  2. Nicola Lagioia scrive:

    @Enrico: grazie mille!

  3. Antonella ferrara scrive:

    Plaudo all’iniziativa, e soprattutto la vedo come “uno zampillo” per cominciare a riflettere in maniera piu’ consapevole, a partire da noi bibliotecari

  4. Foglieni Ornella scrive:

    Evviva! Meno male che anche nel comparto biblioteche ci si fa sentire …. cosi come in quello degli archivi si è programato per giorni prossimi . La situazione dire che è critica ovunque è banale, anche negli uffici che si occupano della tutela ….dei beni librari … il deserto avanza… E senza tutela … è assai difficile poter valorizzare…il patrimonio librario e documentario che non si conosce i…e che si perde e va in rovina ….

  5. alessio duranti scrive:

    veramente ottimo.
    tanto per: “Servizi pubblici intellettuali: oltre alla scuola, nei suoi vari gradi, quali altri servizi non possono essere lasciati all’iniziativa privata, ma, in una società moderna, devono essere assicurati dallo Stato e dagli enti locali (comuni e province)? Il teatro, le biblioteche, i musei…È da osservare che proprio questi servizi sono da noi trascurati quasi del tutto; tipico esempio le biblioteche e i teatri” (1932-35) (ed. Gerratana, III, Torino Einaudi, 1975, pp. 1714-5

  6. Lalla Sotgiu scrive:

    Purtroppo martedì non posso essere alla Nazionale ,sono felice che ci siano finalmente anchei bibliotecari “indignati” il danno alle biblioteche che l’ignoranza e la corruzione di questa classe politica è un danno alla conoscenza e alla possibilità dei cittadini di accedere all’informazione e alla cultura e alla conservazione della memoria del nostro paese.
    Informatemi delle prossime inziative e contate sulla mia partecipazione e collaborazione, per diffondere la protesta

  7. Stefania scrive:

    Lavoro come bibliotecaria presso l’Università della mia città: grazie per aver postato questo comunicato!

  8. Fiorella De Simone scrive:

    sono molto contenta di questa iniziativa, l’idea di indire un’assemblea pubblica presso la Biblioteca Nazionale di Roma mi sembra importante e simbolica.
    Come bibliotecaria che lavora al Centro per il libro e la lettura penso che la cultura deve diventare centrale. “un popolo di lettori fa crescere il paese” sul piano della creatività e dell’innovazione e quindi anche su quello socio-economico. In Italia la quota di lettori è tra le più basse d’Europa con una percentuale di lettori abituali inferiore di circa il 30% rispetto alla media europea. Ci sarò sicuramente.

  9. assunta scrive:

    Non potrò essere presente martedì ma condivido iniziativa e motivi ispiratori. Se tutti noi iniziamo a muoverci ….

  10. Wil scrive:

    Ottima iniziativa. Poco pubblicizzata però. (se non passavo di qui non ne avrei saputo nulla!). Ci sarò.

  11. francesca scrive:

    martedì non posso essere alla Nazionale ma da bibliotecaria sono orgogliosa di questa indignazione del nostro comparto, finora troppo silente, a fronte della promozione alla cultura per cui tutti i giorni ci spendiamo.

  12. mazingazeta scrive:

    La biblioteca rappresenta un elemento sociale qualificante in positivo soprattutto in piccoli comuni periferici. ad es : nel mio essa viene molto frequentata e 4 anni fa mi sono recato all’assessorato competente e ho chiesto di conoscere gli stanziamenti annuali visto che in biblioteca mi informavano che diminuivano da tempo.
    L’assessore mi comunicò che il bilancio generale comunale era in attivo di un bel po’ pertanto ho insistito visto che in comune sono conosciuto per mie passate iniziative culturali e ricreative e l’esito è stato che hanno aumentato il fondo per l’acquisto di libri (a me confermato dagli stessi bibliotecari).
    La strategìa è sempre quella, farsi sentire e insistere.

  13. Maria De Leo scrive:

    Parliamo ancora di libri noi bibliotecari della cosiddetta “era Gutenberg”!
    Più passano le settimane, non anni, più le tecnologie sfornano nuovi ritrovati che si impongono ai pubblici vasti.
    Le biblioteche italiane appaiono sempre più reperti da museo, con le loro muffe, i volti pallidi di chi vi lavora, anemizzati da un regime di dieta forzata (mancano le risorse finanziarie), ripiegate su se stesse (se mancano le risorse non si possono fare acquisti e dunque occorre inventarsi giorno dopo giorno almeno un’attività da svolgere – lavorare a maglia?!? – , costrette a gestire un patrimonio che si trasforma irreversibilmente in patrimonio archeologico, sorpassato, oserei dire giurassico.
    Come può un bibliotecario tornare a casa ed essere contento del proprio lavoro se ha trascorso la mattinata a spiegare ai poveri utenti che l’abbonamento alla rivista necessaria per le loro ricerche non è stato rinnovato per “tagli alla cultura”?
    Oppure che non è possibile accedere ad un articolo di una banca dati a pagamento perchè l’amministrazione di quell’ente “culturale” ritiene, per ragioni di bilancio, che gli utenti possano in alternativa effettuare la registrazione sul sito della casa editrice ed ottenere l’accesso all’abstract in prova gratuita per 15 giorni?
    E cosa rispondo al mio nipotino di quattro anni quando mi chiede se anche nella biblioteca della sua città esiste l’e-book di quel bel libro di racconti che suo papà ha comprato su Internet?
    Fare informazione, promuovere la lettura, attuare iniziative volte a favorire lo sviluppo di conoscenze, fare cultura, insomma, diventano solo tanti obiettivi “soprammobile”:
    se ne stanno fissi lì, tra le pagine di un manuale sull’argomento e quelle di una serie di relazioni presentate in occasioni di convegni o conferenze, che tuttavia non trovano alcuna applicazione nella realtà.
    Cultura, lettura? Faranno anche rima tra loro, ma restano parole dal significato oscuro ai più.
    Ciò che manca oggi è il bisogno interiore del sapere: fin da bambina lo avvertivo come un’urgenza fortissima, come una necessità primaria.
    Volevo assolutamente annullare la sensazione di emarginazione rispetto ai discorsi degli adulti, superare le barriere di significato delle pagine di un giornale o di un libro.
    Volevo a tutti i costi sapere per capire e disporre così di strumenti adatti a districarmi tra le pieghe del vivere .
    Il sapore del sapere…
    Fra poco nessuno lo ricorderà più.
    E’in atto una costante omologazione dei contenuti culturali, per cui dimostrare la propria preparazione equivale oggi a barrare correttamente almeno 80 quesiti su 100 in un’ora e si passa l’esame o il concorso solo se la memoria riesce a pescare in quel tempo ristretto il ricordo della risposta esatta tra le migliaia somministrate dagli eserciziari pensati allo scopo .
    Si tentano misurazioni ossessive del grado di conoscenza, si quantifica il numero di nozioni che occorre possedere per certificare che si è in grado di diventare un ottimo agente delle entrate (chissà se in fase di accertamento tributario gli tornerà utile aver risposto correttamente al quiz di logica sulla successione esatta dei quadratini neri rispetto a quelli bianchi).
    Il mondo delle professioni viaggia velocemente e richiede competenze standardizzate e codificate in tabelle.
    Non c’è tempo per dedicarsi alle buone e formative letture, i manuali di preparazione tanto in voga parlano chiaro: un sapere mnemonico, pseudo enciclopedico, pseudo informatico, pseudo english è ciò che viene richiesto attualmente.
    Non importa appurare se invece il soggetto abbia sviluppato capacità di interpretazione critica e di rielaborazione personale di un argomento.
    Mi chiedo: a chi potrebbe più interessare leggere un saggio critico, un commento autorevole di un’opera, un classico della letteratura italiana o straniera, un manuale tecnico-scientifico pubblicato qualche decina di anni fa che svela tra le pagine il livello di conoscenza posseduto fino a quel momento da una disciplina rispetto a un fenomeno o ad un oggetto?
    I cambiamenti intervenuti nella scuola italiana, l’alto tasso di disoccupazione giovanile, la zavorra del precariato che si prolunga anche fin verso i cinquant’anni, le manovre finanziarie che riducono al lumicino le occasioni d’investimento in cultura sono solo tematiche da salotto televisivo per alcuni benpensanti, mentre i veri protagonisti, investiti dalla gravità crescente di questa instabilità, dormono sonni alquanto agitati.
    Le biblioteche italiane hanno bisogno di soldi: soldi per comprare i libri, soldi per pagare chi vi lavora, soldi per garantire l’erogazione di servizi efficaci e per operare in strutture efficienti, soldi per consentire le operazioni di conservazione dei documenti soggetti al naturale e progressivo deperimento dei loro supporti fisici, ma soprattutto soldi per crescere in linea con il progresso scientifico e tecnologico, per far sì che gli sforzi senza compenso degli operatori e delle associazioni bibliotecarie e culturali non vadano persi.
    Non è accettabile che le biblioteche con tutto il valore ad esse legato debbano lottare per esistere o essere costrette a tenere aperti i battenti solo perché sul sito del comune o della provincia appaia il link in bella vista che parla dell’esistenza di un luogo, da sempre sinonimo di civiltà, che tuttavia torna utile per conferire lustro nelle guide turistiche, non importa poi se il bibliotecario è un povero dipendente locale messo lì a tappar buchi o se da dieci anni non è stato più acquistato un libro.
    Ciò vale anche per i musei e ogni altro ente culturale.
    Ci preoccupiamo dei tagli finanziari alle biblioteche, del Decreto Levi, ma ancor più preoccupante a mio avviso è lottare per tenere in vita una realtà che rischia di trasformarsi nel futuro assai prossimo in una entità del passato.
    Siamo fin troppo indietro rispetto ad altri paesi europei e il confronto con gli Stati Uniti non è neppure proponibile; non possiamo acquistare i libri, figuriamoci gli strumenti e i materiali elettronici da mettere a disposizione dell’utenza sempre più variegata, abituata ad acquisire informazioni in forma “internettiana”, senza considerare tutti gli oneri relativi alla manutenzione delle apparecchiature, ai software e agli aggiornamenti utili per la lettura e decodifica dei documenti.

    Ad una riflessione sulle difficoltà del settore dovrebbe seguire dunque un’azione concreta, coordinata a livello nazionale, che coinvolga tutti i soggetti interessati.
    E’necessario che gli italiani percepiscano il disastro culturale in atto alla stregua di quello ambientale e considerino la pericolosità dei suoi effetti sulle loro esistenze.
    Anche se un giorno le nostre biblioteche riuscissero ad ottenere le agognate risorse per svolgere in pieno le loro attività, potrebbero ritrovarsi catapultate in un mondo in cui la parola stessa “biblioteca” risulterà un “not found” googleiano.

  14. Fabio Stassi scrive:

    Domani non potrò esserci perché sono un bibliotecario pendolare, ma apprezzo l’iniziativa e la seguo con entusiasmo.
    Lavoro da più di vent’anni nelle biblioteche universitarie della Sapienza, e sto assistendo in questi ultimi mesi alla loro definitiva demolizione.
    Le logiche degli accorpamenti ne hanno snaturato l’identità e la funzione, che è quella di mettersi al servizio di studenti e studiosi di precisi settori.
    Ci sono sempre meno risorse, sia umane che economiche: da un anno, siamo quasi fermi con gli acquisti ed è impensabile purtroppo aumentare gli orari (che infatti si riducono, a dispetto di ogni confronto con le università straniere).
    Spero che questa protesta si possa estendere con il suo doloroso realismo anche a tutti gli atenei italiani.

  15. anna maria mandillo scrive:

    Ho accolto con molto interesse la notizia della “Carta batte forbice” e conto di partecipare all’iniziativa.
    E’ un segnale di risveglio per le biblioteche che tentano di assicurare, in mezzo a mille difficoltà, ancora, come le altre istituzioni della cultura, l’accesso all’informazione e alla conoscenza a tutti i cittadini.
    In un momento in cui i servizi pubblici sembrano condannati a morte dai politici che ci governano è importante combattere contro l’indifferenza e la rassegnazione che crescono e invadono anche la nostra vita quotidiana.
    Mai come in questo periodo cruciale per la democrazia in italia è necessario far comprendere come lo sviluppo culturale è strettamente legato allo sviluppo economico disperatamente inseguito per il nostro paese.

  16. Bellissima iniziativa, complimenti! Come poter partecipare e dare una mano a distanza?

  17. alessio duranti scrive:

    carta batte forbice in tutta italia … una giornata di mobilitazione nazionale

  18. E’ molto duro, per chi ha dedicato come me tutta la propria esistenza all’insegnamento e alla vita delle istituzioni culturali, assistere all’annientamento progressivo di una grande tradizione plurisecolare per la cecità, la rozzezza e il cinismo di chi ci governa . L’iniziativa “Carta vince forbice” rovescia simbolicamente i rapporti di forza e riapre la speranza. Grazie! Siamo indignati anche noi e vogliamo gridarlo insieme ai bibliotecari e agli archivisti d’Italia. Personalmente e per l’Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli”, che nella sua attività ha sempre considerato come centrali i vostri problemi ed essenziali i vostri servizi per la crescita della vita democratica, esprimo profonda solidarietà

  19. Fabio Turribi scrive:

    Ciao,
    volevo contribuire segnalando il fatto che a fronte del blocco delle assunzioni ormai le biblioteche vanno avanti grazie agli operatori “esternalizzati” che sono dipendenti di cooperative e e la cui vita è legata a gare d’appalto di durata spesso annuale…

    Fabio

  20. Fulvio De Giorgi scrive:

    Aderisco alla protesta. Gli archivi sono un bene culturale prezioso e ignorarli è segno di inciviltà. Gli Istituti storici nazionali e la Giunta centrale possono forse essere riformati, ma non semplicemente abbandonati o – ciò che è lo stesso – spinti verso una insensata deriva privatistica.
    Fulvio De Giorgi
    storico
    Università di Modena e Reggio Emilia

  21. Laura Benigni scrive:

    Sono cresciuta tra i libri, ma molte sono le biblioteche indimenticabili e fondamentali della mia vita di bambina e di studentessa a Roma: quella del Liceo Tasso, la biblioteca comunale di via Mercati, la biblioteca dell’USIS. Tutti luoghi in cui ho fruito del piacere e della scoperta degli scaffali accessibili, come a casa. Erano accessibili anche le bibliotecarie e i bibliotecari. Sempre indaffarati e operosi, ma riuscivano a instaurare un contatto con gli utenti. I libri erano sempre in buono stato e mai polverosi.
    Erano gli anni Sessanta. Poi all’università, a Roma, sempre, è cominciato il surf fra le biblioteche grandi (Alessandrina, Casanatense) e quelle piccole, degli istituti, ma riuscivo a trovare tutto quello che cercavo e anche di più, era macchinoso, un lavoro su schede scritte a mano o a macchina dentro cassettini ancora di legno o nel caso del CNR anche di metallo. Roma era un bel posto per le biblioteche, poi, il lavoro, il privilegio di avere una biblioteca di istituto e di poter ordinare i libri che servivano e i viaggi ovunque: la scoperta delle biblioteche inglesi, americane, tedesche, francesi. Non c’era ancora Internet. Anni Settanta e Ottanta. Viaggi e scambi nei paesi dell’Est. La scoperta che i ricercatori degli istituti di ricerca dell’Est non potevano comperare e non avevano a disposizione nelle loro biblioteche nè libri nè riviste. Eppure, si arrangiavano come potevano. Ma la loro possibilità di essere competitivi e di pubblicare internazionalmente era zero. Ora c’è Internet, ma chi sa leggere e sa soprattutto ricercare sa che non basta e che anzi può dare un senso fuorviante di essere comunque informati o di sapere tutto. Può dare finte certezze e finte esaustività di informazione. Può essere come una tasca piena di post-it tutti uguali, sia che ci ricordino di comperare il latte o che il giorno X riceveremo il premio Nobel. Le informazioni non sono tutte uguali e i percorsi per ottenerli sono variegati nel tempo e nello spazio. Soprattutto sapere e competenza non si acquisiscono una volta per sempre in un click. Vanno alimentati nel tempo e nello spazio e continuamente. Ci tocca assistere negli ultimi venti anni al depredamento dei fondi per biblioteche, archivi, musei. Se non si riesce ad invertire la rotta fra poco, nonostante il passato che non erano buonissimo e competitivo come gli altri paesi, ma era comunque prezioso e significativo, saremo ridotti come erano negli anni Sessanta e Settanta i paesi dell’Est. Credo che sia importante occuparsi della immaginazione pornografica di quanti deleghiamo a prendere decisioni sulle istituzioni culturali e soprattutto su quelle che servono a produrre cultura e trasmissione del sapere. Perchè i decisori di come si spendono i soldi di un paese hanno così paura della cultura, dei libri, degli strumenti di registrazione? Via Dante, via teatri, via biblioteche, via archivi di stato, via musei, via piazze del sapere. Di che cosa hanno paura? Si può fare una piccola ricerca sulle terribili esperienze che questi decisori dissennati e fobici hanno avuto con l’oggetto libro e nelle situazioni in cui era lecito coltivare la memoria del passato e del presente per costruire un futuro innovativo e migliore? Immagino che abbiano avuto esperienze terribili a scuola, in biblioteca, a teatro ed è per questo che straparlano, stradecidono e vogliono distruggere questi luoghi di perdizione e i loro entusiasti frequentatori. Come si fa a non essere complici delle loro fobie devastanti?

  22. Alessia Bruno scrive:

    Ottima iniziativa.

  23. Laura Benigni scrive:

    Domenica 26 febbraio 2012 su RAI3 in prima serata storica puntata di Presa Diretta. Abbiamo visitato Archivi di Stato, Biblioteche, il Teatro Valle occupato, un Idea Store a Londra e una biblioteca con una nuova concezione di accoglienza e consultazione a Bologna. Sono stati intervistati direttori, progettisti, ricercatori. Sarebbe interessante far circolare quella puntata a scuola, ma soprattutto in tutte le situazioni di educazione permanente. Insieme al manifesto per la cultura del Sole24ore, il servizio di Presa Diretta rappresenta l’ultimo grande evento esplicito di denuncia dei veri rischi in cui ci hanno cacciato e in cui continuiamo ad essere allarmati. Certo è difficile continuare a tollerare il livello demenziale secondo cui si può continuare a sprecare fondi pubblici, si può tollerare l’iniquità fiscale e non si affronta con una task force la incapacità di far ripartire ricerca, formazione, beni culturali.

  24. Laura Benigni scrive:

    Domani, 20 gennaio 2014 festa di compleanno in piazza a Terni per la bct (Biblioteca Comunale di Terni. E’ una gioia, una bella biblioteca accogliente e funzionante. La festa si potrarrà per tutta la settimana. Per bibliofili di ogni risma, topi di biblioteca, bilbioterapeuti o semplici lettori sereni, una chicca da non mancare.

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  3. […] informazioni: http://www.minimaetmoralia.it/?p=5323 1 Aggiungi una foto alla tua firma (servizio gratuito): […]

  4. […] per denunciare la situazione in cui versano le biblioteche italiane. Per maggiori informazioni: pagina web di approfondimento 39.225619 9.119388 Rate […]

  5. […] Pubblichiamo e diffondiamo questo comunicato apparso su minima & moralia. […]

  6. […] Pubblico qui la prima parte di un comunicato apparso su Minima & Moralia: […]

  7. […] si può mettere così: l’autorizzazione a tenere l’incontro pubblico per Carta batte forbice – promossa dalle associazioni dei bibliotecari, Generazione TQ, Valle occupato – è stata prima […]

  8. […] italiana per quanto accaduto a Roma l’11 ottobre in occasione della manifestazione “Carta batte forbice”, organizzata da varie componenti del mondo della cultura per discutere della crisi e del futuro […]

  9. […] in un recente, accorato appello pubblicato sul blog di Minimum Fax, alcuni quesiti sulla condizione e sui finanziamenti delle […]

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