Carta batte forbice –
Cosa è successo ieri – Una cronaca

di Nicola Lagioia

Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono la Biblioteca Nazionale non li avevo ancora visti”.

La si può mettere così: l’autorizzazione a tenere l’incontro pubblico per Carta batte forbice – promossa dalle associazioni dei bibliotecari, Generazione TQ, Valle occupato – è stata prima accordata e poi improvvisamente negata dal direttore della Biblioteca Nazionale; visto che il potere che discende dal suo ruolo glielo consentiva, e poiché entro gli argini previsti dalla legge l’arbitrio di tale potere è sacro, lo spettacolo andato in scena ieri davanti a uno dei luoghi simbolo della nostra cultura – bibliotecari, traduttori, scrittori, editori, professori universitari, ricercatori, archivisti circondati da una sessantina di poliziotti in tenuta antisommossa, trasformati (relatori e semplici partecipanti) nell’oggetto attivo della loro attenzione e in quello potenziale delle loro azioni, dove la sommossa sarebbe stata parlare dei problemi del sistema bibliotecario italiano e leggere qualche pagina di Fenoglio – è assolutamente nell’ordine delle cose.

Oppure la si può mettere così: il direttore della Biblioteca Nazionale risponde del suo operato al Ministero per i Beni e le Attività culturali. Inizialmente favorevole a Carta batte forbice, si è reso conto che quello che nel proprio augurio (o autofraintendimento) avrebbe dovuto essere un incontro tra quattro gatti, ha cominciato a raccogliere sempre più adesioni, e sempre più entusiaste, e poiché l’incontro si sarebbe inevitabilmente colorato anche di significati politici (nessun gioco delle tre carte potrebbe ormai occultare il trattamento che l’attuale governo sta riservando ai lavoratori della cultura di questo paese) si è affrettato per il bene della carriera a negare l’autorizzazione necessaria a tenere l’incontro. Non contento, ha chiamato le forze dell’ordine. Per inciso: non un paio di celerini, ma una prima e una seconda e una terza e una quarta camionetta, dunque una prima e una seconda jeep, infine un’ennesima camionetta piena di poliziotti equipaggiati per il peggio – un dispiegamento in grado di giocarsela alla pari con gli ultras della Stella Rossa Belgrado dei tempi bui. Troppo onore veramente. Infine, al culmine di un ragionamento per addentrarsi nel quale sarebbe necessaria così poca fantasia da renderlo inespugnabile alla ragione, ha deciso di far chiudere la biblioteca; di dar vita cioè a un caso abbastanza clamoroso di interruzione di pubblico servizio a opera delle forze dell’ordine.

Il risultato, ai limiti dell’allucinazione per chi è convinto che la civiltà debba impiegare secoli per cambiare ciclicamente pelo e rovesciarsi eventualmente nel suo contrario, è invece un’istantanea abbastanza fedele dell’Italia all’inizio del XXI secolo. La Biblioteca Nazionale, da luogo pubblico di cultura – luogo di incontro, di crescita, di condivisione, di confronto, come sarebbe stato normalmente per qualche ora se l’incontro di Carta batte forbice si fosse tenuto – si è trasformata all’improvviso in una cittadella del potere tutta chiusa in se stessa, una provvisoria dependance del Palazzo (proprio nel giorno in cui una parte del Palazzo andava giù sul bilancio), circondata di poliziotti in casco e manganello per “difenderla” non da chi minaccia quel che i libri rappresentano, ma da chi paradossalmente quei libri li cataloga, li scrive, li pubblica, li divulga, li studia, ne fa una professione tra difficoltà quotidiane sempre più penose; o, più semplicemente, li legge.

E infatti stamattina, per esempio, tanto è stato assurdo ciò che è accaduto ieri pomeriggio a livello istituzionale, l’assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia ha dichiarato: “trovo singolare che non si consenta lo svolgimento di un’assemblea promossa dai bibliotecari e da tanta parte del mondo della cultura nella Biblioteca Nazionale. Si voleva discutere del futuro delle biblioteche pubbliche, che sono un servizio essenziale per la vita civile del Paese. Al di là dei disguidi burocratici che possono essere intercorsi, è triste veder impedito l’accesso ad una biblioteca proprio a quelle persone che l’amano e ne vorrebbero veder rilanciato il ruolo. Le preoccupazioni dei lavoratori della cultura vanno ascoltate se vogliamo rilanciare questo Paese”.

Per la cronaca. L’incontro di Carta batte forbice ieri si è tenuto lo stesso, nonostante tutto. Non dentro ma fuori dalla biblioteca, nel grande piazzale, in un’assurda cornice da guerriglia urbana, circondati dai poliziotti, con noi relatori che (al posto del microfono previsto) ci siamo passati l’un l’altro il megafono, pervasi (relatori e partecipanti) da un’atmosfera in cui solidarietà, voglia di stare insieme, paura, frustrazione, sensazione di aver dato vita a qualcosa di imprevisto e imprevedibilmente rivelatorio, continua rigenerazione emotiva erano mischiati tra di loro senza soluzione di continuità.

Tra gli elementi imprevisti, almeno per me, c’è stato quello per così dire palingenetico: a un certo punto, per forza di cose, il contesto ci ha trasformati da semplici partecipanti a un incontro culturale a manifestanti, forse anche un gruppo di facinorosi. Di fronte, questi manifestanti, avevano la polizia pronta a intervenire. Mai sottovalutare la mise en scène che il gioco delle parti può innescare; soprattutto se la memoria collettiva a corto raggio è strutturata in modo che un rimosso e un irrisolto di Stato (Genova 2001) torni continuamente a galla.

Così, a un certo punto, alcuni “manifestanti” hanno occupato la strada, il trafficato Viale Castro Pretorio, e hanno cominciato a distribuire a chi passava i volantini dell’iniziativa. Un automobilista su quattro o cinque era incazzato nero perché il traffico veniva improvvisamente rallentato o bloccato. Gli altri automobilisti (che non avevano la più pallida idea del perché ci trovassimo lì) hanno iniziato invece a esprimere solidarietà, credendo di ritrovare ormai in chiunque porti una divisa o altro simbolo risalente allo Stato italiano il segno di un nemico a prescindere. La polizia a quel punto è intervenuta. Qualche tafferuglio, un inizio di violenza. Niente manganellate. Solo strattoni, spintoni, un qualcosa che forse stava per scatenarsi ma è stata subito ricacciata nel regno del potenziale.

I partecipanti-manifestanti-occupanti (tutti, questa volta) sono tornati pacificamente sul grande piazzale antistante la biblioteca, e hanno (abbiamo) ripreso pacificamente Carta batte forbice. Che si è conclusa pacificamente. Sempre pacificamente, ci siamo salutati, e poi dispersi. A gruppi di dieci, venti, trenta siamo andati a commentare l’accaduto. Chiusi in bar, case, osterie, ristoranti, mentre la sera e poi la notte si impadroniva di Roma, continuavamo a domandarci cosa, precisamente, questo tipo di pace significasse. E di cosa, eventualmente, fosse il preludio.

Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori) e La ferocia (vincitore del Premio Mondello e del Premio Strega 2015). È una delle voci di Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Nel 2016 è stato nominato direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Commenti
14 Commenti a “Carta batte forbice –
Cosa è successo ieri – Una cronaca”
  1. pes scrive:

    Mi chiedo spesso, in questi giorni, di cosa sono preludio le tante cose che accadono, qui e altrove. Non so dare una risposta. A volte penso anche che non sia utile, di questi tempi, porre questa domanda, perché mi viene il dubbio che quello che conta è il movimento che comunque si ottiene in questi casi, lo spostamento d’aria. Perchè ognuno di noi, di quelli che si spostano in un modo o nell’altro, fosse anche mentalmente, ha ben chiaro- questo sì, lo credo- dove e con chi sta andando, e non ci sono più- per fortuna- strade segnate. Quanto al resto, non mi sembra per niente di poco conto che si tema chi fa cultura.
    Il parere è piccolo, poca cosa. Ma questo è quanto posso dare come contributo e appoggio.

  2. beppe sebaste scrive:

    In un certo senso, saluto la chiarezza esplicita, anzi abbagliante di questa coda di regime a lungo oppressiva e soffocante come una pentola, ma per tanti troppo implicita. la notizia paradossale ma reale parla da sola: poliziotti intenuta antissommossa che difendono i libri e i luoghi dei libri non da se stessi, come sarebbe ovvio, ma dai lettori e dagli scrittori. ricordiamoci che l’antidoto, la pietra magica, è là dentro, in quell’immensa panchina che è la biblioteca, una panchina libera e an/archica col motore di una macchina del tempo, un dispositivo per viaggiare in Tutti i Mondi Possibili, antidoto al napalm versato goccia a goccia in tutti questi ultimi anni. Ciao Nicola, un abbraccio, a presto, beppe

  3. Nicola Lagioia scrive:

    Ciao Beppe,
    un grande abbraccio a te!

  4. Nicolai Caiazza scrive:

    SE mi é permesso, vorrei complimentarmi con l’autore dell’articolo. Lo ho letto con piacere e gustato riga per riga. Una misurata linea ironica nel mentre esponeva i fatti. Con ottimismo, ma tenendo bene la guardia. Bene. Bello. Se i giornalisti raccontassero con questo stile i fatti é probabile che i lettori di quotidiani aumenterebbero di quantitá e di qualitá

  5. Fabio Mancini scrive:

    Ecco il pezzo uscito oggi su: “il manifesto”

    di Roberto Ciccarelli

    Ancora sui fatti di ieri alla Biblioteca Nazionale – da “il manifesto”

    «È grottesco: schierano la polizia per difendere una biblioteca da chi la vuole difendere» (Marino Sinibaldi, Radiotre)

    Surreale, ma vero, è quello che è successo ieri all’ingresso della più grande biblioteca italiana dove gli intermittenti dello spettacolo che occupano il teatro Valle, gli scrittori Tq (trenta-quarantenni), insieme alla rete dei lavoratori della conoscenza, ricercatori, grafici e informatici, archeologi e traduttori, e gli studenti provenienti dalla Sapienza, si erano radunati per dare vita ad un evento culturale intitolato «carta batte forbice» al quale avrebbero dovuto partecipare tra gli altri Franca Valeri, l’esperto in «biblioteconomia» Giovanni Solimine, gli scrittori Marco Lodoli e Emanuele Trevi, Elena Stancanelli Francesco Piccolo e Nicola Lagoia. «Sono allibito – ha detto Marino Sinibaldi, direttore di Radiotre e ex bibliotecario – è grottesco schierare la polizia per difendere una biblioteca da chi la vuole difendere. Questi ragazzi vengono trattati come chi vuole bruciare i libri e non salvarli».

    «La biblioteca è inagibile per un guasto ai tornelli» è stato detto inizialmente per giustificare la situazione. Dev’essere stato così disastroso, questo «guasto», da vietare l’entrata e l’uscita dalla biblioteca già verso le 15,30, costringendo il personale e gli utenti a restare prigionieri involontari della struttura. «Senza un motivo ragionevole – ha detto la scrittrice Sara Ventroni – il direttore sta sospendendo un servizio pubblico». Poi l’incredulità è diventata indignazione nella piccola folla di trecento persone schierata davanti al cordone della polizia. Alle 16,30 la biblioteca è stata chiusa per questioni di «sicurezza». A quel punto quaranta persone si sono sedute sull’asfalto improvvisando un «read-in». Qualcuno ha iniziato a leggere ad alta voce.
    Verso le cinque è arrivata la nota durissima di Claudio Meloni (Funzione pubblica Cgil) che ha spiegato l’assurdità sotto gli occhi di tutti: «Il direttore della Biblioteca nazionale di Roma ha chiamato la polizia per impedire un’assemblea pubblica di protesta». La tensione è salita e, alle 17,44, cinquanta persone hanno bloccato il traffico. Un uomo con il megafono è stato assalito da tre poliziotti, ma ha resistito fermamente. Dieci ragazzi sono intervenuti per proteggerlo, mentre il plotone della celere si schierava. Un poliziotto abbranca uno studente dallo zainetto e lo insulta pesantemente. Una ragazza è accorsa come una furia per separarli. Alcuni giornalisti e ricercatori si sono frapposti e, in un quarto d’ora, si è improvvisata un’assemblea. Lo scrittore Christian Raimo, entrato in biblioteca poco dopo le tre, denuncia a quel punto di essere stato identificato dalla Digos: «Solo nel 1973 in Cile la polizia è entrata nelle biblioteche, oggi è successo nell’emeroteca della Nazionale».

    «Ci è stato chiesto – ha poi ricostruito – di presentare una richiesta formale per ottenere l’autorizzazione per un evento culturale. Lunedì, dopo cinque ore di anticamera, il direttore ci ha negato il permesso. Evidentemente qualcuno glielo ha imposto…». Da voci, tutte da verificare, sembra che si temesse l’infiltrazione di «brutti ceffi» nell’assemblea. La tensione, hanno spiegato fonti interne alla biblioteca, si spiega per i timori sollevati in vista della manifestazione di sabato prossimo, quella degli «indignati». Un collegamento pretestuoso che rende però il clima che c’era ieri a Roma.

    Andrea Marchitelli, responsabile dell’Associazione Italiana Biblioteche (Aib-Lazio) era incredulo. Già lunedì l’Aib aveva appoggiato «in maniera convinta» l’iniziativa promossa dal Valle e dai Tq: «Quello del direttore Avallone è un atto che fa male – afferma – Era un’occasione di grande visibilità e invece ha mandato un messaggio devastante. Ignoro i motivi che lo hanno spinto. Questa chiusura è incomprensibile».

    La prossima settimana Cgil e l’Aib chiederanno un incontro pubblico tra i promotori dell’assemblea e il direttore Avallone «per riportare – assicurano – un minimo di civiltà nei rapporti». Sul tappeto sono rimasti tutti i problemi della biblioteca. Li riassume Carlo Tempestini, rappresentante Cgil nella Rsu della Biblioteca nazionale: «Dal 2000 abbiamo perso il 50% del finanziamento. Oggi la Nazionale riceve 1,2 milioni di euro e ha quasi azzerato l’acquisto di opere e periodici. Per ovviare alla mancanza di personale – prosegue Tempestini – ci sono 20 volontari che sono impiegati ormai in compiti assegnati al personale in ruolo per 400 euro mensili». Il blocco del turn-over impedisce nuove assunzioni», Alla Nazionale di Roma lavorano appena 264 persone. In quella di Parigi sono oltre 2400. I fondi che il governo francese destina a questa istituzione sono oltre 200 milioni all’anno.

    Numeri che possono essere riassunti con un’immagine inquietante: nella cattedrale nel deserto che sorge in viale Castro Pretorio c’è un enorme roditore che ha fatto piazza pulita dei libri e dei fondi necessari per acquistarli. Ieri i lavoratori della conoscenza hanno provato a fermarlo.

  6. paolo morelli scrive:

    Quanto a fondo dovremo ancora andare? Siamo pronti ad andarlo a vedere.
    P.

  7. Chiara Di Domenico scrive:

    Venti anni di supina rassegnazione lasciano il segno. Però ho visto i volti, con mia colpa solo in foto perchè ero in ritardo. si ricominciano a vedere le facce della gente per strada a difendere le cose di tutti. Grazie per essere finalmente usciti da un teatro per difendere una biblioteca e tutte le sue idee, grazie per essere stati in strada dove anche chi non aveva un’idea ha capito. quantomeno ha chiesto chi fossero, quei visi per strada. Adesso ci aspetta sabato 15. Spero che saremo tanti come in queste foto: sereni, determinati, intelligenti.
    Grazie.

  8. Surreale, demenziale, folle. Potrebbe sembrare ridicolo, ma mi fa solo incazzare. Ero fuori Italia, ma fate finta che ero lì con voi. Vi abbraccio tutti, Gianni

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  5. […] dei media, è partito col piede giusto. I simboli contano. È cominciato da una biblioteca, dalla Biblioteca Nazionale. Non importa se allora la protesta è riuscita o meno, ma aver scelto una biblioteca come punto di […]



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