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Il caso Cesare Battisti e quello che accade in Italia oggi

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Dopo l’arresto di Cesare Battisti si sono levate da tutte le parti parole di giubilo per la fine della latitanza di quello che, forse suo malgrado, era diventato ormai un simbolo vivente della stagione della lotta armata, pur senza averne davvero la caratura.

Battisti era infatti un membro (mai stato il capo) dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, una formazione tra le decine appartenenti alla lotta armata in Italia che non spiccava certo per le sue formulazioni politiche, più vicina alla delinquenza comune che ai proclami e alle teorizzazioni di altri gruppi, attiva soprattutto negli espropri proletari e nella lotta contro le istituzioni carcerarie, e diventata famosa principalmente per il numero di omicidi compiuti (cinque, un numero molto lontano dagli ottantasei delle Brigate Rosse, ma comunque sufficiente a renderla il terzo gruppo armato di quella stagione per numero di attentati).

A contribuire alla loro fama è stata anche la celeberrima foto di Giuseppe Memeo che punta la pistola contro la polizia durante gli scontri del 14 maggio 1977 in via De Amicis.

La latitanza di Cesare Battisti però non ha fatto che renderlo molto più importante di quanto non fosse mai stato, come se dovesse portare sulle spalle tutto il peso degli anni di piombo.

Una narrazione perfetta quella del terrorista scappato a fare la bella vita (in Francia faceva il portinaio, in Brasile è impiegato in un sindacato e vive all’estrema periferia di San Paolo), difeso dagli intellettuali di sinistra (principalmente per via di un processo molto discutibile), con la complicità dei governi stranieri che non concedono l’estradizione (sia in Francia che in Brasile gli è stato concesso l’asilo politico per via dei numerosi dubbi sulle modalità del processo fatto in Italia), lasciandosi dietro una scia di sangue.

La malafede di come i media italiani hanno trattato il caso Battisti è dimostrata per esempio dalle continue interviste al figlio del gioielliere Torreggiani, interpellato ogni volta che viene nominato Battisti. Se è vero che la sua è sicuramente una storia triste e tragica, è anche provato e riconosciuto dalle sentenze che ad averlo ferito e reso disabile sono stati i colpi sparati dal padre durante lo scontro a fuoco con una formazione dei PAC della quale Cesare Battisti non faceva parte, trovandosi quel giorno in provincia di Venezia per l’omicidio Sabbadin (anche questo non compiuto materialmente da Battisti, che faceva parte della copertura armata).

Oggi, mentre le autorità brasiliane e italiane fanno la gara nell’attribuirsi i meriti di questo arresto (quando la cattura è stata compiuta in Bolivia), accodandosi a questo tipo di narrazione tutta la sinistra istituzionale anziché rabbrividire di fronte al fatto che un arresto venga presentato come “regalo personale” da parte del figlio di Bolsonaro a Matteo Salvini, esulta per l’estradizione verso l’Italia, quarant’anni dopo i fatti, di una delle tante persone che hanno partecipato tangenzialmente (o in veste non più che da comprimario) alla lotta armata in Italia.

Chi da sinistra festeggia pubblicamente questo arresto, peraltro, ne ricava soltanto commenti del tipo “ma come? sono i vostri amici, merde” o “non è certo stato arrestato grazie a voi che lo avete sempre difeso”, a riprova del fatto che quando la sinistra prova a fare la destra la gente preferisce sempre l’originale.

Ed è in questo clima che viene letteralmente ricoperto di insulti Christian Raimo, reo di avere detto nient’altro che una cosa di cui a sinistra (ma pure tra i Radicali) si discute tranquillamente da secoli – citando peraltro un noto terrorista come il senatore, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e docente universitario Luigi Manconi – e cioè di essere contrario all’ergastolo e idealmente contrario al carcere.

Senza stare a scomodare Foucault, senza parlare di ridiscutere i concetti di autorità, repressione, controllo, disciplina e punizione (che non sembrano idee molto in voga in questo momento), perlomeno Cesare Beccaria e la funzione rieducativa della pena una volta sembravano essere territorio comune, almeno a sinistra.

Alla base del diritto e del concetto di giustizia, da circa trecento anni, stanno la tutela della cosa pubblica e la salute dello Stato, non la volontà di compensare le vittime. Quella è un’altra cosa, si chiama vendetta.

(Milano, 1985) Giornalista culturale, ha scritto per tre anni per Resident Advisor. Suoi scritti sono apparsi su moltissime testate, tra cui Prismo, Il Tascabile, Pixarthinking, NOT e Rivista Studio. Attualmente collabora soprattutto con Esquire e, da molti anni, con VICE.
È una delle voci principali di Radio Raheem.
Commenti
13 Commenti a “Il caso Cesare Battisti e quello che accade in Italia oggi”
  1. sergio falcone scrive:

    Mi sembra un intervenire onesto, che dovrebbe far riflettere.
    Ringrazio Christian Raimo: anche io, come lui, vengo insultato per il sol fatto di dire come la penso.
    Libertà per Cesare Battisti. Liberiamo gli anni ‘70.

  2. domenico scrive:

    Scrivo solo per chiedere gentilmente a Raimo (senza inutili insulti ) che “reo di aver detto nient’altro che una cosa di cui a sinistra si discute da secoli ” si convinca che esista da SECOLI ANCHE UNA DESTRA, e che la SINISTRA sara’ ” protetta” presto dal WWF ?

  3. Gianluca scrive:

    La triste vicenda di Battisti, con le sue fanfare e i suoi proclami, rivela a mio avviso, quanta difficoltà faccia questo Paese a fare i conti con il proprio passato.

  4. Gracco scrive:

    Dunque, Raimo è contro al carcere per chicchessia, e però qualche mese fa voleva appendere i fascisti a Testa in giù.
    Fare pace col cervello non guasterebbe.

  5. Gracco scrive:

    Ah, e per inciso, spero che Battisti sconti per intero la pena che gli è stata comminata.

  6. Mauro scrive:

    Non la volontà di compensare le vittime ma nemmeno quella di compensare i colpevoli. O sbaglio? Se Battisti è uomo “serio, onesto, profondo, un vero intellettuale” come scrive l’appello in suo favore sottoscritto da tanti ( troppi), riconosca che lo stato cui aveva dichiarato guerra qualche decennio fa lo ha sconfitto e sconti dignitosamente la pena che ogni omicida si merita, e che fin qui si era alquanto fortunosamente evitato. Dopo di che trovo ributtanti le parole e la sceneggiata messa in piedi per l’occasione dal Ministro dell’interno, quasi come l’ aver ricordato in questo pezzo che Torreggiani è stato ferito per sbaglio dal padre e non dai terroristi che il padre glielo stavano uccidendo. Come se questa fosse un’ attenuante, e non una una ulteriore, schifosissima aggravante, su cui sarà bene che Battisti e quelli che stanno con lui trovino finalmente il tempo di meditare un po’ meglio di quanto non abbiano fatto finora. Mauro Parrini ( Prato)

  7. Mauro scrive:

    Torregiani e non Torreggiani, chiedo scusa per l’inesattezza.

  8. GUIDO scrive:

    In epoca di informazione sciatta e veloce quanti sono quelli che si sono dati la pena di porsi alcune elementari domande prima di unirsi ad abominevoli cori giustizialisti? Davvero pensano che Battisti abbia potuto godere dei benefici dell’asilo politico solo in virtù di connivenze ad alti livelli o di sentimenti anti-italiani? L’impressione che ho, e non solo in casi come questo di cui tratta l’articolo, è che è ormai entrata in uso la deplorevole abitudine di sparare sentenze ancor prima di aver bene ponderato diversi aspetti della faccenda a cui si presta attenzione. Tutti opinionisti…tutti pronti a linciare qualcuno sulla base di emozioni viscerali artatamente costruite da pennivendoli senza scrupoli. Per citare solo uno dei tanti argomenti che vengono sistematicamente ignorati: quanti sono a conoscenza del clima e del contesto in cui avvennero i delitti di cui si sta scrivendo? Hanno mai sentito parlare di legislazione d’emergenza? Lo sanno che furono imbastiti processi in cui la parola di un pentito era sufficiente a innescare procedimenti punitivi a catena in un osceno mercato delle indulgenze? Hanno mai sentito parlare ad esempio del Teorema Calogero?
    Lo sanno che, a distanza di decenni dai fatti di terrorismo politico degli anni 70, perfino lo stesso Cossiga, che di quella legislazione fu promotore, si espresse favorevolmente per un’amnistia?

  9. Giuliano scrive:

    Grazie Guido, dopo aver letto le tue parole mi sento un po’ meno solo.

  10. Engy scrive:

    Gli insulti e le offese sono sempre sempre una cosa vergognosa, dunque solidarietà totale da parte mia a tutti gli insultati e vittime di inciviltà varie.
    Detto questo, doverosamente, la firma dell’allora appello che mi ha fatto più ridere (e che ho scoperto solo in questi giorni) è quello di Loredana Lipperini che, in tema di garantismo, di tolleranza, ecc, non mi pare poi così credibile….
    Ma poco credibile mi pari anche tu Raimo, per i motivi già detti da altri e dopo aver curiosato sulla tua bacheca Fb….ma su di te non sono sicura … :-)
    Per quanto mi riguarda l’unica – e sottolineo unica – persona per me credibile al 100% su questo tema è Andrea Colombo del Manifesto. Parlo di credibilità, dovuta al sincero garantismo che da decenni ha dimostrato in più occasioni e non guardando in faccia al colore politico; credibilità che, ovviamente, non c’entra niente con il fatto di condividere la posizione (io non la condivido). Non sono credibili i vari Ferrero, Rizzo e altri che prevedibilmente ora son saltati su…
    Ok, i modi, i toni, le esagerazioni del solito Salvini ….però, ancora una volta, la cosiddetta sinistra si è rivelata pietosa.

  11. Engy scrive:

    “Dopo di che trovo ributtanti le parole e la sceneggiata messa in piedi per l’occasione dal Ministro dell’interno, quasi come l’ aver ricordato in questo pezzo che Torreggiani è stato ferito per sbaglio dal padre e non dai terroristi che il padre glielo stavano uccidendo. ..”
    Condivido e sottoscrivo questo concetto espresso da Mauro Parrini, lo volevo sottolineare prima, ma c’è chi l’ha saputo dire molto meglio di me.
    E personalmente sottolineerei fermamente quel “quasi (come l’aver ricordato)” …

  12. GUIDO scrive:

    Non ho nulla da aggiungere e l’articolo è sufficientemente chiaro., a meno di non mettersi a fare l’analisi delle virgole o dedicarsi alla telepatia per capire le intenzioni di chi scrive, magari per dargli patenti di “credibilità”.
    Riguardo alla legislazione di emergenza credo che sia interessante prendere atto di questa dichiarazione:

    «Siamo al culto della delazione, alla canonizzazione dei collaboratori di giustizia. E in parte è colpa mia. Le confesso una cosa: ogni sera io recito un atto di dolore per aver contribuito, negli anni Settanta, alla diffusione di questo modo di fare giustizia […] Sa, sto pensando di presentare un disegno di legge per cambiare le cose: prendo le regole dell’Inquisizione di Torquemada e le traduco in italiano moderno. Ci sono più garanzie in quelle che nel nostro codice di procedura penale».
    Francesco Cossiga, La Stampa, 19 aprile 1995

  13. zvani scrive:

    Potrei ricordare per es., Francesca Mambro (condannata per 10 omicidi e la strage di Bologna – 85 morti e 200 feriti) uscita dal carcere dopo 16 anni e oggi praticamente libera. Come dice Domenico, la Destra esiste. Ma affidarsi a questa triste contabilità per accusare oggi gli avversari politici dell’una o dell’altra parte, mostra solo il triste squallore di quella politica che non fa che strumentalizzare le vittime ai propri fini.

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