I sogni di un digiunatore. Le visioni instabili di Paolo Albani

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Un ragazzo e una ragazza sorpresi a fare l’amore dentro una casella postale – e la scoperta che «la piaga delle coppie abusive che trovano rifugio nelle caselle postali»si diffonde per tutto il Paese; oppure le vicissitudini dell’uomo che, abbandonato dalla compagna, commissiona a un pittore decine di trompe-l’œil della donna amata per disseminarli nella casa in cui viveva col suo amore; o ancora lo strano caso di Calogero S., grande mangiatore di olive, che ritrovandosi un giorno con un alberello nello stomaco finisce per esibirsi come Uomo-Ulivo sotto il tendone del Circo Castellani; e poi il racconto dell’esistenza quaresimale di Giovanni Succi, a fine ’800 tra i più celebri artisti del digiuno: interrogato sulla sua attività onirica, Succi dichiarò che mai una volta aveva sognato qualcosa da mangiare (perché in realtà ciò che il digiunatore desidera non è il nutrimento ma la sua stessa fame).

Still recording è un piccolo capolavoro

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di Chiara Nano Non è stato facile guardare “Still recording” di Saeed Al Bataal e Ghiath Ayoub, premio Fipresci alla Mostra del Cinema di Venezia, esempio imperdibile di cinema neosperimentale. Il film è in questi giorni nelle sale italiane grazie al coraggio imprenditoriale di Reading Bloom e Kama Productions. Non è facile scriverne ora, temendo […]

UN PAESE SCONFINATO – Nadia Terranova: Addio fantasmi

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Comincia una nuova rubrica su minimaetmoralia, in cui leggiamo romanzi, film, fumetti, documentari italiani. In un paese che sembra prigioniero di una narrazione nazionalista, sovranista, abbiamo deciso di indagare invece l’infinità pluralità di sguardi che viene fuori dalla letteratura e dall’arte. Abbiamo deciso di farlo in forma di recensioni che sono al tempo stesso forme […]

Alan Rusbridger e la nuova era del giornalismo

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di Francesca Borri

Molte notizie. Più notizie di sempre. Ma anche meno notizie. Siamo in molti a provare la stessa sensazione, oggi: avere allo stesso tempo più e meno informazione di prima.

Sapere di più, forse. Ma capire di meno.

Nel giornalismo, d’altra parte, è in corso una rivoluzione. Letteralmente. Il giornalismo è stato a lungo un processo verticale. I quotidiani avevano il monopolio dell’informazione, perché avevano il monopolio dei mezzi di produzione dell’informazione, intesi proprio come mezzi materiali: le presse. E quindi ogni notizia veniva trasmessa, appunto, in verticale: da chi scriveva a chi leggeva. Ora invece è tutto orizzontale. Chiunque, con il suo iPhone, può parlare alla sterminata platea di internet, aprirsi un canale Youtube, un account Twitter, un blog, e definirsi un citizen journalist – anche se nessuno di noi si affiderebbe mai a un citizen dentist. Però, è innegabile: prima, per dire qualcosa avevi bisogno dei giornali. Oggi, non più.

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di Emanuele Modigliani In bici Dorava il mandorlato a spruzzo, lo mischiava rapido e beveva. Ci metteva dentro anche cocco e sciroppo d’acero. Lo guardavano. – Aggiungi sapore – diceva loro, – voglio aggiungere sapore – ripeteva. C’era un isolotto nel fiume davanti. La corrente piegava le canne di qua e di là sdoppiandosi quando […]

“Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani…”. Una lettera aperta a Giuseppe Conte

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di Marco Mantello Gli ultimi e i primi Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani Conosco diverse persone qui a Berlino, ma ce ne sono tante anche in Danimarca, in Inghilterra e in diversi paesi europei, che hanno vissuto con il sussidio e alla fine hanno detto di no a un sistema di dare […]

Alla fine ci sono tornato

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di Marco Mantello   C`era scritto all`ingresso -Attendere prego- ma io sono entrato lo stesso C`erano vecchie dappertutto sulle panche, in mezzo al prato ogni posto era occupato erano vecchie dopo tutto Così alla fine mi sono detto sì, insomma, ho camminato E mentre pensavo che certo in Germania è diversa la vita una vecchia […]

Dove credi di andare

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di Violetta Bellocchio

Il dettaglio che illumina il quadro è la sua mano chiusa sulla mia spalla sinistra che mi tira all’indietro, la sua voce bassa che mi dice, dove credi di andare. Mi fermo seduta sul letto. Sto pensando, sì. Il mio ragazzo non capisce. Troppo?, mi chiede. No. Lui mi piace un sacco, mi tratta bene, per ora, e soprattutto non ha alcun potere su di me, vero o finto. Il gusto della sottomissione non ce l’ho mai avuto, ma questo è diverso, è un gioco: giochiamo.
Lo stesso, una piccola linea voglio tirarla. Allora gli chiedo se ha una parola di sicurezza. No, dice lui, gli occhi a terra. Forse ci è rimasto male. Mi viene in mente l’immagine tatuata sul braccio di un amico che non vedo da tempo. Melograno?, suggerisco. Il mio ragazzo non vuole. Mi guardo intorno, faccio un secondo tentativo – valanga – troviamo l’accordo e la situazione si raffredda, il momento è passato.

La felicità è un maiale morto sul Müggelsee

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di Marco Mantello   “Vagano per decenni sulle distese di ghiaccio della noia e dell’abitudine e intanto si odiano, si odiano perché uno dei due è più distinto dell’altro, perché ha ricevuto un’educazione più raffinata e tiene il coltello e la forchetta in maniera più elegante, o perché ha conservato lo spirito di casa inculcatogli […]

Mark Cousins e la Storia dello sguardo

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Viviamo in un momento storico nel quale lo sguardo e la vista hanno assunto un carattere massimamente pervasivo, che trova una sua legittimazione dal fatto che ci è data  la possibilità di vedere tutto. Sono state molte le novità che con l’età moderna hanno soddisfatto questa sete di vedere, si pensi al percorso che muove dalla fotografia alla televisione, dalle prime  videochiamate sino a Facebook, da Google Maps fino alle esperienze di realtà aumentata (e d’altronde già Leonardo Da Vinci si interrogava secoli prima sull’importanza del guardare: «Or non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo?»).