Sulità, la materia oscura nella poesia di Nino De Vita

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Come nell’epica antica, la poesia di Nino De Vita racconta principalmente delle storie. Non si tratta però di imprese leggendarie compiute dagli eroi o dalle divinità, ma delle vicende minuscole della gente comune, episodi tratti dalla quotidianità dei poveri e dei dimenticati: un’epopea degli ultimi che descrive la normalità degli individui, la loro debolezza, il loro disagio nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni. De Vita si accosta a questa materia per approssimazioni successive, tramite una poesia centripeta e avvolgente,che gira intorno alle cose e le evoca senza rivelarle, le suggerisce senza mostrarle per intero.

La guerra civile degli italiani on line che la politica sfrutta senza pietà

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Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo di Nicola Lagioia Una guerra civile incruenta per tutto ciò che non riguarda i nervi, il tempo perso e l’avvelenamento del clima emotivo sta incendiando l’Italia. È la rissa che i sostenitori delle opposte fazioni politiche ingaggiano ogni giorno sui social network. Non mi riferisco a […]

Forbici (Dopo il Crash)

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Questa poesia segue il filo narrativo della precedente, “Un uomo guarda il suo computer”. Il titolo è tratto da una canzone di Rowland Howard, Shivers.

Il dubbio e la certezza. Interrogando musica e poesia

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Dal 9 giugno al via la diciannovesima edizione della Milanesiana – Letteratura Musica Cinema Scienza Arte Filosofia Teatro e Diritto, Festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi e quest’anno dedicato al tema “dubbio/certezza”. Il pianista e compositore Michele Sganga sarà come di consueto ospite per la sezione Il respiro della musica e della poesia, con due concerti il 28 e il 29 giugno. Accanto a pagine classiche di Claude Debussy e Robert Schumann, suonerà due opere per pianoforte di sua composizione: La voce degli alberi, e – in prima esecuzione assoluta il 28 giugno – Variazioni irregolari.

di Michele Sganga

A rigor di logica si dovrebbe tutti concordare su un punto: se da un lato parole e note musicali si fanno facilmente strumenti adatti all’espressione delle nostre, pur vaghe, certezze, dall’altro il silenzio assurge ben più docilmente a simbolo dell’umano dubitare, innervato tra le une e le altre sotto forma di cesure o di pause, e mostrandosi in maniera ineluttabile – subdola, a volte – quale perfetto archetipo dell’insicurezza e della paura dell’uomo di fronte alle grandi domande sull’esistenza e sull’origine del cosmo. (Con quel vuoto di parole e suoni a disegnare in fin dei conti i contorni di un più grande silenzio, che è simulacro spettrale e irrisolto di ogni altro, perché irrisolvibile: quello della nostra ignoranza).

La merda di Salvini non rovinerà il mondo

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di Christian Raimo La differenza delle orrende politiche di Berlusconi e le orrende politiche di Salvini che in Berlusconi c’era un immorale, libertino, narcisista, sregolato, istinto di vita, una libido da vecchio satiro che cerca le pozioni magiche per non invecchiare e non morire e per sedurre le ragazzine, applicata a una società da ammaestare […]

E pluribus unum: la lezione di Javier Cercas sull’Europa

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L’Europa. Molti mesi fa, tramite l’editore Guanda, abbiamo invitato Javier Cercas ad aprire la XXXI edizione del Salone del Libro di Torino con una lectio sull’Europa. Cercas ha accettato l’invito e ha letto il suo intervento lo scorso 10 maggio, davanti a diverse centinaia di persone, tra cui i presidenti di Senato e Camera. Poiché il discorso pubblico […]

Italia Evolution: narrazioni interdette

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Pubblichiamo un estratto da “Italia Evolution. Crescere con la cultura” (Meltemi) di Christian Caliandro, ringraziando autore ed editore.

La responsabilità politica di questo governo è tua

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di Christian Raimo E il senso di colpa di non aver fatto nulla, di aver rinunciato di fatto alla politica per anni, anzi decenni, che viene espettorato sotto forma di ironia, di metaironia, di denunce da piccolo cabotaggio, E in realtà nel 2014 Salvini aveva detto!, A gennaio scorso Di Maio aveva dichiarato!, Però la […]

Ipotesi sulla grande pietra

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di Enrico De Zordo Profondità Da qualche giorno mi assilla la visione di un tizio che scava: la sua testa è minuscola, quasi non si vede; ha le braccia e le spalle ipertroficamente sviluppate rispetto alle altre parti del corpo, se ne sta inginocchiato su un lastrone di roccia e non fa che scavare. In […]

Damien Hirst post Venezia, la malinconia e il complotto della realtà

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di Leonardo Merlini

Quando entro a Palazzo Grassi per l’anteprima della mostra di Albert Oehlen la prima cosa che noto è il vuoto. Nel grande atrio veneziano manca il demone colossale di Damien Hirst, l’opera più fotografata, in base alle statistiche ufficiali, della mostra “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, che ora, come era naturale che fosse, ha lasciato il posto all’esposizione sul pittore tedesco. Lo spazio del palazzo si è in qualche modo riappropriato di se stesso, l’ordine ha ripreso il posto che il caos aveva occupato per lunghi mesi di anarchia semantica. Oppure, può dire qualcun altro, il circo Barnum di Hirst se ne è andato con il suo carico di milioni e ha rimesso in libertà gli ostaggi della sua narrazione totalizzante.