La padella di Roberto Saviano

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di Luigi Loi

È il 10 novembre 2016 quando l’ultimo libro di Roberto Saviano, La paranza dei bambini, arriva in libreria. Le sue presentazioni in giro per l’Italia sono diventate veri e propri bagni di folla. Il pubblico è per una volta trasversale: ci sono i lettori della prima ora, i giornalisti, i fan della serie Gomorra, i giovani, i piccoli funzionari editoriali, i lettori occasionali in cerca del regalo natalizio, i curiosi, i lettori forti, gli scrittori wannabe e gli scrittori. Nel romanzo c’è una pagina in cui Saviano spiega metaforicamente come i pesci di piccolo taglio e lo scarto della pesca diventino frittura di paranza. Se i Feltrinelli store fossero delle padelle, Saviano sarebbe un grandissimo cuoco.

Nelle librerie che hanno la fortuna di ospitare Saviano l’atmosfera è quella della festa; e c’è voglia di festa nell’ambiente degli addetti ai lavori, anche perché per l’editoria nostrana la quaresima finisce solo con le fiere del libro: sempre in bilico tra circuito autoreferenziale e circo Barnum. In tutto questo c’è La paranza dei bambini, un libro dalla copertina lucida e aggressiva, vero e proprio oggetto di scena di questi rituali laici.

I libri dell’anno di minima&moralia: seconda parte

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Come una grande festa, ognuno con un tris di libri. Per la prima volta minima&moralia e i suoi collaboratori raccontano le letture predilette dell’anno, libri amati ma non necessariamente pubblicati nel 2016. Per l’occasione, segnaliamo che il nostro blog sarà regolarmente aggiornato nei giorni delle feste natalizie, e che dal prossimo anno partirà una newsletter […]

Cos’è Kafka? Un’indagine

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Una versione ridotta di questa recensione è uscita sul Mucchio, che ringraziamo.

C’è un’opera di Andy Warhol che non conoscevo, finché non ho letto Olivia Laing parlarne in The Lonely City: Laing racconta che l’artista dei party aveva raccolto per anni gli oggetti e i detriti che le persone si erano lasciati dietro – vestiti, orecchini spaiati, un pezzo di pizza, i biglietti della metro che avevano ricoperto il pavimento della Factory – e li aveva sigillati in seicentodieci scatole, le sue Time Capsule. Non c’è personaggio più lontano da Kafka di Andy Warhol; tra l’alto e sgraziato scrittore di Praga e l’inventore delle celebrità non c’è praticamente niente in comune (anche se leggendo le rispettive biografie viene da dire che tra il desiderio di essere ovunque e quello di non essere affatto, non c’è poi grande differenza), eppure Questo è Kafka? segue lo stesso desiderio nascosto in ognuna di queste identity box, ricordare che certe figure una volta erano state persone, che avevano vissuto, come tutti.

Trump: genesi dell’autoritarismo nell’era iperconnessa

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Questo pezzo è uscito su Valigia Blu, che ringraziamo.

di Fabio Chiusi

“Il fascismo non è il nostro futuro”, scrive il New Yorker, commentando l’incredibile elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. “Non può esserlo. Non possiamo permettere lo sia. Ma, di certo, è in questo modo che il fascismo comincia”. Su Twitter i meme, i bot, il trolling e l’ironia lasciano poco alla volta spazio al sospetto, poi alla paura, infine al panico. Decine e decine di sondaggi si polverizzano. L’asticella delle previsioni in tempo reale del New York Times oscilla impazzita da un estremo all’altro, passando da settimane di percentuali bulgare per Hillary  a un testa a testa e, da ultimo, una valanga senza via di scampo per l’avversario. Trump ha davvero vinto le elezioni.

Il Messico contemporaneo di “Un mostro dalle mille teste”

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Titolo e storia sono presi da un romanzo della scrittrice, sceneggiatrice e attrice uruguayana Laura Santullo, che per il regista e marito Rodrigo Plá ha scritto la sceneggiatura di Un mostro dalle mille teste. Classe 1968, uruguayano di nascita e messicano d’adozione, Plá ha esordito nel 1996 con il cortometraggio Novia mía, nel 2007 ha diretto l’ottimo lungometraggio La Zona e con Un mostro dalle mille teste (dal 3 novembre in sala per Cineclub Internazionale) ha aperto la sezione Orizzonti dell’ultima Biennale di Venezia.

Il film è ambientato nel Messico contemporaneo e racconta in forma di thriller una verosimile e drammatica storia di malasanità. La protagonista si chiama Sonia Bonet (interpretata dall’ottima Jana Raluy), ha un marito malato di tumore, la consapevolezza di potere salvarlo o quantomeno di fargli affrontare in modo meno doloroso il decorso della malattia, e l’impossibilità di farlo per colpa di un sistema sanitario inadeguato, corrotto e malgestito.

Un pizzico di noce moscata fa la differenza

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Pubblichiamo un racconto di John Collier, apparso per la prima volta nel 1941 sul New Yorker e in seguito nella raccolta Fancies and Goodnight. Collier (1901-1980) fu scrittore e sceneggiatore, amato da Anthony Burgess, Roald Dahl e Ray Bradbury. Questo racconto è stato ripreso da If magazine, la rivista online di Ideafelix, che ringraziamo.

di John Collier

Una dozzina di compagnie finanziano il nostro istituto di Mineralogia e la maggior parte di esse tiene lì almeno un ricercatore fisso. La biblioteca ha l’atmosfera intima e fumosa di un circolo. Io e Logan eravamo stati i primi ad arrivare, e avevamo preso per noi i due tavoli vicino al grande bovindo. Contro il muro, proprio al limite della finestra, dove la luce era fioca, c’era una piccola scrivania per i nuovi arrivati o quelli di passaggio. Una mattina un nuovo visitatore era seduto a quel tavolo. Non era necessario dare un’occhiata ai libri che aveva tirato giù dagli scaffali per capire che era uno da statistiche più che da formule. Aveva una di quelle facce da teschio, su cui la pelle del viso sembra così tirata da far male.

In ascolto del cinema muto: Quo vadis?

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In occasione del centenario della morte di Henry Sienkiewickz, domenica 13 Novembre presso l’Istituto Polacco di Roma si terrà la mostra “Quo vadis” la prima opera transmediale. Da caso letterario a fenomeno della cultura di massa con ospite il fumettista Rodolfo Torti.  A seguire verrà proiettato la versione cinematografica muta del romanzo realizzata nel 1913 da Enrico Guazzoni. Michele Sganga, apprezzato autore di recital e colonne sonore e ospite fisso dal 2013 della Milanesiana, eseguirà per l’occasione al piano alcune sue composizioni originali, creando una suggestiva colonna sonora dal vivo. Ospitiamo un suo testo introduttivo.

di Michele Sganga

Ho immaginato una macchina del tempo capricciosa, che mi scaraventasse dal 2016 indietro cent’anni nel passato, davanti al malconcio pianoforte di un’affollata sala cinematografica: come non pensare a quanto disse Šostakovič dell’esperienza di pianista accompagnatore per il cinema muto, vissuta nei primi anni Venti del secolo scorso, e ricordata come “un lavoro spossante, anche se non del tutto inutile, in cui bisognava improvvisare molto in conformità degli avvenimenti che scorrevano sullo schermo”?

L’ultima notte di James Salter

ISBN: 0-316-76965-7

(fonte immagine)

Come avviene spesso anche nei suoi romanzi, nell’Ultima notte, la raccolta di racconti di James Salter da poco pubblicata da Guanda con traduzione di Katia Bagnoli, non è semplice seguire le vicende dei personaggi che di volta in volta si affacciano numerosi sulla scena. Ma non perché di loro si dica troppo poco. Gli eroi di Salter non sono mai solamente abbozzati, nemmeno quando se ne parla soltanto per poche righe: sono sempre degli universi compiuti, anche quelli che svaniscono quasi subito senza lasciare traccia nel seguito della narrazione.

È come se l’autore si fosse prefisso di mostrarci solamente una piccola parte di un mondo complesso e stratificato; come nella teoria hemingwayana dell’iceberg, i lettori possono percepire solo una porzione del personaggio, ma dai pochi dettagli che ne vengono rivelati riescono a presagire tutta la complessità che rimane nell’ombra. I dettagli, del resto, per Salter sono l’unico aspetto percepibile della realtà, gli accidenti in cui si manifesta l’articolata fenomenologia dell’umano.