Facedeath

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Esiste un modo di raccontare la morte, il trauma più perforante e la cosiddetta “elaborazione del lutto” su Facebook? E se esiste, in quali momenti si articola questa narrazione che si svolge sotto lo sguardo di tutti? Lo Sgargabonzi, autore di satira e scrittore comico celebrato da Claudio Giunta su Internazionale, ha provato a rispondere a questa domanda con una breve storia a fumetti disegnata da Selena Garaum. La storia si chiama Facedeath ed è stata pubblicata sul numero di novembre di Linus, che ringraziamo. (Cliccando sulle tavole la visualizzazione è migliore).

Che senso ha l’alternanza scuola lavoro?

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di Marco Magni Il molitore di lenti Baruch Spinoza poté mantenersi dopo la sua espulsione dalla Sinagoga di Amsterdam grazie al fatto che era richiesto a tutti i membri della comunità di avere un mestiere manuale per le mani. Lui – che frequentava la scuola rabbinica, riservata ad un’élite – era anche divenuto “molitore di […]

Come raccontare il terrorismo e ciò che viene dopo: su “I soldati delle parole” di Frank Wasterman

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di Christian Raimo La prima scena di Mindhunter, la bellissima serie di David Fincher in onda su Netflix si apre con un pazzo che si barrica in casa con degli ostaggi e minaccia una strage. Sulla scena arriva Holden Ford, giovane poliziotto dell’Fbi: è lì per negoziare, per prendere tempo. Cerca di convincere l’uomo a […]

Genova antifascista, Genova Bolzaneto, Genova Macaia

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Riportiamo, per gentile concessione dell’autore, un brano di Genova Macaia, uscito per Laterza Contromano. di Simone Pieranni Quei giorni del 1960 hanno lasciato anche un ricordo nitido, pulito: tutti ricordano quei fatti e tutti ne sono, in fondo, orgogliosi. Tanto che ogni tanto si riparla dello «spirito del 1960» o qualcuno invoca «i ragazzi con […]

Scavare nell’oggi

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di Marco Pettenello

Questo pezzo è apparso sul numero di novembre della rivista Gli Asini, che ringraziamo (fonte immagine).

Un pomeriggio di quasi dieci anni fa camminavo per Venezia quando mi telefonò Andrea Segre. Voleva propormi di lavorare insieme al suo primo film, la storia di una barista cinese e un pescatore di Chioggia. Era un film da girare in cinese e dialetto chioggiotto, pieno di vecchi, immigrati e bazzicatori del porto econ un finale malinconico,. Lessi le pagine che aveva scritto e gli dissi di sì, che ci avrei lavorato volentieri. “Occhio però”, aggiunsi un po’ per scherzo, “stai prendendo una strada difficile”. Lui rispose: “Sì lo so, ma è la mia strada”.

Il manifesto del libero lettore (e scrittore): quando il diletto di Piperno diventa anche il nostro

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Aspettavo da tempo un testo di Alessandro Piperno che riprendesse e ampliasse gli articoli usciti negli anni sul supplemento culturale de Il Corriere della Sera (La Lettura), ‘camere con vista’ sulla vita e le opere di grandi autori dell’Ottocento e del Novecento, che ho imparato ad aspettare come un piccolo dono domenicale alla mia sete di scrittura appassionata. L’incipit de Il manifesto del libero lettore (sottotitolo: otto scrittori di cui non so fare a meno), da poco pubblicato da Mondadori

Che Guevara: perché ancora ha valore il senso di quella lotta

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di Francesca Coin Ho scritto questo testo nel dicembre 2009, durante un lungo viaggio in America Latina. Era parte di un testo di racconti a questo affini che non ha mai (ancora?) visto la luce. In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uccisione di Che Guevara, ho pensato di riprendere questo breve racconto, puntellato dalle parole di […]

La lotta di classe ai tempi dello sfruttamento 2.0

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di Giacomo Gabbuti   Di libri come Non è lavoro, è sfruttamento, si dovrebbe dire, sicuramente, che sono utili. In poche, agevoli pagine, non appesantite da note o apparato bibliografico eccessivo, ed alleggerite regolarmente da qualche grafico mai di complessa interpretazione, Marta Fana mette insieme il lavoro minuzioso che ha compiuto negli ultimi anni. Così […]

Una performance dal Festival di letteratura italiana a Londra

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Che cosa vuol dire essere uno scrittore o un poeta italiano? A chi appartiene il linguaggio? Da queste domande nasce la collaborazione poetica Il Cielo in una stanza/This World We Live In, presentata in esclusiva alla prima edizione di FILL, nuovo festival di letteratura italiana a Londra, che ha aperto le porte a un pubblico di oltre 1500 persone il weekend del 21 e 22 Ottobre 2017. Cinque poeti da background differenti, e con diversi livelli d’italiano e d’inglese, si interrogano su appartenenza, nazionalismo ed esilio, mettendo alla prova le potenzialità della comunicazione linguistica e della traduzione attraverso la pratica poetica. All’alba di Brexit, in una Londra incredula e divisa in cui le frontiere geografiche e identitarie si ridelineano dolorosamente, Simon Barraclough, Maria Borio, Alessandro Burbank, Marzia D’Amico e Chrissy Williams, bilingui per nascita, scelta o vocazione, si sono messi a confronto sotto la guida creativa di Livia Franchini (CORDA Magazine). Il risultato è una performance collettiva intratradotta, giocosa e anomala, in cui rimandi biblici si intrecciano alle dichiarazioni fiorentine di Theresa May e la satira politica ai suoni dell’infanzia, levando un grido unico di comunione lirica e politica, in grado di oltrepassare i nuovi confini nazionali. (foto di Alessandro Mariscalco).

CHRISSY WILLIAMS

My cousin tells me how she says “shiep”,
how it always comes out “shiep”.
She wants to talk about “a shiep”
but always, always, it comes out “shiep”.
“You can put a shiep on a shiep”, she says,
“but the other way it is ridiculous.
If only shiep and shiep were not so similar.
And do not even talk to me about shiets.”

Come evocare il vuoto (Due letture molto personali)

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Esce oggi per Effigie Dentro al nero, un libro che festeggia i settant’anni di Stephen King e il compleanno di It. Tra i brani dell’antologia vi proponiamo questo scritto di Marco Peano, che ringraziamo. La sua storia riguarda Shining.

«Sesso e morte». È questa la risposta che avevo ottenuto quando, ventenne, mi ero arrischiato a domandare al mio insegnante di cinema – era il 1999 e frequentavo una scuola di scrittura – se esistessero degli argomenti intraducibili sullo schermo cinematografico: situazioni che gli attori erano impossibilitati a interpretare se non ricorrendo a trucchi, mascheramenti, effetti speciali. Ricordo che non avevo avuto il tempo di ribattere, poiché lui aveva aggiunto con prontezza: «Quando ti spingi oltre con il primo, sconfini nella pornografia. Quando lo fai con il secondo, sconfini nello snuff».