Matera 2019

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questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Ero a Matera nell’ottobre del 2014, pochi giorni prima che fosse proclamata capitale europea della cultura. Non era scontato che la città della Basilicata l’avrebbe spuntata sulle concorrenti, ma tra le sue strade scorreva un’energia che lasciava spazio a pochi dubbi. Non c’era […]

Comunità immaginate

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Per me le comunità immaginate, come da titolo del libro di Benedict Anderson, sono un inganno, o meglio un modo facile di porre un problema sensato, che poi è quello del rapporto fra ideologia e realtà, fra mito e paura della morte. Bisogna prenderne atto, a parte il tema fondante del ricompattarsi della comunità immaginata ora in negativo su simboli e nemici, ora in positivo su punizioni e premi, su tradizioni e bandiere -il suo definirsi ora attraverso quello che non si è ora attraverso visioni statiche di un monolitico noi privo di soggetti pensanti la diversità- il solo modo per svelare l`invenzione di “tradizioni”, “nazioni”, “modelli familiari”, o appunto comunità fittiziamente unite da formanti come la lingua, le feste religiose, abitudini e usi, o solo l`episodio storico inventato sulle origini della cittadina di Springfield, è far emergere il plastico a grandezza naturale del “da dove si viene al mondo”. Partire, anche in senso fisico, dalla consapevolezza che fra le invenzioni di valori comuni e le situazioni reali plasmate nel tempo da invenzioni, c´è spesso un margine di continuità, e che le cose reali possono subire l`effetto di queste invenzioni, le comunità reali divenire il prodotto di comunità immaginate, o viceversa, quando il cittadino sconosciuto, il parente e il datore di lavoro anonimi, affiancano la statua del milite ignoto. Così dall`ossario anonimo, che si ama o si odia in modo assoluto e facile perché privo di individualità, seriale, nazionale, immutato nel tempo, e appunto non reale, è facile il travaso in un elenco telefonico di un paesino chiamato Italia, trovare lì le sue emanazioni in carne e ossa, perfino il numero di casa dei morti. In questo senso, più che la parola comunità, è la parola tradizione che rinvia a qualcosa che ti è consegnato, a una forma conoscitiva e valutativa basata su un accumulo di sapere e esperienze che proviene dal passato, o solo dall`abitudine a pensarle e a viverle nello stesso modo di sempre, e plasma il cervello di una maggioranza o di una minoranza come una sorta di sostituto degli a priori. Le tradizioni pretendono che la realtà resti conforme ai loro contenuti,  che siano valutate come positive o negative, buone o cattive il principio non cambia come il manicheismo di fondo. Alcune difendono i diritti umani, altre criminalizzano il diverso e l`irriducibile come loro possibile distruttore, ma tutte si sentono minacciate da chi non crede alla loro oggettività, sovente hanno bisogno di immaginare una minaccia, che esista o meno, e rifiutano l`idea di poter sparire, la rimuovono con la violenza, in questo appianandosi oggi alla tendenza mediatica a costruire una scienza per le masse, che azzera i giudizi di valore nel nome della “competenza”, e dando per scontato a monte, che tutto questo sia appunto scientifico, religioso verrebbe da dire. Alcuni quando dicono tradizioni dicono anche “precomprensione” perché “pregiudizio” suona male. La differenza linguistica rinvia a una differenza di percezione: pregiudizio, se i contenuti di una tradizione sono valutati come inattuali, superati, rispetto al senso comune di un` epoca. Precomprensione, se i contenuti sono condivisi dall`epoca, e mirano a rinnovarsi e persistere nel futuro. I diversi convivono fianco a fianco agli  uguali, e sono pluralisti. Gli uguali pretendono di vivere fianco a fianco a loro stessi, e sono totalitari. Comunità immaginate e tradizioni, oggi come ai tempi dei totalitarismi, non sono affatto qualcosa che viene inventato dall`alto da un`élite, o almeno non solo questo, sono anche qualcosa che viene intercettato dalle classi politiche populiste, e appartiene al fondale della vita di tutti i giorni, è già esistente nella società.

Un trattato sulla dissolvenza, ovvero La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba

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È un trattato sulla dissolvenza, sulla fragilità della struttura famigliare, sull’ineffabile che regola le relazioni umane, il nuovo romanzo di Raffaele Riba La custodia dei cieli profondi. Il suo protagonista, Gabriele, classe 1980, muove i passi con la certezza di derivare da quel luogo, Cascina Odessa, costruito nel 1936 per volere di suo nonno. Sotto […]

Catullo immortale. La nuova vita delle poesie nella versione di Alessandro Fo

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Catullo è stato il primo poeta a scrivere un canzoniere d’amore dedicato a una specifica persona. In questo canzoniere ha dato voce alla sua storia sentimentale con tutti gli accidenti e le contraddizioni che caratterizzano qualsiasi storia, a partire dall’innamoramento, la seduzione, la crisi, la riconciliazione, fino alla crisi definitiva». Alessandro Fo non ha dubbi. Di fronte alla massa di studiosi che negli ultimi anni hanno scritto tutto e il contrario di tutto circa la portata biografica della poesia di Catullo, è necessario essere chiari. Docente di Letteratura Latina all’Università di Siena, autore sei anni fa di un’ammiratissima traduzione dell’Eneide, Fo giustifica il suo giudizio netto con una monumentale edizione del celebre liber, zeppa di riferimenti, spiegazioni, approfondimenti, nonché una nuova eccezionale traduzione. Un lavoro destinato a rappresentare un punto di riferimento decisivo per chi voglia confrontarsi con le liriche di uno dei più amati poeti latini.

La fame

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di Marco Mantello Un tempo prendevo delle persone e le facevo a pezzi, cambiavo le facce e il nome, il colore dei capelli, il sesso, l`identità anagrafica. Si trasformavano sulla pagina in qualcosa di simile a una conchiglia da cui nessuno poteva sentire il mare Le analizzavo e le riducevo le duplicavo e le sottraevo. […]

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di Emanuele Modigliani Il ponte Superare l’era dell’acciaio significava avventurarsi in mondi di particelle vorticanti. Una scacchiera argentata descriveva uno scenario di incastri specifici e inalienabili. Era tutto dovuto e concreto, tutto all’ombra di cause ed effetti di ordine diverso, superiore, ma accessibile. Qui videro quello che videro. Non avevano il modo di descriverlo e […]

La mano di Holden Caulfield

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Questo pezzo è uscito su  “Robinson – La Repubblica”, che ringraziamo di Nicola Lagioia Nei giorni di pioggia la mano gli fa ancora male. Non può tenere il pugno ben chiuso, il che vuol dire che non diventerà mai un “dannato chirurgo” e nemmeno un violinista. Adesso ha sedici anni. Quando ne aveva tredici è […]

Il miglior libro del 2018 è un libro del 1980, le lezioni di letteratura di Nabokov

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di Christian Raimo Ci sono dei libri la cui recensione dovrebbe essere la copia anastatica del libro stesso, o addirittura la sua versione ampliata e critica, testi la cui l’intelligenza è tale da indugiarci sopra ogni pagina, rileggere e commuoversi. Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov è un lusso che Adelphi concede ai lettori italiani, […]

La zattera. Ovvero perché il 2018 è stato l’anno del godimento per la morte altrui

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di Christian Raimo C’è una scena di Orizzonti di gloria che mi agghiaccia ogni volta. La disputa tra il colonnello Dax (Kirk Douglas), che vuole salvare i suoi uomini da un’ingiusta fucilazione per codardia – non si sono voluti sacrificare in un inutile massacro -, e il generale George Broulard (Adolphe Menjou) che invece pensa […]

Hanno senso concerti alle due di notte per bambini di nove anni?

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di Christian Raimo Anche l’Italia ha la sua strage di ragazzini. Le immagini di Corinaldo richiamano in modo angosciante quelle dopo la strage di Andrei Breivik in Norvegia, o quelle dopo l’attentato terroristico al concerto di Ariana Grande a Manchester, o quelle dopo una qualunque delle sparatorie di massa nei licei statunitensi. Ma la strage […]