Un pizzico di noce moscata fa la differenza

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Pubblichiamo un racconto di John Collier, apparso per la prima volta nel 1941 sul New Yorker e in seguito nella raccolta Fancies and Goodnight. Collier (1901-1980) fu scrittore e sceneggiatore, amato da Anthony Burgess, Roald Dahl e Ray Bradbury. Questo racconto è stato ripreso da If magazine, la rivista online di Ideafelix, che ringraziamo.

di John Collier

Una dozzina di compagnie finanziano il nostro istituto di Mineralogia e la maggior parte di esse tiene lì almeno un ricercatore fisso. La biblioteca ha l’atmosfera intima e fumosa di un circolo. Io e Logan eravamo stati i primi ad arrivare, e avevamo preso per noi i due tavoli vicino al grande bovindo. Contro il muro, proprio al limite della finestra, dove la luce era fioca, c’era una piccola scrivania per i nuovi arrivati o quelli di passaggio. Una mattina un nuovo visitatore era seduto a quel tavolo. Non era necessario dare un’occhiata ai libri che aveva tirato giù dagli scaffali per capire che era uno da statistiche più che da formule. Aveva una di quelle facce da teschio, su cui la pelle del viso sembra così tirata da far male.

In ascolto del cinema muto: Quo vadis?

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In occasione del centenario della morte di Henry Sienkiewickz, domenica 13 Novembre presso l’Istituto Polacco di Roma si terrà la mostra “Quo vadis” la prima opera transmediale. Da caso letterario a fenomeno della cultura di massa con ospite il fumettista Rodolfo Torti.  A seguire verrà proiettato la versione cinematografica muta del romanzo realizzata nel 1913 da Enrico Guazzoni. Michele Sganga, apprezzato autore di recital e colonne sonore e ospite fisso dal 2013 della Milanesiana, eseguirà per l’occasione al piano alcune sue composizioni originali, creando una suggestiva colonna sonora dal vivo. Ospitiamo un suo testo introduttivo.

di Michele Sganga

Ho immaginato una macchina del tempo capricciosa, che mi scaraventasse dal 2016 indietro cent’anni nel passato, davanti al malconcio pianoforte di un’affollata sala cinematografica: come non pensare a quanto disse Šostakovič dell’esperienza di pianista accompagnatore per il cinema muto, vissuta nei primi anni Venti del secolo scorso, e ricordata come “un lavoro spossante, anche se non del tutto inutile, in cui bisognava improvvisare molto in conformità degli avvenimenti che scorrevano sullo schermo”?

L’ultima notte di James Salter

ISBN: 0-316-76965-7

(fonte immagine)

Come avviene spesso anche nei suoi romanzi, nell’Ultima notte, la raccolta di racconti di James Salter da poco pubblicata da Guanda con traduzione di Katia Bagnoli, non è semplice seguire le vicende dei personaggi che di volta in volta si affacciano numerosi sulla scena. Ma non perché di loro si dica troppo poco. Gli eroi di Salter non sono mai solamente abbozzati, nemmeno quando se ne parla soltanto per poche righe: sono sempre degli universi compiuti, anche quelli che svaniscono quasi subito senza lasciare traccia nel seguito della narrazione.

È come se l’autore si fosse prefisso di mostrarci solamente una piccola parte di un mondo complesso e stratificato; come nella teoria hemingwayana dell’iceberg, i lettori possono percepire solo una porzione del personaggio, ma dai pochi dettagli che ne vengono rivelati riescono a presagire tutta la complessità che rimane nell’ombra. I dettagli, del resto, per Salter sono l’unico aspetto percepibile della realtà, gli accidenti in cui si manifesta l’articolata fenomenologia dell’umano.