Appunti su “Serotonina”

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Questo pezzo è uscito sulla rivista «Gli Asini», che vi suggeriamo di leggere. di Nicola Lagioia Di Serotonina, settimo romanzo di Michel Houellebecq, si è molto parlato prima ancora che venisse pubblicato. Contagiati dall’ansia anticipatoria che governa la stampa quotidiana, molti critici hanno posto con faciloneria l’accento sulle facoltà divinatorie dello scrittore francese: così come […]

Non conosco la combinazione della dispensa

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di Marco Mantello   Il tempo accelera le commissioni e rende gli uomini più obbedienti nel formulare opinioni sui saldi estivi e il debito, dunque lavoro, per qualche cosa di impersonale e puro che decide, delibera, aiuta a barricarsi nel singolare e a declinarsi al plurale senza alcuna credibile alternativa a un dizionario di fallimenti […]

Quella metà di noi

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Pubblichiamo l’incipit del libro di Paola Cereda, Quella metà di noi, edito da Giulio Perrone editore, che ringraziamo. di Paola Cereda Ci sono segreti che esistono per il piacere di non essere raccontati e altri che si trascinano appresso la vergogna. Matilde Mezzalama, nella sua decorosa esistenza, ne aveva collezionati diversi del primo tipo, una […]

Alcuni appunti (molto personali) sul Salone del Libro

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di Nicola Lagioia Oggi, finalmente, dopo sette mesi di forzato silenzio, possiamo tornare a parlare di Salone del Libro parlando del Salone del Libro. Questo significa che solo oggi – dopo una lunghissima transizione burocratico amministrativa – siamo tornati in possesso del marchio del Salone. Come avete letto sui giornali, anche l’Aie è tornata a […]

La pioggia a Cracovia

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Questo è l’incipit dell’ultimo romanzo di Simone Consorti, in uscita per Ensemble edizioni. “La pioggia a Cracovia” è un libro fortemente mitteleuropeo, che richiama nello stile i romanzi brevi di Robert Walser e Joseph Roth.

Bambini nel tempo – cosa sapevano Victor Hugo e Dostoevskij dell’infanzia

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Durante le vacanze leggo solo i classici. Anche se, senza altri impegni, abbandonando telefono e computer al loro triste destino di filamenti di silicio che nonostante il potere che ora esercitano su di me non parteciperanno un giorno alla redenzione dei corpi, e sprofondando per ore tra le loro pagine, mi rendo conto che non si tratta più di lettura. È una questione di ipnosi.

Come si esce dalla lettura dei classici? Con i polmoni larghi e gli occhi nuovi. Si respira meglio. Si accoglie più vita dentro. E il mondo, lì dove tutto si confonde e si infittisce l’ombra, a tratti diventa più comprensibile.

Gli effetti collaterali

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di Marco Mantello “After my last nocturnal flight -Ryan Air– while the devils from the mountain of the cross are escaping the earth’s crust and all the sons of Jesus Christ hunt the Adversary along the sky begging him to be fair and bring back to the ground only the necessary and sufficient evil to […]

Matera 2019

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questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Ero a Matera nell’ottobre del 2014, pochi giorni prima che fosse proclamata capitale europea della cultura. Non era scontato che la città della Basilicata l’avrebbe spuntata sulle concorrenti, ma tra le sue strade scorreva un’energia che lasciava spazio a pochi dubbi. Non c’era […]

Comunità immaginate

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Per me le comunità immaginate, come da titolo del libro di Benedict Anderson, sono un inganno, o meglio un modo facile di porre un problema sensato, che poi è quello del rapporto fra ideologia e realtà, fra mito e paura della morte. Bisogna prenderne atto, a parte il tema fondante del ricompattarsi della comunità immaginata ora in negativo su simboli e nemici, ora in positivo su punizioni e premi, su tradizioni e bandiere -il suo definirsi ora attraverso quello che non si è ora attraverso visioni statiche di un monolitico noi privo di soggetti pensanti la diversità- il solo modo per svelare l`invenzione di “tradizioni”, “nazioni”, “modelli familiari”, o appunto comunità fittiziamente unite da formanti come la lingua, le feste religiose, abitudini e usi, o solo l`episodio storico inventato sulle origini della cittadina di Springfield, è far emergere il plastico a grandezza naturale del “da dove si viene al mondo”. Partire, anche in senso fisico, dalla consapevolezza che fra le invenzioni di valori comuni e le situazioni reali plasmate nel tempo da invenzioni, c´è spesso un margine di continuità, e che le cose reali possono subire l`effetto di queste invenzioni, le comunità reali divenire il prodotto di comunità immaginate, o viceversa, quando il cittadino sconosciuto, il parente e il datore di lavoro anonimi, affiancano la statua del milite ignoto. Così dall`ossario anonimo, che si ama o si odia in modo assoluto e facile perché privo di individualità, seriale, nazionale, immutato nel tempo, e appunto non reale, è facile il travaso in un elenco telefonico di un paesino chiamato Italia, trovare lì le sue emanazioni in carne e ossa, perfino il numero di casa dei morti. In questo senso, più che la parola comunità, è la parola tradizione che rinvia a qualcosa che ti è consegnato, a una forma conoscitiva e valutativa basata su un accumulo di sapere e esperienze che proviene dal passato, o solo dall`abitudine a pensarle e a viverle nello stesso modo di sempre, e plasma il cervello di una maggioranza o di una minoranza come una sorta di sostituto degli a priori. Le tradizioni pretendono che la realtà resti conforme ai loro contenuti,  che siano valutate come positive o negative, buone o cattive il principio non cambia come il manicheismo di fondo. Alcune difendono i diritti umani, altre criminalizzano il diverso e l`irriducibile come loro possibile distruttore, ma tutte si sentono minacciate da chi non crede alla loro oggettività, sovente hanno bisogno di immaginare una minaccia, che esista o meno, e rifiutano l`idea di poter sparire, la rimuovono con la violenza, in questo appianandosi oggi alla tendenza mediatica a costruire una scienza per le masse, che azzera i giudizi di valore nel nome della “competenza”, e dando per scontato a monte, che tutto questo sia appunto scientifico, religioso verrebbe da dire. Alcuni quando dicono tradizioni dicono anche “precomprensione” perché “pregiudizio” suona male. La differenza linguistica rinvia a una differenza di percezione: pregiudizio, se i contenuti di una tradizione sono valutati come inattuali, superati, rispetto al senso comune di un` epoca. Precomprensione, se i contenuti sono condivisi dall`epoca, e mirano a rinnovarsi e persistere nel futuro. I diversi convivono fianco a fianco agli  uguali, e sono pluralisti. Gli uguali pretendono di vivere fianco a fianco a loro stessi, e sono totalitari. Comunità immaginate e tradizioni, oggi come ai tempi dei totalitarismi, non sono affatto qualcosa che viene inventato dall`alto da un`élite, o almeno non solo questo, sono anche qualcosa che viene intercettato dalle classi politiche populiste, e appartiene al fondale della vita di tutti i giorni, è già esistente nella società.

Un trattato sulla dissolvenza, ovvero La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba

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di Alice Pisu È un trattato sulla dissolvenza, sulla fragilità della struttura famigliare, sull’ineffabile che regola le relazioni umane, il nuovo romanzo di Raffaele Riba La custodia dei cieli profondi. Il suo protagonista, Gabriele, classe 1980, muove i passi con la certezza di derivare da quel luogo, Cascina Odessa, costruito nel 1936 per volere di […]