Dove un’ombra sconsolata mi cerca. Intervista a Andrea Molesini

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Photo by davide ragusa on Unsplash

di Valentina Barengo

Dove un’ombra sconsolata mi cerca (Sellerio, 2019), il quinto romanzo per adulti di Andrea Molesini (molti ricorderanno anche i suoi titoli per ragazzi, tra cui il celeberrimo Quando ai veneziani crebbe la coda), è ancora una volta ambientato in laguna, e alla laguna è dedicato. Scrive infatti l’autore veneziano, nella pagina cui di solito si è usi leggere “a qualcuno”: “[…] Queste pagine vengono dall’ascolto della mia città-arcipelago, un impasto di eros e fango, di pietra e d’argilla che in tempi lontani uomini braccati dal destino avverso edificarono nella speranza – vana e ricorrente – d’imbrogliare la morte, e al mistero del tempo e della felicità sono dedicate”.

In un andare e venire della narrazione che ha l’incedere del ricordo, viene raccontato il passaggio cruciale dall’infanzia all’adolescenza di Guido, figlio di una donna lieve e fatta di poesia e di un ufficiale della Regia Marina, concreto, razionale ma appassionato di mappamondi,che dipinge.

L’America vent’anni dopo Columbine

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

A vent’anni di distanza dall’eccidio commesso nella Columbine High School, la crescita delle stragi di massa negli Stati Uniti è esponenziale: nel solo mese di agosto sono state assassinate 53 persone e nel 2019 il numero degli assalti armati con almeno tre vittime è salito a 38, toccando l’apice tragico del massacro nel centro commerciale Walmart a El Paso.

Il 20 aprile del 1999, due teenager, poi suicidatisi, uccisero dodici studenti e un insegnante della Columbine, ferendo altre 24 persone. Si trattava del quinto attentato più sanguinoso negli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi è fuori dai primi dieci della triste classifica. Dopo la Columbine, sono andati in scena 165 attacchi, che hanno provocato 959 morti e 1053 feriti.

Julian Sands: da John Keats a Percy Bysshe Shelley

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Julian Sands è un attore in grado di convivere con il doppio ruolo di icona della controcultura e volto noto in popolari serie tv e film per il grande schermo. La massa lo conosce per i suoi ruoli in Camera con Vista, Stargate: L’Arca della Verità e le apparizioni in Ocean’s Thirteen, le serie Smallville e I Medici; per il pubblico più colto e “alternativo”, Sands è legato a film dal fascino disturbante come Gothic di Ken Russell, Il Pasto Nudo di David Cronenberg, Boxing Helena di Jennifer Lynch (figlia di David), Il fantasma dell’Opera di Dario Argento.

Il 6 e 7 settembre, Julian Sands sarà protagonista di un reading poetico, con letture tratte da John Keats and Percy Bysshe Shelley: Essential Poems, edito dalla Keats-Shelley Memorial Association.

Un’esperienza memorabile per tutti gli amanti della poesia romantica inglese.

Fingere che non ci sia il male non ha senso – intervista a Marco Magnone

Marco Magnone

di Merende Selvagge (Domitilla Pirro e Francesco Gallo)

Intervistare uno scrittore dovrebbe essere una cosa semplice. È uno che ha a che fare con le parole per la maggior parte del suo tempo: vorrà restare a secco proprio adesso? Il punto, però, è un altro. Il punto è individuare quand’è che letteralmente comincia un’intervista. Per capirlo, abbiamo pensato bastasse gettare un’occhiata alla spia luminosa del microfono. (Roba da professionisti. Più o meno.) Accesa: lo scrittore sta parlando. Spenta: lo scrittore ha deciso di fare una pausa… E invece no. Capire quando inizia davvero un’intervista è una cosa davvero complicata. Non ci credete? Sentite qua.

Nell’estate del 2001 la Paris Review decide di fare due chiacchiere con Stephen King. Gli scrittori incaricati, Christopher Lehmann-Haupt e Nathaniel Rich, lo vanno a trovare un paio di volte: prima a Boston, in Massachusetts, dove il Re del Terrore si trasferisce per dei brevi periodi per meglio seguire le partite di baseball dei Red Sox; poi a Fort Myers, in Florida, in una villa con piscina che affaccia sul Golfo del Messico.

La giovane pensionata (Un racconto di Chiara Pazzaglia)

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di Chiara Pazzaglia Mi sono laureata, ho offerto un brindisi a qualche amico dopo la discussione e poi ho ripreso la mia routine. Seguendo la mia coinquilina già da qualche mese lavoro part time in un call center. Ogni giorno mi danno un questionario e una lista di numeri da chiamare, siamo in venti in […]

A proposito dell’asino

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L’asino resiste. Carico di balle di fieno lungo un sentiero della campagna etiope, legato alla macina che polverizza peperoncini in un villaggio cinese, usato per trasportare i pali di legno utili per puntellare le miniere del Far West o come cavalcatura dei soldati australiani durante la Prima guerra mondiale, l’asino resiste; introdotto come prova in tribunale quando a Londra nel 1822 Richard Martin chiese e ottenne di rendere inequivocabili le ferite che erano state inflitte all’animale dal suo padrone (da qui il Martin’s Act, la prima legge a contrastare la crudeltà contro gli animali), trasportato in aereo dalla US Army durante la Seconda guerra e gettato giù col paracadute (dopo averlo drogato perché atterrando non irrigidisse le zampe), ridotto ad animale di compagnia («Gli asini miniatura hanno la natura affettuosa di un terranova, la docilità di una mucca», disse nel 1929 Robert Green, che per primo importò asini miniatura negli Stati Uniti), l’asino resiste; e ancora, seppure descritto come immagine di stupidità, di pigrizia, di potenza sessuale e di mitezza, al contempo sacro e osceno, esposto, esibito, spettacolarizzato o umiliato, l’asino non fa altro che resistere.Unico e molteplice, appartenente a un drappello di animali struggenti – con lui almeno il puffin islandese e il kiwi australiano –, l’asino ha attraversato i millenni sopportando l’insopportabile e opponendo all’ottusità del mondo una tenacia asciutta, senza epica e senza eroismi.

Una vile classe politica

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di Christian Raimo L’impressione agghiacciante è che quello che si è visto ieri in senato è stato uno spettacolo che ha mostrato l’incredibile mediocrità della nostra classe politica, quella che abbiamo votato, quella che ci rappresenta. A un certo punto nemmeno il gusto del trash, dell’esibizione della rissa verbale da bar, è riuscita a essere […]

Il governo come costruzione e rappresentazione del potere, ovvero: l’antitesi della dialettica pedagogica

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di Miriam Aly

Lo scorso giovedì 8 Agosto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in colloquio a Palazzo Chigi con il premier Conte, ha esplicitato l’intenzione di tornare al voto il prima possibile, rimuovendo di fatto il sostegno della Lega al governo, a causa (a suo dire) dell’instabilità e dei continui contrasti politici all’interno della maggioranza.

In attesa della vera e propria mozione di sfiducia, il giorno stesso il presidente Conte ha sostenuto in conferenza stampa che Salvini “ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui il suo partito attualmente gode’’, mentre lo stesso Salvini si dirigeva a Pescara per un comizio durante il quale ha dichiarato l’intenzione di candidarsi come premier per le prossime elezioni politiche, mostrando la sua volontà di ergersi in assoluto come principale burattinaio dei tempi della crisi.

Perché “Conversazione nella Catedral” è una bussola anche per il XXI secolo

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Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia In che momento si era fottuta l’Italia? Nel 2019 compie cinquant’anni uno dei romanzi più importanti e attuali del secondo Novecento, Conversazione nella Catedral di Mario Vargas Llosa. Pubblicato per la prima volta in due volumi da Seix Barral, per imponenza, respiro, capacità […]

Gli insegnanti sono rimasti gli ultimi

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di Matteo Giancotti e Francesco Targhetta In un quadro generale in cui a tutti, ormai, è consentito dire o scrivere tutto, senza neppure che, in seguito alle dichiarazioni più irresponsabili o alle più brutali offese, sia necessario rettificare o (non sia mai) presentare delle scuse, spicca un dato: gli insegnanti che dicono o scrivono commenti […]