“Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini: un’introduzione

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La casa editrice di Tirana Botimet Dudaj ha deciso di pubblicare in lingua albanese l’opera di Pier Paolo Pasolini. Benché in Albania siano stati pubblicati molti autori italiani, un libro di Pasolini non era mai stato tradotto prima d’ora. Né negli anni della transizione, né tanto meno prima, quando – sotto il regime di Enver Hoxha – le sue pagine e le sue poesie erano considerate frutto di “deviazionismo piccoloborghese”. Grazie all’intelligenza e all’attenzione di Arlinda Dudaj, che guida l’omonima casa editrice, viene ora colmato un vuoto. Il primo volume pubblicato è Ragazzi di vita, con il titolo Djem jete, e con la prefazione di Alessandro Leogrande. Ringraziamo l’editore per averci permesso di riproporla.

Quando nel 1955 Pier Paolo Pasolini pubblica il suo primo romanzo, Ragazzi di vita, si è trasferito a Roma solo da qualche anno. Per lui che viene dal Friuli, l’incontro con Roma costituisce la progressiva scoperta di una città-mondo sedimentata nei secoli, una città-lingua in cui immergersi, inabissarsi, per poi risalire a galla con il desiderio di raccontarla. Il desiderio di narrare Roma, la sua grazia e il suo sfacelo, la sua gente e il suo brulicare, pervade tutta l’opera dello “straniero” Pasolini (straniero sia rispetto alla metropoli, sia rispetto ai dettami ufficiali della cultura italiana dell’epoca). E la pervade fino all’ultimo, fino all’anno della sua uccisione, avvenuta esattamente vent’anni dopo, nel 1975.

Trent’anni di “Siberia”

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Dal nostro archivio, un pezzo di Nicola Lagioia apparso su minima&moralia il 24 settembre 2013.

Siberia, il primo disco dei Diaframma, viene ristampato in questi giorni in versione deluxe per festeggiare il trentennale della sua uscita (che, in pieno rispetto dello stile della band, risale in realtà al 1984). Nel cofanetto, in edizione limitata, trovate lp originale in vinile, più cd dello stesso, registrazione inedita di un concerto tenuto a Modena il 4 gennaio 1985, booklet con foto e articoli d’epoca. Amo da sempre i  Diaframma. Sono di conseguenza stato felice quando Federico Fiumani mi ha chiesto di scrivere un’introduzione da inserire nel libretto allegato alla ristampa.

Tradurre Cheever, il meraviglioso

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Dal nostro archivio, un intervento di Adelaide Cioni apparso su minima&moralia il 9 giugno 2014.

I due libri di John Cheever, i Racconti e i suoi diari (Una specie di solitudine), entrambi editi da Feltrinelli nel 2012, sono forse la cosa letteraria più bella uscita in Italia negli ultimi anni. L’aura che si sprigiona da questa sorta di doppia autobiografia letteraria, fiction e non fiction, non smette di irraggiare meraviglia. Dopodomani, 11 giugno, a Roma a Palazzo Incontro in via dei Prefetti 22, in un incontro per la rassegna di traduzione letteraria organizzata dalla Regione Lazio con il progetto ABC Cultura, Adelaide Cioni parlerà del suo lavoro di traduzione, per poi lasciare la parola alle letture di Daria Deflorian. Qui di seguito riportiamo la sua appassionata postfazione ai Racconti.

(L’immagine è un frame del film Il nuotatore, tratto dall’omonimo racconto)

di Adelaide Cioni

A volte fra traduttori e autori ci sono incontri che assomigliano a delle promesse. La prima volta che ho letto il nome di John Cheever è stata dodici anni fa, quando vidi Il nuotatore, appena uscito in Italia per Fandango. Ricordo distintamente che mi stupii allora nel provare un inspiegabile quanto profondo senso di nostalgia per quel nome a me nuovo, e per un attimo pensai che avrei voluto tradurlo. Perciò quando dieci anni dopo ho ricevuto la telefonata dell’editor di Feltrinelli che mi proponeva di tradurre i racconti e i diari ancora inediti in Italia, mi è suonata come una risposta. La nostalgia che avevo provato sfogliando Il nuotatore era la nostalgia di un evento futuro.

Autobiografia della nazione

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Dal nostro archivio, un pezzo di Francesco Pacifico apparso su minima&moralia il 18 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito su Nuovi Argomenti.

1. Tinello.

“E più tardi, nell’interminabile pomeriggio, che cosa potranno fare, poveretti? Francesca dipingerà: mazzi di rose, tramonti, il ritratto della mamma. Forse suona anche il piano, o ricama, o prega. E Fulco catalogherà pietre, o insetti, o fossili? Si ricorrerà agli animali imbalsamati? Magari, folaghe? Si arriverà addirittura alle conchiglie? Comunque, una giornata lenta, pigra, meridionale, qualunque. (Quella ‘twilight zone’ lavanda e violetta fra il ‘conosci te stesso’, l’autoritratto, e le pippe.)”

Questo fanno le famiglie italiane da sempre: anche qui, nel 1899 caricaturale in cui si svolge (non si svolge, semmai sta fermo) Specchio delle mie brame, epopea di luoghi comuni di Arbasino ‘74. Ottanta anni dopo, nel tinello di mia nonna la domenica a Roma stesso problema di noia – però non si può di fronte ad Arbasino fare indigestioni di madeleines e dire che “90° minuto” risolveva tutto alle sei e dieci del pomeriggio: 1) sia perché lui è contro le riletture melense del passato e di Proust, che costringono ogni cosa a diventare madeleine; 2) sia perché non è vero: “90° minuto” non risolveva niente, la domenica italiana non me la risolveva nessuno, era un trionfo del capitonné e del senso di morte.

Roberto Bolaño, scrittore canaglia

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Dal nostro archivio, un pezzo di Marco Montanaro su Roberto Bolaño apparso su minima&moralia il 28 aprile 2015.

Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño. Pubblichiamo un approfondimento di Marco Montanaro e vi segnaliamo che oggi a Roma c’è una serata dedicata a Bolaño a cura di Terra Nullius: appuntamento al Parco dei Galli alle 21 (dettagli sulla loro pagina Facebook). (Fonte immagine)

Scrivendo e riscrivendo un articolo su Roberto Bolaño per il giorno del suo compleanno, ho finito per trovarmi nella stessa condizione di uno di quei suoi personaggi che attraversano la terra insieme vivi e morti, insieme patetici e incendiati; nella condizione di chi, cioè, mastica e rimastica un pensiero senza arrivare ad alcuna conclusione, infine sputandolo via insofferente, rassegnato, ben consapevole che quel masticare e rimasticare è tuttavia la pienezza stessa di ogni vita. Ironia della sorte (l’ironia incantata, quando si parla del cileno, è il grezzo e puro contrappunto del cinico sarcasmo di certa scrittura contemporanea), il mio pezzo voleva analizzare l’opera del cileno a partire proprio dall’epanortosi, ovvero da quella figura retorica per cui si ritorna su un concetto, una frase o un enunciato per riscriverlo fino a cambiarne il senso, fino a contraddirlo.

W.G. Sebald. L’Europa tra bellezza e macerie

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Dal nostro archivio, un approfondimento di Giancarlo Liviano D’Arcangelo su W.G. Sebald apparso su minima&moralia l’11 luglio 2012.

Esiste davvero un modo di sentire comune a tutti gli europei? Esiste davvero un sostrato emozionale, o culturale, che sia realmente diffuso in Europa come alfabeto collettivo e che sia valido erga omnes, come un diritto costituzionale? Forse.

Proclamarsi amletici, anzi intrepidi amletici, appare talvolta l’unico modo di avvicinarsi alla saggezza. È tuttavia ossessione irrinunciabile per molti intellettuali cimentarsi nell’angusta impresa di burocratizzare il caos. Ordinare, incanalare, architettare, dominare, collegare, coniugare, schedare, filtrare ogni fluido depurandolo delle impurità e infine imbottigliare, inventariare collezioni private spacciandole per miscellanee integrali, universali, definitive. E ancora.

The end of bookishness: uno scrittore al confine tra due mondi

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Dal nostro archivio, un approfondimento di Carlo Mazza Galanti su Rosso Floyd di Michele Mari apparso su minima&moralia il 23 aprile 2010.

«Perché se è vero che il mezzo è il messaggio e che l’avvento della multimedialità interattiva cambierà tutto (ma voglio prendermi il lusso di sperare il contrario fino all’ultimo, come un soldato giapponese in un atollo), è anche vero che una delle cose più vere e commoventi di ogni creazione artistica è sempre stata il conflitto con il proprio mezzo. Quindi prepariamoci alla lotta, con questi non-libri che ci aspettano, senza affrettarci a salutarli come trionfatori».

È questa la breve ma significativa reazione di Michele Mari (pubblicata sul Corriere della sera del 9 agosto del 2000) al lungo e interessante saggio di Gabriele Frasca che chiude la Storia generale della letteratura diretta da Nino Borsellino e Walter Pedullà.

L’ultimo giorno di Firmin

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Pochi scrittori come l’inglese Malcom Lowry sanno raccontare il primordiale senso di colpa che accompagna i destini dell’umanità. Più vicino a Conrad e a Melville che a Dostoevskij, l’autore di Sotto il vulcano trasforma l’autobiografico console Geoffey Firmin in un capro espiatorio dell’angoscia metafisica. Lo sfrenato narcisismo di quest’uomo ironico e appassionato, lucido anche nelle nebbie del delirio alcolico, è un retaggio romantico approdato agli esperimenti del romanzo moderno. E il Modernismo letterario di matrice anglosassone, situato fra il 1910 e il 1930 – suo massimo vertice l’Ulisse di Joyce – è la culla in cui matura la narrativa di Lowry, quasi tutta tradotta in italiano fin dal racconto «Elefante e Colosseo» (presentazione di Emilio Tadini, Quaderni milanesi n.1, autunno 1960).

Austen, Texas

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Pubblichiamo un pezzo di Gloria Baldoni apparso su inutile, ringraziando l’autrice e la rivista.

di Gloria Baldoni

Winchester, 18 luglio 1817: probabilmente stroncata da una malattia del sistema endocrino chiamata morbo di Addison (ma alcuni suggeriscono un ben più romanzesco avvelenamento da arsenico), muore Jane Austen. Dietro di sé lascia sei romanzi, tutti pubblicati anonimamente, frammenti e opere giovanili in quantità, nessun marito, uno stuolo di nipoti, un carteggio chilometrico che la prudente sorella Cassandra si preoccupa per buona parte di dare alle fiamme, e un’eredità tutta da costruire.

Lo stato del fumetto italiano – intervista a Bagnarelli, Fior, Gipi, Dr.Pira, Ratigher, Tota.

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo. Il mercato italiano del fumetto è oggi il quarto al mondo e cresce del 37% annuo, secondo le stime più recenti dell’AIE, per un valore (secondo una stima indipendente di Matteo Stefanelli dell’Università Cattolica di Milano) di circa 200 milioni di euro. Un dato tanto più significativo […]