Eugenio Montale, il nostro tempo e l’importanza della parola

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di Eugenio Giannetta

Forse avremmo dovuto immaginare che con un titolo come Nel nostro tempo, il libricino in prosa di Eugenio Montale, uscito nel 1972 per Rizzoli, avrebbe resistito tutti questi anni restando attuale, anzi, semmai già proiettato in un tempo futuro e futuribile. Il libro altro non è che un collage di pensieri, stralci di interviste e interventi di Montale, scrupolosamente raccolti dal filosofo e storico della filosofia Riccardo Campa, con accademica dovizia, ma soprattutto con l’intento di offrire ai posteri la summa di un pensiero illuminante, in un insieme di pezzi capaci di prendere una forma in grado di resistere, appunto, al suo tempo e al nostro, in ogni presente.

Malattia

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di Marco Mantello Gli esperti hanno scoperto una malattia che non causa problemi al cuore si manifesta in condizioni stabili di benessere fisico e sanità mentale il solo sintomo conosciuto è la felicità ma sovente è associata con la bellezza e un feroce desiderio di libertà Non esiste ancora un farmaco per curarla profilassi testate […]

Dentro “Casa di foglie”, il libro-matrioska di Mark Z. Danielewski

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Pubblichiamo uno speciale in due parti dedicato a Casa di foglie, il romanzo di culto di Mark D. Zanielewski, a cura di Leonardo G. Luccone. In questa prima sezione pubblichiamo un articolo apparso originariamente su Repubblica e qui pubblicato in una versione molto più estesa.

di Leonardo G. Luccone

«Fin dall’apertura della Versione di Navidson siamo catapultati in un labirinto: seguiamo il percorso tortuoso tracciato sulla celluloide, spiamo il fotogramma successivo sperando di intravedere una soluzione, un centro, un senso di completezza, solo per svelare l’ennesima sequenza che conduce in una direzione completamente diversa, a un discorso in continua evoluzione, alla promessa di una scoperta che per tutto il tempo non ha fatto che dissolversi in caotiche ambiguità troppo fumose per poter essere comprese a fondo».

Cosa si prova a perdersi nella propria casa, dopo aver percorso un corridoio che non c’era e aver svoltato prima a destra poi a sinistra in passaggi che sembrano infiniti?

Pronto soccorso per speleologi narrativi: terza parte di un viaggio da Damanhur

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Pubblichiamo la terza e ultima parte del reportage di Francesco Gallo: qui la prima puntata, qui la seconda.

 

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Quattrocento milioni di anni fa viveva sul nostro pianeta una classe di molluschi chiamata ammoniti; privi di endoscheletro, questi flaccidi, innocui esserini abitavano le profondità dei mari trovando protezione nelle circonvoluzione delle loro conchiglie, simili, nell’aspetto, ai gusci delle lumache. Estinti nel Cretaceo, duecentocinquanta milioni di anni dopo pare non abbiano lasciato discendenti diretti.

Nient’altro che le nostre mani vuote – il dono di questi giorni infetti e fuori sesto

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(fonte immagine)

O meraviglia, che si possa far dono
di ciò che non si possiede, o dolce
miracolo delle nostre mani vuote!
Georges Bernanos

Sono tempi infetti e fuori sesto. E così, costretto a casa da questa quarantena, aggirandomi tra le mie stanze come il fantasma di me stesso, per evitare il più cieco sconforto mi trovo a pensare che in fondo a tutto questo isolamento ci deve essere qualche dono.

E se è vero che oggi «il mondo è un dente strappato», e l’ennesima diramazione dei bollettini della Protezione Civile sembra confermarlo, ugualmente, nella stessa poesia, Amelia Rosselli ci invita a «non stancarsi mai dei doni».

Pensare di non riuscire a pensare

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La reclusione da pandemia, in molti lo hanno sottolineato, potrebbe essere rovesciata in un momento prezioso di studio e scrittura. Chi lavora nel mondo culturale può beneficiare di una condizione per certi versi insperata, dedicandosi a lavori da concludere o iniziare.

Eppure sembra che per molti tutto questo non avvenga. Che la concentrazione sia diventata un miraggio. Che manchi la voglia. Come mai? La spiegazione più ovvia è l’allerta costante in cui stiamo vivendo, l’ansia con cui si aspetta il bollettino delle 18 della protezione civile per sapere se la situazione migliora, l’apprensione per i parenti più anziani o per chi è solo, i confronti con i colleghi del proprio settore lavorativo per cercare di capire quanto tutto questo impatterà sulle nostre economie, quali imprese chiuderanno, fino a quando riusciremo a resistere con quello che c’è oggi sul conto in banca.

Fachinelli grottesco

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di Dario Borso

L’editore Italosvevo ha pubblicato a mia cura le Grottesche dello psicanalista Elvio Fachinelli. Per problemi di spazio, è saltata l’introduzione storica, che così recita:

I. Appena laureatosi in Medicina a Pavia, Elvio Fachinelli si trasferì nel 1953 a Milano, dove lavorò per qualche anno come microbiologo in una grossa industria farmaceutica.

La performatività della malattia come atto politico

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È sempre abbastanza complesso parlare filosoficamente dell’attualità, in particolare in questo caso, è sufficiente vedere interpretazioni di alcuni filosofi che hanno proposto letture sul potere e sulla gestione delle emergenze che utilizzano paradigmi ormai al di fuori del contesto storico attuale e che, tra le altre cose, si sono dimostrate inesatte con l’evolversi degli avvenimenti. […]

Stato di pandemia permanente

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di Claudia Bruno

In un libro letto tempo fa, Joanna Pocock, scrittrice canadese partita da Londra alla ricerca di nuovi stili di vita nel West americano, a un certo punto raccontava di essere stata allontanata e interrotta dalla giovane madre di una comunità, nel rivolgere un gesto d’affetto alla neonata che teneva in braccio per il fatto di arrivare dalla città, essere portatrice di microorganismi infettivi e potenzialmente pericolosi. È una scena a cui ho ripensato spesso, difficilmente avrei creduto di poterla vivere di persona.

Alla fine di febbraio ho preso un aereo per Roma. Sull’aereo c’erano sette passeggeri con la mascherina, erano tutti italiani. Mi ricordo di averli contati, ho pensato che fossero pazzi. Una di loro ha sostenuto per tutto il viaggio che i virus si diffondono attraverso gli zingari che rovistano nei cassonetti.

Tracce di Berlino: la memoria urbana post-socialista

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di Davide Grasso Berlino è, a detta di molti, una delle città più affascinanti d’Europa. Una delle ragioni è che in essa la viaggiatrice e il viaggiatore possono avere la sensazione di assistere allo scabroso fenomeno del contemporaneo che diventa storico, o del “moderno” che diventa “antico”. Berlino appare architettonicamente “moderna” se raffrontata con Roma […]