Le anafore

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di Marco Mantello Ti amo perché tu sai montare gomme e cucine Ikea riempire agende come la mia di date libere come le stelle ti amo perché non hai controllo alcuno sulle vacanze estive e sulle nomine rai Ti amo perché curi la tua pelle con il cadavere di un deodorante bio Ti amo perché […]

Jade Sharma e i problemi di Maya

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di Stefano Friani Tutti gli ingredienti di Problems – Stupefacenti complicazioni: Maya, una protagonista «marrone» q.b., figlia di due genitori indiani omette le sue origini perché non ha idea di che spiegazione darebbe quando le chiederebbero inevitabilmente perché le vacche siano sacre, piacente eppure con l’autostima di uno scrondo, lèggi bulimica, tossica di eroina e […]

Cristo II

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di Marco Mantello   “Solo che mia madre  così cristiana che calpestava il pane e dalla piana degli ulivi mia madre diceva che tutti erano tutti senza amore e intanto raccoglieva il seminato tutta china sul suo prete equamente divisa fra la scuola e il rancore Ma una volta assieme a Gina fissai il cielo […]

Razza umana

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di Marco Mantello Una freccia che non si spezza per i futuri guardiani multietnici che attueranno l`integrazione europea col potenziamento della fortezza per i più scuri pompieri e agronomi e per i nuovi carabinieri neri per i campioni immersioni e apnea e i loro autografi dopo le messe per i cantanti, le miss italia a […]

La memoria

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di Marco Mantello Ho perduto la memoria sopra un libro di storia negli archivi di stato fra le glosse, i manoscritti e gli altri resti del passato l`ho perduta e me ne sono ricordato Però prima di sapermi commemorato in qualche regia università ti volevo far vedere quella roba che scrivevo e che forse sapevi […]

L’Anti-Game, tra Baricco e Bifo

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(In foto: Susan Kare, designer statunitense che negli anni ‘80 ha progettato diversi elementi dell’interfaccia grafica del primo Macintosh.) di Silvio Lorusso Alessandro Baricco ha scritto un libro sulla rivoluzione digitale. E già questo è motivo d’irritazione. Non me ne voglia l’autore di The Game (il libro si chiama così), non ce l’ho con lui personalmente […]

Essere senza tempo

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di Marco Mantello Capiterà che tu non dorma o che io non avrò fame così alla fine parleremo delle mezze stagioni trascorse a pomiciare sui cornicioni della radio che ci informa di altre rondini strafatte poco prima di emigrare delle piogge acide a primavera di voli bassi, troppo bassi di una strada che prima non […]

Venticinque anni senza Bukowski

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Il 9 marzo 1994 moriva Charles Bukowski. Lo ricordiamo la prefazione di Christian Raimo a Birra, fagioli, crackers e sigarette, il secondo volume dell’epistolario di Bukowski uscito per minimum fax nel 2001.

Il rapporto di Bukowski con la letteratura è quello di un autoctono. Il suo talento è così esageratamente e fastidiosamente esplosivo, naturale, che il suo percorso si sviluppa per certi versi all’opposto delle usuali parabole biografiche degli scrittori. Bu­kowski non sembra essere “arrivato” alla letteratura, ma essercisi “trovato”. La sua posizione quindi rispetto a tutto quello che è la scena letteraria è la stessa di un figlio ribelle ed ergo rinnegato (quanti ancora storcono il naso quando si parla di Bukowski come di un grande scrittore…), capace di svelarci quali sono le dinamiche famigliari, come funzionano sia i comportamenti di facciata che le beghe interne, sia la “sovrastruttura” della letteratura (editoria, industria culturale, eccetera) che la “struttura” (i meccanismi della narrazione, della poesia, eccetera). Perché è vero che, nonostante (o proprio per mezzo di) questa apparente a-letterarietà di Bukowski, noi nei suoi libri arriviamo a interrogarci (e risponderci) in molti modi su questioni del tipo “che cos’è che trasforma un testo scritto in un testo letterario?” E se è naturale che siano proprio quelle pagine originariamente non destinate alla pubblicazione, come i diari e le lettere degli scrittori, a fornire il campione migliore per analizzare il tessuto del testo, il caso di Bukowski può rivelarsi ancora più esemplare proprio per l’assoluta trasparenza, la sfacciataggine con cui il vecchio Hank sa gettarsi tra le braccia del lettore. La domanda di partenza insomma è questa: un brano di un diario o una lettera privata di uno scrittore è semplicemente una interessante testimonianza scritta (vai al punto 2) o può essere anche letteratura (vai al punto 5)?

Non conosco la combinazione della dispensa

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di Marco Mantello   Il tempo accelera le commissioni e rende gli uomini più obbedienti nel formulare opinioni sui saldi estivi e il debito, dunque lavoro, per qualche cosa di impersonale e puro che decide, delibera, aiuta a barricarsi nel singolare e a declinarsi al plurale senza alcuna credibile alternativa a un dizionario di fallimenti […]

Scrivere per mettere al mondo. La biografia e il corpo femminile in Ernaux, Terranova, Roghi e Ciabatti

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Ora mi sembra di scrivere su mia madre per, a mia volta, metterla al mondo. Sono passati due mesi da quando ho iniziato, scrivendo su un foglio «mia madre è morta lunedì 7 aprile». È una frase che ormai posso sopportare, e persino leggere senza provare un’emozione diversa da quella che mi susciterebbe se fosse […]