La realtà affamata

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Quest’anno a gennaio in Australia è andata a fuoco un’area grande quanto l’intero Belgio, e gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran; a febbraio il Regno Unito è uscito dall’Europa, e in Antartide è stata registrata la temperatura locale più alta di sempre; ad aprile il Pentagono ha pubblicato materiale ufficiale sugli UFO; a maggio è […]

Salamina: la disfatta di Serse

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Pubblichiamo il terzo e ultimo reportage dalla Grecia di Matteo Nucci usciti sull’Espresso, che ringraziamo. Qui il primo pezzo, qui il secondo.

SALAMINA. Paura e panico. La storia della guerra con cui duemila e cinquecento anni fa, proprio sul finir dell’estate, i Greci respinsero le immense forze persiane guidate dal re Serse si conclude con una battaglia dominata interamente da paura e panico.

Cities at war. Intervista a Saskia Sassen

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Questa intervista è uscita sull’Espresso, che ringraziamo.

Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, tra le più autorevoli intellettuali del nostro tempo, il virus è un segnale d’allerta che ci costringe a confrontarci con la vulnerabilità delle città globali, con i limiti della nostra conoscenza e con le conseguenze di quell’economia predatoria ed estrattiva che crea veri e propri «buchi nel tessuto della biosfera». Ma è proprio a partire da bisogni e vulnerabilità comuni, e proprio a partire dalle città – i luoghi più colpiti dalla pandemia ma anche quelli che ospitano un «terzo spazio» tra ciò che è urbano e ciò che fa parte della biosfera – che possiamo ripensare il rapporto con il mondo.

Alla ricerca della Giorgina perduta: Diario scandaloso di una vecchia

lina agostini

di Chiara Mogetti Chi dice donna dice danno, chi dice vecchia dice scandalo. Quando si dice “scandalo” non si manca di provare un certo compiacimento. Il piacere dell’indignazione, la soddisfazione dell’oltraggio, il gusto della riprovazione è qualcosa che abbiamo provato tutti o che tutti abbiamo provocato in un momento o nell’altro delle nostre vite, con […]

Un’indagine sull’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo

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Pubblichiamo il primo di tre pezzi scritti da Virginia Fattori sul capolavoo di Stefano D’Arrigo.

di Virginia Fattori

«Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquarantatre, il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Maria ‘Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill’ e cariddi» 

Horcynus Orca esce per la prima volta nel 1975. Nello stesso anno in Italia viene abbassata la soglia di “maggiore età” da venuto anni a diciotto, il 22 aprile viene approvato alla Camera il nuovo Diritto di famiglia mentre il 31 maggio viene approvata la legge sul servizio militare di leva che ne riduce la durata da 24 a 12 mesi. Il mondo editoriale nel frattempo accoglie le mutazioni sociali che gli richiedono di promuovere delle nuove letterature, quelle di consumo.

Atene: la battaglia di Temistocle

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Pubblichiamo il secondo di tre reportage scritti da Matteo Nucci e usciti sull’Espresso, che ringraziamo. Qui il primo.

ATENE. Abnegazione è la parola d’ordine di Leonida e Sparta. Ma mentre i Persiani di Serse spazzano via gli ultimi Greci rimasti a difesa delle Termopili, un’altra parola irrompe nella storia di questa guerra eterna contro l’invasore. La parola è astuzia, l’uomo è Temistocle, la città Atene. Ci siamo lasciati sottrarre, nei secoli, la forza felice di ciò che i Greci chiamavano metis, ossia l’intelligenza astuta, la capacità di abbindolare, ingannare, sedurre che nulla ha a che vedere con la furbizia. Ma quella forma di intelligenza, fluida e vitale, liquida come l’acqua marina che era l’essenza della dea Metis, non è mai venuta meno e se vi aggirate per le vie di Atene, ancora oggi, ne avrete una prova.

Perché pontificare, quando sarebbe meglio non avere opinioni?

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di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Prima di riflettere sull’articolo a firma Beppe Severgnini dal titolo: «La piaga della cocaina: perché non rendere pubblica l’identità dei consumatori abituali?», che mi è apparso sulla bacheca Facebook dopo esser stato condiviso dalla pagina del Corriere della Sera, leggo una serie di frasi dalla quarta di copertina di Neoitaliani, l’ultimo libro del giornalista «che ha dedicato la carriera alla meticolosa osservazione dei connazionali», si precisa, e il pensiero va immediatamente al celebre blog Italians, da lui condotto dal lontano 1998.

Fermarsi all’orizzonte degli eventi: i critici in 2666

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di Leonardo Merlini

La cosa sta assumendo i contorni dell’ossessione, ed è giusto così. Probabilmente deve semplicemente essere così. L’ossessione dello scrittore, quella dei suoi personaggi per ritrovare un altro scrittore, l’aura di leggenda che circonda sia l’autore reale (ma cosa siala realtà continua a essere tema di sacrosanto dibattito) sia quello immaginato, il gorgo d’orrore di un luogo che è una specie di catastrofe dell’umanità. Rileggendo per l’ennesima volta 2666 di Roberto Bolaño – libro da cui sono partito e a cui periodicamente ritorno, con la stessa sensazione di non conoscenza illuminante che ha accompagnato la prima lettura – e in particolare La parte dei critici, personaggi con i quali una dichiarata vena di protagonismo mi fa sentire una certa vicinanza, finisco con avere delle epifanie sorde, minori, ma costanti e sempre diverse.

L’esperienza della bellezza negli animali (per capire l’uomo)

Giorgio Vallortigara

di Sofia Giambra  Dal 28 al 30 agosto torna in Valle D’Itria il Festival dei Sensi, l’undicesima edizione dell’evento diffuso ideato da Milly Semeraro che quest’anno sarà dedicato alle emozioni. Tra gli ospiti, personaggi noti della cultura (Adriano Favole, Derrick De Kerckhove), dell’architettura (Mario Cucinella) e del teatro (Isa Danieli, Elio De Capitani, Cristina Crippa), […]

Il teatro e il covid. Una riflessione sui festival, a partire da Kilowatt e Centrale Fies

Centrale Fies art work space_OHT_19 luglio 1985_ph Alessandro Sala courtesy Centrale Fies-min-min (1)

Il teatro è uno dei settori che hanno subito un maggiore impatto dalla chiusura imposta a causa del Covid, e le ragioni sono evidenti: il teatro è qualcosa che si fa in comunità. La limitazione degli spazi può certamente essere interpretata come un limite con cui confrontarsi (che anche in periodi di normalità è una delle dinamiche più feconde, da un punto di vista creativo, almeno per un certo tipo di teatro che non naviga nei finanziamenti pubblici), ma le mutate condizioni impattano anche sulle dinamiche dello stare insieme, sull’atmosfera che si respira negli “assembramenti” artistici, che sicuramente è cambiata di segno.