Dracula, elogio del tradimento

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Quando tradire una trama significa celebrare la complessità delle storie. Un breve viaggio nell’archetipo del mostro, dal Dracula di Stoker a quello dell’omonima serie ideata da Gatiss e Moffat e ora disponibile su Netflix.  di Lorenza Ghinelli “Temi il lupo e fuggi da lui” scrisse Angela Carter in La compagnia dei lupi, “soprattutto perché il […]

All’orizzonte delle nostre città isolate c’è “Futureland” di Lola Arias

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di Francesca Lombardi

Una città, organizzata e tecnologicamente funzionante, galleggia isolata sul mare. Nulla sembra possa scalfirla nella sua lucente funzionalità.

È Futureland, la Berlino del futuro.

Nell’ultimo lavoro di Lola Arias, una parete video ad animazione 3D accoglie gli spettatori nel container del Maxim Gorki Theatre, introducendoli allo spettacolo: “Welcome to Futureland”, recita la scritta in sovraimpressione.

Lo spettatore, ancor prima dell’inizio, viene invitato a confrontare la propria idea di città con quella proiettata. Chi non vorrebbe vivere, isolato ma felice, in un luogo che offre qualsiasi possibilità ai suoi abitanti?

La risposta è tutti. Eppure, sembra non riusciamo ad accorgerci che Futureland non sta parlando a noi, che già l’abitiamo, ma ai protagonisti che hanno dovuto combattere per potervi accedere. Otto adolescenti provenienti da Guinea, Afghanistan, Siria, Somalia e Bangladesh che hanno affrontato l’inferno delle leggi sull’immigrazione minorile tedesche.

Hong Kong, la prima rivolta contro il capitalismo della sorveglianza

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Pubblichiamo un articolo apparso su Sinosfere, che ringraziamo. di Simone Pieranni L’intervento di Fabio Lanza su Sinosfere su quanto sta accadendo a Hong Kong dal giugno scorso, ha il grande merito di allargare il campo: al di là dei limiti che da sinistra si segnalano su alcune caratteristiche della protesta – ripiegamento sul localismo, richiesta di aiuto a Washington e […]

Feinde. Nemici: su “Ebraismo e modernità” di Hannah Arendt

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Una breve riflessione sul sionismo e i nazionalismi europei partendo dagli scritti di Hannah Arendt su “Ebraismo e modernità” e dalle sue interpretazioni del pensiero di T. Herzl. di Marco Mantello Un tema difficile, quello dei nazionalismi europei del XIX secolo, nello specchio dei saggi di Hannah Arendt sul sionismo a fine seconda guerra mondiale, […]

Fachinelli, trent’anni dopo

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di Dario Borso

Questa è una sintesi della presentazione di Grottesche, inedito di Elvio Fachinelli a cura di Dario Borso, Italo Svevo ed., svoltasi il 21 dicembre scorso alla Libreria Popolare di via Tadino, MI, in occasione del trentennale della morte di Fachinelli.  In coda, le prime grottesche del testo.

GROTTESCHE

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«Non riesco più a scrivere, non riesco più a pensare.» – «Almeno scrivi quello che hai pensato anni fa.» – «Non lo ricordo».

Apparecchiare: tra le persone nelle opere di Michael Pollan

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“Il fuoco è una cosa molto potente, credo che in gran parte sia dovuto al fatto che ti permette di nutrirti, perché la nostra specie cucina, nessun’altra specie cucina. Ed è imparando a cucinare che siamo diventati davvero umani.” Con queste parole inizia la prima puntata della miniserie disponibile su Netflix e intitolata Cooked. La […]

Star Wars è finito, viva Star Wars

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Questo articolo contiene spoiler da Star Wars Episodio IX – L’ascesa di Skywalker. Una lama di luce rossa illumina una figura nera nella semioscurità di un corridoio. Dall’altra parte il portellone della nave è bloccato: in trappola, i ribelli che portano i piani della Death Star sono spaventati a morte. Probabilmente perché non hanno mai […]

Lo so

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di Edoardo Rialti

Un anno fa ero a Parigi, e camminavo con un fantasma.

Mano nella mano, o più precisamente a braccetto. Le avevo offerto il gomito poco prima di uscire dall’appartamento e lei aveva fatto scivolare la mano nello spazio vuoto. “Vogliamo andare?” le ho chiesto.  Ci siamo chiusi la porta alle spalle. “Forza, a pas-seg-giar”, scandito come nella canzone di Mary Poppins. Abbiamo sceso le scale e siamo usciti assieme nella notte fredda e limpida di Dicembre. Lei mi guardava di traverso, il volto illuminato dalle luci bianche e gialle dei piccoli teatri e quelle rosa-rosse dei sexy shop che costellavano parimenti Rue De La Gaieté, a Montparnasse, e sorrideva appena. Io esalavo nuvolette di respiro, lei no. In metropolitana anche quella piccola differenza era azzerata.

Pillola di saggezza – Una storia in stand-by da quarant’anni

Thousands Join March For Our Lives Events Across US For School Safety From Guns

Lo ammetto: ho finito di vedere la prima stagione The Handmaid’s Tale solo una settimana fa. Ho passato cinque giorni con gli occhi attaccati allo schermo, tentando di autoconvincermi dell’inverosimiglianza di una storia simile e di come l’idea di una politica che percepisce la donna come una macchina per fare figli fosse ormai superata. Non ci sono riuscita.

A dicembre 2017 ho iniziato a occuparmi di salute riproduttiva, in particolare contraccezione ormonale femminile in Italia: ho visitato ospedali di Roma e di Torino per confrontarmi con i medici, ho incontrato specialisti che credono nell’importanza del tema, ho seguito conferenze, ho parlato tanto con le donne per scoprire quale fosse l’idea che avevano della contraccezione e ho seguito da vicino le battaglie più recenti. Simboli di protesta nella lotta per i diritti riproduttivi mondiali, dall’Ohio all’Irlanda — passando per il Veneto — le ancelle hanno invaso le piazze. Forse proprio per questo non sono riuscita a sentire poi così lontana l’ideologia sociale dietro The Handmaid’s Tale, anche se avrei voluto; per questo, davanti all’originale della Atwood e al suo secondo, The Testaments, ancora esito. Esito soprattutto quando una cara amica, madre di due, decide in accordo col marito di abortire il terzo figlio e mi chiede sostegno, due giorni fa. Esito quando mi interrogo su cosa le accadrà, in una famiglia appena appena giudicante. Sui consigli non richiesti che riceverà. Sul supporto istituzionale che non riceverà.

Nel paese della tempesta selvaggia

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di Simone di Biasio

Cos’è che ci muove al pianto in questa “Tempesta”? Quale incantesimo ci tiene cogli occhi spalancati sprofondati sulla poltrona a seguire gli sviluppi di nient’altro che un esercizio di magia, di immaginazione? La ragazza con il cappotto rosso ha appena assistito alla messa in scena dell’opera shakespeariana al Teatro Eliseo di Roma: prima di alzarsi per lasciare la platea, riunisce il viso dentro le sue mani, si china verso le gambe, i suoi ricci sipario alla commozione («Spalanca il frangiato / sipario dei tuoi occhi»[1], Prospero a Miranda).

Quello che non si comprende vale più di quanto si pensa di aver capito. Viene il dubbio che, sulla scia della fiction prosperiana, non sia finzione anche la credenza che il fratello del duca di Milano ne usurpi il trono, se non sia solo una prosperiana congettura figlia del ritiro del vero duca dal regno di corte al regno di carta dei suoi libri, del suo sapere, della sua fantasia. Miranda è letteralmente, letterariamente rapita dal racconto di suo padre, padrelingua, padre cantastorie: lei stessa non sa se ciò cui Prospero accenna sia vero, verosimile, falso, immaginato, pensato, creduto, naufragato, approdato. Ma lo com-prende.