Americana/7: Lucia Berlin

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti. Luca Briasco presenterà Americana in giro per l’Italia: ecco i primi appuntamenti.

Nel corso del 2016, la narrativa americana ci ha offerto un’ampia messe di novità e di voci sconosciute o quasi, tutte in grado di lasciare un segno profondo al termine della lettura e di trasmettere una sensazione generale di rinnovata vitalità, che induce a legittime speranze per il futuro. E mai, come nel corso dell’ultimo anno, si è verificato un predominio così assoluto di romanzi e racconti al femminile: se infatti almeno due tra gli autori maschi e bianchi di maggior successo ci hanno regalato un nuovo libro – mi riferisco a Purity e a Eccomi, rispettivamente quinto e terzo romanzo di Jonathan Franzen e di Jonathan Safran Foer -, le vere sorprese, e le opere forse più importanti, vanno cercate altrove. Basti pensare all’esordio di una narratrice giovanissima ma di stupefacente maturità e padronanza come Emma Cline (Le ragazze, Einaudi Stile libero); al colossale, turgido e potente melodramma di Hanya Yanagihara (Una vita come tante, Sellerio); al quarto libro di Lauren Groff (Fato e furia, Bompiani), definitiva consacrazione di un talento che aveva già dato ampia prova di sé con il precedente Arcadia.

Spontaneità, comunità, libertà

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Il modello ideale per gestire la “transizione” italiana attuale, per predisporre un immaginario più coerente e funzionale di quello vigente, e soprattutto per fare in modo che le dimensioni dell’innovazione culturale, politica, sociale, economica finalmente si sostengano a vicenda rimane sempre e comunque quello delle sottoculture: qualcosa che il nostro Paese, non a caso, ha conosciuto a differenza di altri finora in forma unicamente embrionale e subliminale.

Questo vuol dire anche un “metodo” per produrre cultura e per gestire i processi in determinate direzioni. Cominciamo da Steve Albini.

Americana/6: Bret Anthony Johnston

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti. (Fonte immagine)

Bret Anthony Johnston, Ricordami così

È sull’immagine di una famiglia distrutta che si apre Ricordami così, primo romanzo di Bret Anthony Johnston (Einaudi Stile libero, traduzione superba di Federica Aceto) e sua seconda opera dopo l’eccellente raccolta di racconti Corpus Christi, ancora inedita in Italia.

I Campbell, Eric, professore di storia, e Laura, titolare di una lavanderia, vivono immersi in un incubo fin dal giorno in cui, quattro anni prima, il loro primogenito, Justin, è scomparso. Le ricerche sono state frenetiche e hanno coinvolto l’intera comunità di Southport, la cittadina di mare del Texas in cui è ambientato il romanzo; ormai, però, quasi nessuno si fa più illusioni, ed è diffusa la convinzione, se non la certezza, che Justin sia morto.

Americana/5: Paul Beatty

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti.

È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti. (Fonte immagine)

Paul Beatty, Lo schiavista

Nato nel 1962, coetaneo di David Foster Wallace e di Jennifer Egan; poeta prestato alla narrativa, cui aveva già regalato tre libri di notevole livello (uno solo dei quali tradotto in italiano), Paul Beatty è andato sempre più consolidandosi, nel corso degli anni e insieme a Colson Whitehead e John Edgar Wideman, come una delle voci più originali e convincenti della letteratura afroamericana contemporanea. Con il suo quarto romanzo, Lo schiavista, proposto, come già Slumberland, da Fazi Editore, nella traduzione davvero eccellente di Silvia Castoldi, ha ottenuto una vera e propria consacrazione, conseguendo il prestigioso National Book Critics Circle Award e soprattutto aggiudicandosi il Man Booker Prize. A questa messe di premi si è aggiunto, lo scorso ottobre, il National Book Award conquistato da Colson Whitehead con il suo ultimo romanzo, The Underground Railroad: una straordinaria coincidenza che impone, probabilmente, una riflessione di carattere più generale.

Americana/4: Marilynne Robinson

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti.

La fama italiana di Marilynne Robinson è legata in larga parte alla straordinaria trilogia composta da Gilead, Casa e Lila: tre romanzi strettamente interconnessi e pubblicati in un decennio esatto (dal 2004 al 2014), in un’esplosione creativa tanto più sorprendente se si considera che fino ad allora Robinson era rimasta l’autrice di una sola opera di narrativa, Le cure domestiche, per giunta risalente al lontanissimo 1980, e che per più di un ventennio si era dedicata esclusivamente a recensire libri per la New York Times Book Review e ad alimentare un’importante produzione saggistica di stampo filosofico, che ha probabilmente in The Death of Adam: Essays on Modern Thought il suo capitolo più alto.

Americana/3: Due romanzi di guerra

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui le puntate precedenti.

Il 2012 è stato un anno di svolta per la narrativa americana: nel giro di pochi mesi sono usciti due romanzi che hanno conquistato l’attenzione della critica e accumulato elogi: ambedue finalisti del National Book Award e vincitori di molti altri, importanti premi letterari, erano tra i favoriti per la conquista del Premio Pulitzer per il 2013, ma i giurati, come accade ormai da qualche anno, li hanno ignorati, conferendo l’alloro a un’opera straordinaria quanto “fuori dagli schemi” come Il signore degli orfani, di Adam Johnson.

Matthews, Fidel e il New York Times

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«Fidel Castro, il ribelle, leader della gioventù di Cuba, è vivo e sta lottando duramente e con successo nell’aspra, quasi impenetrabile roccaforte della Sierra Maestra, nell’estremità meridionale dell’isola», recita l’incipit dell’articolo di Herbert Matthews, pubblicato dal New York Times il 24 febbraio 1957, che smentiva in modo clamoroso la morte di Castro e ne delineava la lotta.

Nel dicembre 1956, al contrario, si supponeva che Castro fosse stato ucciso insieme al fratello Raúl, colpiti subito allo sbarco sulla costa, e che i militari avessero i loro corpi. Almeno così riportava un dispaccio di United Press sul quale la corrispondente Phillips tentennò molto, e si spese invano per non farlo finire in pagina sul New York Times.

La passione di Herbert Lionel Matthews, uno dei corrispondenti esteri più influenti e controversi del XX secolo con alle spalle i campi di battaglia in Africa ed Europa, si era riaccesa per quello che stava avvenendo nell’isola caraibica. Aveva l’urgenza di andare a vedere con i propri occhi laggiù, oltre i 144 chilometri che separano Cuba dagli Usa, muovendosi dall’ufficio spazioso al decimo piano del Times Building a New York. Molto vicino e coccolato dall’editore Arthur Hays Sulzberger, dopo una vita al fronte, dal 1950 ricopriva il ruolo di editorialista, e ne approfittava per viaggiare e scrivere senza fretta. Nei diciassette anni successivi si occupò soltanto del Centro e dell’America Latina.

Americana/2: Toni Morrison

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui la prima puntata.

Nella prefazione ad Amatissima, il suo quarto romanzo e probabilmente il suo capolavoro, pubblicato nel 1987 e premiato l’anno successivo con il Pulitzer (in Italia, uscito per Frassinelli nella traduzione di Giuseppe Natale), Toni Morrison racconta il processo di genesi del libro, preceduto dalla decisione di allontanarsi dal lavoro di editor (svolto per la prestigiosa Random House, con la pubblicazione di voci fondamentali della letteratura afroamericana: scrittrici come Toni Cade Bambara e Gayl Jones e grandi personalità come Angela Davis e Muhammad Ali) per dedicarsi interamente alla narrativa, e culminato nella riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.

Le vie dei festival per i devoti psytrance

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Questo pezzo è uscito su Pagina99, che ringraziamo. * * * Hai perso i tuoi amici, la tua ragazza: ti sei distratto un attimo e non li vedi più. Provi a chiamare il nome di lei, si perde nel plasma sonoro ad altissimo volume in cui sei immerso. Ti volti, un vecchio con tilaka shivaita […]

Anna e suo fratello

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Dopo esserci occupati della nuova traduzione di Anna Karenina, torniamo sul capolavoro di Lev Tolstoj con un pezzo di Filippo Belacchi. È possibile ascoltare la lettura dell’articolo cliccando su questo link.
“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo”. Questo, il primo lapidario paragrafo di Anna Karenina. Si entra passando sotto questa frase come fosse scolpita sopra la porta del romanzo.

Poi, con una prosa che sembra cinema si comincia: “Casa Oblonskij era sottosopra”. La moglie ha scoperto la tresca tra suo marito e l’istitutrice francese e non esce dai suoi appartamenti, il marito è rincasato dopo tre giorni, la servitù è allo sbando e i figli, frastornati, scorrazzano per le stanze. La penna scivola ancora per avvicinarsi all’artefice di questo pasticcio, Stiva Oblonskij, il fedifrago. Sdraiato sul divano dello studio si sta risvegliando da un sogno; non dorme soltanto, importante questo dettaglio, ma sogna.