Americana/2: Toni Morrison

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È in libreria per minimum fax Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea: in questa rubrica settimanale Luca Briasco ci racconta i dieci titoli rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro. Qui la prima puntata.

Nella prefazione ad Amatissima, il suo quarto romanzo e probabilmente il suo capolavoro, pubblicato nel 1987 e premiato l’anno successivo con il Pulitzer (in Italia, uscito per Frassinelli nella traduzione di Giuseppe Natale), Toni Morrison racconta il processo di genesi del libro, preceduto dalla decisione di allontanarsi dal lavoro di editor (svolto per la prestigiosa Random House, con la pubblicazione di voci fondamentali della letteratura afroamericana: scrittrici come Toni Cade Bambara e Gayl Jones e grandi personalità come Angela Davis e Muhammad Ali) per dedicarsi interamente alla narrativa, e culminato nella riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.

Le vie dei festival per i devoti psytrance

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Questo pezzo è uscito su Pagina99, che ringraziamo. * * * Hai perso i tuoi amici, la tua ragazza: ti sei distratto un attimo e non li vedi più. Provi a chiamare il nome di lei, si perde nel plasma sonoro ad altissimo volume in cui sei immerso. Ti volti, un vecchio con tilaka shivaita […]

Anna e suo fratello

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Dopo esserci occupati della nuova traduzione di Anna Karenina, torniamo sul capolavoro di Lev Tolstoj con un pezzo di Filippo Belacchi. È possibile ascoltare la lettura dell’articolo cliccando su questo link.
“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo”. Questo, il primo lapidario paragrafo di Anna Karenina. Si entra passando sotto questa frase come fosse scolpita sopra la porta del romanzo.

Poi, con una prosa che sembra cinema si comincia: “Casa Oblonskij era sottosopra”. La moglie ha scoperto la tresca tra suo marito e l’istitutrice francese e non esce dai suoi appartamenti, il marito è rincasato dopo tre giorni, la servitù è allo sbando e i figli, frastornati, scorrazzano per le stanze. La penna scivola ancora per avvicinarsi all’artefice di questo pasticcio, Stiva Oblonskij, il fedifrago. Sdraiato sul divano dello studio si sta risvegliando da un sogno; non dorme soltanto, importante questo dettaglio, ma sogna.

Senza garantismo non esiste la politica, ovvero l’infinita fase adolescenziale dei Cinquestelle

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di Christian Raimo La giornata romana di ieri, al contrario di quanto forse appare, è stata l’ennesima ingiustificabile giornata della crisi adolescenziale di un movimento 5stelle che non sembra in grado di entrare in una fase adulta. Di fronte alle critiche e agli attacchi dell’opposizione e della stampa, ma anche soltanto di chi ha votato […]

Raccontare la vita reale: la tv senza redenzione

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Questo pezzo è uscito su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

“Com’è carino” dice la piccola Rose, sette anni, di fronte al coniglietto sulla strada. “Anche molto fresco” osserva il padre. Poi accorrono gli altri, i fratellini di Rose, e lei: Vicky Madison, quarantadue anni, la madre. Vicky risparmia su tutto: casa, vestiti, cibo. Intendiamoci però: lei ai suoi bambini non fa mancare niente, i bambini devono mangiare carne.

Ecco allora i Madison girare per le strade del Connecticut alla ricerca di animali, perché loro mangiano sì carne, ma di animali investiti. Con il coniglio di oggi faranno una cena coi vicini di casa, una specie di piccola festa, che bello mamma! Non solo: con le zampe del coniglio Vicky crea quattro portachiavi, e dalla pelle ricava una borsetta con frange. “è stupenda” esulta la piccola Rose mettendosi la borsetta a tracolla, e volteggiando nel salone vuoto, qui si risparmia anche sull’arredamento. è stupenda, continua la bambina roteando su se stessa.

L’incomprensibilità del mondo: la poesia di William Blake

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Il 12 Agosto è ricorso l’anniversario della scomparsa, nel 1827, di William Blake. Ricordiamo il poeta inglese con un pezzo di Adriano Ercolani e due illustrazioni inedite di Tuono Pettinato e Manuelle Mureddu. Tuono Pettinato ha rappresentato il poeta sconvolto dalle sue proverbiali visioni, ironizzando sul luogo comune del poeta “pazzo”. Manuelle Mureddu mostra invece l’altro aspetto interiore del poeta, l’estasi innocente del mistico, rifacendosi ai versi de Il Pifferaio.

Poeta, pittore e incisore, Blake è stato uno dei più illuminanti filosofi dell’era moderna, se conferiamo al termine il valore etimologico di “amico/amante della Sapienza”, e non quello post-illuminista di philosophe (indagatore scientifico-razionale del reale).

La trascendenza inquieta di Philip Roth

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Dal nostro archivio, un pezzo di Luca Alvino uscito su Nuovi Argomenti nel 2014. (Fonte immagine)

Nelle pagine finali di Nemesi – l’ultimo romanzo lasciato in eredità da Philip Roth –, l’insegnante di ginnastica Bucky Cantor, lanciando il giavellotto con tecnica magistrale e virile determinazione, viene ammirato intensamente dai propri giovani allievi, ai quali la fierezza di quel gesto atletico appare come un apice delle proprie aspirazioni adolescenziali, il punto di arrivo del loro fiducioso percorso di addestramento alla vita. Con la sola contemplazione di quella prodezza sportiva, uno sparuto gruppo di ragazzini di Newark riesce a dimenticare le vicende minuscole del quartiere di Weequahic per gustare le primizie di una futura, adulta partecipazione alla storia del genere umano. In quei muscoli tesi nella concentrazione, nel movimento articolato e asciutto, nel lancio accurato e nel grugnito sordo che ne accompagna lo sforzo, ai ragazzi sembra di intravedere il premio più nobile cui essi possano aspirare, la possibilità concreta del pieno soddisfacimento dei loro sogni giovanili, la ricompensa per una formazione stoicamente radicata nella condiscendenza.

La letteratura senza inconscio

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Ripeschiamo dal nostro archivio un approfondimento di Gianluca Didino: buona lettura.

Simboli e racconti

Nel suo significato originario, il termine greco σύμβολον, da cui deriva l’italiano “simbolo”, indicava, cito l’Enciclopedia Treccani, un «mezzo di riconoscimento, di controllo e simili, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es. un pezzo di legno) che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia». L’etimologia del termine contiene dunque il senso di un’unità spezzata che tende al ricongiungimento, un collegamento implicito tra due oggetti ora separati ma che un tempo avevano fatto parte di una stessa totalità. Da qui il significato del termine è passato a indicare un oggetto “che sta al posto” di qualcos’altro, traslando l’idea della connessione dal piano della realtà (le due parti del bastone) a quella delle idee (il senso di amicizia tra le due famiglie). Questo è il presupposto che ha permesso di attribuire al concetto di simbolo una concezione estetica, differenziandolo progressivamente dal semplice “segno”.

Il romanzo ha i secoli contati

Two Young Women Readin In Park At Sunset

Da circa un secolo a questa parte, ogni anno, c’è chi decreta la morte del romanzo. Una generazione dopo, puntualmente, il romanzo è un genere sempre vivo e amato dai lettori. Anche quest’estate la questione si è riproposta. Ringrazio di essere stato interpellato sul tema.

Questo pezzo è uscito su La Repubblica

Come accadeva un tempo ai medici condotti, l’esperienza maturata sul campo mi consente l’immediatezza di certe diagnosi. Così, ogni volta che sento parlare di “morte del romanzo” mi preoccupo per la salute di chi redige l’ambasciata. Mi verrebbe da telefonare ai suoi parenti e domandare: “tutto bene in famiglia?” Certi giudizi rischiano di dire poco del loro oggetto e molto su chi li esprime. Capisco che l’eccessiva vitalità di un genere possa immalinconire chi non lo ama, ma parlare di crisi del romanzo nel 2016 equivale a paventare la fine della corsa all’oro nel Klondike del XIX secolo.

Tutta la città straparla

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Questo pezzo è uscito su Lo Straniero.

Il 30 giugno scorso è avvenuto qualcosa che segna uno spartiacque nella storia radiofonica (e non solo radiofonica) di questo paese. Se ne sono accorti in molti, sui giornali e in rete, per cui è il caso di tornarvi sopra.

Il giorno prima erano state portate a termine le operazioni di recupero di un peschereccio affondato a poche miglia dalle coste della Libia nell’aprile del 2015. Come molti ricorderanno, è stato il naufragio più grave della storia dell’emigrazione, probabilmente il naufragio più spaventoso da diversi secoli a questa parte, dal momento che dal racconto dei pochi superstiti è risultato subito evidente che nella stiva della piccola imbarcazione erano rimaste intrappolate diverse centinaia di persone, forse addirittura 700, molte delle quali donne e bambini.