Il filosofo secondo Pierre Hadot

filosofia

Questo articolo di Matteo Nucci per il «Messaggero» presenta una raccolta di studi del filosofo Pierre Hadot, dal titolo «La felicità degli antichi», uscita da poco per Raffaello Cortina Editore.

Siamo abituati a immaginare il filosofo come un uomo tutto dedito all’attività teoretica, costantemente in cerca di risposte alle domande sul senso dell’essere, chino sui libri o perso in incomprensibili astrazioni da restituire in un’opera sistematica, spesso costituita da parole altisonanti.

Per fare un essere umano. E per esserlo

cellule

La legge 40 del 2004 sulla fecondazione medicalmente assistita vieta la produzione di cellule staminali embrionali, anche a partire da embrioni congelati. Esistono ottimi saggi su questo tema e l’informazione è abbondante per chi vuole approfondire, mentre forse quello che manca è il racconto, la trasposizione dal generale al particolare. Marta Baiocchi, ricercatrice nel campo delle staminali, opera questo passaggio nel suo romanzo «Cento Micron», dove si riflette sui paradossi di questa legge discutibile proprio a partire dalla vita dei ricercatori e delle persone coinvolte, per desiderio o necessità. Di seguito il bell’articolo che Chiara Valerio le ha dedicato nell’ultimo numero della «Domenica» del «Sole 24 Ore».

di Chiara Valerio

L’Autobiografia di Thomas Bernhard

Questo pezzo è uscito sulla rivista «Lo Straniero»

Per la prima volta la casa editrice Adelphi riunisce in un unico volume l’autobiografia che Thomas Bernhard affidò, tra il 1975 e il 1982, a cinque romanzi (L’origine – un accenno, La cantina – una via di scampo, Il respiro – una decisione, Il freddo – una segregazione, per ultimo Un bambino) i quali, riletti oggi, dopo che sulla prosa maniacale e vorticosa del loro autore è stato detto tutto, suonano come un libro sapienziale e insieme un manifesto vivo della resistenza umana (della possibilità, cioè, che il nucleo irriducibile della nostra dignità possa rifiutarsi di venire schiacciato da ciò che gli è ostile e contrario, cioè da quasi tutto)

Arte festiva e arte feriale

Pubblichiamo stamattina un estratto da un saggio di Piergiorgio Giacchè, antropologo, scrittore e saggista italiano, pubblicato su un quaderno delle Edizioni dell’Asino: «Necessità e servitù della critica». Ma più che di saggio, come specifica lo stesso autore, si tratta di «un assaggio: qualche considerazione fatta per alimentare una discussione aperta», sul valore dell’arte e il ruolo della critica.

di Piergiorgio Giacchè

Creatività e democrazia
Siamo tutti talmente in alto da sentirci creatori, si potrebbe anche dire. E molti in effetti lo dicono e si sentono così sollevati dalla merda, che siano o non siano artisti. Ma appunto, chi non è “artista”, ovviamente a modo suo?

Minima Commedia Umana (2/3)

Alessandro Garigliano ha scritto direttamente per minima&moralia un trittico corporale in cui concentra ipotesi e rovelli, immaginazioni e dilemmi. Qui la prima parte.

di Alessandro Garigliano

Vado a letto e non dormo, mi rigiro, mi avvito, conto le pecore, ma il sonno mi sfugge. Domani sarà una giornata campale, ho stremato anche oggi a dovere il mio corpo, e adesso dovrei ristorarmi, contattare l’oblio che rigenera per sei, sette ore, e domani rinascere. Eppure me ne sto tra le coperte stazzonate a vegliare. L’insonnia, che trascende la mente, domina e frantuma tutto ciò che appartiene a se stessa: il fisico contro il fisico si comporta da lupo!

A luz do Sul

L’immaginario album fotografico di Giuseppe Garibaldi in Sudamerica, cioè quando Garibaldi combatteva col nonno di Borges a Montevideo…

di Fabio Stassi

Primo scatto: Marsiglia, il porto. Nel fondo si distingue con chiarezza la dogana, il faro, l’insenatura. È il 1835. Un uomo di 27 anni aspetta sulla banchina di essere imbarcato su una nave francese, il Nautonnier. Una nave vecchia di tre lustri, 204 tonnellate di stazza. Destinazione Rio de Janeiro, lungo la rotta tradizionale delle Canarie e delle isole di Capo Verde. 70 giorni di navigazione.

Le tre giornate di Palermo

Questo articolo di Giorgio Vasta è uscito in forma ridotta su «Repubblica» e tenta un ragionamento su quanto è avvenuto nei giorni scorsi ai Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, uno spazio straordinario deputato (già nel nome) alla cultura, e su cui tuttavia le istituzioni hanno dimostrato di proiettare ben altre finalità, innescando un vero e proprio presidio da parte di artisti, associazioni culturali e del movimento I Cantieri che vogliamo.

di Giorgio Vasta

Si comincia con un video: una goccia dopo l’altra si forma una pozza d’acqua che impercettibilmente, senza sosta, allaga un pavimento rossastro.

Al principio era l’emozione

Un articolo di Matteo Nucci uscito sul «Messaggero» che prende in esame la controversa figura di Louis-Ferdinand Destouches, meglio noto come Céline. Si è appena concluso l’anno del cinquantennale dalla sua morte: nessuna celebrazione in Francia per questo artista dalla zona d’ombra piuttosto estesa, di contro tanti saggi, biografie e nuove edizioni della sua opera uscite negli ultimi mesi hanno compensato a questa mancanza, a dimostrazione che le parole di sua moglie Lucette Almanzor sul fatto che a lui bastassero i lettori non sono così lontane dal vero.

L’anno delle celebrazioni mancate è passato. Il mezzo secolo dalla morte di Louis-Ferdinand Destouches, meglio noto come Céline, è scivolato via senza festeggiamenti ufficiali, visto lo sdegno che ancora suscitano i celebri scritti antisemiti.

Fascisti di ieri e di oggi

casapound

Questo articolo è uscito per «Il Corriere del Mezzogiorno».

Nel 1961 Cecilia Mangini, insieme a Lino Del Fra e Lino Miccichè, realizzò il documentario “All’armi siam fascisti”. È un film importante nella storia del cinema italiano: per la prima volta viene raccontato il fascismo attraverso le immagini filmate negli anni venti, trenta e quaranta. Fino ad allora, ciò non era mai stato fatto con un tale livello di precisione e rigore cinematografici, come se del fascismo non si dovesse parlare, come se questo fosse un passato da rimuovere e non da analizzare.

We are lived by powers we pretend to understand

Il 31 dicembre del 1961 usciva nelle librerie americane il romanzo culto di Richard Yates «Revolutionary Road»: una bomba a orologeria nel cuore del sogno americano. Di seguito una riflessione di Stefano Jorio su questa storia tragica e, ancora attualissima a cinquant’anni di distanza, universale.

di Stefano Jorio

Mezzo secolo fa, in pieno sogno americano, Richard Yates scrisse con Revolutionary Road il romanzo di una tragedia alla base della quale erano la normale, micidiale mediocrità di un uomo incapace di essere sincero unita alla feroce promessa di una felicità cui a nessuno è consentito sottrarsi.