Richard Powers ci pone domande massimaliste sulla letteratura e intanto scrive un altro romanzo

di Christian Raimo “Per buona parte della storia umana, quando l’esistenza era troppo breve e tetra per significare qualcosa ci servivano delle storie per compensare. Ma ora che siamo sul punto di vivere la vita, soddisfacente e quasi indolore che la nostra intelligenza merita, è ora che l’arte ci conduca oltre un nobile stoicismo”. Che […]

A chi interessa educare noi insegnanti?

di Christian Raimo Ci sono due rischi quando si parla di scuola. Il primo è di venir abbacinati dall’emergenza, le legittime proteste per gli edifici fatiscenti, le classi pollaio, gli stipendi miserrimi… Il secondo è che la crisi dell’educazione passi per un tema da addetti ai lavori e non per una responsabilità di tutti… Capita […]

Una sindrome italiana

badanti

Questo articolo-inchiesta di Alessandro Leogrande è uscito per «Saturno», l’inserto culturale del «Fatto Quotidiano».

Una nuova forma di depressione si aggira per l’Europa: si chiama “Sindrome italiana”. Non riguarda la schizofrenia della finanza o il pericolo di una nuova recessione. La sindrome che prende il nome dal Belpaese colpisce i lavoratori, o meglio le lavoratrici, più invisibili: le badanti provenienti dall’Est. I primi ad accorgersene sono stati due psichiatri di Ivano-Frankivs’k, città di duecentomila abitanti nell’Ucraina occidentale, profondamente segnata dalle tragedie del Novecento. Nel 2005, Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych intuiscono che due donne in cura nel loro reparto presentano un quadro clinico diverso dagli altri. Sintomi che hanno imparato a riconoscere in anni di attività (cattivo umore, tristezza persistente, perdita di peso, inappetenza, insonnia, stanchezza, e fantasie suicide) si innestano su una frattura del tutto nuova, che mescola l’affievolirsi del senso di maternità con una profonda solitudine e una radicale scissione identitaria. Quelle giovani madri non sanno più a quale famiglia, a quale parte dell’Europa appartengano, come se un’antica armonia si fosse all’improvviso spezzata.

L’Eternauta

di Emiliano Morreale

questo pezzo è uscito sulla rivista Lo Straniero

Nella stazione della metropolitana di Rivadavia, a Buenos Aires, fino al 2002 si trovava un murale che mostrava un uomo in una tuta da palombaro, a figura intera, avanzare verso lo spettatore. La stessa figura venne dipinta per le strade della città qualche anno dopo, in segno di protesta durante la visita di George W. Bush. E la stessa immagine è stata utilizzata nella campagna elettorale da Veronica Kirchner, solo che dentro lo scafandro, sul volto, si potevano intravedere le fattezze di suoi marito Nestor, in coma ma (almeno a quanto voleva simboleggiare l’immagine) ancora presente.

Tondelli e il canto delle sirene

Il 16 dicembre del 1991, stroncato dal virus degli anni Ottanta, l’AIDS, moriva all’età di trentasei anni a Reggio Emilia Pier Vittorio Tondelli. In questo saggio uscito in forma ridotta sul settimanale «Gli Altri», Stefano Jorio indaga sulla sua poetica lacerante e contraddittoria, sulla storia di questo autore che ha segnato un’intera generazione di scrittori italiani e che rimane, a vent’anni dalla sua morte, un vero mistero letterario, umano e stilistico.

di Stefano Jorio

Ulisse piange. Da solo, su un promontorio. Alla sua entrata in scena nell’Odissea l’archetipo dell’eroe occidentale – luminoso, divino, glorioso e temerario, lo designa Omero – non sta tessendo uno dei suoi inganni e non attraversa una delle sue innumerevoli peripezie. È solo e piange, intento a fare paziente esperienza del proprio dolore.

Zeno, il grande seduttore che si fece passare per inetto

di Fabio Stassi

Per anni mi sono imbattuto nella Coscienza come in un vecchio amico che si incontra per strada: poche parole, un rapido mulinellare di pagine sulle dita, e l’affetto e il disagio che sempre danno i ricordi dell’adolescenza. Più spesso ho fatto finta di non vederla: correvo avanti sugli stessi scaffali in cerca di un altro volume, la evitavo. Certo che non valeva la pena sapere che ne era stato, se poi ne avevo davvero intuito qualcosa, da ragazzo. È il destino dei libri che si studiano a scuola e che si crede di conoscere.

Essere antifascisti in Italia nel 2011

Essere antifascisti nel 2011, ossia essere fedeli a quel dettato costituzionale che fonda la nostra comunità sociale, vuol dire probabilmente aver imparato a conoscere l’evoluzione dell’ideologia fascista rispetto al Ventennio, poter riconoscerne una sintomatologia diffusa anche nel discorso pubblico, aver trovato i modi di combattere quest’ideologia. Se da un punto di vista strettamente politico il fascismo per fortuna è un fenomeno minoritario in Italia (nonostante esistano varie realtà che vi s’ispirano implicitamente e esplicitamente: da Casa Pound a Forza Nuova a Destra Sociale…), il fascismo da un punto di vista culturale è un fenomeno molto più plastico e esteso.

Piano Marshall! Sviluppi della scrittura e figure del mutamento

Proposta per un catalogo di fenomeni che comprenda l’emoticon, il tormentone, la scrittura-orale e le esposizioni in PowerPoint. Bartezzaghi ci propone una rilettura di Marshall Mc Luhan nell’anno che celebra il centenario della sua nascita. Pezzo pubblicato all’interno di «Link Mono – Marshall McLunah 1911-2011». L’evoluzione del linguaggio e la nascita di una scrittura ibridata con l’oralità: dove il rabdomante McL aveva presentito la falda acquifera è giunta un’alluvione.

di Stefano Bertegazzi

Il file su cui sto incominciando a scrivere questo pezzo è sovrapposto ad altri due file. Almeno così pare a me, nell’illusione che il desktop verticale del computer sia davvero analogo a quello orizzontale della scrivania.

La conoscenza come bene comune – un’iniziativa minima&moralia

Oggi, sabato 10, alle 18, a Più Libri più Liberi, salone della piccola e media editoria a Roma, all’EUR, Palazzo dei Congressi, ci sarà un incontro promosso da minima&moralia. Titolo dell’incontro: La conoscenza come bene comune. Con la redazione di 404: file not found e Filippo Sensi. Coordina l’incontro Christian Raimo.

Occhiacci grigi e occhiacci di legno

Le telemachie di due adolescenti disubbidienti: «Rosso Malpelo» e «Pinocchio» a confronto.

di Fabio Stassi

A metà strada tra l’inaudita carambola dell’unità e gli spasimi di fine secolo, ecco che irrompono sulla scena letteraria della nuova nazione gli occhiacci irriverenti e inurbani di due adolescenti. I primi appartengono a un monellaccio “torvo, ringhioso e selvatico”, schivato da tutti come un cane rognoso: sono di colore grigio e così lividi e penetranti da far dire agli altri: “Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre.” Occhi che di lì a poco si faranno “invetrati” davanti al tragico errore di quella maledizione.